Gioventù bollita

den Anna Lombroso per il Simplicissimus

In questi giorni intrisi di spirito natalizio ha avuto successo su Facebook un post che concludeva con la frase “Io ho un’enorme fiducia nelle prossime generazioni, non so voi”, l’ennesima analisi del fenomeno Salvini definito “la Ferragni del disagio”, per dimostrare la superiorità dei fanciulli che su Tik Tok, nella percentuale incoraggiante del 99%, sbeffeggiano le performance del leader della Lega che si esibisce in Jingle Bells  o ballando sulle note di Dance Monkey.

Pare che questo accerti che mentre gli adulti non comprendono la vera natura del personaggio, icona di una plebaglia ignorante e risentita ancorchè “matura”, i ragazzini “ci riescono benissimo”, perché, cito, “hanno vissuto in un mondo nuovo, sono abituati ad accettare la diversità, a non considerarla neppure tale. Per loro un omosessuale, un africano, un orientale, non rappresenta una  minaccia alle proprie tradizioni,  è il compagno di banco con cui parlano tutti i giorni”, mentre “Salvini, in tutto questo, è un intruso, un corpo estraneo, un virus che non riesce ad attecchire”.

Non mi soffermo nemmeno a ricordare che dopo più di 100 anni dalla morte di Oscar Wilde, altro abusato alla stregua di Bukowski e dei gatti, sarebbe ora di aggiornare la sua famosa frase, parlate male di me purché ne parliate: sarebbe un bene per tutti se i Mattei come molte altre icone negative della nostra contemporaneità, venissero condannate al cono d’ombra, punizione che temono più dei risultati elettorali da tempo poco influenti rispetto ai like e pure alle invettive, grazie a leggi elettorali largamente truccate e che non riescono ami a toglierli di mezzo, proprio per via della popolarità che viene loro regalata a costo zero.

E nemmeno perdo tempo a ripetere che ormai le modalità e i contenuti della vulgata antipopulista siano paradossalmente  populisti, se si vuole intendere la condanna di convinzioni e istinti primordiali suscitati ad arte per ottenere consensi ed appoggio, mossi dalla paura, dalla diffidenza e dalla riprovazione per chi è diverso, dunque inferiore, poco acculturato e molto volgare, superstizioso tanto da aspettarsi la salvezza dall’alto, pure dai marziani anziché da se stesso, residenti di geografie marginali e inquietanti, che si riconoscono e si ritrovano, ma pensa un po’, nelle piazze e nelle strade più che nelle idee, ormai superflue se non negative, assimilabili come sono alle ideologie.

E infatti se quelli di Forza Italia mettevano a disposizione i loro cuori pieni di sacro fuoco per combattere i comunisti, i bravi ragazzi a disposizione pure loro del  Bonaccini che vuole la stessa autonomia secessionista di Maroni e Zaia, radunano i benpensanti, quelli per cui vale la promessa di un posto nel regno dei cieli per via della conclamata buona volontà, in uno spazio comune dove  ritrovarsi senza l’ingombro degli ideali della ribellione e della passione civile, della critica e dell’antagonismo, salvo quello sviluppato contro un cialtrone che è diventato l’unica dimostrazione della loro esistenza in vita di antifascisti.

Invece mi voglio soffermare alla cambiale in bianco offerta ai giovani, in forma di delega di chi dopo innumerevoli insuccessi generazionali, causati da impotenza, accidia, ignavia e altri svariati peccati più o meno mortali per l’anima e la democrazia, o di incarico di eseguire i compiti inevasi di tante innocenze perdute.

Era Tolstoj che affermava che nessuno è più conservatore dei giovani, che vogliono ottenere in regalo o in eredità anticipata le conquiste dei padri, che aspirano a beni e successi immediati nella convinzione di averli meritati alla nascita.

Verrebbe da dargli ragione a vedere la buona riuscita della rottura degli antichi patti generazionali, quando i figli e i nipoti, come fossero un Monti o una Fornero qualsiasi, rinfacciano a genitori e nonni di avere vissuto sopra le loro possibilità, di avere dissipato come cicale quando si sono sudati invece di trasmetterlo in tempo reale.

