Annunci

Archivi tag: Bruxelles

Aspettando la troika e Godot

a745ec0a4f683ca5efa3f376df071af7_XLCome avevo immaginato ed era anche abbastanza facile supporre non solo è difficile fare un governo, ma in realtà nessuno lo vuole fare davvero: tutte le possibilità messe a nudo, analizzate, rivoltate prima delle urne e dopo il risultato delle medesime sembrano essere svanite nel nulla, inghiottite dentro un Quirinale silente e abitato dal fantasma di Napolitano, perse per strada da forze politiche vecchie e nuove: niente governo del centro destra, niente alleanze destra Pd, niente fuga di Renzi, nè accenni di Pd – Cinque stelle, solo chiacchiere di Lega – Cinque Stelle, come se vincitori e vinti fossero entrambi paralizzati.

Il fatto è che nessuno vuole mettere insieme un esecutivo a poche settimane dalla data di presentazione del Dpf, ovvero del documento di programmazione economico finanziaria dai cui numeri dipende se Bruxelles farà o meno scattare le famigerate clausole di salvaguardia, ovvero aumento dell’iva ordinaria e straordinaria, crescita delle accise, tagli draconiani alla spesa e dunque ai servizi: Gentiloni e il suo esecutivo hanno calato le braghe e concordato con la Ue un piano da 30 miliardi di qui al 2021 per ottenere un rientro dei conti pubblici nei parametri voluti da Bruxelles, senza aumentare le tassazioni indirette. Si tratta di una cifra da lacrime e sangue che nessuno vuole sottoscrivere in prima persona: che sia il triste nobilastro papalino  a dirlo al Paese e ad annunciare che in caso contrario la troika si occuperà direttamente delle questioni italiane anche fiscali con quella intelligenza, sagacia e spirito di rapina che ha già dimostrato in Grecia.

Una possibile maggioranza potrebbe perciò venire fuori nei fatti quando si tratterà di votare le risoluzioni che le forze politiche presenteranno sul complesso dei documenti  che formano il Def: grosso possiamo dire che Cinque stelle e Lega sono d’accordo sul fare  su un passo indietro rispetto alla riforma Fornero delle pensioni, mentre reddito di cittadinanza e tassazione piatta che sono il nocciolo dei programmi dei due partiti, fanno a pugni tra loro. Tutto l’arco politico concorda però col grosso del piano di rientro, ovvero col tentativo di evitare le tasse che Bruxelles già si prepara ad imporre ed è per questo  che sta prendendo sempre più corpo l’ipotesi che dalla super commissione del Senato che dovrebbe insediarsi dopodomani e destinata a dirimere i nodi  fondamentali del Dpf  venga fuori una sorta di risoluzione unica, un calderone con tutto e il contrario di tutto che finirà per dare lunga vita all’esecutivo Gentiloni.

Come si può vedere agevolmente vedere le elezioni appena trascorse si stanno rapidamente trasformando in un’occasione perduta, semplicemente per il fatto che o si contestano in radice le logiche e le prescrizioni delle oligarchie europee ben sapendo che diventeranno via via più arcigne e più cieche o si crea una discontinuità con il passato, oppure tutti i piani che vengono annunciati e le promesse spese diventeranno in breve tempo cenere. Del resto diciamo pure che anche il Paese tace, sembra aver esaurito le energie dopo lo sforzo immane di contestare nelle urne il sistema al quale siamo agganciati, non pungola in nessun modo i suoi eletti, specie quelli che appartengono ai nuovi assetti, come se dopo aver capito che il passato non torna siano terrorizzati da tanto ardire. La cosa non sorprende più di tanto  perché in definitiva, come appare benissimo dalle analisi post elettorali, i veri vincitori, ovvero i Cinque stelle hanno la maggioranza fra tutte le categorie, salvo i pensionati, ma si tratta di una prevalenza contraddittoria che comprende sia gli antitasse nemici dello Stato, sia chi vuole protezione,  sia i tanti impoveriti senza tutela come i fruitori di rendite di posizione : far convergere questi interessi nella retorica discorsiva è un conto, conciliarli nella realtà è un’altra, praticamente impossibile senza una chiara visione etica e sociale della società. Questo è un problema che in modi peculiari coinvolge tutte le forze politiche nella complicata uscita dalla cosiddetta seconda repubblica, ma ovviamente incombe con maggiore forza su chi vuole rappresentare l’uscita da certe logiche e si presenta come un contenitore variegato come la popolazione generale.

Anche per questo alla fine prevarrà l’idea di un governo di scopo, per rifare una legge elettorale che sia più consona ai tempi dopo l’ubriacatura del maggioritario, giusto per non compromettersi troppo con i poteri che si vogliono o che si immagina non possano essere contestati senza però davvero combatterli. Insomma un lungo prendere tempo e fare melina in attesa di un Godot che non arriverà mai perché siamo noi a doverlo essere.

Annunci

Salvataggio Mps cavallo di troika

A vocavalo-de-troialte dispiace essere buoni profeti, cosa che in Italia purtroppo accade sempre più spesso, e così anche la previsione ( Sopra la banca il governo campa, sotto la banca il popolo crepa ) che i 20 miliardi accantonati dal governo per salvare Mps e le altre banche in sofferenza avrebbero pesato sui bilanci e favorito l’ingresso della troika al governo diretto del Paese si  rivelata ahimè esatta nonostante le smentite di Padoan e il coro quasi unanime dei media. Infatti da Bruxelles e forse sarebbe meglio dire da Berlino sono arrivate due letterine in cui si fissa in 8,8 miliardi il fabbisogno di denaro per salvare Mps e si dettano anche le modalità con cui l’operazione dovrà essere portata a termine che poi sono le medesime adottate per la Grecia, come riconosce persino il Sole 24 ore.

Nella sostanza, il fatto di non concedere deroghe sul debito e sulle banche in crisi non ha altro scopo che spingere il governo a richiedere un intervento del Mes (Meccanismo europeo di stabilità)  che per statuto chiede come contropartita massacri sociali, ovvero l’applicazione delle ricette e dei diktat della troika, quel cieco rosario di ricette economico -trash cui si ispira la Ue e che convengono solo all’egemonia continentale tedesca, valvassore dei poteri finanziari globali. Si tratta dunque di una mossa politica delle oligarchie europee che ormai vogliono stroncare definitivamente l’Italia e ridurla allo stato della Grecia per papparsela completamente ed evitare eventuali sorprese. Naturalmente tutto questo lo si deve all’inazione o all’azione delirante di Renzi e del suo governicchio Napolitano dipendente che le ha sbagliate proprio tutte lasciando il nuovo governo fotocopia senza armi per evitare il peggio.il peggio per noi s’intende.

Ma mi chiedo se questo ceto politico e il suo partito più rappresentativo, ovvero il Pd, nonché padrone reale del Montepaschi, vorrebbe davvero evitare il peggio, anche qualora ce ne fosse la possibilità. Io penso proprio di no: mettere l’Italia nelle mani della troika, svenderla a Berlino è l’unico modo per cercare di conservare il potere residuo di fronte alla totale perdita di credibilità e a un consenso espresso solo dai clientes e dai padroni dei media e delle banche: se non può più sperare nel consenso si può però agire sul terrore insito in una Ue ormai decotta che tutto questo porti a una svolta politica capace di rimettere in discussione i trattati, le colonne portanti della costruzione europea oligarchica e iperliberista, come la straordinaria vittoria del No fa presagire. E dunque la troika diventa il suo maggior elettore, la sua impalcatura di sostengo, tanto più che alla peggio può scaricare ogni responsabilità su poteri esterni e tentare un’operazione di riverginamento. E’ un ultima spiaggia che potrebbe piacere molto a qualche presidente emerito affetto da demenza senile, tanto che quasi quasi verrebbe da pensare come  errori e distrazioni sulla questione bancaria, ovvero sul quel gigantesco sistema Ponzi che è ormai la finanza, siano più frutto di un lucido disegno per far commissariare il Paese dalla troika, piuttosto che il frutto di spontanea cialtroneria e subalternità.

Comunque sia c’è da aspettarsi una nuova stagione di massacri sociali, di nuova austerità, sacrifici e impoverimento le cui conseguenze verranno affrontate con un aumento della repressione e nuove torsioni autoritarie che può essere evitato solo con una grande mobilitazione popolare e con la definitiva rottura della finzione di rappresentanza che va vanti ormai da due decenni.


“E’ tempo che le elites si ribellino alle masse ignoranti”

downloadCronache marziane del dopo Brexit. C’è un antica scenetta di  Totò riproposta in più di un film in cui il protagonista chiede all’avversario di dargli uno schiaffo se ne è capace e quello invece di esitare gli assesta uno smataflone tremendo, allora Totò incredulo per tanta arroganza, gli dice di dargliene un altro se ha il coraggio così quello gli tira un altro ceffone da antologia e la storia si ripete con Toto che ancora non ci crede e  vuole vedere fin dove andrà avanti il suo schiaffeggiatore. Il pubblico capisce che tutto questo fare educato e apparentemente riflessivo non è altro che paura, insicurezza e ride di fronte a una correttezza che è solo impotenza e vigliaccheria, con ciò raggiungendo la catarsi su ciò che esso stesso è.

Purtroppo la gag rappresenta ciò che sta accadendo da decenni: l’opinione  progressista prende botte da orbi, ma sembra non reagire, limitandosi ad essere incredula di fronte al suo avversario che ormai non nasconde nemmeno più le sue intenzioni. Tutte le volte sembra porre un limite dicendo che più non è possibile oltrepassarlo, ma l’avversario se ne frega e procede come un treno. Così invece di opporsi a mosse e intendimenti dichiarati apertis verbis abbozza e dedica le forze a santificare  in qualche modo le armi del nemico, come se questo riducesse la portata della sconfitta, mentre porta solo conforto psicologico. Illustri e nobelati economisti dicono che l’euro è un assurdo economico, ma una mano santa per la riduzione della democrazia e questo induce a una sgangherata fede nella moneta unica; l’Europa traligna in liberismo allo stato puro e costruisce un apparato istituzionale non scalabile dal basso, praticamente impermeabile al consenso  come dichiarano felici i responsabili della oligarchia di fatto di Bruxelles e si feticizza una Ue che paradossalmente  non estingue gli egoismi nazionali, ma li gioca dentro un quadro di gioco al massacro economico. E potrei andare avanti per ore se non fosse che l’articolo sulla Brexit della Foreign Politics, magazine creato dalla Carnegie Foundation, ma ora di proprietà della Washington Post il cui titolo è appunto “E’ tempo che le elites si ribellino alle masse ignoranti”, toglie ogni dubbio riguardo agli obiettivi che l’oligarchia si prefigge: vuole eliminare da qualsiasi decisione le “masse ignoranti”e ribaltarle. Certo l’autore di questo pamphlet, sembrerebbe far parte delle medesime vista l’abbondanza dei più vieti luoghi comuni  ( se volete leggerlo è qui) e l’aria sciatta, ripetitiva, sommaria di tesina liceale, solo più banale, asfittica e ottusa. Ma questa è la minestra del convento americano.

Il che ci porta ad un’altra considerazione: che ormai le classi dirigenti sono spesso ignoranti come e forse più delle masse.  Allevate in illustri opifici degli studi privati il cui scopo principale non è la diffusione della conoscenza, ma  l’educazione dei rampolli delle elites a riconoscersi pienamente come tali e giustificare se stessi in quanto tali, ne escono fuori molto spesso sotto forma di presuntuosi e tracotanti babbei destinati a fulgide posizioni grazie alla rete di conoscenze, connivenze, complicità: il darwinismo che essi invocano per l’intera società, il merito che pretendono dagli altri per loro non ha alcuna validità. Infatti mai come nei nostri tempi le classi dirigenti sono così mediocri e inadeguate:  basta pensare al montismo e al suo ambiente per toccare con mano questa realtà nella sua versione italiana. Per quello che valgono dovrebbero vivere a un’immaginaria corte del Re Sole come scampoli di un potere ormai al tramonto e invece dettano legge e cercano di ripristinare il feudalesimo. E’ questo ambiente ormai eticamente marcio e intellettualmente miserabile che filosofeggia sull’ignoranza che ha portato al Brexit, laddove per ignoranza si deve intendere la deviazione dagli interessi di loro signori. Per concludere che la democrazia è un errore, che va superata con tutto il suo rituale di elezioni visto che non le si può interamente controllare.

E hanno anche ragione se c’è ancora gente che arzigogola incerta e che si chiede dove vogliano arrivare, quando loro lo dicono senza remore. Dopotutto la mediocrità e la stupidità non sono un loro monopolio.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: