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Robot e zombi

robot_vs__zombie_by_iamo76-WEBOgni tanto filtrano buone notizie che dovrebbero essere tema di attenta riflessione, di stimolo all’analisi e motivi di riscatto che tuttavia, dopo aver prodotto un breve squillo di tromba, si tramutano in inutile fanghiglia nella morta gora tra politica e dell’informazione senza riuscire smuovere il discorso pubblico dai suoi topoi. Una di questa buone notizie è stata data dal Sole 24 ore meno di una settimana fa:  nel 2017 la  crescita della robotica industriale italiana è stata seconda solo a quella della Cina che come al solito sta su un altro pianeta e oggi produce il 58% dei robot in tutto il mondo. Ora questo è certamente un motivo di orgoglio e di speranza perché risultati così positivi in un campo di punta della tecnologia e per di più raggiunti nel corso di un processo complessivo di deindustrializzazione,  significa che il nostro Paese non è solo pizza , sartoria e turismo straccione, ma ha anche grandi risorse non valorizzate e spesso misconosciute

Ma agitare ogni tanto le bandierine per poi riporle nel cassetto non serve a nulla, anzi innestandosi su una logica perversa che sfrutta i complessi di inferiorità del dopoguerra e della colonizzazione americana, sembra funzionale alla narrazioni dell’oligarchia continentale: il dato ripreso dal Sole infatti ci dice che siamo un formidabile concorrente nel mondo, ma soprattutto in Europa e che il dover operare con una moneta innaturalmente alta per il nostro sistema produttivo non fa altro che castrarci a beneficio di altri sistemi industriali che hanno puntato su produzioni mature, mentre in quelle di punta non appaiono altrettanto forti. Insomma la moneta unica oltre ai deleteri effetti sociali di cui è principale strumento costituisce anche una fonte di dissimetria che avvantaggia indebitamente il centro del continente a detrimento della sua periferia, ma soprattutto dell’Italia che è l’unico vero rivale industriale della Germania. Così sotto il paravento dell’unità europea si nasconde il gioco infame delle egemonie continentali.

Quindi non possiamo stupirci se la scarsa consapevolezza delle nostre possibilità venga  sfacciatamente usata per terrorizzare le persone sul crollo di un’eventuale divisa nazionale che si svaluterebbe del 30 per cento a sentire Mediobanca che dello status quo ha fatto una religione o del 20 per cento secondo banca Nomura. In realtà tutto questo è solo una favola: addirittura c’è che pensa che un futura Lira rimarrebbe stabile, anzi addirittura dopo i primi assestamenti rischierebbe una piccola rivalutazione intorno all’ 1%. che sarebbe comunque vantaggioso visto che un marco tedesco di rivaluterebbe del 14 %  A dirlo non sono io, ma uno studio  dall’Ofce, l’Osservatorio francese della congiuntura economica., il quale per chi chi non lo sapesse è stato fondato nel 1981 da Raymonde Barre, viene finanziato dallo Stato francese ed è affiliato  affiliato alla mitica università di Sciences Po, dove si forma una parte consistente dell’élite transalpina. Per vent’anni ne è stato presidente l’economista Jean-Paul Fitoussi, che attualmente è direttore della ricerca.  Il cosiddetto rischio di ridenominazione, ovvero di cambio di divisa  è pari praticamente a zero sui tre fronti analizzati dallo studio: bilancio e banca centrale; società sia finanziarie che di altro settore e famiglie. Una tripletta che nessun altro può vantare. Non c’è bisogno di sottolineare che questo studio firmato da Cédric Durand e Sébastien Villemot è stato completamente censurato da noi perché, contrariamente alla vulgata corrente, dimostra che il Paese non ha niente da temere e tutto da guadagnare dall’uscita dall’euro. Addirittura l’Italia è lo Stato che uscirebbe meglio dal trauma del cambio di moneta.

Del resto i timori del mostro nascosto nell’ombra, ovvero del leggendario default sono abbastanza infondati, anche per la stessa Ocse, visto che comunque i titoli di stato venduti fuori dall’Italia rimarrebbero denominati in euro o in caso di abbandono generale della moneta unica in qualche unità di conto europeo che andrebbe a sostituirlo, tipo Ecu o euro bancario. Il fatto è che se anche un eventuale passaggio di moneta sarebbe conveniente per il Paese, non lo sarebbe per la razza padrona che ha trovato nell’euro l’abili perfetto per polverizzare le conquiste sociali dell’ultimo secolo e aumentare a dismisura i propri profitti con pochissimo sforzo: con una moneta nazionale la redistribuzione sarebbe di fatto inevitabile. Purtroppo se la produzione di robot va alla grande, quella di zombie disponibili a farsi intimidire e a vivere sotto la cappa delle narrazioni e della paura è di gran lunga maggiore.

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3 responses to “Robot e zombi

  • Anonimo

    “Nel capitalismo babbo natale non esiste”

    In realtà che l’Italia dovrebbe guardarsi intorno per cercare degli alleati più affidabili di UE e USA, come accenna il simplicissimus nell’articolo:”Conte, i conti e ciò che conta” , Non è sbagliato.

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    • jorge

      @ Anonimo gentile et cortese, ma anche @ tutti

      Bene cercare altre sponde, per avere in generale più potere contrattuale, Poi si deve saperlo usare a 360 gradi, è il senso del multilateralismo. Per il resto nessuno regala nulla, a differenza di quanto pensano taluni intrisi chi di moralismo, E proprio si queste ultime ore la notizia che la Cina ha chiesto all’Etiopia di programmare misure di contenimento del debito pubblico, in attesa di queste la Cina comincia un progressivo ritiro dagli investimenti in Etiopia concordati bilateralmente

      Contemporaneamente, il presidente di confindustria partecipando ad un convegno del Pd, si è detto preoccupato per l’iniziativa cinese rivolta alla costruzione di infrastrutture logistiche detta “Via della Seta” ,

      Il motivo, ha detto Boccia è che questa permetterà alla Cina di inondare con le sue merci l’ Europa e l’Italia piu di quanto non faccia oggi, data la maggiore pervasività delle merci cinesi, Anche per i bassi salari, lo stato sociale solo embrionale che c’è li, cosa non detta da Boccia perchè tali mancanze per lui non sono un disvalore

      L’ Italia fa bene circa i robot industriali, e questo grazie alla lotta di classe, poichè è una capacità di cui fu pioniera la Fiat con la società Comau, che sviluppo i primi robot-gate per diminuire il personale nei reparti verniciatura, i più combattivi in assoluto.

      Una lotta di classe che sarebbe comunque continuata se il Pci ed il sindacatoe non avessero represso politicamente (austerutà di Berlinguer, Lama svolta dell’ Eur) e giudiziariaente (tipo 7 aprile) la spinta di classe nata col sessantotto, Facendo così trovare isolati gli operai che occuparono mirafiori a inizio 80, solo così Romiti e Roasio poterono organizzare la marcia dei 40.000 che mise fine ad un decennio di riscossa

      Oggi l’italia, grazie agli svenditori Prodi e soprattutto D’alema, oltre che per conseguenza della crisi del 2008, e sostanzialmente un sub fornitore dell’economia tedesca, c’è un salto logico nel passare dalla situazione dei robot industriali all’immagine di Super Italia non appena si esca dell’euro

      Come ha commentato qualcuno, l’euro ci ha rovinati, ma senza l’euro ci avrebbe rovinato la reiterazione di manovre- salasso da 90.000 miliardi come quella di Amato nei primi 90 ( solo cosi’ la lira non crollò- il marco era invece inattaccabile), si dimostrò lì che serviva un cambio di passo, anche se non doveva essere quello neoliberista

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