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Francia: il maggioritario del re sole

banchetto-luigi-XIVA Evry, cittadina a sud di Parigi e di fatto parte della sua estrema periferia, si scontravano la candidata di France Insoumise, Farida Amrani e l’ex primo ministro Manuel Valls, che a tutti costi doveva vincere. E infatti ha vinto con il 50,3 per cento, sebbene nei seggi in cui c’erano rappresentanti della Amrani lei stesse vincendo con il 60%.  Una ridda di presunte irregolarità denunciate dai bravi di Valls avevano portato a un secondo conteggio a porte chiuse nella sala comunale con la stampa e gli stessi rappresentanti di France Insoumise esteromessi con la forza mentre Valls si dichiava vincitore con i media e minacciava l’intervento della polizia se qualcuno avesse cercato di mettere il naso in quel pasticcio. Alla fine deciderà il consiglio costituzionale (una assemblea di ex politicanti) che ha quasi sempre confermato i vincitori autoproclamatesi tali nella convinzione che sia meglio tenersi un non eletto che creare scompigli.

Si tratta solo un’appendice diciamo così furfantescai di un contesto generale nel quale si sono prepotentemente rivelati i guasti di un sistema maggioritario: in Francia dove l’astensionismo ha raggiunto il 56% al secondo turno delle politiche, l’area macronista ha conquistato solo il 20%  del corpo elettorale, ma governerà con il 60% di deputati, la maggioranza assoluta. Questo abisso tra Paese e rappresentanza ci dice con la forza incontestabile dei fatti che siamo molto oltre quel virtuoso effetto governabilità asserito dagli spacciatori di maggioritario: siamo invece alla messa in mora della democrazia e al tentativo dell’elite politica di realizzarsi come oligarchia di fatto autonoma dal corpo elettorale e dalla volontà popolare grazie a tre appoggi essenziali: la finanza internazionale, il sistema mediatico totalmente in mano alla stessa con il compito di organizzare opportunamente la narrazione voluta e una base clientelare. Insomma il potere si autogarantisce introducendo trucchi nella democrazia formale che ne annullano la sostanza e che rendono gli eletti personaggi attaccati agli interessi personali e di clan, senza alcuna idea, nemmeno remota, di interesse generale. In sostanza una folla di lobbisti .

Visto che siamo in Francia non si può non pensare agli Stati generali dell’ Ancient Regime dove il terzo stato che comprendeva il 98 per cento dei cittadini aveva un solo voto esattamente come il clero e la nobiltà che costituivano e gli altri due. Così come si possono riproporre  le domande dell’abate Sieyès nel celebre pamphlet del 1789 che fu una delle micce della rivoluzione:  “Cos’è il terzo Stato? Tutto. Che cosa è stato finora nell’ordinamento politico? Nulla. Che cosa chiede? Chiede di essere qualcosa”. Basta sostituire terzo stato con elettorato e vengono fuori gli ultimi vent’anni di storia politica e la sua inevitabile deriva verso le sospensioni costituzionali grazie alle benvenute e forse sollecitate emergenze per garantire una sicurezza che è impossibile comunque da garantire e che serve invece magnificamente per il controllo sociale. Il vero problema a questo punto  è di vedere se essere maggioranza quasi assoluta in parlamento e piccola minoranza nel Paese creerà problemi seri all’oligarchia di comando, se la mobilitazione sociale che è lecito attendersi, riuscirà ad arginare in qualche modo la lotta di classe al contrario che i poteri europei stanno conducendo. Se insomma questa situazione renderà fragile la governance.

Purtroppo non credo: non ci sono forze e idee all’altezza del momento e un Melenchon che comunque ha preso meno della metà dei seggi dei socialisti traditori, non fa primavera: l’occasione di cambiare le cose c’era stata, ma una sinistra atona e confusa, intenta esclusivamente a cullare i propri feticci, esattamente come in Italia dove nel nuovo conglomerato in formazione ci sono persino i fan di Tsipras, ha pensato bene di non astenersi sulla Le Pen e ha favorito uno sfondamento non previsto di Macron alle presidenziali e dunque anche alle politiche, cosa che era assolutamente prevedibile e modestamente prevista proprio su questo blog (vedi qui) . Non si può solo  biasimare e maledire il sistema maggioritario: dal momento che comunque esiste, che non è stato possibile impedirlo o ribaltarlo, bisogna entrare in quella logica per ottenere dei risultati che non siano soltanto una manciata di poltrone.

Quindi, guerra permettendo, evento tut’altro che improbabile, i francesi si faranno un quinquennio  di Macron e ne usciranno in pieno  Luigi XV con tanto di bisnonna Du Barry.  Melenchon rappresenta il germe di una nuova esperienza, di un nuovo inizio il cui vero nemico è la pletora di sinistre ingrigite e di disorientamenti.

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15 responses to “Francia: il maggioritario del re sole

  • jorge

    ” tentativo dell”elite politica di realizzarsi come oligarchia di fatto autonoma dal corpo elettorale e dalla volontà popolare grazie a tre appoggi essenziali: la finanza internazionale, il sistema mediatico totalmente in mano alla stessa con il compito di organizzare opportunamente la narrazione voluta e una base clientelare”

    Invece, come si sa, i capitali e l’industria produttiva, quali possono essere per esempio :

    1) la Confindustria, Marchionne, la Toyota ;

    2) Lakshmi Nivas Mittal propeietario delle acciaierie Mittal e gli industriali dell’acciaio Fabio e Nicola riva delle omonime acciaierie Riva

    3) la Bundesverband der Deutschen Industrie (confindustria tedesca), il gruppo industriale Maffei-Kraus (acciaio e locomotive) e Ferdinand Piech (porsche e di fatto wolkswagen)

    4) il gruppo sudcoreano Hyunday e perfino le americane e produttive
    General Eletric (150,211 miliardi dollari fatturato), Hewlett-Packard Company ( hardware- 111,89 miliardi dollari fatturato), la Boeing (aerei 94,571 miliardi di fatturato), tanto per dirne qualcuna e si potrebbe continuare…

    Tali gruppi industriali “produttivi”, stanno salendo in montagna per fare la resistenza contro la finanza internazionale, l’oligarchia di comando, la clientela in generale.

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  • jorge

    @- Anonimo

    guardi che la lotta sindacale significa la lotta per dei miglioramenti interni al sistema, non significa la lotta con i sindacati di regime cgil cisl uil, e nemmeno la lotta con i sindacati di base
    nel senso che dico io, che poi è quello usato ad es. da rosa luxemburg ma anche da lenin, la lotta sindacale può diventare una lotta per il cambiamento complessivo del sistema, raggiungendo così il livello politico. Per rosetta poteva essere un processo di autoeducazione delle masse o quasi, per vladino risultava necessario il ruolo di una avanguardia organizzata, in ogni caso una trascrescenza ( un termine su cui meditare )
    Entrambi ritenevano che questa trascrescenza dovesse avvenire contro i sindacati, quindi per tornare all’oggi contro la triplice sindacale che è un organo dello stato borghese-capitalista, ed in qualche misura anche i sindacati di base
    infatti in ciascuno stato,chiamano i lavoratori a difesa della economia nazionale, cioè ad essere in concorrenza con i lavoratori di altre nazioni. Così consentono ad es. a Marchionne di dire vado altrove se non accettate peggioramenti, e sempre a questi di dire torno in italia se voi polacchi non accettate di mangiare merda, e poi agli italiani torno per la seconda volta in polonia se non accettate di mangiare merda secca,e via con la concorrenza al ribasso
    E chiaro che la burocrazia sindacale e una classe di rentièr che vive sfruttando i lavoratori, ormai dando in cambio solo servizi ed aspirando a diventare una agenzia interinale. E’ realistico dire che i sindacati abbiano avuto un ruolo a favore dei lavoratori nella gioventu del capitalismo, per poi essere coinvolti nella decadenza del capitalismo diventando reazionari come dice Lei
    Per favore però, legga bene quello che scrivo e non continui ad attribuirmi il contrario di quello che dico, è paradossale che io osservi come stando al Simplicissimus sembra che il il capitalismo produttivo stia andando in montagna a fare la resistenza contro la finanza, l’elite politica e la corruzione, e lei capisca che in montagna ci stia andando io

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  • Anonimo

    “quindi la lotta da sindacale trascrescerebbe un po alla volta nello sciopero generale, a livello più o meno mondiale, portando al superamento del capitalismo”

    La rimando ai miei commenti sul sindacato espressi in questo link:

    https://ilsimplicissimus2.com/2017/06/17/guerra-del-gas-la-germania-si-ribella/

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    • jorge

      guardi che la lotta sindacale significa la lotta per dei miglioramenti interni al sistema, non significa la lotta con i sindacati di regime cgil cisl uil, e nemmeno la lotta con i sindacati di base

      nel senso che dico io, che poi è quello usato ad es. da rosa luxemburg ma anche da lenin, la lotta sindacale può diventare una lotta per il cambiamento complessivo del sistema, raggiungendo così il livello politico. Per rosetta poteva essere un processo di autoeducazione delle masse o quasi, per vladino risultava necessario il ruolo di una avanguardia organizzata, in ogni caso una trascrescenza ( un termine su cui meditare )

      Entrambi ritenevano che questa trascrescenza dovesse avvenire contro i sindacati, quindi per tornare all’oggi contro la triplice sindacale che è un organo dello stato borghese-capitalista, ed in qualche misura anche i sindacati di base

      infatti in ciascuno stato,chiamano i lavoratori a difesa della economia nazionale, cioè ad essere in concorrenza con i lavoratori di altre nazioni. Così consentono ad es. a Marchionne di dire vado altrove se non accettate peggioramenti, e sempre a questi di dire torno in italia se voi polacchi non accettate di mangiare merda, e poi agli italiani torno per la seconda volta in polonia se non accettate di mangiare merda secca,e via con la concorrenza al ribasso

      E chiaro che la burocrazia sindacale e una classe di rentièr che vive sfruttando i lavoratori, ormai dando in cambio solo servizi ed aspirando a diventare una agenzia interinale. E’ realistico dire che i sindacati abbiano avuto un ruolo a favore dei lavoratori nella gioventu del capitalismo, per poi essere coinvolti nella decadenza del capitalismo diventando reazionari come dice Lei

      Per favore però, legga bene quello che scrivo e non continui ad attribuirmi il contrario di quello che dico, è paradossale che io osservi come stando al Simplicissimus sembra che il il capitalismo produttivo stia andando in montagna a fare la resistenza contro la finanza, l’elite politica e la corruzione, e lei capisca che in montagna ci stia andando io

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  • jorge

    @ anonimo– Come è evidente, in montagna ci sta andando il capitalismo produttivo. Eventualmente, polemizzi con quello.

    Mi sà inoltre che oggi siamo abbastanza oltre tale orizzonte e per un doppio ordine di motivi, consideri che ora (a differenza che nel passato), gran parte del lavoro è improduttivo, e si regge sul lavoro di chi davvero produce valore (molto pochi).

    Servizi, terziario , comunicazione, pur necessari, sono stati i primi a licenziare e ristrutturarsi in seguito alla crisi del 2008, solo dopo sono stati tagliati i posti di lavoro nella produzione “hard” (almeno nei paesi all’apice dellosviluppo capitalistico, ma in qualche modo anche da noi)

    Ciò significa che il sistema del capitale è da un lato molto più fragile di come appare, messo alle strette dalla crisi che continua ad avanzare, potrà contare su alleanze sociali molto minori che quelle del passato, quando grosse quote della società erano fatte di piccoli proprietari contadini, strati artigiani poco definibili, una piccola borghesia indipendente e portata a difendere i valori conservativi.

    Anche perchè, come dimostra perfino qualche attività dei commentatori di questo blog, chi non detiene proprietà dei mezzi di produzione, ma è tecnico o scenziato (si è dibattuto molto del proletariato cognitivo), in genere ha una razionalità superiore a quella del capitalismo e di fronte alla sua crisi progressiva sarebbe facilmente disponibile ad un cambio di paradigma.

    Forse è proprio per questa intrinseca debolezza del capitalismo che Mr Simplicissimus vuole per forza incolpare di tutto il male solo la finanza, chissà se si rende conto di rafforzare e supportare la egemonia del capitale in quanto tale

    Ma purtroppo (altro ordine di motivi) tale debolezza incrocia un processo storico altrettanto dispiegato fino in fondo (il feticismo che impedisce al Simplicissimus di criticare il capitale in quanto tale non è un limite solo suo, ora non è il caso di approfondire). In mancanza di una presa di coscienza generalizzata (dipende anche da chi produce teoria) non vedremo il superamento del capitalismo ma la guerra e la barbarie da cui qualcuno ci ha per tempo messo in guardia
    ——————————-
    Storicamente, se rimaniamo sul terreno di discussione da Lei individuato, ho qualche simpatia per le modalità di lotta individuate da Rosa Luxemburg (da lei spesso citata), modalità di lotta che muovono dal reale e mi sembrano quindi degne di qualche considerazione e stima

    La prima aspirazione è quella di arrivare ad un coordinamento tra i lavoratori, almeno per macro-aree omogenee. Il capitalismo non potrebbe usare il ricatto della delocalizzazione per imporre peggioramenti, troverebbe lo stesso no ovunque e la concorrenza ad un ribasso senza mai fine sarebbe finalmente stoppata

    Poi potrebbe ricominciare la stagione delle rivendicazioni, anche quelle minime, il capitale non le può più soddisfare per la sua crisi finale, quindi la lotta da sindacale trascrescerebbe un po alla volta nello sciopero generale, a livello più o meno mondiale, portando al superamento del capitalismo

    Anche perchè, come dimostra perfino qualche attività dei commentatori di questo blog, chi non detiene proprietà dei mezzi di produzione, ma è tecnico o scenziato, in genere ha una razionalità superiore a quella del capitalismo, e di fronte al movimento reale sarebbe facilmente disponibile ad un cambio di paradigma. Pensi che in Russia la rivoluzione vinse perche soldati e forze della repressione cominciarono ad ammutinarsi di fronte alla carneficina imposta dal capitalismo, purtroppo la tendenza alla guerra è una costante di questo sistema.
    ———————————
    Se si incolpa solo la finanza dei guasti che ci colpiscono, il capitale può riciclarsi come “produttivo” e perpetuare lo sfruttamento, così come qualche anno addietro nascondeva il suo volto da “padrone delle ferriere” mostrandosi come un sistema che grazie al credito ed alla finanza poteva garantire consumi crescenti e guadagni facili.

    Solo qualche anno addietro infatti, si potevano ascoltare comunemente discorsi per i quali anche uno relativamente povero, investendo 2 0 3 mi9la euro in borsa, poteva ricavarne guadagni notevoli e superiori a quelli possibili con una azione sindacale.

    Tanti che oggi incolpano la finanza come fenomeno separato erano di questo avviso, ed ammiravano gli Usa per essere il paese del credito facile, dove si dava denaro a chiunque anche senza garanzia alcuna, poteva bastare una idea decente. A differenza che nella più arretrata europa, dove il credito veniva fornito solo a che aveva almeno un paio di proprietà immobiliari come garanzia, la salvezza dalla vita grama veniva individuata proprio nella capacità espansiva della sfera finanziaria,

    Per cui, il capitale che è un sistema unico ed è un sistema di carenza, mostra la faccia finanziaria come attrattiva, nelle fasi in cui lo si incolpa di agire da “padrone delle ferriere”. Quando la sua faccia finanziaria delude, esso si ripropone come “capitalismo produttivo” in attesa di rilegittimarsi come “finanziario ed espansivo” al giro successivo. E noi restiamo il popolo bue ed oppresso…

    Per chi non lo sapesse, anche prima della 2 guerra mondiale si incolpava la finanza ed a difesa del capitalismo produttivo, laddove durante la “bella epoque” si incolpavano i “padroni delle ferriere” preferendo la finanziarizzazione che si riteneva mettesse al riparo dalle crisi ottocentesche e generalizzasse un aumnto del tenore di vita
    ———————————–

    Anche una certe tendenze alla ammirazione per le armi di Putin il “senza finanza”, o per le capacità “produttive” della Cina, finiscono per incolpare la sfera finanziaria o i bidelberg di tutto il male facendo gradito servigio al sistema del capitale in quanto tale.

    Russia,Cina, sono paesi dove si evidenziano le stesse dinamiche di sfruttamento che vediamo all’opera in occidente o nel terzo mondo, e non si vede perchè il capitalismo dovrebbe essere diverso in quanto made in Cina o in Russia, le dinamiche di fondo restano le stesse seppure sfasate nel tempo rispetto alla metropoli capitalista per la maggiore arretratezza di quelle nazioni.

    Un conto è avere in simpatia la resistenza di Russia e Cina alla prepotenza degli Usa e della Nato, lo scontro inter-imperialistico apre margini di resistenza per i popoli del mondo, altra cosa ed errata cosa è credere che il sistema sociale russo o cinese siano una sponda con cui allearsi, cadremmo nella stessa carta moschicida che alleandoci con il capitalismo produttivo contro la finanza

    Al Simplicissimus forse sarà sfuggito che alla ultima riunione dei bidelberg erano presenti e calorosamente accolti esponenti di rango del governo cinese, il capitalismo è una congerie unica e le sue fazioni sono in lotta ma pronte a ricomporsi di fronte al pericolo di un cambio di paradigma, se poi si arrivasse ad intrupparci dietro Russia-Cina succedanei della salvifica produzione contro gli Usa GB da associare alla mefitica finanza (o viceversa) avremmo solo scelto in quale macello essere macellati in una possibile guerra mondiale
    ————————————
    Voglio riprendere alcuni passaggi di un intervento di Casiraghi che prima mi era sfuggito e che trovo in parte pertinenti (senza voler intruppare casiraghi al seguito di quanto scrivo io)

    ” ora bisogna fingere addirittura che Putin sia Lenin redivivo anziché uno che sta al gioco del capitalismo come e meglio di tutti gli altri ”

    ” Infatti in questo modo i media occidentali mainstream possono fare il chiasso che vogliono mentre i media minusstream come questo blog possono rinfocolare l’amore per Putin e la sua “intelligenza” presso un pubblico molto selezionato e in spasmodica attesa di un messia antiliberista ”

    Ergo, rimaniamo comunque legati ad una o all’altra briglia del sistema, incapaci di porre i nostri bisogni per quelli che sono, derisi da un sistema che ha paura ed e lieto di dividerci con le sua false alternative

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  • jorge

    ” tentativo dell”elite politica di realizzarsi come oligarchia di fatto autonoma dal corpo elettorale e dalla volontà popolare grazie a tre appoggi essenziali: la finanza internazionale, il sistema mediatico totalmente in mano alla stessa con il compito di organizzare opportunamente la narrazione voluta e una base clientelare”

    Invece, come si sa, i capitali e l’industria produttiva, quali possono essere per esempio :

    1) la Confindustria, Marchionne, la Toyota ;

    2) Lakshmi Nivas Mittal propeietario delle acciaierie Mittal e gli industriali dell’acciaio Fabio e Nicola riva delle omonime acciaierie Riva

    3) la Bundesverband der Deutschen Industrie (confindustria tedesca), il gruppo industriale Maffei-Kraus (acciaio e locomotive) e Ferdinand Piech (porsche e di fatto wolkswagen)

    4) il gruppo sudcoreano Hyunday e perfino le americane e produttive
    General Eletric1( 50,211 miliardi dollari fatturato), Hewlett-Packard Company ( hardware- 111,89 miliardi dollari fatturato), la Boeing (aerei 94,571 miliardi di fatturato), tanto per dirne qualcuna e si potrebbe continuare…

    Stanno salendo in montagna per fare la resistenza contro la finanza internazionale, l’oligarchia di comando, la clientela in generale.

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    • Anonimo

      Jorge, i cambiamenti,se devono venire senza violenza, dovranno avvenire in modo graduale.
      Quindi, prima EFFETTIVA social democrazia, o “keynesimo”, riadattato allo stato attuale, poi graduale migrazione verso una qualche forma di comunismo.

      Se Lei è interessato alla guerra in montagna, almeno a chiacchiere, può partire domani, e tanti auguri.

      Ah, en passant, attualmente stiamo allo stadio del turbo capitalismo di rapina, Lei probabilmente andando in montagna riuscirà a garantirci un cambiamento immediato , dal giorno alla notte e senza troppo spargimento di sangue innocente.

      Comunque, per tutti gli aspiranti montanari:

      La guerra che verrà

      di Bertolt Brecht

      La guerra che verrà
      non è la prima. Prima
      ci sono state altre guerre.
      Alla fine dell’ultima
      c’erano vincitori e vinti.
      Fra i vinti la povera gente
      faceva la fame. Fra i vincitori
      faceva la fame la povera gente
      egualmente.

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    • Anonimo

      Gandhi , non ha liberato l’India in un giorno, e peraltro non ha vissuto molto a lungo.

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  • Anonimo

    “vedere se essere maggioranza quasi assoluta in parlamento e piccola minoranza nel Paese creerà problemi seri all’oligarchia di comando, se la mobilitazione sociale che è lecito attendersi, riuscirà ad arginare in qualche modo la lotta di classe al contrario che i poteri europei stanno conducendo.”

    arriverà la nuova strategia della tensione, bellezza…

    A proposito dell’artificioso stato di emergenza:

    Frase di Benjamin Franklin

    Chi rinuncia alla libertà per raggiungere la sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza.

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  • Anonimo

    “In sostanza una folla di lobbisti”

    Oligarchia crematistico-politicante.

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  • apoforeti

    L’ha ribloggato su terzapaginae ha commentato:
    siamo invece alla messa in mora della democrazia e al tentativo dell’elite politica di realizzarsi come oligarchia di fatto autonoma dal corpo elettorale e dalla volontà popolare grazie a tre appoggi essenziali: la finanza internazionale, il sistema mediatico totalmente in mano alla stessa con il compito di organizzare opportunamente la narrazione voluta e una base clientelare. Insomma il potere si autogarantisce

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