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Femminismo alla Boscaiola

ghgliotAnna Lombroso per il Simplicissimus

“Il movimento #MeToo ha il grandissimo merito di aver fatto prendere consapevolezza della necessità di denunciare e ha accesso i riflettori su un tema grave e trasversale come la violenza psicologica, fisica e sessuale sulle donne nelle relazioni di potere”. È  l’ex Ministra Boschi che parla. E aggiunge: “credo che quello che ho fatto io, nel bene o nel male, sia stato accettato con più fatica che non se l’avesse fatto un uomo”.

Mai come in questi anni l’eclissi dell’ideale di progresso è stata segnata da tremendi paradossi. Mai come oggi proprio i più esposti, i più vulnerabili: troppo giovani, troppo vecchi troppo poveri troppo donne, troppo “altri”, troppo diversi,  scontano le magnifiche sorti di una modernità regressiva, fatta di scoperte scientifiche ed applicazioni tecnologiche, iniquamente accessibili e differentemente distribuite.

Mai come oggi  formidabili ritrovati per contrastare malattie e eventi naturali sono soggetti a disuguaglianze che fanno sì che non vi abbiano accesso i più, che aumentino quelli che non possono usufruire di cure e farmaci, così come terremoti e alluvioni hanno perso il carattere di “livella” e abbattono e travolgono geografie, borghi e abitazioni di chi non ha potuto proteggersi, di chi ha conquistato una casetta senza requisiti di tutela e sicurezza, magari sotto un ponte, su argini di fiumi ribelli dove ormai è rischioso anche andare a fare una gita, in territori feriti dalla speculazione e dal cemento selvaggio.

Mai come oggi noi che sembriamo fortunati per essere stati sorteggiati dalla lotteria naturale nascendo dove leggi dovrebbero regolare relazioni umane e sociali, lavoro e istruzione e tutte le attività umane, se apparteniamo a quelle categorie di serie B, quelle dei “troppo” – la maggioranza dunque – patiamo   crudeli sofferenze per l’egemonia implacabile della flessibilità che sprofonda chi sta sotto padrone nell’abisso della soggezione all’arbitrarietà, all’intimidazione, alla competizione spietata che cancella ogni residua forma di coesione e solidarietà.

Mai come oggi perfino le parole e i valori che rappresentano derise o messe all’indice o soggette a aberranti trasformazioni: l’etica in moralismo, la compassione in buonismo, la sicurezza in repressione. Mai come oggi vengono propagandati come necessaria arma di difesa l’egoismo in modo che si possa essere attrezzati alla lotta eterna di lupo contro lupo, salvo che quelli almeno vivono in branco, e come premio, per il liberato istinto di sopraffazione, visibilità, censo, fama sia pure anche solo virtuale a colpi di mi piace. Mai come oggi questa forma di guerriglia perenne e solo a bassa intensità si deve consumare tra uguali, tra soggetti che vivono allo stesso livello o meglio ancora ai danni di chi sta ancora più giù, perché invece nelle relazioni con chi comanda deve vigere il primato della docile accondiscendenza, della soggezione remissiva, pena la perdita, la condanna alla sommersione  e alla deplorazione dei momentaneamente “salvati”, sicché i diritti sono retrocessi a elargizioni e la loro richiesta sempre più sommessa a irrealistiche pretese; i talenti e le vocazioni a ridicole e poco plausibili aspirazioni, criticabili se provengono da ceti immeritevoli, quelli impoveriti e penalizzati per aver voluto troppo, comprese garanzie, pensioni, tutela dei risparmi. rispetto della dignità.

Se vi chiedete cosa c’entri con tutto questo la Boschi, la risposta è facile.  La disgregazione del tessuto sociale e la svalutazione di ogni richiesta di diritti e prerogative sono state favorite e legittimate da chi si è autoproclamato portatore e interprete del progressismo e del riformismo, inteso inizialmente come tentativo maldestro di addomesticare il sistema capitalistico e di mercato, poi come esplicito appoggio. Spacciandolo come doverosa manifestazione di realpolitik, come avveduta espressione di ragionevolezza e moderatezza rispetto alle intemperanze estremiste di chi chiedeva sempre più flebilmente uguaglianza liberà e fraternità, regredite ad arcaiche reminiscenze da riporre in soffitta.  In modo che tutto quello che riguardava affrancamento, liberazione, riappropriazione della dignità venisse svuotato di significato per diventare oggetto di stanche celebrazioni, di giornate della memoria, o peggio ancora, della concessione di briciole al disotto del minimo sindacale, come è avvenuto per le coppie di fatto, occasione per dare un po’ di guazza alla propaganda e alle celebrazioni folcloristiche, purché non si tocchi l’istituto familiare sacro per la perpetuazione di modelli inclusivi e recessivi, con la condanna dei ruoli femminili a destini secondari imposti dalla necessità di sostituire tutto quello che Stato e società negano.

Così se tutti siamo ridotti a merce, alle donne spetta di essere strumenti di servizio, attrezzi da impiegare per far funzionare lo “stile di vita”, da oliare offrendo qualche contentino che viene direttamente dal bagaglio del politicamente corretto, con il suo gergo e i suoi slogan indirizzati a farci accontentare di qualche brioche, delle desinenze in A, delle invettive contro il consumo patinato dei corpi femminili, delle denunce tardive di svariate tipologie di sporcaccioni che occupano partiti e showbusiness, della creazione degli osservatori sul linguaggio sessista, delle quote rosa.

Mentre intanto noi tiriamo la carretta, che assomiglia a quella che portava le aristocratiche a Place de la Concorde. Ma quelle che per censo, affiliazione, mimetismo allora sarebbero state le condannate, sono quelle che partecipano furiosamente alla morte di una aspettativa di libertà dallo sfruttamento per uomini e donne che ne soffrono doppiamente. Che collaborano e dettano le leggi dell’ingiustizia e della discriminazione, ricordando la loro “origine”  femminile tradita e offesa e invitando all’immunità di genere solo quando scricchiola il loro trono usurpato. Beh, per i loro crimini se la meritano davvero la ghigliottina.

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39 responses to “Femminismo alla Boscaiola

  • Anonimo

    l’italia è ancora a galla dopo la crisi del 2008 perche la BCE ha attuato una politica simil Keynesiana di acquisto residuale dei titoli pubblici italiani.

    Il Keynesismo Non è morto, “ma vive e a volte lotta assieme a noi”.

    Ma Jorge non se ne è accorto.

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  • jorge

    ASSURDITA DI CHI RIPROPONE IL KEYNESISMO :

    il keynesismo è fallito, così come è fallita l’unione sovietica, e come sono in via di fallimento le maggiori economie capitalistiche, che vanno avanti solo grazie al capitale fittizio ( sfera finanziaria)

    che la spesa pubblica keynesiana accresca la domanda, non migliora nulla, Oggi le spese tecniche propedeutiche alla produzione sono così grandi da non poter essere remunerate (e talvolta nemmeno recuperate), prima che tale remunerazione avvenga già il capitalista deve nuovamente spendere per impianti tecnologicamente più avanzati, pena rimanere fuori mercato (concorrenza)

    C’e un rapporto matematico definito dal saggio di profitto, ad es. io applico capitale 5 e recupero profitto 2 (rapporto 5 a 2)

    Se a causa delle politiche keynesiane la domanda triplica, io devo applicare tre volte 5 e recupero tre volte 2

    per cui, 5 diviso 2 eguale 2,5

    ma anche 15 diviso 6 eguale 2,5

    ovvero, anche se produco e vendo tre volte di più, il saggio di profitto è sempre 2,5, se esso è insufficiente a remunerare il numeratore allora il profitto resta una chimera

    il rapporto è sempre 2,5, che numeratore e denominatore siano 5 e 2, oppure 15 e 6, in ogni caso resta che il denominatore non può remunerare il numeratore

    Ergo, le politiche keynesiane non possono risolvere la crisi definitiva del capitale, appunto sono già fallite

    Il fenomeno in causa, nella sua forma generica è stato messo in evidenza proprio da adamo smith , marx lo ha solo precisato e collegato allo sfruttamento, ma queste cose i neo-keynesiani bagnai krugman stigliz non vi paeleranno mai, sono interessati a lucrare facendo i consiglieri del principe ( il capitale) e non possono rivelare che questo stesso è arrivato alla fine dei suoi giorni

    Pian piano la crisi irresilvibile del capitale, che prima era solo una teoria, ha trovato una sua base empirica ( anni 70), la conseguenza è stata

    1) la finanziarizzazione, la protesi del capitale fittizio per tenere in vita il capitale agonizzante

    2) la globalizzazione, cui la finanza ha fornito i capitali necessari, ovvero la messa in concorrenza dei territori del mondo per abbassare i salari, anche questa una protesi pe per dare respiro al capitale agonizzante

    A differenza che nella sua fase ascendente ( saggio di profitto accettabile), oggi Il capitale è un vampiro che cammina, che si può tenere in vita solo distruggendo la vita e la società.

