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Il declino dell’Italia raddoppia

image (1)In tempi non lontanissimi, ma che ormai appaiono evanescenti e circonfusi dalla nebbia azzurrina della distanza, qualcuno sperava che l’Europa potesse cancellare i vizi del capitalismo italiano, altri che potesse essere un bastione laico contro la tracotanza delle politiche confessionali, altri ancora vi vedevano una grassa mucca da mungere oppure una sicurezza contro i deficit pubblici tanto da volere ad ogni costo l’euro e alla fine anche la parte rimanente, quella che aveva sempre avuto in sospetto la costruzione continentale, orbata della sua ideologia pensò di ripiegare su questo succedaneo dell’internazionalismo, non accorgendosi che era una patacca.

Anche dopo la deflagrazione della crisi quando il reazionarismo delle elites europee e il loro sogno di riduzione della democrazia per via monetaria e comunitaria si spogliò degli orpelli retorici d’antan, una certa parte continuò imperterrita a disprezzare le “piccole patrie” in nome di un internazionalismo senza più i soggetti dello stesso e in nome di questo a turibolare l’unione continentale nonostante i guasti che essa produceva proprio sulle masse popolari. Ora queste vedove di seconde nozze possono anche spegnere la candelina sotto l’immagine del caro estinto, perché le ultime mosse scioviniste di Macron, salutato come il salvatore dell’Europa dal nazionalismo, dimostrano ancor meglio dei diktat di Berlino che la Ue è attraversata da due correnti: da una parte il cosmpolitismo neo liberista di stampo nord americano che ha in odio le sovranità e le cittadinanze, all’altra dalla permanenza di nazionalismi a cui vengono delegati gli ultimi scanpoli di sovranità in funzione di consenso.

Queste due correnti potrebbero sembrare contrarie e contraddittorie  ma in realtà agiscono in sinergia mettendo gli egoismi nazionali al servizio della rapina di sovranità che di fatto si traduce in furto di rappresentanza e di democrazia. Questo non dovrebbe stupire più di tanto visto che anche negli Usa la maniacale battaglia contro ogni tipo di intervento pubblico e statale oltre al disconoscimento delle priorità sociali, secondo il dettato delle filosofie liberiste, si coniuga a ossessioni di dominio globale in un insieme nel quale una cosa regge l’altra. Ma di fronte al chiaro intento dell’Europa carolingia di papparsi in un modo o nell’altro quella mediterranea, al palesarsi di questi imperialismi locali e impropri che l’unione europea avrebbe dovuto cancellare per sempre, tenersi ancora attaccati alla bombola dell’europeismo di maniera rasenta i confini della stupidità o della distrazione colposa di discorso pubblico. In un certo senso è penoso vedere gli spregiatori delle piccole patrie arrabattarsi ora che la loro piccola patria viene risucchiata da altri senza che essi possano fare o dire più di tanto. In prospettiva quanti italiani perderanno il lavoro per l’assalto francese alla Libia e la nazionalizzazione dei cantieri Saint Nazaire dovendo ringraziare quel Macron che molta parte della sinistra smarrita oltre a quella falsa e ipocrita  del renzismo e piddismo, ha portato sugli scudi, per evitare il nazionalismo?

Ci vorrebbe almeno un mea culpa che tuttavia non arriverà, più il progetto europeo, appassisce, più si allontana dalle sue mete ideali, più diventa un progetto con un grande avvenire dietro le spalle, più si fingerà di crederci e magari si tenterà di entrare nel meccanismo di gestione del massacro sociale e della corsa alla disuguaglianza, come è accaduto per molta parte delle socialdemocrazie. Si fingerà ancora di credere nei destini salvifici dell’euro e dei trattati ad esso collegati che hanno creato i maggiori squilibri nel continente da secoli o magari ci si appiglierà ai quantative easing della Bce che non ha migliorato per nulla le cose visto che di tutto si aveva necessità tranne che di denaro in una crisi da sovrapproduzione, ma che in compenso ha accelerato il passaggio di risorse verso i ricchi. Un ceto dirigente fallimentare ci sta vendendo un futuro che è già il passato, un Europa federale che è in realtà l’Europa del più forte, dimostrandosi incapace sia di tutelare gli interessi nazionali, sia di attenersi alle regole del sovranazionalismo capitalista.  Si apre l’epoca delle piccole patrie ingiuste.

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Usa: sanzioni alla Russia? No, all’Europa

LEuropa-perde-dalla-sanzioni-alla-RussiaTroppo tardi. La resistenza tedesca e francese contro le nuove sanzioni alla Russia decretate da Washington che colpiscono al cuore l’economia europea potrà dare ben pochi risultati dopo anni e anni di resa, anzi di attiva complicità alle violazioni americane del diritto internazionale: Jugoslavia, Afganistan, Irak, Yemen, Siria, Ucraina, Libia tanto per citare solo i casi più clamorosi. Questo atteggiamento favorito dalle vacue e irresponsabili oligarchie continentali che si sono fatte Nato, ha creato i presupposti per l’arbitrio a tutto campo di Washington che oggi colpisce in prima istanza chi lo ha permesso e favorito.

Non c’è alcun dubbio che le nuove sanzioni anti Russia votate quasi all’unanimità dalla camera dei rappresentanti Usa, costituisce un salto di qualità sullo scenario globale, non sono più un delirante e immorale tentativo di far pagare a Mosca la tracotanza americana e la resistenza russa all’accerchiamento, non costituiscono più una perdita secca per la bilancia commerciale occidentale, ma rappresentano un vero e proprio attentato al futuro dell’ economia europea e al suo futuro bloccando di fatto la sua espansione sui mercati asiatici e tentando di sostituire il gas russo con quello di scisto americano, molto più costoso in termini di denaro (67% in più perciò preparatevi alle nuove bollette) e di subalternità: l’articolo 9 del nuovo provvedimento sanzionatorio di Washington ordina di “respingere il gasdotto Nord Stream 2 per il suo impatto dannoso sulla sicurezza energetica della Ue”  e quello successivo spiega il perché: “il governo degli Stati Uniti ha come priorità  l’esportazione di risorse energetiche degli Stati Uniti, al fine di creare posti di lavoro in America per aiutare gli alleati degli Stati Uniti e rafforzare la politica estera degli Stati Uniti. “.

E’ del tutto evidente che in questo contesto le sanzioni alla Russia sono soltanto un obiettivo parallelo se non addirittura secondario: quello principale è la sottomissione europea in nome degli interessi americani. Ha un bel lamentarsi il ministro degli esteri tedesco che fa dire a un suo portavoce:   “Le sanzioni contro la Russia non dovrebbero diventare uno strumento per la politica industriale degli Usa”. Ha un bel recriminare l’analogo ministero francese il quale dice che “La portata extraterritoriale di queste   sanzioni   appare illecita rispetto al diritto internazionale.” Dopo decenni in cui si è approvato ogni arbitrio di Washington e si è persino provato a trarne un guadagno, vedi Libia e Siria, dopo aver appoggiato la sconcia avventura Ucraina, dopo aver permesso che l’Est europa divenisse una colonia yankee, queste invocazioni al diritto internazionale suonano ridicole e le lamentele per nuove sanzioni “non concordate” hanno un che di patetico: quando mai l’Europa ha avuto o ha voluto avere voce in capitolo? Forse voleva accerchiare la Russia?  Era nei suoi interessi?

Secondo le Monde le sanzioni alla Russia fin da quando furono ideate comprendevano la clausola che non sarebbero state toccate le forniture di gas russo all’Europa: ma il fatto stesso di concordare punizioni assurde, lontanissime da ogni interesse europeo e contrarie a qualsiasi criterio di diritto internazionale, non era già l’espressione di una subalternità che rendeva fiduciosa Washington di poter fare in seguito qualunque cosa? Dopo aver permesso agli Usa di fare scempio della Jugoslavia la sovranità europea ha perso di senso, così come è insensato oggi rivendicare la possibilità di rifornimenti energetici dalla Russia, dopo aver acconsentito ad ammassare truppe ai confini della stessa. Nè si può tornare indietro perché eventuali ritorsioni contro il commercio americano non troverebbero mai l’unanimità visto che i paesetti baltici, la Polonia e altra frittura mista dell’Est sono ormai dipendenze americane.

Anche da questo punto di vista il progetto europeo è naufragato, tanto che ognuno cerca di fare per sé visto come dimostra la Francia di Macron ansiosa di sostituirci in Libia e deciso a dare una stangata alla Fincantieri. L’unica via di uscita sarebbe quella di minacciare l’uscita dal “sistema” militare ed economico americano, prospettando una frattura così grave da dare a Trump la forza di mettere il veto sulle sanzioni del congresso senza essere accusato di essere un  agente di Trump. Ma di certo questo non possono farlo le oligarchie globaliste europee che si troverebbero a mettere in crisi il mondo disuguale che hanno creato e nel quale sguazzano.


Terroristi col porto d’armi

Ogni limite ha la sua pazienza come diceva Totò. Ma questi limiti vengono ormai superati quotidianamente e talvolta in modo così grottesco da far comprendere che la verosimiglianza è ormai un lusso inutile per l’informazione e la dignità del giornalismo una macchia da cancellare. Prendiamo il cosiddetto attentato dell’altro giorno quando un’auto si è schiantata agli Champs Elisees contro una camionetta della polizia, facendo subito gridare al terrorismo, come da apposita velina governativa. Leggo da Repubblica: “Una vettura si è schiantata contro una camionetta della polizia prima di prendere fuoco. Il conducente, estratto dalla macchina in fiamme, è morto. Era noto ai servizi di sicurezza. Nella macchina c’erano anche una bombola di gas e un kalashnikov. Ministro dell’Interno: “È stato un tentativo di attentato. La minaccia terroristica resta altamente elevata”.  Successivamente France Info ci ha fatto sapere che nel bagagliaio della vettura c’erano addirittura novemila munizioni e che “stando all’inchiesta, l’uomo è morto a causa dell’incendio nell’abitacolo della sua Renault Megane, forse, per l’esplosione di parte delle 9.000 munizioni che aveva caricato a bordo insieme ad almeno una bombola di gas, un kalashnikov e due pistole”

Ora tutti noi possiamo avere un’idea di come possa essere ridotta un’auto che prima va sbattere e poi prende fuoco con munizioni nel bagagliaio che esplodono, invece le foto, sempre prese da Repubblica, perché non si dica che mancava questa fondamentale informazione visiva,  mostrano tutt’altro e ditemi voi se la versione ufficiale ha un qualche rapporto con la realtà:

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Police operation underway on Champs Elysees Avenue

 

Lamiere assolutamente intatte quando sappiamo bene cosa provochi il minimo urto, bagagliaio pure e al massimo può aver preso fuoco il sedile posteriore come accade per i mozziconi che finscono a tradimento sulle tappezzerie, mentre i vetri sono stati rotti dai poliziotti accorsi. Chissà magari è un attentato sponsorizzato dalla Renault. Ma il bello deve ancora venire perché  questo terrorista è davvero stravagante e lo sono ancora di più quei servizi destinati a offrire la sicurezza degli spot in cambio di libertà: secondo la televisione pubblica francese l’uomo era schedato e segnalato come islamico radicalizzato, ma nonostante questo aveva regolare porto d’armi che gli era stato rinnovato a febbraio scorso. Non paghi di questo mar di Cambronne in cui navigano e comunque inchiodati alla versione terroristica, gli inquirenti non possono però nemmeno dire che sono stati presi completamente alla sprovvista e così hanno fatto sapere che l’attentatore “avrebbe giurato fedeltà all’Isis e si sarebbe vantato di fare il doppio gioco, utilizzando l’hobby del tiro sportivo per creare un arsenale finalizzato a scopi terroristici”. La pezza è ancora peggiore del buco. Magari si dilettava di tiro al piattello col kalashnikov e per prenderlo ci volevano centinaia di proiettili.

Ma andiamo, mi piacerebbe sapere quale funzionario dei servizi o commissario sia sia inventato questa versione alla Clouseau per mettere insieme una storia senza senso imperniata sulla necessità di mantenere viva la paura del terrorismo, ma nel contempo in grado di nascondere l’area grigia quale fermentano intrecci oscuri e nefasti tra servizi e terrorismo, particolarmente evidenti nella Francia neocoloniale, ma  destinati inevitabilmente a finire al di fuori di ogni controllo. Di certo ben pochi potrebbero pensare a un attentato più fasullo di questo che è totalmente privo di senso da qualunque parte lo si guardi. D’accordo che l’insensatezza è una delle cifre della contemporaneità, ma qui siamo al terrorismo dadaista che oltre a permettere la continuazione dello stato di emergenza, distrae da notizie molto più allarmanti: per esempio da quella del costante  aumento delle disuguaglianze in Francia: secondo i dati pubblicati meno di due mesi fa, il tenore di vita del 10% più ricco è aumentato mediamente di 3000 euro l’anno, mentre quello del 10% più povero è sceso di 360 euro. Ci sono insomma oltre un milione di poveri in più. E si ha paura del terrorismo.

 


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