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Internazionalismo del profitto, indebitamento popolare

Corona-reale_riproduzione Anna Lombroso per il Simplicissimus

Sovranismo s. m. Posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovrannazionali di concertazione.

Deve essere diventato gialloverde anche l’autorevole dizionario Treccani che, come d’altro canto il Larousse, offre del sovranismo una definizione sobria, ad onta della criminalizzazione sgangherata  in corso perfino tra quelli che – pochi – considerarono sciagurata, umiliante e anticostituzionale  la soggezione al fiscal compact, come ai tanti diktat delle pingui cancellerie a danno delle propaggini africane, indolenti, sciupone e inaffidabili. Destino degli “ismi” che si prestano a sapienti confusioni o sbrigative condanne a partire dalle parole matrici, salvo ideologia liquidata ben prima di ideologismi per via delle preoccupanti evocazioni di eventuali produzioni di idee, ideali e valori e di un’attività di pensiero, quantomai eversive di questi tempi.

Affidato alle decodificazioni aberranti, peraltro bipartisan, sovranismo viene retrocesso a nazionalismo, collocandolo nella cassetta degli attrezzi della destra più bruna e minacciosa di successivi incendi del Reichstag insieme a razzismo e xenofobia, il cui sorprendente recupero è visto di buon occhio da chi ne deplora la declinazione a uso e contro gialli e neri, islamici e rom, mentre lascia correre quando vengono impiegati senza distinzioni di etnia e religione, contro poveracci, diseredati, sfruttati in patria e fuori (ne ho scritto qui: https://ilsimplicissimus2.com/2018/09/28/fascimo-malattia-senile-del-capitalismo/). Proprio come “populismo”, d’altra parte, marchio a fuoco impresso da chi  ha sostenuto misure impopolari (nel senso che, vedi caso, andavano contro il volgo, giustamente penalizzato per comportamenti dissipati), aristocratiche austerità, e sempre più indirizzato a immaginare sistemi elettorali selettivi, che concedano il diritto-dovere di voto a segmenti acculturati, maturi e poco inclini a volgari ribellismi.

Basta pensare alle reazioni schifate nei confronti di chi ha messo in dubbio virtù e bontà dell’egemonia privatistica, esigendo la nazionalizzazione di banche, di servizi, di autostrade, preferendo invece salvataggi immondi (guardati con sdegno perfino nelle geografie di Wall Street) che lasciano la gestione a vertici e amministrazioni criminali, sottraendo risorse necessarie invece alla collettività, comprensiva di indigeni e immigrati, il cui sacro suolo è manomesso, bruttato, espropriato, richiamati a concorrere per la incolumità di “risparmiatori” meglio identificabili azionariati voraci, amici influenti i cui appetiti è doveroso appagare, che sono pochi quelli piccoli, sedotti o ricattati dai croupier del casinò globale.

Modi consueti questi di incriminare sempre e comunque il “popolo” colpevole di aver voluto troppo, di chiedere troppo, ma pure di accontentarsi delle mance, di delegare sulla base di promesse illusorie o di poco partecipare, di astenersi dalla cabina elettorale e contemporaneamente di votare male e esageratamente, che si sa i paesi maturi disertano gli scrutini, forzando  la presunta coincidenza “tra un primato grossolano della volontà generale”, come ha scritto il Foglio,  e il progressivo collocarsi dei movimenti vincitori dentro il sistema politico e di potere, contrari  – plebe e maggioranza – a quegli irrinunciabili criteri, quelle virtù teologali europee interpretate da Draghi: pazienza, cautela, prudenza e magari, in aggiunta, ubbidienza. Perché poco ci vuole a capire che con sovranismo non vogliono intendere in barba alla Treccani e pure al Larousse l’esprimersi delle pulsioni indipendentiste, la volontà di affermazione dell’autodeterminazione di un popolo, ma il manifestarsi dell’opposizione allo sviluppo dell’Unione Europea, come concentrazione di poteri e decisioni  sottratti agli Stati nazionali che la compongono e affidati a organismi non elettivi, alla sottrazione che ne deriva di democrazia, economica e sociale, esplicitamente osteggiata, per via della sua origine “socialista”, incompatibile con l’affermarsi del regime unico.  

