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Amazon for dummies

sciopero_amazon_675Scusatemi se oggi sarò didascalico nell’affrontare il nuovo, ma purtroppo non inatteso episodio di schiavismo di Amazon, deflagrato due mesi fa in occasione del famigerato Black Friday, ultima vaccata americana di importazione: si ha in animo di mettere ai dipendenti una specie di braccialetto elettronico che li guida e ne controlla tutte le mosse. L’analogia con i medesimi strumenti usati per il controllo il controllo dei carcerati in permesso premio o sorvegliati speciali è immediato e tutt’altro che casuale, anzi voluto come emblema delle nuove condizioni di lavoro. Possiamo protestare, possiamo indignarci, ma credo che scoprire i trucchi del prestigiatore neo liberista proprio mentre produce le sue orride magie possa servire meglio allo scopo della liberazione mentale dai precetti – catene dello schiavismo incipiente

Qualche settimana fa mi sono trovato a tentare di spiegare a un ragazzino ancora alle elementari il significato reale della parola competitività a cui lui e presumibilmente i suoi compagni addestrati sin da piccoli, attribuiscono una connotazione positiva. Io gliel’ ho spiegata così, con un esempio ideale: prendiamo 10 Paesi che chiameremo A, B, C e così via fino alla L. Il Paese A, che si trova ad affrontare qualche problema di occupazione in seguito al declino del suo mercato, su suggerimento dei gran sacerdoti della Chiesa Economica, decide che i suoi prodotti per essere venduti e creare occupazione debbano costare meno (o produrre più profitti) e dunque occorre sgravare le aziende da contributi, tasse, regole e trovare un sistema per abbassare i salari mentre si fanno tacere in qualche modo le lotte sociali. La manovra si rivela in un primo momento efficace e così anche i Paesi B, L, E decidono di percorrere la stessa strada ottenendone qualche risultato, sebbene inferiore a quelli ottenuti dal primo che ha inaugurato il dumping sociale e a questo punto anche tutti gli altri sei Paesi rimanenti sono costretti a fare le stesse scelte per non rimanere indietro così che la situazione si riequilibra e tutti e dieci i partecipanti al gioco della competitività tornano allo stesso livello.

Tuttavia si scopre che la diminuzione dei salari e gli sconti fatti alle imprese ha prodotto una contrazione del mercato interno e ha causato minori entrate di bilancio che costringe in successione gli stati  a tagliare il welfare e i fondi destiati alla sanità e alla scuola. Ma non solo: si scopre anche che il progressivo adeguamento alle regole di questo grossolano tipo di competitività  non ha significativamente ridotto la disoccupazione. Così è necessario ripetere il ciclo: il Paese  A attua nuovi sgravi alle aziende, distrugge i diritti del lavoro, seguito dagli altri Paesi  e così via all’infinito o meglio fino a che non si arriva allo schiavismo e/o all’azzeramento dei profitti. Il processo, apliacabile siu qualunque scala dunque anche alle aziende, è così cieco che via via vengono sacrificate all’altare di questa visione che Amazon fa propria sino al midollo, tutti i fattori di reale e virtuosa competitività che consistono nella possibilità di far leva sulla svalutazione monetaria, sulla qualità del prodotto, sulla tipicità, sulle propensioni di certe aree rispetto alle altre,  sull’inventiva, sul sapere, sulla ricerca, sulle culture, insomma su tutto ciò che fino a un trentennio fa riequilibrava le economie e permetteva una tenuta civile. La competività intesa esclusivamente come dipolo profitti salari, porta alla rovina.

