Europa chiama Diaz

stor_2393032_13370Non si può certo dire che il neoliberismo liberi la fantasia e tanto meno che l’immaginazione sia una qualità delle oligarchie europee, le quali per cancellare l’assoluta prevedibilità da cui sono intrise, si limitano a imprigionare quella altrui fra le sbarre invisibili dei media: avrei scommesso qualsiasi cosa che in vista delle celebrazioni per i trattati Roma e il vertice europeo di due giorni dopo sarebbe scattato l’allarme terrorismo. Infatti  è puntualmente accaduto perché questa volta la posta in gioco sul tavolo  della paura è particolarmente allettante: non solo riattizza le angosce per la violenza  che viene da lontano, ma serve anche ad affiancarle quella che proviene dalle opposizioni allo status quo che chiedono l’uscita dall’euro e dalla Nato, due temi apparentemente diversi, ma intimamente connessi. Così mentre a Parigi risorge la caccia l’uomo, mentre in Germania l’anti islamismo vede alla sua testa una Merkel alla caccia dei consensi perduti, in Italia il ministero dell’interno comincia a bombardare i sudditi con allarmi di ogni tipo sulla manifestazione di Roma del 25: si parla ovviamente di black bloc stranieri, di infiltrazioni violente (basta vedere da che parte, intelligenti pauca) e insomma si imbastisce un’operazione di denigrazione  e ghettizzazione preventiva del dissenso allegandola d’ufficio al capitolo violenza.

Nell’intero continente si cerca in qualche modo la chiave per indurre le opinioni pubbliche a mettere psicologicamente quasi sullo stesso piano il terrorismo e l’opposizione all’oligarchia contro la quale occorre una guerra di civiltà. Ci vuole una bella faccia tosta dopo un mese di recrudescenza di stragi dovunque, compresa quella di decine di rifugiati con tanto di carta dell’Onu, ma comunque tutti i segnali che vengono dal potere sono nel segno di Genova. Non si tratta solo della creazione di zone chiuse in cui i riti  dei “grandi” in via di marcescenza e dei loro valletti possano essere celebrati nell’assoluta separazione dalla gente comune perché questa ormai è una tradizione, ma del nuovo decreto di massima sicurezza che concede poteri mai visti alla polizia e di fatto trasforma la normale dialettica democratica in reato a prescindere; anche solo essere in piazza con uno striscione può essere motivo di arresto o di pestaggio. Forse non si rendono ben conto che queste cerimonie sono ormai messe di suffragio a priori, ma poiché non possiedono la capacità di immaginare altro, se non la repressione per chi chi si è salvato dal contagio dell’egemonia culturale, continuano su questa strada. La violenza reale o immaginaria che sia, ancorché marginale è l’alleata perfetta del potere non solo perché mantiene la paura in caldo, ma anche  perché tutto il clima di allarme che crea serve benissimo a marginalizzare se non cancellare qualsiasi dibattito sulle idee che animano i manifestanti: prima gli allarmi sono utilizzati come prevenzione contro la discussione delle ragioni degli antagonisti, poi, dopo gli eventi non si parla d’altro che della violenza, anche minima se c’è stata o della violenza che stranamente non c’è stata. Inoltre l’assoluta sproporzione tra fatti e repressione è destinata a creare un senso di paura sia nel protestare, sia nel denunciare il brigantaggio legale e istituzionale che fa sempre più parte della “vita democratica”.

Insomma è evidente la trasformazione di questo Paese come degli altri dell’Europa Felix , in stato di polizia. E’ francamente miserevole lo spettacolo dei coreuti ciechi,  privi della benché minima sensibilità storica e attaccati come caciocavalli alle favolette atlantiche, ma sostanzialmente carenti di moralità intellettuale che continuano a esaltare come dischi rotti ‘l’Europa la quale ci avrebbe regalato 70 anni di pace. Intanto sono 60 a contare dai trattati di Roma, 40 se si tiene conto delle guerre iugoslave, ovvero lo stesso periodo di pace concesso dal periodo ultranazionalista del continente, ma non si può non capire che tutto questo è stato dovuto logiche del mondo bipolare e al ruolo marginale, passivo, a sovranità ridotta del continente. Una volta esauritasi questa fase la guerra è tornata eccome, sia nei Balcani, sia nelle numerose guerre fatte altrove, ma forse giuste o non importanti per questi ipocriti aedi, e tuttavia anche all’interno dell’Europa stessa. Una guerra non condotta con gli eserciti, cosa impossibile in presenza del padrone americano, ma con altri mezzi, quelli economico – istituzionali.  Una conseguenza paradossale, ma fin troppo ovvia per l’europeismo post bellico che vedeva solo nell’integrazione economica guidata dalle elites, non nella civiltà dell’eguaglianza, dei diritti e della speranza, l’unica strada contro la guerra.

