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Gli Usa “confessano” le loro ingerenze

Dopo qualche successo iniziale va malissimo: il governo azero ha dovuto bloccare i social all’interno del Paese per evitare che i colpi subiti in Nagorno-Karabakh con la perdita di 4000 uomini tra morti e feriti, di decine di droni e di carri armati, di aerei ed elicotteri demoralizzino la popolazione: l’ultimo tentativo turco americano di “saggiare” i confini della Russia e di costringere Mosca ad allargare il proprio impegno militare rischia di risolversi in un disastro. Una mossa completamente insensata e preparata da tempo se è vero che i consiglieri militari turchi in Azerbaigian, avevano isolato il capo di stato maggiore delle forze armate Najmeddin Sadykov, contrario a questa avventura e considerato filo russo. Ora Sadykov è scomparso, probabilmente in fuga, così come le truppe azere incalzate da quelle avversarie dopo aver fallito il loro tentativo di penetrare con una imponente colonna corazzata  attraverso la gola di Karvachar per prendere il controllo delle comunicazioni via terra tra le capitali dell’Armenia e del Nagorno-Karabakh. Del resto sia l’ Azerbaigian tenuto sotto controllo per il suo petrolio e i progetti di oleodotti sia l’Armenia “invasa” dopo la rivoluzione colorata del 2018 da decine di Ong nordamericane capaci di sviluppare pressioni enormi  in un piccolo Paese, anche se aderente all’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva guidata dalla Russia, sono in qualche modo parte della medesima logica e dietro il loro conflitto si intuiscono i fili dei burattinai.

Ho voluto cominciare questo post partendo dall’ultima schifezza made in Washington e Ankara per rendere conto che gli americani si sono lasciati sfuggire ai più alti livelli e pubblicamente di essere loro gli ufficiali pagatori delle “proteste” di di Hong Kong, come del resto di tutte le vicende che vanno sotto il capitolo dell’arancionismo. E’ successo che Trump nel giugno scorso ha nominato il documentarista e cineasta Michael Pack a capo dell’ Usagm, ovvero US Agency for Global Media, che in pratica cura tutti i servizi di propaganda americana, compresa Radio Free Asia e Voice of America pensando di dare nuovo slancio alle narrazioni di Washington che in fin dei conti non sono nient’altro che cinema. Ma non si sa per quale motivo o chissà, magari scandalizzato dalle panzane che s’inventano in appoggio alle operazioni sul campo della Cia e delle Ong di riferimento,  Pack ha licenziato i direttori e congelato i fondi, suscitando l’indignazione della Commissione esteri del Senato che lo ha convocato a fine settembre ad un’ audizione per discolparsi dell’accusa di aver “licenziato i massimi esperti del contrasto alla propaganda cinese che il governo Usa aveva a disposizione, e danneggiato gli sforzi americani per sostenere il movimento per la democrazia ad Hong Kong”. Di quale propaganda cinese si tratti è difficile da dire visto che qualunque cosa dicano i cinesi non arriva in occidente e se arriva è immediatamente deformato, ma ad ogni modo fra i testimoni di accusa figurava anche Grant Turner, ex capo finanziario dell’Usagm  che sotto la sua giurisdizione aveva anche l’Open Technology Fund, (Otf) un’ appendice di Radio Free Asia fondata nel 2012 con lo scopo preciso di dare appoggio tecnologico alle “rivoluzioni colorate”. E Turner non si è contenuto, nella sua testimonianza e si è lasciato sfuggire che  “L’Open technology sta fornendo sostegno ai manifestanti in molti luoghi, in tutto il mondo…Sono i suoi strumenti che proteggono l’identità dei manifestanti di Hong Kong; dei manifestanti in Iran; l’ abbiamo visto a Beirut..” Già a Beirut dove c’è stata la famosa esplosione anche se purtroppo l’ex direttore si è bruscamente interrotto impedendoci di capire bene la portata e la dinamica di quest’ultima malefatta.

Tuttavia l’Otf non forniva soltanto un supporto tecnologico, ma come ha scritto la rivista Time qualche mese fa, effettuava anche pagamenti a gruppi di Hong Kong  fin dall’inizio dei disordini civili nel giugno 2019. Per non parlare dei 20 milioni di dollari fatti filtrare attraverso le Ong in Bielorussia per organizzare le manifestazioni. Come e perché si sia arrivati a scoperchiare pubblicamente questo verminaio è davvero un mistero, ma probabilmente il livello di menzogna è talmente alto che ormai è quasi impossibile bloccarne l’affiorare da qualche parte.


Erdogan, sultano degli uiguri

erdogan-2215259_960_720-1Ci si doveva aspettare che in tempi di rinnovata guerra alla Cina, la stampa occidentale così libera da tutto tranne che dai suoi padroni, riprendesse per l’ennesima volta la questione degli Uiguri,  un gruppo di minoranza etnica nella provincia dello Xinjiang che verrebbe discriminata e repressa. Si tratta di circa 10 milioni  di persone in gran parte musulmane, di cui si tenterebbe di stroncare la cultura al punto che addirittura un milione di persone o due o tre ( a seconda della fantasia degli scriventi o di Radio Free Asia, di proprietà della Cia, media ufficiale di questa campagna.) sarebbe internata in campi di concentramento, mentre continua tranquillamente a passeggiare per le strade delle città. Di tutto questo ovviamente non c’è alcuna traccia, visto tra l’altro che un’operazione simile sarebbe piuttosto ardua in una regione che vede circa 100 milioni di turisti l’anno. E infatti tutto quello che viene riferito ormai da anni non ha uno straccio di prova, è soltanto la solita verità che nasce dalla ripetizione.

Fino a qualche tempo fa il referente di questa campagna aveva in pratica un’unica fonte, una tale Gay McDougall membro di un ente privato, il Cerd, ( Committee on the Elimination of Racial Discrimination) che lavora anche per le Nazioni Unite, secondo uno schema che abbiamo imparato a conoscere grazie alla pandemia: pressioni private che condizionano in maniera determinante l’organismo internazionale. I “rapporti credibili” citati dalla McDougall  sono stati erroneamente ( chiamiamolo errore)  attribuiti dall’Agenzia Reuters (ufficio stampa delegato per la questione uigura) alle Nazioni Unite le quali sono state costrette a smentire vista la puzza di bruciato che si spandeva tutto attorno. Insomma robaccia. Ma a queste notizie che girano ormai da anni senza che sia mai stata portata nemmeno uno straccio di prova, si aggiunge ora la testimonianza di un fantomatico Wuc  “World Uyghur Congress”, una sorta di gruppo terrorista messo in piedi direttamente da un personaggio che entra di forza in questa storia, ovvero da Erdogan. Il sultano di Ankara crede che l’esigua minoranza etnica presente principalmente nella provincia cinese dello Xinjiang,  sia il luogo di nascita della nazione turca. Quando fu sindaco della città di Istanbul, fece addirittura erigere una piccola statua di un uiguro, nello storico quartiere di Sultan Ahmed. Dopo lo scoppio della guerra in Siria, o più precisamente, dopo che l’Occidente iniziò un tentativo di rovesciare il presidente Assad, la Turchia formò miliziani uiguri e iniziò ad usarli all’interno del territorio siriano. Secondo lo scrittore Andre Vltchek che ha scritto il saggio  “La marcia degli uiguri” pubblicato dalla rivista  New Eastern Outlook, La Turchia ha trascinato i quadri di questo gruppo jiahdista e le loro famiglie attraverso l’Indonesia e altri paesi, fornendo loro passaporti turchi, per la durata del viaggio, li ha addestrati nei campi profughi, principalmente nella regione di Hatay, per schierarli  infine a Idlib dove hanno ucciso centinaia di uomini, donne e bambini, spopolando interi villaggi e città, anche grazie all’abitudine di assumere droghe prima del combattimento, un fatto culturale che dobbiamo assolutamente preservare e usato peraltro in Cina, come inaugurazione del gruppo, nella strage della stazione di Kunming

Ma Erdogan ha avuto l’accortezza di allontanare in qualche modo dalla Turchia il Wuc che ha sede in via Adolf Kolping Strasse a Monaco di Baviera in una stradina adiacente alla stazione centrale cosa che in qualche modo è collegata alla comparsa ad Hong Kong , dove il Wuc è intervenuto a provocare disordini, della bandiera tedesca. Tuttavia sta giovando una pericolosa partita cercando di ricostruire un impero  mettendo l’uno contro l’altro NATO, Stati Uniti, Europa, terroristi, islamisti e Russia e Cina. E si scopre che semmai i morivi etnico culturali per cui si accusa la cima, derivano invece proprio dagli alleati del’occidente. 

In questo caso la guerra americana alla Cina si salda strettamente con le ambizioni di Erdogan e con la creazione di un gruppo jiahdista per attaccare in sostanza la nuova Via della Seta. La cosa curiosa e culturalmente interessante in tutto questo è che la Cina non ha mai avuto alcun problema con i musulmani e una visita all’antica capitale cinese di Xi An da dove partiva l’anti carovaniera della seta  illustrerebbe chiaramente i legami tra gli Han e le culture musulmane. Ma l’occidente che invece discrimina i musulmani e che ne ha fatto esclusivamente dei terroristi,  ha direttamente trasferito i sui istinti in Cina, dove non hanno ragione di essere, mettendo in piedi una campagna che manca totalmente di sostanza, a meno ché con questa non si voglia  intendere la creazione di un ennesimo gruppo jihadista da usare dove più aggrada. Del resto alcuni potentati  sono riusciti a trasformare una sindrome influenzale in peste, non c’è da meravigliarci di nulla tranne che di noi stessi, impegnati a credere ad ogni favola e a trattare da favola la realtà.


Percezioni di epidemia e di Europa

RorschachFra qualche anno o forse fra qualche decennio – dipende da come andranno le cose – si cercherà di capire per quale motivo un’epidemia para influenzale simile a quelle che percorrono ogni anno il mondo, anzi tutto sommato meno grave perché non mette a rischio i più piccoli, sia potuta diventare una peste planetaria, la magica trasformazione del banale integrato in apocalittico. Non si tratta di comprendere la nascita di questa sindrome percettiva che ha preso le mosse da un maldestro tentativo di demonizzazione della Cina ed è poi sfuggita di mano per sua stessa logica, visto che non esiste demonizzazione senza una minaccia, né di studiarne gli effetti più scoperti, ovvero la desertificazione dei punti di incontro, l’accaparramento alimentare, la speculazione su mascherine e farmaci perché tutto questo fa parte dell’ovvio riscontrabile, mutatis mutandis, in qualsiasi epoca. Ciò che invece va indagato è la potenza della percezione indotta, dunque in assenza di esperienza diretta, che riesce a superare qualsiasi dato di conoscenza, anche quando esso è compresente nella narrazione, cosa che dovrebbe allarmare tutti quelli che si dilettano di parlare di democrazia: avviene infatti come per i terremoti nei quali la potenza distruttiva delle onde sismiche ha più relazione con la formazione geologica dei terreni che con la quantità di joule sviluppati e anche una piccola scossa può provocare danni notevoli se il terreno è disaggregato.

Poiché viviamo in una società fortemente correlata, ma socialmente disaggregata basta uno smottamento perché esso si diffonda alla velocità della luce e con un’intensità non dipendente dagli eventi in sé. Anzi si ha quasi la sensazione che un vero “evento” ancorché drammatico, in un mondo omologato e inconsistente, sia in qualche modo un’ occasione di vivere qualcosa per davvero.  Ma questo crea anche un’incoerenza cognitiva particolarmente grottesca perché il bombardamento a tappeto dell’allarmismo coincide con la minimizzazione degli effetti dell’epidemia, in un curioso alternarsi di sistole e diastole, di minimi e massimi che forse potrebbero essere paragonati ai sussulti grafici di un sismografo. Ma forse ancor meglio si potrebbe paragonare alla visione di un film catastrofico, perché il tutto ha un andamento hollywoodiano di bassa lega, dove  se c’è una cosa che ne esce in rilievo è la cialtroneria del potere quando vuol esercitare tutele a cui non crede, ma anche l’essenza di una società soccorrevole a parole e tuttavia  strutturata nella disuguaglianza  e nello sfruttamento. Basta vedere come in Usa, per ragioni geopolitiche, sia sia dato molto rilievo all’epidemia influenzale, ma allo stesso tempo le modalità di una sanità orientata esclusivamente al privato, anzi al benestante, visti i costi stratosferici che ha raggiunto col sistema assicurativo, rende impossibile a una larghissima parte della popolazione di fare tamponi, dunque si rivela del tutto inadeguata a fermare il diffondersi del virus. Una magra figura in confronto alla Cina.

Tuttavia la discrasia cognitiva che vediamo all’opera in questo caso di scuola è presente  in qualsiasi campo o argomento e in qualsiasi passaggio delle equazioni sociali e politiche, senza alcuna precauzione di coerenza logica: in questi giorni ad esempio assistiamo al triste spettacolo della stampa europea, completamente in mano ad alcuni  miliardari che controllano tutto, comprese testate apparentemente distanti, che va improvvisamente in campo assieme al sultano di Ankara, fino a ieri un lebbroso per gli ideologi del globalismo. E’ bastato che Erdogan spingesse verso le isole greche di Lesbo e Chio masse di rifugiati di incerta origine perché la sua campagna militare nel nord della Siria, trovasse immediata approvazione da parte dell’Europa. Nel migliore dei casi si tratta di un infame ricatto fatto sulla pelle dei ultimi, ma di certo non è giustificabile che la Siria invasa dalla Turchia ora sia diventata la causa prima della fuga di jihadisti dalla zona e dunque della pressione migratoria sulla Grecia semplicemente perché non si è fatta sopraffare dai carri armati e dai droni di Ankara . Tanto più che l’operazione turca è visibilmente diretta anche contro i curdi che fino a ieri erano i cocchini di certa stampa sedicente progressista che si scagliava contro il califfo turco per le sue azioni repressibe contro questa popolazione. Il fatto è che il migrante, in qualsiasi forma e condizione,  è diventato il valore fondante di una posizione ideologica che ha completamente dimenticato il diritto di vivere nel proprio Paese e nemmeno si sogna di condannare le condizioni sociali, politiche e geopolitiche che spingono agli esodi, comprese quelle che sussistono da noi e che spingono a una massiccia emigrazione. Ma questi globalisti per equivoco volontario o no, non scorgono alcuna contraddizione, visto che ormai siamo abituati a sovrapporre le suggestioni senza dare loro un senso. Forse anche in questo caso serve amuchina e mascherina.


Le cose turche del governo

img800-siria--soldati-turchi-massacrati-in-un-raid-151614Un segnale inequivocabile del tramonto di un’era si ha quando viene meno anche la finzione etica e i principi di riferimento già diventati una pietosa bugia non sono nemmeno più necessari come velo giustificativo. Prendiamo come esempio ciò che sta accadendo ai confini tra Siria e Turchia e che rischiano di allargare la guerra al pianeta intero. Il califfo di Ankara, Erdogan ha invaso  militarmente il territorio siriano con tre scopi: difendere i terroristi intrappolati nella sacca di Idlib per conto degli Usa e dell’Europa così da evitare di doverli accogliere tutti sotto le false spoglie di profughi, soffocare la pressione curda ai suoi confini e infine inaugurare concretamente la politica neo ottomana cercando di diventare l’ago della bilancia della regione tra il neocolonialismo occidentale e la nascita di altri poli di potere planetario. Si tratta di un gioco estremamente pericoloso per la pace  mondiale, ma quando 33 soldati turchi sono morti nella guerra che Ankara ha iniziato, come è normale che avvenga nei conflitti, ecco che Erdogan si è rivolto all’Onu e alla Nato denuciando la Siria  che si permette di resistergli e trovando persino soddisfazione  in queste sue sfacciate querimonie.

Insomma è come se Hitler avesse denunciato alla società delle Nazioni la Polonia perché la morte di un certo numero di soldati tedeschi caduti durante l’invasione del territorio di Varsavia: una cosda che nemmeno il “grande dittatore” si sarebbe sognato di fare. Non a caso il rappresentante siriano all’Onu ha dovuto ricordare al consigliodi sicurezza alcune cose ovvie e lampanti, ovvero che l’operazione dell’esercito siriano a Idlib è una risposta alla violazione da parte della Turchia dell’accordo di Sochi del 17 settembre 2018, che prevedeva il ritiro di tutti i gruppi estremisti dalla zona di distensione nella Siria nordoccidentale e che idlib non si trova in California, ma in Siria. Siamo insomma in una regione di giudizio che si trova al di sotto del bene e del male, in una condizione che appunto si chiama mercato dove le cose e le azioni valgono il prezzo con il quale possono essere smerciate: non bisogna mai dimenticare che l’alleanza degli indignati per i 33 morti turchi è la stessa che ha provocato un milione di morti in medio oriente prendendo a pretesto una bugia.

Se non si è creata una situazione esplosiva con la miccia cortissima,  lo dobbiamo anche alla povera Grecia massacrata che ha posto il veto a una risoluzione Nato a supporto della Turchia, ma l’Italia si è comportata nel modo più disonorevole e ridicolo possibile:  la nostra Ambasciata di Atene, su input del ministero degli Esteri retto da Di Maio  ha fatto  le sue condoglianze ad Ankara per la morte dei suoi soldati, scesi a a fianco di Al Quaeda e di altri gruppi Jihadisti. Del resto dopo quasi vent’anni di guerra, di perdite e un’immensità di soldi spesi per tenere bordone agli Usa, nella inutile e perversa  guerra in Afghanistan adesso non siamo amiconi dei talebani, allo scopo di far sì che siano essi a costituire una spina nel fianco dell’Iran? Lasciamo stare le vendette turche a mezzo di droni approfittando di qualche ora di mancanza dello scudo aereo russo (non si sa se sia stato un errore voluto) , lasciamo perdere l’infamia della Ue che fa finta di non accorgersi che è la polizia turca sotto false spoglie tenta di far passare i terroristi in Grecia affinché poi si diffondano in Europa: la cosa evidente è che siamo di fronte a un disfacimento morale giunto a tal punto che non c’è nemmeno bisogno di coprire l’assenza di qualsiasi principio di diritto internazionale al di fuori della prepotenza e degli interessi. Non ci si può stupire di questo visto che viviamo in un tempo in cui l’interesse è l’unica tessitura dei rapporti umani di qualsiasi genere e a qualsiasi livello, ma il fatto che ormai la trama sia così scoperta ne denuncia l’ estrema consunzione.


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