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I gilet gialli e la confusione europea

big_736041afd03c51284ab89f98f2bf1456Una delle definizioni basiche di intelligenza è quella che fa riferimento alla comprensione del contesto in cui si è immersi per poter agire dentro di esso in modo appropriato e sopravvivere o prosperare o cambiarlo. In queste tre possibilità ci sono in pratica tutte i diversi livelli e qualità di intelligenza perciò sarebbe interessante un test del QI ambientale per i dummies europeisti che chiedesse una risposta all’ultimo paradosso continentale: come mai a rallegrarsi maggiormente per la jacquerie dei Gilet gialli che attraversa la Francia e mette in crisi nera Macron il quale si trova anche ad affrontare dissidenze nelle forze armate (vedi nota) , siano proprio gli oligarchi della Germania allargata? Intanto perché i tumulti, scoppiati sull’onda di una protesta contro l’aumento delle accise sui carburanti, si è ben presto trasformata in una contestazione a tutto tondo dell’austerità Ue e si è allargata a richieste del tutto incompatibili con la permanenza nell’area euro – come d’altronde era prevedibile – così adesso non potrà che essere repressa con tutti i mezzi senza che le sue istanze trovino nemmeno un tavolo di discussione, nemmeno un talk show disposto ad abbandonare la condanna preventiva. Ma soprattutto perché spazza via la proposta macroniana di un riequilibrio di bilancio europeo che terrorizzava quei Paesi, Germania in testa, che hanno lucrato a man bassa sulla moneta unica e ora non vogliono concedere nulla. Intendiamoci quella dell’inquilino dell’Eliseo  era più che altro una posizione di facciata, gestita per ottenere maggiore flessibilità e rendere più graduale e radicale il massacro, ma non di meno si traduceva anche senza volerlo in una posizione nazionale che non piaceva affatto a Bruxelles e ai poteri finanziari.

Sono esattamente queste le ragioni per cui il ministro delle finanze olandese si compiace del fatto che Macron sia diventato “un topolino da elefante che era” perché così l’austerità non solo non sarà mitigata, ma verrà resa più stringente, senza dover rimetterci nemmeno un quattrino dal maltolto. Certo ci troviamo di fronte a un quacchero dell’economia di limitatissima intelligenza che ha difficoltà a comprendere come questo disegno stia tramontando, ma esprime il sentire comune dell’oligarchia europeista, la quale ancora una volta si trova di fronte allo svuotamento degli uomini sui quali aveva puntato e alla necessità di cambiarli. Tuttavia all’interno di questo mondo ormai si scontrano due tesi contrapposte: quella più stupida ancorché ancora maggioritaria di accanirsi senza pietà, alla maniera greca insomma, contro i reprobi in maniera da sedare qualsiasi dissidenza e si tratta della fazione che ha ordito la bastonatura del bilancio italiano. Costoro che potrebbero essere rappresentati da Friedrich Merz, uno dei probabili successori della Merkel,  badano esclusivamente al soldo e aborrono una frantumazione dell’area euro per motivi di lucro “Se l’euro falisce, siamo  noi quelli che ne soffriremo di piùAvremmo una  rivalutazione del 25%, non  deve  accadere”. Ecco il vero europeista privato dalla pelle retorica.

Poi ci sono i più intelligenti che invece stanno comprendendo che la partita è comunque persa, non solo perché si annuncia un nuovo periodo di  recessione europea, ma anche perché le dottrine austeritarie non si rivolgevano solo vero la periferia europea, ma anche contro i ceti popolari della Germania che sono stati egualmente sottoposti a precarizzazione, sottrazione di welfare e di diritti, a stagnazione salariale e a taglio delle pensioni. La dottrina dell’austerità dentro la quale è nata la moneta unica, non aveva nulla di economico, era un progetto politico neoliberista di spoliazione e di concentrazione dei profitti che si è tradotto in un clamoroso fallimento in un continente che non dispone di armi di ricatto globale. Il problema a questo punto è garantire la sopravvivenza delle elites che hanno creato il disastro e questa fazione trova una via ‘uscita proprio nella riduzione dell’area della moneta unica, in maniera da evitare qualunque riequilibrio che metta in pericolo la cosiddetta pace sociale ed eviti ogni contagio dall’esterno. In questo senso si guarda ad un’uscita morbida dalla moneta unica dell’Itala e di altri Paesi cercando di salvare all’interno la tesi di un successo dell’austerità messa in crisi dagli spendaccioni del sud. Per questo l’economista Heiner Flassbeck, fa questo invito indiretto:  “Se all’interno dell’Euro un paese è esposto alla speculazione esattamente come se nell’Euro non fosse mai entrato, che senso ha allora continuare a farne parte?”(qui l’articolo completo).  Insomma la confusione e l’ipocrisia si aggirano per l’Europa e chi non la vede temo sia confuso e/o  ipocrita a sua volta.

 

Nota L’ ex generale Didier Tauzin, ben noto alle cronache francesi per le vicende del Ruanda e con ambizioni politiche ha pubblicato una lettera aperta destinata a Gilet gialli:

“Vivo in un villaggio del Perigord che non fa eccezione alla desertificazione, all’impossibilità per i giovani di trovare lavoro, all’obbligo di prendere la macchina per una baguette, alla chiusura di servizi pubblici e alla rimozione inesorabile di servizi sanitari.

Contrariamente a ciò che il governo e alcuni media vorrebbe farci credere, “i gilet gialli” non sono estremisti pericolosi, sebbene possano esserci infiltrazioni di malintenzionati. Li conosco perché li incontro tutti i giorni, a differenza dei nostri governanti per i quali la miseria è solo una curva su un grafico. Sono francesi che non ce la fanno più, francesi  responsabili e laboriosi, proprio le persone che sono sdegnosamente etichettate “senza denti”, “analfabeti” ( da Macron ndr) e che sono abbandonati da coloro che dovrebbero essere al loro servizio. Sono francesi senza speranza ed è qui è il pericolo.  Divenire consapevoli di questo e intraprendere i giusti passi ora è una questione di sopravvivenza. 

Tuttavia scongiuro i “gilet ialli” di non commettere imprudenze o accettare provocazioni. Tutto può sfuggire di mano molto rapidamente e temo che il governo non farà nulla per calmare la situazione.  Mi sembra ovvio che questo movimento sia stato, all’inizio, totalmente spontaneo; oggi, se cresce con leader identificati, sarà facile infiltrarlo con piccoli gruppi che vogliono solo disordine e rottura. Ve lo ripeto: vi scongiuro di stare attenti, ogni scivolamento può essere fatale per screditare richieste legittime e condurre la Francia verso un punto di non ritorno. Alcuni non stanno aspettando altro. 

Non lasciatevi manipolare, state attenti alle infiltrazioni di qualsiasi tipo, siate calmi e cauti, non rispondete alle provocazioni e non lasciatevi sopraffare dalla situazione, perché la disperazione può portare a violenze che non risolvono nulla e darebbero solo dei pretesti ai vostri avversari. E chiedo la stessa cosa alle nostre forze dell’ordine: agite con onore!”

 

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2 responses to “I gilet gialli e la confusione europea

  • jorge

    fa piacere che anche il simplicissimus inizii a capire quanto sia realistica una saldatura tra movimenti di classe possibili in vari paesi europei ed anche in germania, la francia come al solito anticipa queste cose (gilet gialli). E’ proprio vero che anche in germania il lavoro è sempre piu precario e malpagato anche il ceto medio (mittelschicht) si impoverisce

    Ma per fare cio bisogna smetterla di pensare che ci siano paesi europei buoni e paesi europei cattivi.Cattive sono tutte le borghesie continentali, anche italiana, che insediatesi a bruxelles hanno avocato a se parti maggioritarie del reddito continentale, e tramite lo strumento
    finanziario /azionario hanno posto sotto il proprio controllo tutte le realtà produttive continentali prima intrecciate con una gestione anche pubblica dell’economia

    Da questo punto di vista, dire che la politica italiana ha svenduto a poteri esteri i nostri gioielli industriali è un falso, i gioielli industriali di tutti i paesi sono stati espropriati e messi sotto il proprio controllo della borghesia continentale unificata (anche italiana), con sede a bruxelles

    Tale borghesia gioisce quando si cade nello scontro nazionalistico tra i paesi europei, viene ad essa risparmiata la contestazione di classe da parte delle masse popolari europee, per niente unificate come la borghesia con sede a bruxelles

    fa un po meno piacere che da parte del simplicissimus si rivaluti Macron, che secondo il blogger avrebbe voluto allentare i vincoli europei. Ammesso che fosse, per fare che ? Non certo per dare benefici alle classi popolari francesi. Cos’ come non è per dare benefici alle masse popolari italiane che il governo legastellato contende le briciole a bruxelles, in entrambi i casi è una questione di redistribuzione interna ai ceti privilegiati dell’europa intera

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