Advertisements

Informazioni su ilsimplicissimus

Chi ha un perché per vivere, può sopportare tutti i come. Vedi tutti gli articoli di ilsimplicissimus

5 responses to “Europa chiama Diaz

  • learco

    “Genova viene preparata e predisposta per funzionare da laboratorio in cui sperimentare i nuovi modelli bellici e belluini di gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica. Per questi motivi ritengo che un parto del genere non possa provenire solo da menti abituate a pansare nell’ottica delle strategia militare, ma che sia soprattutto il frutto amaro e indigesto dei “cervelloni” che adoperano da sempre le loro competenza scientifiche per migliorare e ottimizzare le tecniche di controllo e monitoraggio delle popolazioni.”

    https://comedonchisciotte.org/cavie-da-laboratorio/

    Mi piace

  • learco

    “Siamo immersi in una guerra di nuovo tipo per la riprogrammazone della maggior parte del mondo e la sua peculiarità è che non c’è bisogno di eliminare i nemici fisicamente, assicura un analista russo, Vladimir Lepiojin….

    Lepiojin sottolinea che i soggetti della nuova guerra globale non sono gli Stati come erano soliti esserlo a metà del secolo passato, ma piuttosto i proprietari e beneficiari del denominato mercato globale.”

    http://www.controinformazione.info/le-elite-finanziarie-contro-lumanita/

    Mi piace

  • Tommaso Miraglia

    C’è anche da dire che il concetto di guerra come tale è stato profondamente “riformato” in senso linguistico e verbale, per ragioni facilmente intuibili: solo chi comanda decide cosa è guerra e cosa invece no. Intanto le guerre sono sempre qualcosa che si combatte in casa d’altri, tra cattivi che rifiutano il progresso, la democrazia, l’amicizia tra i popoli, aggiungiamoci pure che va tanto di moda la “misericordia” bergogliana. Poi comunque non esiste più tutto il cerimoniale, buono o cattivo che fosse, che un tempo regolava il comportamento fra gli stati decisi a regolare con le armi le loro controversie: convocazione degli ambasciatori e consegna della lettera con la dichiarazione di guerra. Adesso le guerre guerreggiate sono perenni, solo che sono sotto traccia, a bassa intensità, invisibili se occorre oppure agghindate a seconda delle esigenze del Tg1 e dell’informazione tv in forma di “missioni umanitarie”, operazioni di polizia internazionale, salvataggi di minoranze oppresse dal dittatore di turno che dev’essere abbattuto: il che vuol dire tutto il mondo “civile” contro uno.

    Mi piace

  • jorge

    E’ francamente miserevole lo spettacolo dei coreuti ciechi, privi della benché minima sensibilità storica …. ……….che continuano a esaltare come dischi rotti ‘l’Europa la quale ci avrebbe regalato 70 anni di pace. .

    Parole sante. E’ uno spettacolo anche ributtante e da vomito, per la intrinseca falsità e la pretesa di condizionare l’opinione pubblica come fosse una mandria di decerebrati.
    Metà europa era nel blocco sovietico e l’altra mezza europa sotto il dominio americano, realizzato non solo con le tante basi militari Usa, ma anche con il controllo ferreo degli eserciti e dei servizi segreti effettuato all’interno della Nato . Per non dire della Germania, sempre centrale nelle guerre europee, addirittura divisa in due stati distinti. In queste condizioni l’Europa ,o meglio i suoi singoli stati, non potevano avere nessunissima autonomia, e tanto meno rispetto alla implementazione di guerre ulteriori

    Se non sono scoppiate altre guerre in Europa è merito unicamente delle due superpotenze, che si sono mantenute nonostante tutto capaci di evitare la terza guerra mondiale (soprattutto per il realismo politico dei dirigenti dell’Urss). . Ad ulteriore indicazione della totale mancanza di potere decisionale degli stati europei circa la guerra, basti ricordare cosa avvenne quando Inghilterra e Francia stavano muovendo guerra all’ Egitto, per riprendere il controllo del Canale di Suez a ragione nazionalizzato da Nasser : ebbene, bastò la contrarietà Usa, concordata con l’Urss, per far recedere dai bellicosi propositi le ex potenze coloniali.

    I più odiosamente insistenti a ripetere le assurdità denunziate ed evidenziate dal Simplicissimus, sono proprio quelli dell’area Pd, e le ripetono con tanta naturalezza che viene da pensare che i più idioti di tutti siano proprio loro, appositamente imbeccati dalla fazione euro-atlantica di quelli che dietro le quinte detengono il potere vero

    Mi piace

  • Anonimo

    “un’operazione di denigrazione e ghettizzazione preventiva del dissenso allegandola d’ufficio al capitolo violenza.”

    Sembra proprio criminalizzazione del dissenso, delle minoranze, dei più deboli … uno stato Leviatano-fascista forte con i deboli e debole con i forti!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: