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Il terremoto di Lisbona

2725e27504fdcf9576cfae01be2b9fb3_terremoto_lisbonaQualcosa è cambiato. Il tentativo del presidente portoghese di affidare il governo alla minoranza conservatrice, vestale dell’austerità europea, dei profitti di pochi e dei massacri sociali, si è infranto in Parlamento grazie alla tenuta della nascente e composita alleanza di sinistra dove euroscettici e antieuristi si affiancano ai socialisti, notoriamente sostenitori delle politiche europee. Non è possibile dire quale orizzonte si apra per una coalizione attraversata da tante  diverse concezioni e per ora incatenata alla contraddizione principale tra politiche sociali auspicate e obbligata fedeltà europeista, ma una cosa è certa: i socialisti in declino elettorale non hanno abboccato all’amo del presidente  che chiedeva loro di governare insieme alla destra, offrendo anche adeguate ricompense e soprattutto non ci sono state defezioni in seno all’area di sinistra.

Il fatto nuovo è costituito proprio da questa tenuta sulla quale molti non avrebbero scommesso un soldo bucato. Certo si possono invocare ragioni politicanti: la scarsa resa alle urne della complicità socialista nel seguire i diktat europei e l’aumento invece delle sinistre più radicali e/o comuniste, però sarebbe sciocco e riduttivo, specie perché tutto questo avviene nel pieno di un presunto “miracolo portoghese” costruito sulla carta dei giornali e sugli schermi della tv per prendere in giro le persone, analogamente a quanto accade altrove e più che mai in Italia (vedi qui). C’è qualcosa di più: è come se si avvertisse che il male oscuro dell’Europa progredisce verso un esito infausto, nonostante le “vittorie” in Grecia, le continue asserzioni di ottimismo come nei campi di Pol Pot, la diffusione di manciate di paure e la capacità di ricatto della Bce e del sistema bancario. Sotto il peso della stagnazione economica e delle nuove vicende geopolitiche che cominciano a far soffiare venti di guerra, si percepisce che la costruzione in apparenza solida è fatta di materiale ideologico scaduto e tenuta assieme dai cavi di tensione del sistema monetario e bancario. La rottura anche di un sostegno minore potrebbe causare il crollo complessivo.

Naturalmente a Bruxelles sono costernati dal “fattaccio di Lisbona” che rimette in gioco una democrazia che pareva già agonizzante , dall’arroganza con la quale l’alleanza di sinistra pretende di aumentare il salario minimo a 600 euro al mese, dal pericolo che vengano congelati i tagli dei salari nel settore pubblico, la mattanza delle pensioni o la concessione ai privati  dell’acqua pubblica, di ciò che rimane della compagnia di bandiera o dei trasporti pubblici di Lisbona e Oporto: faranno di tutto perché questo non accada, compresa la stangata da spread nella convinzione non certo peregrina che un’alleanza così composita finisca per sfasciarsi sotto la pressione della Ue. Ma la governance europea dorme preoccupata, per dirla con un’espressione di quel nonnismo di cui l’Europa fa sfoggio  nei suoi club privée di potenti e banchieri  che dettano legge: non si aspettavano un risultato elettorale di questo tipo dentro una campagna di inganni volta ad attestare una ripresa del Paese, tanto che dopo aver parlato e straparlato di  miracoli, il giorno dopo le elezioni hanno cambiato radicalmente versione e nel giro di poche ore hanno scoperto che il Portogallo è sull’orlo del precipizio cominciando a lanciare raffiche di intimidazioni.  Men che meno si aspettavano la resistenza socialista ai richiami del presidente e la tenuta del patto a sinistra. Sanno di poter ribaltare la situazione, ma sentono anche loro che qualcosa scricchiola sotto i piedi: il paradiso di bugie che hanno costruito si sta sgonfiando e dentro la più grave recessione mai vista del commercio mondiale che quest’anno ha un fatto un tonfo del – 8,4% ( con il mercato delle materie prime che fa segnare un meno 25%): le cifrette episodiche dei governi e dell’Ocse sono patetiche, così come le balzane previsioni fatte sul nulla e regolarmente riviste se non alterate alla radice grazie ai nuovi criteri di calcolo del Pil che lasciano ampio spazio alle manipolazioni di una misura econometrica che si va rivelando nel tempo una manipolazione essa stessa. Il miracolo di Lisbona è che anche le facce di bronzo e di creta che piangono.

 

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