E’ stato un venerdì nero per l’aviazione americana: sono stati abbattuti un caccia F 15, un A-10C Thunderbolt, 2 elicotteri HH-60G Pave Hawk, un Boeing KC-135R Stratotanker, un enorme aereo per il rifornimento in volo e un caccia F-16CJ. Inoltre sono stati distrutti due missili da crociera statunitensi sopra Khomein e Zanyan, due droni d’attacco MQ-9 sopra Isfahan e un drone Hermes (israeliano) sopra Bushehr. Questo vuol dire che le difese aeree iraniane non solo non state annientate, ma sembrano invece aver aumentato progressivamente la loro efficacia. Questo è probabilmente dovuto al fatto che esse hanno imparato molto sulle minacce dell’alleanza Epstein e che possono contare su armi come il missile tattico IR-SA-7 che rimane in volo come in aliante in attesa di colpire una possibile preda. Si tratta di missili di produzione nazionale che spostano nei cieli la tattica della guerriglia e promettono di rendere piuttosto complicato lo sbarco che si dice gli Usa vogliano attuare su un’isola dello stretto di Hormuz. Poiché questa operazione sarebbe abbastanza inutile ai fini della riapertura di questa via marittima e costituirebbe di fatto solo una crema di bellezza per la faccia di Trump, è possibile che alla fine Washington rinunci all’azione.

Nel frattempo sei sommergibili russi di cui due a propulsione nucleare, e dunque dotati di missili atomici, sono entrati nello Stretto. Mosca ha ufficialmente annunciato che sta radunando truppe cecene per far fronte a un’invasione dell’Iran, mentre la Cina sta preparando 100 mila soldati per correre in soccorso di Teheran. Insomma il monito all’Occidente è fin troppo chiaro. Ma la presenza di sommergibili a pronta risposta nucleare è soprattutto un avviso a Israele dove, di fronte ai tentennamento di Trump, la tentazione di un sionismo messo all’angolo, di ricorrere alla bomba si sta facendo strada. Ancora una volta si tratterebbe di costringere gli Usa ad intervenire con tutte le loro forze, anche a costo di una guerra mondiale nucleare. Solo che questa volta Tel Aviv avrebbe la certezza di essere ridotta in polvere per prima.