Non è più Hillary

hillary-clinton-wall-streetCi sono molti modi di leggere gli eventi, alcuni più significativi di altri o più intelligenti o con un maggior valore euristico riguardo alla realtà. E ci sono anche molti modi di indirizzare le interpretazioni verso il facile, il banale e lo stereotipo. Così per mesi  i media globali hanno fatto la caricatura di Trump, grazie al fatto che il personaggio si prestava in maniera quasi perfetta a questa operazione, per sostenere la candidata di Wall Street e dello status quo, foraggiata a dismisura dall’industria bellica e dall’Arabia Saudita, dal Kuwait, da Soros e dalle banche che ci hanno messo ufficialmente, loro soltanto, 44 milioni mettendo in campo alcune ovvietà politichesi per giunta deformate che possono essere riassunte con:  la donna democratica contro il maschilista e razzista di destra. E’ una chiave di lettura possibile, certo, ma così misera, così scioccamente rituale da essere fuorviante, da nascondere che Trump a torto o ragione, non era Trump, ma uno strumento con cui gli elettori hanno mandato il loro vaffa  all’economia di carta  che affligge quella reale e le vite reali.

Proprio questa rabbia di fondo in via di accumulazione rappresentava il grande nemico delle onnipotenti oligarchie finanziarie che hanno appoggiato la Clinton, candidato per la verità debolissimo come era chiaro a tutti, soprattutto perché alla primarie facesse fuori Sanders: le statistiche possono matematizzare le menzogne, ma non cambiare la vita delle persone e così nella narrazione di una ripresa inesistente sarebbe stato possibile che potesse spuntarla persino un candidato dichiaratosi – oh my God – socialista come Sanders, praticamente l’unico in tutta la storia americana. Evitare questo disastro per una pletora di poteri grigi che sotto Obama avevano preso definitivamente il sopravvento era l’obiettivo principale. Meglio ancora, se la fidata Clinton, parte attiva di questi clan di sottogoverno,  fosse riuscita a insediarsi alla Casa Bianca , nonostante la gigantesca montagna di scheletri nell’armadio e lo scarso appeal, senza costringere a una disperata campagna lobbistica per coinvolgere l’antagonista che in questo caso non faceva parte delle dinastie regnanti della politica americana. E di certo Wall Street assieme a tutta  la rete di potere che rappresenta, non si è risparmiata, compresi anche i sondaggi martellanti, ma clamorosamente falsi che ormai sono parte integrante della degenerazione democratica.

Per certi versi non c’è dubbio che Trump sia una risposta assolutamente sbagliata se non antitetica al declino democratico occidentale, ma per altri versi, per il significato profondo del voto che in qualche modo ha tratti antisistema, si carica di un impatto che se sfruttato finirà per mettere in crisi le dinamiche messe in campo dai poteri elitari, che in due decenni hanno fatto strage  di diritti, di pace, di lavoro oltre che di economia reale con impensabile facilità. E’ un segnale che l’opinione pubblica non può essere totalmente condizionata, che alla fine può reagire in qualche modo, anzi la circostanza che si sia costretti ad aggrapparsi a un personaggio dai tratti clowneschi pur di rifiutare l’establishment, rende esplicito il livello esplosivo a cui giunto il malcontento dopo le promesse tradite e gli illusionismi di Obama. Basta concentrarsi non sul personaggio Trump, che in realtà più che vincente è stato il testimonial del rifiuto della Clinton e della sua galassia di potere, ma sul contesto delle elezioni per vedere la possibilità di fare argine contro lo scasso di ogni conquista di civiltà, contro i trattati concepiti dalle banche, contro i “consigli” costituzionali suggeriti dai centri finanziari e prontamente attuati dai burattini del potere.

Di certo quella del miliardario è la scelta meno pericolosa per questa parte dell’Atlantico che proprio Hillary in prima persona ha devastato con le sue guerre, la sua creazione di terrorismo, la sua ossessione antirussa e il pervicace, convinto, incondizionato appoggio alle politiche reazionarie sviluppatesi ovunque. Altro che la candidata moderata e progressista che il media mainstream hanno voluto ad ogni costo dipingere cercando di soffocare ciò che veniva fuori dal vaso di Pandora delle mail. Ma questo è il meno, la figuraccia della Clinton appoggiata da tutto il sistema mediatico e oligarchico, significa che si può dire No, che si può resistere, ancor meglio se in qualche caso specifico è un clown a suggerire il si. E’ più che evidente, a volte anche esplicito, che  le preoccupazioni riguardo alla vittoria di Trump si indirizzano in apparenza sul’imprevedibilità del personaggio, ma nella realtà consistono tutte o quasi nella possibilità di un effetto domino che rilegittimi l’opposizione a ciò che vanno facendo governo e ceti politici subalterni e induca a qualche passo indietro. Tutto sta a indirizzare questo riscatto in maniera meno occasionale, meno da ultima spiaggia populista rispetto al trumpismo che è un prodotto del sistema politico americano, cosa assai più facile in Europa dove fra i sargassi della demagogia di ogni genere, galleggia ancora un residuo di cultura politica. E’ un segnale, tutto sta a coglierlo.