    Ma tanto nella fase ascendente che nella attuale decadente, il capitalismo deve fare sempre maggiori profitti, altrimenti li perde tutti, ecco perchè e solo moralismo immaginare un capitalismo che si accontenti di profitti “ragionevoli e no distruttivi”. Troppo lungo parlarne adesso

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  • Anonimo

    Non sono il capitalismo o fascismo strumenti del patriarcato MA VICEVERSA.

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  • Anonimo

    “Il capitalismo è un sistema in crisi irresolvibile, il capitalista non può accontentarsi di un profitto ragionevole, il profitto se non aumenta può solo diminuire (troppo lungo spiegarlo adesso, basterebbe una lettura superficiale del capitale, in tanti citano Marx e poi chiedono moralisticamente un capitalismo che si accontenti di profitti “ragionevoli” )”

    Chi predica di Marx o di “rivoluzione” con grande ed astratta sicumera, probabilmente è un “rivoluzionario” da osteria, Che ha poco senso tattico e Nessun senso strategico…

    Keynes e le Costituzioni democratiche sono stati i mezzi che hanno consentito alle classi subalterne di imbrigliare parzialmente il capitalismo sfrenato ed il profitto sfrenato, chi Non lo sa, ha vissuto gli ultimi 70 anni su Marte.

    per dire, genericamente, le cose buone che hanno portato il movimento operaio ed il partito comunista in italia, Sarebbero state inconcepibili sotto un regime fascista.

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    • Anonimo

      Keynes inteso come politica economica basata sulla domanda aggregata, e sulla spesa pubblica per Investimenti ( magari pochi in ItaGlia…).

      Poi chiaramente , sulla scia delle teorie economiche keynesiane, ci sono state pure politiche socio-economiche mirate ad un benessere sociale diffuso, fossero state pure monche o storpiate dal modus operandi all’itaGliana, ricordando sempre che l’Italia è un Paese che ha perso la guerra.

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  • Anonimo

    “esse donne sono il cardine del patriarcato stesso e sviluppano la peggiore dipendenza verso di esso grazie ad una sorta di sindrome di Stoccolma”

    d’accordo in parte, ma andrebbe riformulata più precisamente:

    esse donne-femministe sono il cardine del Capitale stesso e sviluppano la peggiore dipendenza verso di esso grazie ad una sorta di sindrome di Stoccolma

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  • Anonimo

    “Si tratta di una mediazione fatta con lo strumento dell’amore materno ”

    Io lo chiamerei lo strumento della manipolazione e del condizionamento pavloviano.

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  • Anonimo

    “Tutto ciò, la camera di compensazione, di cui non ci accorgiamo, spiega perchè tanta gente se la prende con l’immigrato e non col capitale. Perchè spesso il maschio impoverito dalla crisi definitiva del capitale sviluppa la fobia verso femministe (che rifiutano i ruolo di camera di compensazione), e cerca l’accordo col sistema del capitale. ”

    Spiega pure, perche le femministe dall’alto dei loro privilegi legati al proprio sesso (EH?!?!) e concessi loro dal Capitale al fine di alimentare il divide et impera, se la prendano solitamente con i maschi delle classi subalterne, che quelli delle classi dominati sono troppo forti…

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  • Anonimo

    “Il capitalismo è un sistema in crisi irresolvibile, il capitalista non può accontentarsi di un profitto ragionevole, il profitto se non aumenta può solo diminuire (troppo lungo spiegarlo adesso, basterebbe una lettura superficiale del capitale, in tanti citano Marx e poi chiedono moralisticamente un capitalismo che si accontenti di profitti “ragionevoli” )”

    Già detto:

    https://comedonchisciotte.org/sulla-morte-della-democrazia-ovvero-di-come-la-finanza-ha-ucciso-la-democrazia-in-occidente/

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  • Anonimo

    “Come si vede, il capo del patriarcato è il capitale, perchè a beneficiare del patriarcato sono anche le donne della borghesia di comando, ma il riferimento al maschile è giustificato da questo ruolo di mediazione svolto dalla donna, che pertanto ha sempre meno potere dell’uomo del al suo stesso gruppo sociale.”