È che l’affezione al blasonato sogno unitario europeo, profetizzato già con le stimmate di un’utopia pensata e volta da enclave prestigiose quanto esclusive e quindi escludenti, è difficile da abbandonare anche in vista del suo mostrarsi come un vero e proprio cimitero irriducibile di aristocrazie, per parafrasare Pareto, aggrappato a una tradizione letteraria di pacificazione funzionale a portare guerre di classe e imperialiste all’interno e all’esterno,  gestito nella pratica da una oligarchia burocratica che serve interessi e privilegi di un ceto imperiale che ha sostituito le vecchie élite con una selezione ancora più implacabilmente effettuata sulla base di rendite, censo, affiliazione. Discostarsene mette paura, come sempre succede a chi teme qualsiasi ingresso nell’ignoto forse buono, preferendo Tsipras, Renzi e Macron, quindi il conosciuto cattivo, come succede a chi da noi indica la soluzione nel meno peggio, grazie alla dittatura dell’accontentarsi, come sempre succede a chi si sente rassicurato dallo stare sotto tutela, compresa quella delle menzogne. Tanto che da più parti si sente scendere giù fino a noi il monito severe: questa sfida la pagheremo noi, popolino, noi, italiani riottosi a essere più modernamente europei, noi come i greci, talmente in fondo alla classifica della civiltà che adesso nel Mediterraneo arrivano perfino uragani e  tifoni come nel Terzo Mondo.

State attenti, ci dicono, che a rimetterci “sarete” tutti. Ma non è successo già? non stiamo pagando noi le scialuppe a Banca Etruria, Mps, Casse di Risparmio? Non stiamo pagando noi armamenti scamuffi per essere ammessi alle briciole sanguinarie dei Grandi? Non stiamo pagando una accoglienza raffazzonata e obbligatoria, cornuti e mazziati da chi tira su muri umanitari come le guerre coloniali che conduce? Non stiamo pagando noi con la salute e la perdita di garanzie il sostegno a padronati  assassini e avvelenatori? Non stiamo pagando noi direttamente e indirettamente la perdita di istruzione, cultura, sicurezza sociale, assistenza sanitaria? È davvero questo il prezzo necessario per stare nella sala da pranzo dei Grandi, a raccattare qualche ossicino di pollo, che ormai non possiamo sperare nelle brioche?

 

 

 

 

 

 

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Tsipras scommette sulla morte dei pensionati

saloniccoProbabilmente la fantascienza sociologica degli anni ’60 e ’70 è il corpus ideologico che ispira la politica attuale e i suoi personaggi:  discorsi come quelli che ascoltiamo quotidianamente appena mezzo secolo fa venivano considerati possibili solo in un lontanissimo futuro dei dannati, eppure  si sono tradotti in realtà in un  brevissimo volgere di anni sotto l’infuriare di un egemonia culturale ingigantita come non mai dal possesso dei media. Prendiamo ad esempio questo botta e risposta avvenuto a distanza fra Tsipras e Juncker che apre davvero un baratro di cinismo e di menzogna come mai si era visto.

Dunque il leader greco due settimane fa va a Salonicco,  fianco a fianco con l’ambasciatore americano a testimonianza esplicita e sottolineata di affinità ideologico – affaristiche,  nonché di amicale sottomissione sulla  faccenda della Macedonia, per inaugurare la locale fiera e da quel pulpito annuncia la grande rivoluzione del suo governo, quella che dovrebbe liberare la Grecia dal calcagno della troika, ossia il fatto che il drammatico taglio delle pensioni non verrà attuato immediatamente, come concordato a Bruxelles, ma solo a partire dal gennaio del 2019. Insomma questo Lenin dello zazichi sorprende sempre per la sua temerarietà e ampiezza di visione. Tuttavia la cosa non piace affatto alla troika e dalle prime brume brusselesche, Junker o meglio il suo segretario tuttofare di cui abbiamo parlato qui , fa sentire la sua contrarietà:  “le misure votate devono essere applicate alla lettera”.

Sussurri e grida ad Atene dove forse pensavano che qualche mese di dilazione in un piano di distruzione pensionistica della durata di 4 anni  sarebbe stato concesso, ma il geniale Tsipras tra il corrucciato e l’arrendevole fa sapere che lo sgarro non è poi tanto grave perché “dato che questa diminuzione riguarda principalmente i pensionati di età dai 70 anni in su, il problema è solo temporaneo perché naturalmente, queste pensioni cesseranno di essere pagate, col tempo”. Si è dimenticato di aggiungere che visti i tagli alla sanità che hanno escluso due milioni e mezzo di persone da ogni possibilità di cure anche per le malattie oncologiche, questo risparmio sarà molto più rapido del previsto realizzando quel circolo virtuoso tante volte auspicato fra le righe dei suoi documenti  dal Fondo monetario. Se ci aggiungiamo che le vaste proteste a Salonicco per l’arrivo di Tsipras sono state fronteggiate dalle forze di sicurezza direttamente guidate dall’Fbi, si ha il quadro completo della decozione del Paese e della sua totale svendita.