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8 responses to “Non è più Hillary

  • jorge

    Oltre che credere, che è una forma di fede o di religione, si dovrebbe motivare.

    I fatti, hanno la testa dura, il saggio di profitto delle maggiori corporations del mondo, é sceso costantemente dalla fine della 2°guerra mondiale al 1985 circa.

    A questa data, sono iniziati due fenomeni di cui sempre parliamo, la finanziarizzazione dell’economia e la globalizzazione.

    Come per miracolo, già nella seconda metà degli anno 80° il saggio di profitto delle suddette corporations ha cominciato a risalire, anche notevolmente.
    Cosa può significare ? Evidentemente la discesa del saggio di profitto ha spinto le grosse corporations a spostare i propri investimenti dalle linee della produzione a quelle della espansione finanziaria.

    Tale espansione finanziaria è quella che ha fornito i capitali necessari per le delocalizzazioni in paesi lontani

    Sicchè la finanziarizzazione e la globalizzazione sono due facce della stessa medaglia, di un unico processo che è nato per favorire la ripresa del saggio di profitto che nel 1985 aveva raggiunto un livello bassissimo

    Non è corretto dire complotto, dire golpe delle elites neoliberiste, é stata la stessa dinamica della produzione a sviluppare la finanziarizzazione e la globalizzazione. Diversamente il saggio di profitto sarebbe rimasto bassissimo e le aziende produttive avrebbero chiuso.
    Abbandonare la schifosa finanziarizzazione e tornare alla economia reale basata sulla produzione significa tornare a dei saggi di profitto sottozero con le aziende costrette a chiudere. All’interno del capitalismo non c’è soluzione, bisogna passare alla produzione per i bisogni
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    L’andamento del saggio di profitto è stato crescente fino al 2006 -2007, poi è crollato improvvisamente e di molto. Si sà che il 2008 è stato l’anno della crisi dei subprime, crisi finanziaria che poi è collassata sull’economia reale un paio di anni dopo provocando i guasti che ancora oggi tutti noi subiamo

    La spiegazione è nel fatto che obbligazioni, azioni, sono nient’altro che la ricevuta di un prestito che si fà ad una azienda (il costo che ciascuno paga per comprare titoli del genere)

    L’azienda con quei soldi dovrebbe espandere le sue attività, quindi dopo pochi anni restituirci il nostro denaro più un interesse dovuto alla crescita dell’azienda stessa

    Ma poichè la produzione reale non raggiunge un sufficiente saggio di profitto, mai l’azienda ci darà il nostro interesse, e neanche il denaro che le abbiamo imprestato. Quando questo diventa chiaro per l’andamento dei bilanci, anche il valore che ulteriormente può avere una azione perchè molto richiesta nelle compravendite di borsa finisce per smaterializzarsi

    In pratica l’azione si rivela carta straccia, ciò che era sempre stata poiché allo sguardo serio era già chiaro che il saggio di profitto non avrebbe potuto mai ripagare quelle cedole cartacee che chiamiamo azioni o obbligazioni ( il termine corretto è capitale fittizio)

    Il saggio di profitto non potrà mai più essere alto, poichè le spese tecniche propedeutiche alla produzione sono così alte da non poter essere remunerate o recuperate nella vita utile degli impianti, l’innovazione tecno-scientifica impone troppo presto la loro sostituzione (pena essere fuori mercato)

    Siamo tutti seduti su una enorme bolla finanziaria, molte volte più grande del PIL del mondo intero, quando questa inevitabilmente scoppierà la crisi attuale sembrerà il piacevole mondo dei sogni
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    Fanno di tutto per nasconderci questa pericolosissima situazione, uno degli inganni più potenti è quello di darci la valvola di sfogo di pensare che basterebbe tornare alla economia reale e produttiva per risolvere i problemi del presente.

    Consapevolmente o no rincorriamo falsi obiettivi come questo, lasciando in pace il Capitale che di questo passo porta il mondo alla rovina. Piaccia o no la via di uscita può essere solo quella di superare il sistema del capitale e passare alla produzione per i bisogni

    Quando si immagina che il mondo sia pieno di ricchezza finanziaria, e basterebbe deviarla verso la produzione ed i consumi, non si comprende che tale ricchezza è capitale fittizio ovvero spazzatura.
    Se si richiedesse il controvalore di tali titoli finanziari per investire in quanto di più utile, essi si deprezzerebbero completamente perchè la produzione reale non e in grado di ripagarli, appunto per il saggio di profitto ormai definitivament defunto

    Anche i denari dei Quantitative Easing (Usa Giappone Europa), sono null’altro che capitale fittizio, buono a figurare nei bilanci delle banche o nelle divisioni finanziarie delle grandi corporations.
    Ad esso non corrisponde una reale produzione di valore (saggio di profitto in coma), se tali cifre circolassero realmente si genererebbe una inflazione mostruosa più letale e distruttiva rispetto ad una guerra mondiale. Ancora una volta, l’unica via di uscita è quella di produrre per i bisogni
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    La cosa paradossale è che noi stiamo a spiegarci l’andamento del mondo con Complotti, Egemonie ebraiche, Colpi di Stato e riti Voo-Doo.

    Invece i capitalisti ed i loro più prossimi funzionari, la ristrettissima parte della popolazione mondiale che detiene il potere vero, costoro sanno benissimo che non esistono ordimenti del genere ( dovrebbero averli fatti in prima persona) Essi ordiscono sì, ma per la loro concorrenza interna, le dinamiche di sistema sono altra cosa,

    Pertanto questa gente per spiegarsi la situazione che abbiamo tutti sotto gli occhi , da molti anni hanno cominciato ad interessarsi ad economisti eterodossi quali Silvio Gesell o lo stesso Karl Marx.

    Larry Summers, per molti anni ministro dell’economia Usa, ha sviluppato la teoria della Stagnazione Secolare, che in pratica dice cose molto simili a quelle ispirate dalla visione della caduta tendenziale del saggio di profitto.
    Sulla base di queste conoscenze i loro Think Tank si attivano per costruire le strategie di sopravvivenza del Capitale, teorie complesse che hanno lo scopo di far sopravvivere il sistema del capitale sulla nostra sofferenza.
    Questa gente nel segreto delle loro stanze ci deride, ci vede come adolescenti alle prese con le saghe dei complotti e dei colpi di stato mentre loro gestiscono la realtà e fanno i fatti

    Una prestigiosa università privata americana che si trova a Manhattan, la Pace University, ha recentemente calcolato il saggio di profitto delle grandi corporations Usa apartire dagli inizi del secolo scorso.
    Calcoli simili ne esistevano già molti, ma questo è particolarmente accurato perchè ha incrociato dati provenienti da fonti diversificate.
    Il risultato è impressionante, conferma appieno la tendenza descritta, c’è anche un grafico di straordinaria potenza visiva :

    Il saggio di profitto discende costantemente dalla fine della seconda guerra mondiale, con una caduta impressionante tra gli anni 70° ed il 1986. Salvo riprendersi subito dopo con la nascita della finanziarizzazione e della globalizzazione,. purtroppo non é possibile inserire immagini nello spazio dei commenti.

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  • jorge

    ” nella narrazione di una ripresa inesistente sarebbe stato possibile che potesse spuntarla persino un candidato dichiaratosi – oh my God – socialista come Sanders, praticamente l’unico in tutta la storia americana”

    Per favore, non diciamo fessere, nella storia degli Stati Uniti vi è stato un candidato presidente quale Eugene Debs che era membro del Partito Socialista Americano. Più volte candidatosi, dopo la prima guerra mondiale i potentati americani dovettero accusarlo di campagna antimilitarista nella guerra appena finita (sostegno alla renitenza alla leva). Così tanto impensierivano i risultati del suo partito e quelli che lui stesso avrebbe potuto ottenere come candidato alle presidenziali.

    Per i tempi più recenti, basti ricordare George Mc Govern, che era uno storico di dichiarate simpatie socialdemocratiche, ed aveva in programma di tagliare le spese militari del 40% anche per favorire la spesa sociale Anche in questo caso i potentati americani ordirono complotti e denigrazioni per impedirne l’elezione regalando infine la vittoria a Richaed Nixon

    Quanto a Trump, tanti sono scandalizzati della sua vittoria perchè dicono che è un rozzo, uno che fa rutti per strada e tocca il culo alle segretarie. Certo, questo gli procura il voto decisivo della classe under-dogs, che non è che di per sè apprezzi tali comportamenti, ma li vede come una pernacchia all’ establishment che ha ridotto tanti americani a dei working poor

    Ma per quanto l’umiliazione della Clinton e di un certo ceto affluente a lei simile non ci dispiaccia, a molti ed anche a Minutolo sfugge che Trump ha avuto comunque il sostegno attivo di una parte importante del potere americano

    1 ) Moltissimi generali dell’esercito sono stati suoi sostenitori. L’uomo col parrucchino intende tagliare i finanziamenti alla marina ed all’ aereonautic, per potenziare l’ esercito di terra.
    Gli Usa appoggeranno un pò meno il tutti contro tutti che lascia loro il ruolo del direttore d’orchestra, ma finiranno per praticare più di prima i famosi boots on the road. Cambieranno in parte i luoghi dello scontro, ma ciò non significa che l’ America coinvolgerà di meno l’Europa nelle sue scelte geopolitiche e guerresche.

    2) Alle solite, il capitale, il quale unisce inestricabilmente sfera produttiva, finanziaria, e che per superare la propria crisi inevitabilmente tende alla guerra, ha finanziato la Clinton certamente con più impegno ma non per questo ha negato fondi a Trump
    Chi ricorda che Goldman Sachs, Morgan Stanley etc finanziarono John McCain ma pure Barak Obama (quello di Mein Street contro Wall Street ma invero con gli interessi di sempre)?
    I candidati presidenti in Usa come ovunque sono uomini di paglia del capitale, da questo in ogni caso cooptati, ed atti a coprire tutto lo spettro dei comportamenti elettorali prevedibili. Quello che vince comunque ha la sua cambiale da pagare al potere del capitale, il resto è cabaret per chi alla base ancora ci crede( Minutolo crede nel capitalismo produttivo di contro a quello finanziario)

    In effetti, ci si può aspettare che gli Usa tendano a stabilizzare( boots on the road) le situazioni troppo magmatiche in cui ha indugiato Barak Obama. Gli Stati Uniti Great Again, per gli americani impoveriti potranno significare al più qualche briciola maggiore, dividendo di una diversa e più efficiente rincorsa alla rendita imperialistica ( più adatta alla fase). Solo uno spostamento degli equilibri interni agli assetti Usa e non una messa in causa di questi, solo teoricamente una minore pressione disgregatrice sul continente europeo. Poi la tendenza di lungo periodo alla crisi ed alla guerra si aggraverà comunque, ed in ogni caso per nessuno niente di buono.

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  • learco

    Al di là delle simpatie per i due candidati, per noi italiani una nuova amministrazione democratica avrebbe significato il proseguimento dell’esperienza fallimentare dell’Unione Europea a guida tedesca.
    Su questo punto la Clinton e il suo massimo finanziatore Soros erano stati molto chiari.
    Con Trump se non altro c’è la speranza che la struttura gerarchica di Bruxelles, con l’Italia ultima ruota del carro destinata ad essere spremuta dalla grande finanza, possa essere modificata.
    Non a caso i due guardiani della prigione europea: Merkel e Hollande, sembrano in preda al panico dopo l’asfaltatura della Clinton.

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  • diderot39

    Raramente sono stato cosi’ contento di essermi sbagliato. Come molti, credevo che l’immensa forza dell’establishment e della cabala avrebbe impedito una sconfitta della donna di cui solo il pronunciarne il nome mi provoca l’orticaria.
    Non e’ questione di inneggiare al demagogo – il nuovo presidente non e’ straordinario o particolarmente simpatico. E nessuno si aspetta un taumaturgo.
    Concordo con l’idea che probabilmente in pratica cambiera’ poco. Ma almeno l’ultima fiammella di speranza non e’ stata sepolta. Si puo’ persino immaginare una rivolta tipo Thatcher-Reagan, ma al contrario.
    In ogni caso, se la scelta tra candidati avesse opposto la quasi-donna a una m… autentica, (absit iniuria verbis), la scelta logica doveva essere la m…
    Quindi, almeno per il momento, e’ giusto dire “Sursum corda.”

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  • Roberto Casiraghi

    Non credo che siccome Trump ha vinto allora egli diventi per ciò stesso simbolo di tutto ciò che ci sta a cuore (chissà, magari non sa neppure che l’Italia esiste). Nessun voto di protesta, oltretutto a casa d’altri, ci permette di gioire con la certezza che il vincitore “ha vinto anche per noi”, come sembra suggerire l’articolo. La questione fondamentale è se il liberismo sfrenato che ha creato quell’immenso calvario che è per noi europei la globalizzazione, con Trump si vedrà intaccato o ritornerà sui suoi passi. No way! Ma neanche per sogno, più liberista di lui non c’è nessuno.
    Certo, teoricamente in politica estera è un isolazionista (ho ricevuto nella mia casella elettronica tutte le newsletter di un Pat Buchanan sempre più entusiasta e sempre meno obiettivo che lo colloca, nel suo pantheon di destra, perfino al di sopra di Nixon) ma chi può dire che non sia stato scelto proprio perché la guerra ventura ha bisogno più di un fantasioso arringatore di folle che di una madama scialba e mediocre?
    Per quanto riguarda il suo programma risulta difficile trovare dei punti condivisibili, almeno da un punto di vista europeo. Si veda il “Contratto con l’elettore americano” (qui, evidentemente, il Berlusconi del 2001 ha fatto scuola!) alla seguente pagina del sito di Trump https://assets.donaldjtrump.com/_landings/contract/O-TRU-102316-Contractv02.pdf da cui trascelgo e riassumo alcuni punti:
    – impegno a usare ogni strumento legale possibile per impedire alle altre nazioni di avere un impatto negativo sui lavoratori americani (qui c’è già in nuce la certezza che il TTIP alla fine verrà firmato)
    – impegno ad eliminare ogni tipo di restrizione che impedisca l’estrazione di petrolio, gas e carbone (ossia, avanti tutta con il fracking)
    – impegno a cancellare i pagamenti dovuti all’ONU per i programmi anti cambiamento climatico
    – impegno a cominciare ad espellere gli oltre 2 milioni di immigrati criminali illegali e cancellare i visti per le nazioni estere che non accettino di riprenderseli (si noti quel “cominciare” che fa già capire che non sarà affatto così)
    – impegno a sospendere l’immigrazione dalle regioni in cui vi è una forte presenza terroristica (terror-prone, inclini al terrorismo) e in cui non esistano procedure di accertamento e verifica (vetting). Chiunque entri dall’estero dovrà poi assoggettarsi a procedure di “extreme vetting”.
    – semplificazione e riduzione di tasse per tutti, 35% di taglio sui redditi delle famiglie di classe media, tassazione sulle aziende in calo dal 35% al 15% e rimpatrio di denaro americano detenuto all’estero grazie ad una tassazione moderata (solo il 10%).
    – impegno ad utilizzare i soldi dell’istruzione statale per consentire ai genitori di mandare i figli anche alle scuole private (l’abbiamo già vista questa!)
    – abolizione di Obamacare sostituita da Health Savings Account (conti di risparmio salute) che permetteranno di… acquistare l’assicurazione sanità preferita anche in stati diversi da quello di residenza
    – velocizzazione delle procedure di autorizzazione di nuovi medicamenti (Trump dice che vi è una coda di 4000 farmaci in attesa di approvazione e penso che sappiamo tutti cosa voglia dire questa “velocizzazione”)
    – impegno a finanziare e costruire un muro anti-immigrati sulla linea di confine meridionale degli Stati Uniti, quella con il Messico, con l’intesa che sarà il Messico stesso a doverne rimborsare i costi agli Stati Uniti! E se poi il Messico non ci sta a rimborsare, che succederà di bello?
    – aumentare le risorse a disposizione della polizia per smantellare le gang criminali e mettere in galera i violenti (questo in un paese che ha già oltre un milione di carcerati e che vanta la polizia più violenta, brutale e superdotata di armamenti micidiali dell’intero universo)
    – ricostruire le forze armate americane ed espandere gli investimenti di carattere militare (ti pareva!)
    Certo, i programmi elettorali dicono all’elettorato quello che vuole sentirsi dire e, probabilmente, di queste promesse non ne verrà realizzata neppure una, come è anche tradizione. Ma quanto al preteso isolazionismo del nostro, e alle speranze che l’America finalmente lasci l’Europa un po’ in pace, mi chiedo come si possa ragionevolmente sperare in un tale miracolo quando nel programma trumpeur non si parla di smantellamento della NATO, unico modo per dimostrare una concreta volontà di sganciamento dall’Europa.

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  • learco

    Prima il Brexit, poi Donald Trump.
    La globalizzazione e il sistema economico neoliberista sono stati rifiutati proprio nei due Stati in cui erano stati progettati e realizzati a partire dagli anni ’80 con la Tatcher e Reagan.
    Ci sono voluti trent’anni per capire che quel sistema non rappresentava un’occasione per tutti, ma solo una certezza di arricchimento per pochi.
    Adesso vedremo se i centri finanziari che hanno condotto in modo fanatico e dissennato questo processo accetteranno di frenare oppure cercheranno di ostacolare i progetti di cambiamento che Trump ha promesso a favore dei ceti medi occidentali traditi e impoveriti dall’elite finanziaria.

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  • chiediloamanu

    Perfetto, realmente perfetto.

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