Improvvisamente qualcosa è cambiato in Germania: tutta l’informazione mainstream, anche internazionale, che esaltava le politiche del cancelliere Merz ha cambiato completamente timbro nel giro di pochissimo tempo. Questo personaggio, che poteva apparire come la caricatura vivente della burocrazia, era stato presentato come un innovatore e un riformatore. Di cosa non è dato sapere, perché questo personaggio, vomitato in politica dallo stomaco della finanza e in particolare di BlackRock per cui lavorava, non aveva mai dato segni di vita apparente, sembrava la noiosa incarnazione del mito della fine della storia. Che fosse l’ennesimo burattino non c’era alcun dubbio, ma insomma anche i burattini, anzi soprattutto loro, devono apparire fatti di carne e ossa per non mettere in luce la loro reale natura. Fatto sta che per oltre un anno il mainstream ci ha detto che Merz avrebbe ricostruito la potenza militare tedesca, ridotto la spesa sociale, risolto il problema dei migranti, portato a compimento il Net Zero e rilanciato la crescita economica. Si trattava ovviamente di obiettivi tra loro politicamente incompatibili, un elenco di cose che sembrano sorteggiate dal bambino bendato nella bussola, più che un vero programma, che si appoggiava prevalentemente su un presunto antifascismo e sulle signore singhiozzanti con preoccupazioni parareligiose sulle concentrazioni di anidride carbonica nell’atmosfera.
Ora, nel giro di circa due settimane, l’intero mito del cancelliere Merz è crollato. I principali giornali che un tempo difendevano il suo governo e ne elogiavano le prospettive, improvvisamente ne annunciano la fine, mostrando chiaramente come tutto abbia una regia occulta. Pubblicano editoriali in prima pagina completamente ribaltati rispetto a quelli di un anno fa e non si astengono dal riferire o dal mostrare come il pubblico rida di lui in parecchi incontri pubblici, mentre i parlamentari del suo stesso partito definiscono la sua strategia politica un fallimento, dicono che il governo di Merz è appeso a un filo almeno dallo scorso dicembre, che spesso il cancelliere si limita ad assorbire le opinioni dell’ultima persona con cui ha parlato, che nessuno nel governo ha soluzioni o idee per uscire fuori dal tunnel di rapido declino della Germania.

Cosa è cambiato? Semplicemente il fatto che nei sondaggi l’Afd, il partito che è la spina nel cuore di Bruxelles, ha raggiunto il 28% su base nazionale ed è ormai di gran lunga la prima formazione politica: non si tratta solo di sondaggi, nel Baden-Württemberg Alternativ für Deutschland ha raddoppiato i propri voti nelle elezioni del marzo scorso. Insomma il burattino Merz va cambiato al più presto, prima che tutto il sistema politico che ha retto la Repubblica Federale vada a remengo: bisogna trovarne un altro che sia più accattivante, non tanto per cambiare programmi, non sia mai, ma per dare l’illusione di un mutamento ed evitare una totale instabilità. Adesso stanno tagliando i fili per mettere Merz in magazzino e tirarne fuori un altro fresco di costruzione, tanto più che quest’anno ci saranno altre quattro elezioni nei Länder e il panorama della governance tedesca potrebbe apparire irriconoscibile. E questa è la migliore dimostrazione di come la politica venga gestita dall’esterno attraverso il sistema mediatico.