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La “piccoleur” di Macron e la vittoria dei gilet gialli

Francia_GiletGialli_Afp3.jpg_997313609E’ accaduto qualcosa di inaspettato e in un certo senso di straordinario: mentre in Italia le menti illuminate erano impegnate a capire chi fossero i gilet gialli per poterli etichettare e decidere se facevano parte o meno del loro bon ton politico, Macron ha ceduto su tutta la linea. Nel tentativo di salvare se stesso e il governo di fiducia dei banchieri ha chiesto scusa e ritirato definitivamente i provvedimenti di aumento delle accise che avevano fatto da innesco al divampare dell’incendio, ma ha dovuto promettere molto di più per sedare la rivolta: ha promesso un aumento di 100 euro al mese del salario minimo (senza aggravio per di datori di lavoro che saranno risarciti sui contributi), la cancellazione di una nuova odiosa tassa sulle pensioni inferiori ai 2000 euro al mese, la detassazione degli straordinari e si è impegnato ad ottenere dalle  aziende un bonus di fine anno. Oltre a questo ha annunciato una legge elettorale che tenga conto delle schede bianche e un percorso di un decentramento dello Stato.

Come si può vedere si è andati ben oltre l’aumento dei carburanti e se anche non si tratta tratta di una rivoluzione, anzi di piccoli provvedimenti, di semplici sedativi per il popolo, per la prima volta in so quanti anni si è arrestata la corrente che portava soldi ai ricchi e sottraeva diritti ai poveri,  mostrando una decisa inversione di tendenza perché la pressione popolare è stata così forte che bisognava impedirne il dilagare. Ora su questo vorrei fare alcune considerazioni così ovvie e banali che appunto non vengono mai fatte per paura che esse scavino delle consapevolezze. La prima è che il successo della rivolta dei gilet gialli è stata dovuta al fatto che le richieste sono ben presto divenute generali e che perciò hanno creato una forte saldatura fra molte aree della società che le elite neoliberiste cercano continuamente di dividere: insomma la protesta ha acquisito fin dai primissimi giorni un carattere politico nel senso più vero del termine, ha messo sotto accusa le tesi dell’austerità europea  e non è si è fermata al rivendicazionismo di categoria o generazionale o alla protesta su temi circoscritti che ormai da decenni esce perdente dallo scontro con il potere. Insomma il terzo stato si è raccolto e la stessa simbologia adottata, quella dei giubbotti gialli, equipaggiamento obbligatorio su ogni auto, è stata azzeccatissima ponendosi subito l’idea di volersi porre come rappresentanza generale.

La seconda considerazione, anche questa piuttosto ovvia è che è entrata in crisi la capacità di seduzione di un intero modello che ormai mostra il suo vero volto: i gilet gialli sono l’espressione di una Francia profonda, quella dei centri piccoli e medi, non quella delle banlieu metropolitane, trasformate in lager dell’accoglienza pelosa e ha mostrato la saldatura fra ceto operaio che ha perso ogni prospettiva di risalire la china sociale e la piccola borghesia che invece si sente trascinata verso il basso. Per dirla in due parole si è invertita quella corrente di speranza in una crescita sociale che è stato il motore keynesiano del dopoguerra e che ha continuato per anni a fare aggio politico per pura inerzia anche molto dopo il suo esaurimento. L’informazione mainstream dopo aver demonizzato la rivolta nella convinzione che sarebbe stata un fuoco di paglia adesso cerca di minimizzarne gli aspetti pericolosi, dicendo che è stata un’insurrezione contro Macron, come se quest’ultimo non fosse un entusiasta dell’austerità reazionaria espressa dalla Ue e non venga contestato proprio per questa sua qualità.

La terza considerazione riguarda da vicino il nostro Paese e i rapporti con l’Europa: le promesse di Macron non sono compatibili con le previsioni di bilancio della Francia che già sforavano i diktat europei in maniera assai più decisa rispetto quelle italiane senza tuttavia incorrere nelle procedute di infrazione che Bruxelles ci ha invece ammannito. Ora il divario di trattamento si fa decisamente più vistoso e si fa ancora più vistosa non soltanto l’idiozia delle regole imposte dalla moneta unica, ma il carattere puramente politico e punitivo della Ue nei confronti del nostro governo politicamente scorretto. A questo punto un cedimento di Conte e dei suoi luogotenenti ( purtroppo assai probabile sulla via del patchwork politico) sarebbe ancora più grave perché si tratterebbe della  resa di fronte a un nemico che si trova in difficoltà e confusione. L’Ue non può certo sanzionare anche la Francia visto che il gioco egemonico della Germania e dei suoi accoliti verrebbe troppo allo scoperto, deve far finta di nulla per salvare il suo bancario all’Eliseo ed evitare  guai peggiori, dunque non può che infierire sull’Italia che ha fatto lo sgarro peggiore, ma che è anche priva della volontà di perseguirlo.

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Ecco la democrazia secondo Bruxelles

CatturaOggi me la voglio prendere comoda e pubblico semplicemente un video, che ha fatto il giro del mondo e si mostra come la polizia abbia trattato gli studenti impegnati nella protesta contro la riforma della scuola e dell’università in senso privatistico. Come si può vedere le scene sono da campo di concentramento e mostrano il volto vero del macronismo che è poi lo stesso dell’Europa che lo ha voluto in quanto enfant prodige del mondo finanziario. In quelle immagini si scorge oltre ogni dubbio una mentalità e un progetto di società servile che porta con sé lo stesso fascismo e autoritarismo che dice di voler combattere con la marea di ipocriti che assentono con la testa che suona come le maracas al carnevale di Rio. L’imbarazzo del governo francese è stato palpabile, non tanto per i 146 arresti quanto per il fatto che le immagini sono scioccanti,  visto che non riprendono la violenza durante lo scontro che è deprecabile, però in qualche modo comprensibile, ma mostrano quella successiva nella quale i “prigionieri” vengono messi al muro e fatti inginocchiare, totalmente al di fuori dell’adrenalina del corpo a corpo. Sembra di vedere scene sudamericane o quelle della Francia di Vichy e riproducono in qualche modo quelle del G8 di Genova.

La scusa addotta dalla ministra della Difesa, Florence Parly,  è stata quella della violenza che ha costretto i poliziotti ad intervenire. E’ una miserabile giustificazione, una fuga per la tangente perché intanto le immagini si riferiscono a momenti molto successivi agli scontri e poi perché questi avvengono proprio perché le persone si sentono private della partecipazione e si trovano a vedere calata all’alto ogni cosa da parlamenti che hanno ormai una rappresentatività solo mediatica e non reale. Quindi l’accusa ancorché pretestuosa va restituita al mittente.

 


I gilet gialli e la confusione europea

big_736041afd03c51284ab89f98f2bf1456Una delle definizioni basiche di intelligenza è quella che fa riferimento alla comprensione del contesto in cui si è immersi per poter agire dentro di esso in modo appropriato e sopravvivere o prosperare o cambiarlo. In queste tre possibilità ci sono in pratica tutte i diversi livelli e qualità di intelligenza perciò sarebbe interessante un test del QI ambientale per i dummies europeisti che chiedesse una risposta all’ultimo paradosso continentale: come mai a rallegrarsi maggiormente per la jacquerie dei Gilet gialli che attraversa la Francia e mette in crisi nera Macron il quale si trova anche ad affrontare dissidenze nelle forze armate (vedi nota) , siano proprio gli oligarchi della Germania allargata? Intanto perché i tumulti, scoppiati sull’onda di una protesta contro l’aumento delle accise sui carburanti, si è ben presto trasformata in una contestazione a tutto tondo dell’austerità Ue e si è allargata a richieste del tutto incompatibili con la permanenza nell’area euro – come d’altronde era prevedibile – così adesso non potrà che essere repressa con tutti i mezzi senza che le sue istanze trovino nemmeno un tavolo di discussione, nemmeno un talk show disposto ad abbandonare la condanna preventiva. Ma soprattutto perché spazza via la proposta macroniana di un riequilibrio di bilancio europeo che terrorizzava quei Paesi, Germania in testa, che hanno lucrato a man bassa sulla moneta unica e ora non vogliono concedere nulla. Intendiamoci quella dell’inquilino dell’Eliseo  era più che altro una posizione di facciata, gestita per ottenere maggiore flessibilità e rendere più graduale e radicale il massacro, ma non di meno si traduceva anche senza volerlo in una posizione nazionale che non piaceva affatto a Bruxelles e ai poteri finanziari.

Sono esattamente queste le ragioni per cui il ministro delle finanze olandese si compiace del fatto che Macron sia diventato “un topolino da elefante che era” perché così l’austerità non solo non sarà mitigata, ma verrà resa più stringente, senza dover rimetterci nemmeno un quattrino dal maltolto. Certo ci troviamo di fronte a un quacchero dell’economia di limitatissima intelligenza che ha difficoltà a comprendere come questo disegno stia tramontando, ma esprime il sentire comune dell’oligarchia europeista, la quale ancora una volta si trova di fronte allo svuotamento degli uomini sui quali aveva puntato e alla necessità di cambiarli. Tuttavia all’interno di questo mondo ormai si scontrano due tesi contrapposte: quella più stupida ancorché ancora maggioritaria di accanirsi senza pietà, alla maniera greca insomma, contro i reprobi in maniera da sedare qualsiasi dissidenza e si tratta della fazione che ha ordito la bastonatura del bilancio italiano. Costoro che potrebbero essere rappresentati da Friedrich Merz, uno dei probabili successori della Merkel,  badano esclusivamente al soldo e aborrono una frantumazione dell’area euro per motivi di lucro “Se l’euro falisce, siamo  noi quelli che ne soffriremo di piùAvremmo una  rivalutazione del 25%, non  deve  accadere”. Ecco il vero europeista privato dalla pelle retorica.

Poi ci sono i più intelligenti che invece stanno comprendendo che la partita è comunque persa, non solo perché si annuncia un nuovo periodo di  recessione europea, ma anche perché le dottrine austeritarie non si rivolgevano solo vero la periferia europea, ma anche contro i ceti popolari della Germania che sono stati egualmente sottoposti a precarizzazione, sottrazione di welfare e di diritti, a stagnazione salariale e a taglio delle pensioni. La dottrina dell’austerità dentro la quale è nata la moneta unica, non aveva nulla di economico, era un progetto politico neoliberista di spoliazione e di concentrazione dei profitti che si è tradotto in un clamoroso fallimento in un continente che non dispone di armi di ricatto globale. Il problema a questo punto è garantire la sopravvivenza delle elites che hanno creato il disastro e questa fazione trova una via ‘uscita proprio nella riduzione dell’area della moneta unica, in maniera da evitare qualunque riequilibrio che metta in pericolo la cosiddetta pace sociale ed eviti ogni contagio dall’esterno. In questo senso si guarda ad un’uscita morbida dalla moneta unica dell’Itala e di altri Paesi cercando di salvare all’interno la tesi di un successo dell’austerità messa in crisi dagli spendaccioni del sud. Per questo l’economista Heiner Flassbeck, fa questo invito indiretto:  “Se all’interno dell’Euro un paese è esposto alla speculazione esattamente come se nell’Euro non fosse mai entrato, che senso ha allora continuare a farne parte?”(qui l’articolo completo).  Insomma la confusione e l’ipocrisia si aggirano per l’Europa e chi non la vede temo sia confuso e/o  ipocrita a sua volta.

 

Nota L’ ex generale Didier Tauzin, ben noto alle cronache francesi per le vicende del Ruanda e con ambizioni politiche ha pubblicato una lettera aperta destinata a Gilet gialli:

“Vivo in un villaggio del Perigord che non fa eccezione alla desertificazione, all’impossibilità per i giovani di trovare lavoro, all’obbligo di prendere la macchina per una baguette, alla chiusura di servizi pubblici e alla rimozione inesorabile di servizi sanitari.

Contrariamente a ciò che il governo e alcuni media vorrebbe farci credere, “i gilet gialli” non sono estremisti pericolosi, sebbene possano esserci infiltrazioni di malintenzionati. Li conosco perché li incontro tutti i giorni, a differenza dei nostri governanti per i quali la miseria è solo una curva su un grafico. Sono francesi che non ce la fanno più, francesi  responsabili e laboriosi, proprio le persone che sono sdegnosamente etichettate “senza denti”, “analfabeti” ( da Macron ndr) e che sono abbandonati da coloro che dovrebbero essere al loro servizio. Sono francesi senza speranza ed è qui è il pericolo.  Divenire consapevoli di questo e intraprendere i giusti passi ora è una questione di sopravvivenza. 

Tuttavia scongiuro i “gilet ialli” di non commettere imprudenze o accettare provocazioni. Tutto può sfuggire di mano molto rapidamente e temo che il governo non farà nulla per calmare la situazione.  Mi sembra ovvio che questo movimento sia stato, all’inizio, totalmente spontaneo; oggi, se cresce con leader identificati, sarà facile infiltrarlo con piccoli gruppi che vogliono solo disordine e rottura. Ve lo ripeto: vi scongiuro di stare attenti, ogni scivolamento può essere fatale per screditare richieste legittime e condurre la Francia verso un punto di non ritorno. Alcuni non stanno aspettando altro. 

Non lasciatevi manipolare, state attenti alle infiltrazioni di qualsiasi tipo, siate calmi e cauti, non rispondete alle provocazioni e non lasciatevi sopraffare dalla situazione, perché la disperazione può portare a violenze che non risolvono nulla e darebbero solo dei pretesti ai vostri avversari. E chiedo la stessa cosa alle nostre forze dell’ordine: agite con onore!”

 


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