Verrebbe da dargli ragione se non c’è traccia, in tante piazze di ragazzi convinti di appartenere  ancora ad una borghesia progressista, ancora dotata di un buon capitale in beni, fortuna, privilegi e cultura, della volontà di riprendersi diritti e conquiste per le quali hanno lottato le generazioni precedenti, quelli del lavoro, di un tetto, all’istruzione, al riscatto di minoranze che oggi dovrebbero accontentarsi di prerogative di superficie, del minimo sindacale dei riconoscimenti offerti come concessioni benevole.

Verrebbe da dargli ragione, se questi -qualcuno a sua insaputa, altri convintamente accucciati nella loro tana ancora tiepida – più o meno tutti appartenenti alla coalizione sociale neoliberale,  ben incarnata dal Pd ma anche dalla Lega,  uniti nel sostegno alla remissione delle protezioni sociali, alla competizione feroce e all’ambizione smodata come veicoli di affermazione, alla mercatizzazione di beni e individui,  all’indebolimento delle protezioni, si accontentano di elargizioni, di licenze al posto della libertà, quella ad esempio di gestire i propri tempi di schiavi dei lavoretti precari, quella di non avere un interlocutore/padrone ma un referente virtuale non meno spietato che lascia loro l’autorizzazione a scegliere il percorso delle consegne di Foodora o la gratificazione di fare i “volontari” all’Expo, o i cottimisti a Eataly. C’è poco da dire, noi adulti saremo invidiosi, ma loro sono proprio posseduti dalla cultura dell’accontentarsi  del male minore, dimentichi che si tratta comunque dei un male.

È che le generalizzazioni nuocciono alla verità. È improbabile che i liceali che condannano alla marginali, perfino al suicidio, con atti di bullismo o con lo scherno in rete o con la violazione della privacy, detenuta in regime di esclusiva solo dai potenti, i compagni e le compagne di scuola, colpevoli di essere ingenuamente esibizionisti, neri, gialli o omosessuali, siano cinquantenni sotto copertura.

Anche se a volte le generalizzazioni sarebbero opportune in modo da dimostrare che non c’è poi gran differenza tra i leghisti di Codigoro che rifiutano l’ospitalità alle immigrate, gli abitanti stagionali dell’Atene dell’Argentario che temono vengano turbate le loro permanenze stagionali, per lo stesso motivo, i residenti di quartieri periferici che si sono aggiudicati con fatica o con un mutuo che li strangola  un alloggio e che temono venga svalutato dalla molesta presenza degli stranieri, proprio come in Alabama, così come quella tra le leggi di Bossi e Fini, che nessuno ha mai impugnato, di Turco e Napolitano, di Minniti e quella a firma di Salvini, o tra gli Spar aperti e quelli in via di chiusura dei quali si impone la proroga pena la cacciata per strada di donne e bambini.  Eh si, servirebbe proprio un gioco da Settimana Enigmistica per vedere le differenze tra  la deplorevole destra, conservatrice sul piano dei costumi ma liberista sul piano economico, o il cosiddetto centro-sinistra, progressista nello smercio a poco prezzo di valori e ideali, ma altrettanto  liberista sul piano economico, e che in nome dell’ antiberlusconismo ha messo in atto tutte le politiche che hanno portato il Paese alla rovina.

Non so voi, ma io non ho fiducia in una generazione, non ho fiducia in un genere, non ho fiducia in una categoria professionale, nemmeno in un popolo, ma in persone, donne uomini, vecchi, giovani, adulti che conservano le visioni e le aspettative dei ragazzi e ragazzi che coltivano la saggezza degli anziani e che vogliono riprendersi le scelte e le decisioni dalle quali dipendono le loro esistenze e la loro libertà.

 

 

 

Informazioni su ilsimplicissimus

Chi ha un perché per vivere, può sopportare tutti i come. Vedi tutti gli articoli di ilsimplicissimus

6 responses to “Gioventù bollita

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: