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Fine delle guerre a buon mercato

US_leaders-ratio_changedL’orgia demenziale dell’epidemia anticinese ha messo ben presto in ombra l’altrettanto  demenziale, anzi vergognoso “piano di pace” di Washington per mettere fine al conflitto tra Israele e Palestina semplicemente liquidando la causa dei palestinesi, compreso il loro diritto al ritorno e alla formazione di uno stato e dando in concessione quest’ultimo a Tel Aviv: come ha scritto il rabbino Alissa Wise il cosiddetto ” accordo del secolo” presentato dalla Casa Bianca  non è altro che  “una strategia di distrazione di due guerrafondai – Trump e Netanyahu – che privilegiano le loro campagne elettorali personali rispetto al  diritto internazionale”. Ma ancora di più denunciano la conclamata incapacità dell’Impero  di andare oltre la prepotenza e la distrazione anche se la situazione globale è profondamente mutata negli ultimi anni. Ne abbiamo una dimostrazione lampante  con la rappresaglia iraniana dopo l’assassinio del generale Qassem Soleimani, ideato e preparato dal capo del Iran Mission Center della Cia Mike D’Andrea , il cui areo è stato abbattuto in Afganistan, senza che Washington sia stata politicamente in grado di dire se sia vivo o morto.

Ma ciò che importa, ciò che dà il segno di un cambiamento profondo, è stato l’attacco missilistico iraniano contro due basi americane in Irak pochi giorni dopo l’uccisione di Soleimani: gli americani non sono stati in grado di intercettare nemmeno un missile  nonostante fossero stati avvertiti da Teheran e dalla sorveglianza satellitare, inoltre gli ordigni hanno colpito con estrema precisione facendo il maggior numero di danni materiali, ma il minimo possibile di feriti. Per giorni Washington ha dovuto minimizzare per evitare di dover essere costretta a un’escalation e per  uscire dalla trappola abilmente costruita dal partito della guerra, ma ciò che emerso è abbastanza chiaro: sia le basi americane in medio oriente che Israele sono ormai estremamente vulnerabili e che insomma Washington non gode più della supremazia assoluta del cielo. Potrebbe sembrare poca cosa, anzi un fatto scontato, ma cambia completamente le carte in tavola: per molti decenni gli Usa sono stati in grado di colpire obiettivi parziali senza perdite significative e anzi di utilizzare il dominio totale del cielo anche per dare rifornimenti e appoggio logistico alle formazioni di insorti locali, magari reclutate dalla Cia, ai ribelli inquadrati e importati per le loro operazioni di dominio o alle  forze speciali rendendole molto più efficaci di quanto il loro numero lascerebbe supporre. Non è che gli Usa abbiano perso la loro superiorità, ma hanno perso il monopolio dell’aria e questo sta cominciando a portare  le scelte di Washington in uno schema digitale di tutto o niente: impegnarsi in operazioni parziali che non sono più a costo zero o comunque a buon mercato oggi può essere estremamente pericoloso sia dal punto di vista del successo che della credibilità, della politica interna e  delle relazioni geopolitiche. Si va insomma sempre di più verso la necessità di un  impegno totale come dimostra benissimo anche l’Afghanistan dove ormai è impossibile sia il ritiro che la vittoria.

Un neocon ben conosciuto come Michael Ledeen, implicato in numerosi scandali come quello  Iran-Contra o il Nigergate nonché anche accusato di aver collaborato con la P2 di Licio Gelli disse qualche anno fa: “” Ogni dieci anni circa, gli Stati Uniti devono raccogliere un piccolo paese schifoso e lanciarlo contro il muro, solo per mostrare al mondo come stanno le cose “. Bene, oggi le cose non stanno più così e l’Iran ha sbattutto contro il muro il duo Trump – Netanyahu mettendoli in un vicolo cieco nel quale o fanno una guerra totale o saranno costretti a desistere dalle provocazioni o minacce militari limitate: hanno pensato che l’avversario scappasse in preda alla paura e si sono ritrovati con un pugno in faccia. D’altro canto proprio decenni di guerre contro Paesi deboli e leggermente difesi che non ponevano alcun problema al totale dominio aereo perché i “piccoli” non avevano missili o al massimo disponevano di ordigni rudimentali, ha portato ad un’oggettiva perdita di terreno nei confronti dei competitori più forti che sarà difficile se non impossibile colmare in poco tempo. Insomma è terminato il tempo della guerra a buon mercato e quello in cui dominava la paura di essere facilmente e inevitabilmente sopraffatti: ora il prezzo da pagare ” per “mostrare al mondo come stanno le cose” è salito alle stelle