Ora che abbiamo sentito un leader politico dire apertamente che il problema delle pensioni si risolve con il turn over della morte, ci possiamo rendere conto che quando si superano certi limiti di sottomissione dopo non è più possibile tornare indietro, Lo dobbiamo tenere a mente soprattutto in questo passaggio di anni che sarà costellato di ricatti: le virtù salvifiche del ” “No” sono preziose perché l’avversario conta sul fatto che la magica parola non venga mai pronunciata, che nessuno vada mai a scoprire le carte.


Il ponte e le biciclette della sinistra padronale

imparare ad andare in bici è facile se sai come fareCome funziona la mente umana e perché essa è così incline al pre .giudizio, ovvero agli errori cognitivi, anche nei casi in cui questi sono evidenti? Una risposta sintetica, ma plausibile e che ciò avviene essenzialmente per ragioni “economiche”: il cervello risparmia energia, tempo di risposta e neuroni se può inserire notizie ed eventi in uno schema formato dalla propria esperienza, dall’ambiente e dal contesto culturale nel quale vive, dalla cerchia di conoscenze, nonché dagli interessi sia materiali che psicologici dai quali è orientato e sovrastato senza che nemmeno se ne accorga. E’ un po’ come sciare, guidare, andare in bicicletta, azioni che dopo qualche tempo diventano automatiche, non hanno più bisogno di riflessione, ma i cui meccanismi purtroppo funzionano anche quando la riflessione è una parte essenziale del problema.

Naturalmente non è che vi voglio annoiare con queste generalità, per giunta indebitamente liofilizzate, ma è per dare un senso ad alcune cose inspiegabili. Come è possibile, ad esempio, che possa essere usato contro il povero governo Conte, la rivelazione dell’Espresso ( che ha più meno gli stessi padroni di Atlantia e del Pd srl) secondo cui nel febbraio scorso sarebbe stato messo in luce il degrado dei cavi del ponte Morandi?. In quel periodo infatti era in carica il governo Gentiloni che sarebbe rimasto nella sala dei bottoni almeno per gli affari correnti fino al primo giugno dunque è semmai al governo piddino o anche a lui che bisognerebbe chiedere conto dell’inazione. O magari a nessuno dei due esecutivi visto che un degrado dei cavi di sostegno del ponte per un 10 o 20 per cento non giustifica il crollo visto che queste strutture sono progettate per essere sovradimensionate di tre volte rispetto al necessario. Il degrado veramente grave era altrove, ma non compariva minimamente nelle documentazioni Atlantia e visto che non viviamo nel migliore dei mondi possibili, è anche pensabile che non si tratti solo di noncuranza assassina, ma che lo studio  sullo stato dei cavi sia stato commissionato come depistaggio dai veri problemi della struttura e futuro alibi.

Ma ancora:  come è possibile che la volontà governativa di rescindere la concessione ad Atlantia  dopo la strage possa essere contestata come una violazione dello stato di diritto, quando l’essenza di quest’ultimo è o dovrebbe essere la difesa degli interessi generali, purtroppo niente affatto tutelati dai governi che piacevano a questi irredimibili imbecilli? Non si minaccia la galera per gli eventuali colpevoli che semmai saranno condannati in via definita fra trent’anni, si tratta solo di rescindere un contratto che palesemente non è stato onorato da Atlantia. Ma sappiamo bene come queste e altre espressioni di pensiero primitivo siano funzionali a preservare i capisaldi del neoliberismo e lo spirito reazionario dei suoi oligarchi che non vogliono in alcun modo che la rapina delle privatizzazioni finisca: in questo caso lo stati di diritto viene usato per negarne l’essenza e ridurlo a vacuo formalismo per rimbombare in certe teste vuote.

E tanto per uscire da questa specifica vicenda come è possibile che alcuni illustri rappresentanti della sinistra inneggino alla cura Tsipras per la Grecia e si facciano forti di una palese balla, quella del superamento della crisi grazie alla troika, che non solo è contestata sul piano economico da quegli stessi che l’hanno imposta, ma sapendo che questa presunta salvezza  non comporta alcun miglioramento nella vita delle persone, anzi normalizza e acuisce una drammatica caduta caduta di civiltà che si condensa nello sfascio del settore sanitario, con un aumento esponenziale di mortalità  dovuta a mancanza di medici ormai emigrati altrove, di medicine, in particolare quelle salvavita, all’abbandono delle strutture e alla mancanza di presidi tecnologici: più di tre milioni di persone sono nell’impossibilità di curarsi persino l’influenza, tanto che il numero dei morti ormai supera di gran lunga quella dei nati e c’è chi festeggia perché una vergognosa bugia viene a salvare le loro ineffabili coscienze da salotto buono.  Che volete, abbandonare le prescrizioni della sinistra gaberiana o il futile settarismo precotto, richiederebbe uno sforzo di comprensione ormai impossibile, come dimostra anche l’obsolescenza elettorale: per certa gente pensare è come andare in bicicletta, tanto per esistere.


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