Infatti da quando il profitto e il mercato sono diventati un assoluto, la lunga marcia verso il declino è cominciata inarrestabile. E non può essere confutata dai giochi di prestigio delle statistiche pensate ad hoc per nascondere la realtà. Pensate solo – come esempio – che le vanterie di Trump sul fatto che il tasso disoccupazione è oggi tra i più bassi di sempre  che non soltanto viene considerato come occupato chi lavora un’ora a settimana, ma che sfuggono all’indagine 100 milioni di americani considerati inattivi e dunque un terzo della popolazione è escluso dal conto. Il tasso di disoccupazione calcolato con i criteri di appena vent’anni fa sarebbe drammatico. Cosa che del resto si evince come palese contraddizione, dall’indebitamento sempre crescente dei privati, dal fatto che nell’ultimo anno il tasso di risparmio è sceso al 2,9% un record quasi storico, mentre il 61% delle famiglie non è più in grado di permettersi spese mediche, al punto che il web è costellato dalle suppliche, dalle collette e dalle elemosine (sfruttate poi da appositi siti) per potersi curare il cancro. Ah già gli idioti lo chiamano “crowdfunding” ma è esattamente la stessa cosa, anzi peggio perché i malati sono impegnati in una disperata gara a chi fa più pena. E il demente con la ricrescita capillare parla di sogno americano.

E’ vero nella mia didattica ho usato un linguaggio più semplice ed esempi più adatti all’età dell’alunno temporaneo, ma  ho il sospetto che questa fiaba in cui tutti vivranno infelici e scontenti, potrebbe servire anche agli adulti.

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12 responses to “Amazon for dummies

  • giovanni

    la definizione ufficiale di disoccupato (=persona che nella settimana precedente la rilevazione non ha svolto NESSUNA attività lavorativa ed è disponibile lavorare) è dell’ILO (l’agenzia dell’ONU che dal 1946 si occupa di lavoro), non dell’ISTAT. E nessuna attività vuol dire anche un’ora basta per non essere disoccupato, altrimenti avrebbero specificato “persona che nella settimana prima non ha fatto più di tre ore”

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  • Anonimo

    L’origine del Berlusconismo ( del personalismo in politica…) con contestuale dissoluzione della sinistra…

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  • Anonimo

    Come viene utilizzato i gettito fiscale ( delle nostre tasse…) le tasse ?

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  • diderot39

    … e per aggiungere sale sulla piaga. Nelle ultime settimane Amazon ha inaugurato un supermercato sperimentale (a Seattle) dove non ci sono cassieri. Ogni oggetto o merce in vendita e’ impacchettato con relativo codice e automaticamente addebitato alla carta di credito del consumatore quando lo prende dallo scaffale. Il tutto e’ poi automaticamente totalizzato quando il compratore esce dal supermercato.
    La notizia dell’esperimento (si noti, esperimento non ratifica) ha fatto aumentare, in un mese, il valore delle azioni (leggi guadagno) del padrone di Amazon (Besos), di un miliardo e piu’ di $$$. Che e’ (stando alle statistiche), piu’ del doppio di quanto tutti i cassieri di tutti i negozi di tutti gli stati degli Stati Uniti hanno guadagnato nello stesso periodo.
    E, paradosso per paradosso, Amazon per i primi 10 anni circa (cito a memoria, puo’ essere un po’ di piu’ o di meno) e’ stato in perdita.
    Immaginatevi Pinco Pallino o il Signor Travet che si presentano al consorzio dei mammasantissima di Wall Street e dicono pressapoco, “Datemi 10-20 miliardi di $$$ e lasciatemeli perdere, ma dopo guadagnerete il doppio del vostro investimento.
    Il meno che possa capitare a Pinco Pallino e’ di essere ricoverato in manicomio.
    Ma non al marpione di Amazon. Buon per lui, fortuna audaces juvant… etc. Naturalmente, che le centinaia di migliaia di cassieri vadano aggiungersi alla giungla dei personaggi descritti nell’articolo, in cerca di crowdfunding, e’ roba di cui sia Bezos che i mammasantissima che l’hanno finanziato se ne battono il c…
    Perche’ nella religione capital-neo-liberista “mors tua, vita mea” e’ un sacramento.

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  • Jorge

    il simplicissimus dice bene riguardo al fatto che le aree le quali comprimono salari etc, hanno un vantaggio iniziale, eroso dal fatto che tutte le altre aree faranno altrettanto prima o poi, ciò che resta è solo l’impoverimento delle classi lavoratrici di tutto il mondo

    Bisogna pero capire che ciò non è una devianza neoliberista, è l’essenza stessa del capitalismo, rispetto a ciò un importante riferimento :
    ———————-

    Il sistema capitalistico nascente, si proponeva come il sistema in grado di abolire le rendite di posizione delle corporazioni medioevali, per il vantaggio di tutti. Le corporazioni decidevano quanto produrre, a che prezzo, in base a criteri decisi socialmente, anche se cio avveniva piu in base ai rapporti di forza che in base ad una logica razionale complessiva.

    Per questa ragione, le corporazioni erano in qualche modo monopoliste, ed il prezzo dei loro prodotti era gravato da questo tipo di rendita. Il capitalismo nascente si proponeva come un sistema basato sulla concorrenza, per cui il prezzo delle merci sarebbe stato corrispondente unicamente al tempo di lavoro necessario a produrre ciascuna merce, ovvero il tempo di lavoro da retribuire alla manodopera che tale merce avrebbe prodotto.

    un bel vantaggio rispetto ai sovrapprezzi da riconoscere alle corporazioni monopoliste, in altre parole solo il valore di scambio della merce sarebbe stato pagato dal compratore, appunto il tempo di lavoro in essa contenuto e nulla di piu.

    Nei fatti però,una economia basata sulla concorrenza mette in concorrenza anche la manodopera (come il simplicissimus dice dei lavoratori delle varie aree capitalistiche di oggi). Il nascente capitalismo metteva in concorrenza anche le manodopera, ed anche per quest’ultima il prezzo si abbassò al mero tempo di lavoro contenuto, al tempo di lavoro necessario a produrre i beni che consentono la sussistenza dell’operaio, anche agli operai veniva riconosciuto cioè il solo loro valore di scambio e pertanto essi venivano pagati come fossero una merce merce, non dissimili dalle merci da essi prodotte.

    Ma ovviamente, le ore di lavoro che consentono la sussistenza dell’operaio sono poche, meno delle 12 e poi 8 ore da questi lavorate, per cui oltre le ore di lavoro corrispondenti alla sussistenza gli operai lavorano un numero di ore che non vengono loro retribuite. La logica del capitalismo ha una spiegazione anche per questo, le ore di lavoro non retribuite all’operaio sono il suo valore d’uso, che il capitale non è tenuto a retribuire

    Infatti, quando il simplicissimus compra mettiamo un cellulare, paga solo il tempo di lavoro in esso contenuto, non paga per il tempo che ci passerà a parlare con i conoscenti, quest’ultimo è un tempo che corrisponde al valore d’uso del cellulare, e notoriamente esso è gratuito. Si capisce quindi, che in una economia concorrenziale, il lavoratore, che non possiede mezzi di produzione, ed è in concorrenza con i suoi simili,proprio per questo diventa una merce. La concorrenza riporta il prezzo di ogni merce al mero tempo di lavoro contenuto, ovvero al suo valore di scambio.

    Diviene allora chiaro cosa è il profitto capitalistico, è il tempo di lavoro che l’operaio svolge oltre le ore di lavoro che consentono la sua sussistenza, un tempo di lavoro che non gli viene retribuito, per il capitalismo è un valore d’uso da prendere a gratis

    E comunque un tempo di lavoro, cui corrispondono delle merci ottenute a gratis dal capitalismo, un plus-prodotto che il capitale si rivende rivende realizzando il plusvalore, il profitto capitalistico corrisponde così unicamente allo sfruttamento della forza lavoro
    ————————
    A questo punto si capisce che la messa in concorrenza dei lavoratori di diverse aree del mondo, che abbassa il reddito di nessi lavoratori, ovvero ciò che il simplicissimus denuinzia come globalizzazione neoliberista, non è altro che la stessa essenza del capitalismo, il quale deve necessariamente abbassare al minimo le retribuzioni perchè ciò è consustenziale al suo modo di funzionare consistente nella estrazione del plus-valore ovvero nello sfruttamento

    ————————-

    Il simplicissimus potrebbe essere un bravo giovine, ma si ostina ad incolpare neoliberismo, senza precisare che questo è il capitalismo stesso, non si può sepèarare il capitalismo dallo sfruttamanto. Nessun genere di riforma puo risolvere il problema o reggere, il capitalismo non può rinunciare alla propria essenza che è lo sfruttamento, infatti prima o poi la impone di nuovo

    Si capisce ora che quando grazie alla tecnica ci sono meno operai a produrre le stesse merci, allora il minor numero di lavoratori signifaca meno tempo di lavoro oltre la sussistenza, ed il capitalismo non riesce più a d estrarre plus-valore ovvero a fare profitti

    La crisi dipende da questo, la finanziarizzazione, ovvero il capitale fittizio, serve solo a surrogare il plusvalore che non può più venire prodotto. Il capitalismo non può tornare produttivo e foriero di benessere, perche la riduzione della base operaia rispetto al capitale tecnico applicato, fa sì che il plusvalore sia oggi cosi poco da non poter neanche ripagare il capitale tecnico anticipato (il capitalismo è morto)

    Le politiche keynesiane, la spesa pubblica, era una sorta di capitale fittizio sviluppato dallo stato, a tale anticipo non poteva corrispondere plusvalore e profitto per la prederra riduzione della base operaia, le politiche keynesiane sono quindi fallite nella stagflazione di fine anni 70 (il capitalismo è morto)

    A nulla seve citare Keynes, ai suoi tempi il rapporto tra capitale tecnico e base operaia, vedeva ancora molti operai necessari alla produzione, ed era possibile che il plusvalore, ovvero il profitto, ripagasse l’anticipo fatto dallo stato (attaverso la tassazione). Oggi il capitalismo non è in grado di produrre plusvalore, o profitti, tali da parerggiare il capitale fittizio che lo tiene in rianimazione, quindi tale bolla inevitabilmente è destinata a scoppiare (il capitalismo è morto)

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    • jorge

      più chiaro

      Nei fatti però,una economia basata sulla concorrenza mette in concorrenza anche la manodopera (come il simplicissimus dice dei lavoratori delle varie aree capitalistiche di oggi). Il nascente capitalismo metteva in concorrenza pure la manodopera, quindi anche il prezzo di quest’ultima (costo del lavoro), si abbassò al mero tempo di lavoro contenuto in essa, il tempo di lavoro utile a produrre i beni che consentono la sopravvivenza dell’operaio, anche agli operai cioè veniva retribuito il solo loro valore di scambio e pertanto essi venivano pagati come fossero una merce, non diversamente dalle merci da essi prodotte (per il tempo di lavoro in essi operai contenuto, la loro sussistenza)

      anonimo, bagnai a te caro diceva che gli aumenti di produttività ci danno i margini per le politiche keynesiane, è vero il contrario, da fine anni 70 la produttività fa diminuire la base dello sfruttamenro, gli operai, quindi diminuisce il pluavalore o profitto, come si ripaga la spesa pubblica attraverso la tassazione? tale spesa pubblica diviene essa stessa capitale fittizio… questi tipi sono paraculi carrieristi, vogliono fare i consiglieri del principe ben pagati, non producono scienza.. ieri bagnai era di sinistra accentuata, oggi è con la lega..

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      • Anonimo

        A me NON è o era caro Bagnai, mi erano cari taluni suoi ragionamenti sull’attualità, seppure tardivi…

        Un docente di economia dovrebbe essere utile a prevedere le crisi economiche , indicando i mezzi per evitarle e correggerle in modo tempestivo… NON dovrebbe aggirasi attorno alle macerie economiche, come farebbe, per metafora, una iena od un avvoltoio , spiegandoci il perche di tante macerie e danni.

        Certo meditare sugli errori è utile… ma NON dovrebbe servire a questo un’ economista di buon livello…a piangere sul latte versato sono capaci un po’ tutti… in realtà la sostanza degli economisti organici al sistema è quella di Bagnai ed è in gran parte inutile per dire la verità… si può dire che gli orientamenti keynesiani di Bgnai sono apprezzabili, anche nel medio periodo, punto.

        Bagnai è passato alla lega… la flat-tax non mi risulta trarre ispirazione da politiche keynesiane, anzi.