    Donna che è serva felice del patriarca capitalista, o al massimo lagna e fotte al fine di ottenere qualche privilegio legato al proprio particularissimo organo sessuale.

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  • Anonimo

    ” la condanna dei ruoli femminili a destini secondari imposti dalla necessità di sostituire tutto quello che Stato e società negano”

    Io e la Lombroso,viviamo entrambe in ItaGlia, ma in universi totalmente diversi in riferimento a quanto qui sopra scritto!
    Le donne itaGliane che conosco io sono per l’appunto moolto itaGGliane ( tendenzialmente lagna e fotti ecc.), ma non penso nemmeno che sia esclusiva colpa loro… quando si vive in una latrina, prima o poi si inizia a puzzare.

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  • jorge

    Un complimento alla Lombroso, in una epoca che trascina tutti nella regressione culturale e nel primitivismo concettuale, Ella lumeggia con profondi spunti e lampi ricchi di pensiero una realtà una realtà che molti neanche piu riescono a percepire (tantomeno figure blasonate e penne altisonanti)

    Considerazioni d’acchito :

    1) ” la condanna dei ruoli femminili a destini secondari imposti dalla necessità di sostituire tutto quello che Stato e società negano”

    In tutta evidenza ciò è il patriarcato, funzionale allo stato così come è concepito classi dominanti, esso non dovrebbe realizzare spesa e servizi sociali
    —————————

    2 ) Ma quelle che per censo, affiliazione, mimetismo allora sarebbero state le condannate, sono quelle che partecipano furiosamente alla morte di una aspettativa di libertà dallo sfruttamento per uomini e donne che ne soffrono doppiamente.

    Il capo del patriarcato infatti, non è l’uomo o il maschio, il capo del patriarcato è il capitale, che agisce oggi una struttura di dominio (il patriarcato) nato però prima del capitale stesso.

    Normale quindi che le donne della elite sociale difendano il patriarcato, o lo critichinio solo per un interesse carrieristico ma in ultimo lo difendano, perchè il patriarcato sostiene la primazia della loro classe sociale (vedremo in ultimo che significa il riferimento al “maschile proprio del patriarcato)
    —————————-

    3) Il patriarcato prevede che per ogni gruppo , ci sia sempre qualcuno che sta un piccolo gradino peggio, sicché non si sviluppa la critica verso chi sta più in alto o al livello apicale. Per ciascun gruppo c’è la soddisfazione di sentirsi superiore a chi sta immediatamente di sotto , ciò è una camera di compensazione che stabilizza la struttura sociale a vantaggio della classe di comando

    Questa struttura che segmenta i gruppi per livelli successivi, nel mondo del lavoro, come tra le etnie, nei nei ruoli di genere ( anche relativamente ai livelli di reddito) non ha una ratio economica. Ovvero, non ha l’effetto di aumentare l’efficienza e la produttività della economia, serve soltanto a garantire il dividi et impera della classe dominante, è in questo senso che il patriarcato non coincide direttamente col capitale.

    Il vantaggio a livello di reddito che si può avere rispetto a chi è immediatamente sotto, talvolta è minimo, per chi è sottomesso al patriarcato ( e per il tramite di questo al capitale) vale soprattutto l’effetto “camera di compensazione”, che può operare anche inconsciamente
    —————————–

    4 ) Il riferimento al “maschile” proprio del patriarcato, significa che nel patriarcato l’uomo ha sempre più potere rispetto alla donna del proprio gruppo sociale.

    Vigente il patriarcato, all’interno di uno stesso gruppo sociale la donna si rapporta all’uomo come verso un superiore, ciò implica per la donna il ruolo di mediatrice tra la prole immatura ed il capofamiglia patriarcale.

    Si tratta di una mediazione fatta con lo strumento dell’amore materno rispetto l’autorità indiscussa del capofamiglia patriarcale , ciò da alla prole l’abitudine a non discutere il potere paterno in maniera paritaria, ma di accettarlo come dominio, appunto grazie alla mediazione della madre che a questo punto chiarisce il ruolo di Maria per i credenti

    Quando la prole è abituata a non discutere il potere paterno in maniera paritaria, essa prole è educata ad accettare da adulta il potere del capitale in maniera altrettanto naturale e non paritaria, ed a rifarsi nella società con la camera di compensazione costituita da chi sta immediatamente più sotto.