Ucciso il killer di Soleimani

EPTIt13XkAA1akG-864x420Il 27 gennaio si era diffusa la notizia della caduta di un jet di linea sui cieli afgani suscitando parecchia apprensione, ma poi si è scoperto che, sì un aereo era caduto, ma in realtà si trattava di uno di quegli aerei civili di tipo executive che vengono trasformati in sofisticati velivoli militari per spionaggio, comunicazione e comando : nel particolare caso si trattava di un Bombardier Global 6000/E-11A (Bombardier non si riferisce alla funzione, ma è il nome del costruttore) di cui gli Usa hanno quattro esemplari nella base di Kandahar e che serviva come velivolo di comando della Cia. A bordo dell’apparecchio, abbattuto da un missile terra aria, si sarebbe trovato Mike D’Andrea che nel 2017 era stato nominato a capo del Iran Mission Center dell’Agenzia e  aveva messo a punto il piano dell’uccisione di Soleimani oltre ad essere stato in passato uno dei cacciatori di Osama Bin Laden nonché uno dei maggiori responsabili di massacri di civili in tutta l’area mediorientale tanto da meritarsi soprannomi  come “Principe delle tenebre” o Ayatollah Mike”.  Della sua morte riferiscono fonti iraniane e russe senza che vi sia  stata alcuna smentita ufficiale né ufficiosa da parte di Washington, dove si ammette solo l’abbattimento di un velivolo, accompagnato da un cupo e rigidissimo silenzio  che rimane inesplicabile: infatti se non fosse vero Washington avrebbe facile gioco a sottolineare le bugie degli avversari e a screditarli, ma se fosse vero sarebbe forse l’occasione per poter recuperare simpatie perdute dopo l’assassinio di Soleimani o quanto meno un pretesto per giustificare  l’appoggio a geopolitiche folli.

Il fatto è che gli Usa sono ormai in piena campagna elettorale e certe cose vanno taciute o dette col contagocce tanto che solo dopo molti giorni dalla rappresaglia iraniana sulle basi militari Usa in Irak, il Pentagono ha dovuto ammettere che vi sono stati almeno una cinquantina di feriti gravi fra le proprie truppe dopo aver negato per settimane qualsiasi conseguenza che non fosse un po’ di mal di testa, figurarsi poi dover annunciare la vendetta chirurgica di Teheran contro il cervello dell’attentato e di certo uno degli uomini più influenti della  Cia. Certo alla fine si darà la colpa ai Talebani facendo finta di credere alla loro rivendicazione dell’attacco: certo negli ultimi tempi hanno colpito duro visto che  nel solo mese di gennaio, hanno abbattuto 4 elicotteri e due droni, ma sarebbe poco credibile in questo caso visto che il Bombardier volava a 3500 metri di quota e a quanto se ne sa essi non dispongono di armi adatte, men che meno contro un velivolo irto di protezioni elettroniche. Tuttavia è l’unica via d’uscita dalla situazione impossibile nella quale gli Usa si sono andati a cacciare con l’assassinio di Soleimani: prende quota dunque l’ipotesi che l’azione contro il generale iraniano non sia partita direttamente  dalla Casa Bianca, ma dai poteri grigi che la circondano ben sapendo di mettere in enorme difficoltà Trump proprio nel momento in cui comincia la campagna elettorale: il presidente non può che fare buon viso a cattivo gioco subendone tutte le conseguenze, ma senza poter disconoscere la paternità delle azioni e nemmeno le perdite che ne conseguono. Il che dal punto di vista della guerra di informazione che con l’Iran è in pieno corso, è un bel problema.

In generale però si ha la sensazione che le elites di comando stiano ormai perdendo la testa, che non possiedano più lucidità e capacità di controllo, soprattutto perché le loro azioni sconsiderate alla fine non fanno che rafforzare gli avversari, ben decisi a non farsi più mettere in piedi in testa e di fatto riescono solo a portare immense sofferenze alle popolazioni civile prese in ostaggio dalle esportazioni di democrazia, come le chiamano. Paradossalmente Mike D’Andrea era proprio una delle eminenze grigie del partito della guerra, l’uomo che ha messo Trump di fronte al fatto compiuto dell’assassinio Soleimani oltre ad aver remato contro l’abbandono della Siria da parte delle truppe americane: se è davvero morto si potrebbero anche fare le più azzardate ipotesi e immaginare un colpo di scena finale dal quale si dedurrebbe che gli Usa sono oltretutto in guerra con se stessi, cosa che nei bassi imperi accade fin troppo di sovente. L’importante è tenersi distanti dagli ubriachi di potere che temono di perderlo. Certo dal punto della guerra dell’informazione questo è un grave smacco


Bum!

petrolio-oro-attacco-640x342Se l’Italia e l’Europa non fossero così servili nei confronti degli Usa… se la sua informazione non fosse ontologicamente dalla parte di Washington… se si fosse riusciti a dire di no alle avventure che violano il diritto internazionale…  se si fosse alzata la voce contro i crimini di guerra… se non ci si fosse appiattiti su un progetto di disuguaglianza universale forse non saremmo a questo punto. Troppi se, mentre i fatti incalzano e un ceto politico continentale da quattro soldi, incapace persino di pronunciare un singolo se, ora non sa fare altro che “preoccuparsi” per la situazione estrema che si è creata anche a causa della sua ossequiosa impotenza, del suo immoralismo sociale, della sua incapacità di visione. Insomma del nulla tenuto assieme esclusivamente da una moneta unica privata e disfunzionale.

Eccoci serviti con il padrone che ora è scontento persino del fatto che l’operazione terroristica messa a punto per assassinare Soleimani non sia stata accolta con entusiasmo a parte qualche cretino più cretino degli altri come il povero quaquaraquà Matteo Salvini con il quale la natura non è stata generosa. Di altri non si può dire visto che nemmeno sono pervenuti.  Le opinioni pubbliche sovrastate dal coro delle rane stellestriscianti sono rimaste di sasso di fronte al fatto che l’Iran abbia risposto all’affronto con un attacco missilistico contro due basi americane in Iraq: non hanno capito come i tempi siano cambiati  e nemmeno che con questo atto tramonta definitivamente il secolo americano eccezionalmente durato la bellezza di 140 anni, ma certamente consapevoli di come si sia vicini a una guerra generalizzata che ormai è l’unica via per gli Usa di conservare il dominio unipolare. Non si può certo pensare a un’operazione simile alle guerre del golfo perché l’Iran controlla le vie del petrolio e può innescare una crisi economica senza precedenti, perché è molto più armato e motivato dell’Iraq di Saddam Hussein, perché il panorama della tecnologia militare è profondamente mutato negli ultimi due decenni e non a vantaggio dei sistemi elefantiaci, perché l’accerchiamento dell’Iran è  messo in forse dalla posizione della Turchia e degli stati dell’Asia centrale. Per non parlare del medio oriente dove per conservare una qualche indipendenza a fronte della presenza militare americana, c’è una continua ricerca di una  sponda con la Turchia e con la Russia, vedi ad esempio il Qatar, l’Oman, il Kuwait.

Dunque lo scontro fra Iran e Usa nel quale Trump è stato incastrato dallo stato profondo ( vedi qui e qui ) non potrà che prevedere l’uso di armi atomiche per sferrare pugni mirati. Lo ammetteva nel luglio scorso anche il Bulletin of atomic scientist:  “Il regime sanzionatorio contro l’economia iraniana è così brutale che è probabile costringa l’Iran a intraprendere un’azione che richiederà una risposta militare USA. A meno che gli Stati Uniti non indietreggino dall’attuale auto dichiarata “guerra economica” contro l’Iran, questo probabilmente si intensificherà verso una guerra aperta tra i due Paesi. nella quale si ha una reale possibilità che gli Stati Uniti usino armi nucleari. L’assortimento di capacità asimmetriche dell’Iran – tutto pensato per essere efficace contro gli Stati Uniti – quasi assicura quasi un simile esito. L’attuale posizione nucleare degli Stati Uniti lascia l’amministrazione Trump una strada aperta all’uso di armi nucleari tattiche nei teatri convenzionali. Alcuni nell’attuale amministrazione potrebbero pensare che sia nel migliore interesse degli Stati Uniti cercare una vittoria rapida e decisiva nel centro petrolifero del Golfo Persico, e farlo usando il suo arsenale nucleare”.

Detta in soldoni l’Iran è in grado di respingere un attacco convenzionale americano o di renderlo così oneroso in termini di perdite umane da essere politicamente improponibile e dunque la strada maestra non è che la guerra atomica. Ma a questo punto è assai improbabile che Russia e Cina non intervengano fornendo agli iraniani le armi di risposta, tanto più che se l’Europa dovesse plaudire, non dire nulla di fronte a una guerra nucleare nel Golfo  o addirittura parteciparvi, questo suonerebbe come una minaccia diretta contro Mosca visto che l’uso di atomiche tattiche è la strategia principe della Nato in una eventuale guerra contro la Russia ed è egualmente parte della dottrina americana nel caso di scontro con la Cina: dunque la probabilità di una guerra nucleare planetaria è altissima. Ma è sempre più tardi per piangere sul latte versato, tanto più che il milieu politico che ci ritroviamo non ha né le possibilità, né il coraggio di tenersi alla larga dal conflitto e dalla sua estensione.


Il califfato di Washington rivendica l’assassinio di Soleimani

00054E7A-il-generale-soleimani-assassinato-su-ordine-di-trumpAlla fine i killer della più grande centrale terroristica mondiale, con sede a Washington,  ce l’hanno fatto ad uccidere il generale Qassem Soleimani dopo una lunghissima serie di tentativi andati a vuoto. Sul pano giuridico non c’è alcun dubbio che se si uccide un personaggio eminente di un Paese con il quale non si è in guerra e per giunta sul territorio di un alto stato sovrano, si è terroristi per definizione, soprattutto quando questo avviene non con un’operazione sotto copertura e sotto falsa bandiera, ma in maniera esplicita, con rivendicazioni che non hanno niente da invidiare a quelle dell’Isis, salvo una dose di bugie e di ipocrisia rivoltante tipico di chi si ritene al di sopra di ogni sospetto, così come accadde due anni fa con l’assassinio da parte di Cia e Mossad di Imad Mughniyah, il capo delle operazioni internazionali di Hezbollah, dopo il quale Washington parlò candidamente di un atto di autodifesa.

In questo post non cercherò di riproporre la vita e il ruolo del leggendario Soleimani di cui è pieno il web e mi limiterò a dire che è stato l’ artefice, insieme a russi, Hezbollah ed esercito siriano, della sconfitta dello stato islamico e della cacciata dei terroristi mercenari al soldo degli Usa dalla Siria. Ma cercherò di mostrare come l’assassinio mirato sia stato da sempre un modus operandi anglosassone in genere e americano nello specifico che corrisponde a una cultura nella quale la violenza in senso lato ha grande parte tanto da rientrare nel mito fondativo della nazione (vedi qui ), ma nella quale è presente anche una sorta di scetticismo intrinseco svalutativo delle idee e delle evoluzioni storiche successive alla propria rivoluzione così da portare spesso a una sorta di personalizzazione del conflitto. Come se aver fatto fuori Soleimani significasse aver cancellato l’Iran e la sua battaglia, come se il generale delle Forze Quds, non avesse dietro di sé un Paese, una storia, interessi vistali  e decine di milioni di sciiti in tutto il Medio Oriente. La stessa cosa avvenne con l’assassinio dell’ammiraglio Yamamoto ( tra l’altro contrario alla guerra e personaggio in grado di portare più velocemente all’armistizio) come se questo avesse potuto essere risolutivo o quello del boia di Praga Reinhard Heydrich, come se la sua morte avesse potuto cambiare di una virgola le cose, mentre si lasciava che le armate di Hitler cercassero di distruggere l’Unione Sovietica limitandosi al terrorismo aereo. E ci potremmo mettere i tentativi di uccidere Castro, la morte diretta o indiretta di molti leader del Sudamerica durante un secolo e mezzo di storia, l’orrendo massacro di Lumumba messo a punto dalla Cia anche se poi attuato da mercenari belgi. Sono solo alcuni esempi.

Questa tendenza che è ovviamente ancor più radicata tra le forze armate e i servizi segreti, è talmente forte che porta ad azioni inconsulte come questa, vere e proprie esplosioni di emotività che danneggiano gravemente la strategia in nome della quale dicono di venire attuate. E’ chiaro che la morte di Soleimani non potrà che rafforzare la volontà di cerare una “fascia” sciita, a meno che questo colpo non sia stato ideato autonomamente dai militari che hanno forzato la mano per riproporre una maggiore presenza militare nell’area. Ma diciamo che anche in questo caso non farebbe che piovere sul bagnato, ovvero alimentare una cultura di fondo. Anzi sono pronto a scommettere che di fronte a un palese atto terroristico da parte di chi ha finto la guerra infinita contro il terrorismo, l’informazione mainstream più avvertita insinuerà che sono stati i militari ad esagerare per permettere ancora una volta  alla vergine americana dei mille dolori di sottrarsi in qualche modo alle proprie responsabilità: operazione completamente inutile per gli idioti terminali alla Salvini impermeabili a qualsiasi pensiero complesso, già nati con la supposta a stelle strisce incorporata e capaci di commettere marachelle geopolitiche solo in nome del più miserabile spirito bottegaio.

In realtà in questo caso l’operazione Soleimani non va collegata direttamente con la situazione mediorientale, ma con quella interna degli Usa perché mette in grande difficoltà Trump che non può certo rinnegare l’assassinio ed è costretto ad attribuirselo, ma che dopo questa inaudita provocazione è ostaggio di chi vuole la guerra santa contro l’Iran, Israele in primis, il Pentagono, lo stato profondo rappresentato dai clinton – obamiani e dai signori delle industrie belliche. Naturalmente un atto simile, anche grazie alle possibilità belliche dell’Iran, rischia di affossare l’economia mondiale e/o di aprire un conflitto nucleare allargato, quindi è improbabile che si arrivi ad un conflitto vero e proprio, ma intanto la Casa Bianca è stata paralizzata proprio in vista dell’inizio della campagna elettorale.

 

 

 


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