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      • Anonimo

        La flat-tax come altre politiche di riduzione della tassazione diretta sono correlate a teorie economiche fallaci come la seguente:

        https://it.wikipedia.org/wiki/Curva_di_Laffer

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  • learco

    Ho sempre affrontato il neoliberismo come un progetto politico portato avanti dalla calsse capitalista quando si è sentita fortemente minacciata sia politicamente che economicamente verso la fine degli anni 60 e negli anni 70.

    La classe dominante pur non essendo onniscente riconosceva che c’erano diversi fronti sui quali c’era da combattere: il fronte ideologico, quello politico e soprattutto c’era da combattere per sconfiggere la classe lavoratrice in qualsiasi modo possibile. Da tutto questo emerse un progetto politico che chiamerei neoliberismo.

    Rispetto ai lavoratori, la sfida era rendere la classe lavoratrice locale competittiva con quella globale. Una strada era aprire all’immigrazione. Negli anni 60 per esempio i tedeschi importavano lavoratori dalla Turchia, la Francia dal Maghreb, il Regno Unito dalle ex-colonie. Ma tutto questo creò molto malcontento e insoddisfazione.

    Allora scelsero l’altra strada, quella di portare il capitale dove c’era forza lavoro a basso costo. Ma affinchè la globalizzazione funzioni devi ridurre le tasse relative alle esportazioni e rafforzare il capitale finanziario perchè il capitale finanziario è la forma di capitale più mobile. Così il capitale finanziario e cose come le fluttuazioni della moneta divennero fondamentali per mettere un freno alla classe lavoratrice.

    Allo stesso tempo i progetti ideologici di privatizzare e e deregulare crearono disoccupazione. Così disoccupazione a casa, delocalizzazione del lavoro ed un terzo componente: un cambiamento tecnologico, una deindustrializzazione attraverso l’automazione e la robotizzazione. Fu questa la strategia per stroncare i lavoratori.

    Questo fu un assalto ideologico ma anche economico. Per me il neoliberismo è questo: è un progetto politico e io credo che la borghesia e i capitalisti l’abbiano messo in atto a poco a poco.

    http://www.eddyburg.it/2016/09/il-neoliberismo-e-un-progetto-politico.html

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    • giovanni

      “Il tasso di disoccupazione calcolato con i criteri di appena vent’anni fa sarebbe drammatico.”
      I criteri sono sempre gli stessi (se oggi riusciamo a calcolare gli inattivi e confrontarli col passato, è perchè anche 50 anni fa venivano contati), la novità che gli statistici di regime fanno finta di ignorare è che l’occupato di 30 anni fa era quasi sempre a tempo pieno e indeterminato, Più che i 100 milioni di americani in età lavorativa a spasso, quello che conta oggi è sapere quanto (e con che salari) lavorano gli occupati. Perchè col lavoro di 30 anni fa ci mantenevi la famiglia, col mcjob di oggi, non mantieni nemmeno te stesso (i famosi working poor), anche se per le statistiche sei occupato.
      Altro cambiamento fondamentale che le statistiche di stato evitano di riconoscere: il disoccupato per essere tale deve essere iscritto al collocamento, ma chi sa che il lavoro non c’è, lo fa solo perchè è obbligatorio per ricevere i sussidi di disoccupazione. MA se questi vengono elargiti per periodi sempre più brevi visti i tagli al welfare, automaticamente milioni di disoccupati scompariranno dalle statistiche dopo pochi mesi anzichè dopo anni come avveniva in passato.
      Ed ecco che il “riformatore” liberista ti spaccia la balla che ha ridotto la mole del malvagio Stato Sociale Assistenzialista che mantiene i fannulloni, e contemporaneamente che ha abbassato il tasso di disoccupazione, quando di fatto ha solo aumentato la miseria dei disoccupati (e conseguentemente la ricattabilità da parte del nuovo datore di lavoro, perchè se io so che prendo un’indennità di disoccupazione decente per due anni, alla proposta di lavoro schiavistica dico no, se mi danno due spiccioli per 6 mesi, è chiaro che devo dire sì in ginocchio e subito a chiunque mi offra tre spiccioli)

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