    Questo meccanismo è strutturale, ovvero opera ad di là delle buone pratiche ed intenzioni dei singoli, ed oggi in forme meno rozze rispetto al passato e proprio per questo più efficaci. I singoli sono costretti ad adeguarsi, in tutto o in parte, ad un meccanismo sociale dove il pubblico si tiene col privato (mi pare che la Lombroso talvolta rivendicasse la sessantottina non separabilità tra pubblico e privato)

    Come si vede, il capo del patriarcato è il capitale, perchè a beneficiare del patriarcato sono anche le donne della borghesia di comando, ma il riferimento al maschile è giustificato da questo ruolo di mediazione svolto dalla donna, che pertanto ha sempre meno potere dell’uomo del al suo stesso gruppo sociale. Resta quindi vero che in assoluto il potere dipende dal denaro e non dal genere

    Tutto ciò, la camera di compensazione, di cui non ci accorgiamo, spiega perchè tanta gente se la prende con l’immigrato e non col capitale. Perchè spesso il maschio impoverito dalla crisi definitiva del capitale sviluppa la fobia verso femministe (che rifiutano i ruolo di camera di compensazione), e cerca l’accordo col sistema del capitale. Si capisce anche perchè siano proprio le donne le meno in grado di comprendere e contestare il patriarcato (a parte le carrieriste alla Boschi ma è cosa fittizia), esse donne sono il cardine del patriarcato stesso e sviluppano la peggiore dipendenza verso di esso grazie ad una sorta di sindrome di Stoccolma

    Il capitalismo è un sistema in crisi irresolvibile, il capitalista non può accontentarsi di un profitto ragionevole, il profitto se non aumenta può solo diminuire (troppo lungo spiegarlo adesso, basterebbe una lettura superficiale del capitale, in tanti citano Marx e poi chiedono moralisticamente un capitalismo che si accontenti di profitti “ragionevoli” )

    Il profitto deve essere per forza “irragionevole”, ecco perchè il sistema del profitto oggi può solo distruggere la società, e probabilmente ci riuscirà avendo dalla sua la forza condizionante de patriarcato che è il maggiore fattore che impedisce la lotta di classe

    Circa la relazione tra pubblico e privato : GWF Hegel, Lineamenti di filiosofia del diritto ( sezione famiglia- società civile)

    Sul patriarcato, Marx Engels : l’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato. Deleuze Guattari. capitalismo e schizofrenia. Rilevanti alcuni passaggi Horkheimer – Adorno

    Sulle donne che sono le più incapaci di capire cosa sia il patriarcato e di criticarlo, gli scritti di Luce Irigarey

    Per chi avesse interesse a capire perchè il profitto deve aumentare sempre di più oppure scompare, Karl Marx, il Capitale, (parte sulla riproduzione allargata)

    In generale , meno complottismo facile facile, meno moralismo ancora più facile, un po più studio ed applicazione. Altrimenti il nemico studia al posto nostro e ci incula

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    • Anonimo

      Lei Jorge scambia fascismo ed oligarchia para fascista per patriarcato (?!?!)… in questo è molto sinistrato all’itaGlia , di quella sinistra sinistrata che ha equiparato la resistenza al fascismo, confondendo legittima difesa con aggressione, nel Peggiore tipo di mistificazione di stampo fascista… ed è inutile tentare di nasconderlo da 30 anni almeno in itaGlia sta gradualmente risorgendo il fascismo, ammesso che sia mai davvero morto.
      Con il suo cianciare da femminismo all’itaGliana, non fa altro che confondere le carte, e rendere più difficoltosa l’individuazione del nemico di classe contribuendo ad ostacolare una coscienza e una solidarietà di classe , e Non di genere sessuale.
      Che il patriarcato sia stato in qualche misura funzionale al fascimo , lo si può anche dire… ma il problema non era il potere del padre o della madre, ma Come questo potere veniva esercitato, in modo Fascista o No.
      A me Non fa alcuna differenza subire prevaricazioni da un uomo o da una donna sempre di violenza di derivazione fascista, si tratterebbe.

      Che un Kapo si uomo o donna a me Non può fregare di meno, quel che mi urta è il suo comportamento violento e Fascista!

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    • Anonimo

      “Quando la prole è abituata a non discutere il potere paterno in maniera paritaria, ”

      Così come ha insegnato loro una donna, la madre, strumento del Capitale, come lei stesso sta dicendo indirettamente.

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    • jorge

      ASSURDITA DI CHI RIPROPONE IL KEYNESISMO :

      il keynesismo è fallito, così come è fallita l’unione sovietica, e come sono in via di fallimento le maggiori economie capitalistiche, che vanno avanti solo grazie al capitale fittizio ( sfera finanziaria)

      che la spesa pubblica keynesiana accresca la domanda, non migliora nulla, Oggi le spese tecniche propedeutiche alla produzione sono così grandi da non poter essere remunerate (e talvolta nemmeno recuperate), prima che tale remunerazione avvenga già il capitalista deve nuovamente spendere per impianti tecnologicamente più avanzati, pena rimanere fuori mercato (concorrenza)

      C’e un rapporto matematico definito dal saggio di profitto, ad es. io applico capitale 5 e recupero profitto 2 (rapporto 5 a 2)

      Se a causa delle politiche keynesiane la domanda triplica, io devo applicare tre volte 5 e recupero tre volte 2

      per cui, 5 diviso 2 eguale 2,5

      ma anche 15 diviso 6 eguale 2,5

      ovvero, anche se produco e vendo tre volte di più, il saggio di profitto è sempre 2,5, se esso è insufficiente a remunerare il numeratore allora il profitto resta una chimera

      il rapporto è sempre 2,5, che numeratore e denominatore siano 5 e 2, oppure 15 e 6, in ogni caso resta che il denominatore non può remunerare il numeratore

      Ergo, le politiche keynesiane non possono risolvere la crisi definitiva del capitale, appunto sono già fallite

      Il fenomeno in causa, nella sua forma generica è stato messo in evidenza proprio da adamo smith , marx lo ha solo precisato e collegato allo sfruttamento, ma queste cose i neo-keynesiani bagnai krugman stigliz non vi paeleranno mai, sono interessati a lucrare facendo i consiglieri del principe ( il capitale) e non possono rivelare che questo stesso è arrivato alla fine dei suoi giorni

      Pian piano la crisi irresilvibile del capitale, che prima era solo una teoria, ha trovato una sua base empirica ( anni 70), la conseguenza è stata

      1) la finanziarizzazione, la protesi del capitale fittizio per tenere in vita il capitale agonizzante

      2) la globalizzazione, cui la finanza ha fornito i capitali necessari, ovvero la messa in concorrenza dei territori del mondo per abbassare i salari, anche questa una protesi pe per dare respiro al capitale agonizzante

      A differenza che nella sua fase ascendente ( saggio di profitto accettabile), oggi Il capitale è un vampiro che cammina, che si può tenere in vita solo distruggendo la vita e la società.

      Ma tanto nella fase ascendente che nella attuale decadente, il capitalismo deve fare sempre maggiori profitti, altrimenti li perde tutti, ecco perchè e solo moralismo immaginare un capitalismo che si accontenti di profitti “ragionevoli e no distruttivi”. Troppo lungo parlarne adesso

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    • Anonimo

      ops… il commento andava fatto qui:

      “l’autore dell’articolo qui sopra, però , scambia il capitalismo per liberismo (pressoché inesistente nei fatti quest’ultimo…) .
      Il capitalismo è l’aspetto peggiore del già nefasto liberismo .”

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    • Anonimo

      l’autore dell’articolo qui sopra, però , scambia il capitalismo per liberismo (pressoché inesistente nei fatti quest’ultimo…) .
      Il capitalismo è l’aspetto peggiore del già nefasto liberismo .

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  • Femminismo alla Boscaiola | infosannio

    […] (Anna Lombroso per il Simplicissimus) – “Il movimento #MeToo ha il grandissimo merito di aver fatto prendere consapevolezza della necessità di denunciare e ha accesso i riflettori su un tema grave e trasversale come la violenza psicologica, fisica e sessuale sulle donne nelle relazioni di potere”. È  l’ex Ministra Boschi che parla. E aggiunge: “credo che quello che ho fatto io, nel bene o nel male, sia stato accettato con più fatica che non se l’avesse fatto un uomo”. […]

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