Foto Roberto Monaldo / LaPresse23-03-2013 RomaPoliticaIgnazio Marino presenta la sua candidatura alle primarie per l'elezione a Sindaco di RomaNella foto Ignazio MarinoPhoto Roberto Monaldo / LaPresse23-03-2013 Rome (Italy)Ignazio Marino presents his candidacy for Rome's MajorIn the photo Ignazio Marino

Alla fine sta diventando una maschera della commedia dell’arte, una specie di marionetta che giù botte quando compare in scena. Il Marino che va a Philadephia ( sarebbe interessante sapere a spese di chi) per intrufolarsi tra gli ospiti del Papa beccandosi persino lo scherno e il rimprovero del pontefice, il Marino cui crolla la metropolitana addosso senza che si faccia domande, l’onesto per antonomasia che per occuparsi del traffico e dei trasporti va a prendere incompetenti dalla cintura torinese, che non sa comunicare e che spesso aggrava la sua posizione dichiarando e blaterando. Giù botte sulla maschera che è tuttavia un prodotto della politica, delle sue logiche dissennate.

Asceso al trono del Campidoglio solo in quanto personaggio in vista, di quelli che in Italia non restano a mai a piedi anche se devono occupare posti del tutto estranei alla loro natura e alla loro esperienza, anche se non sanno da dove cominciare, la maschera Marino ha accettato, in cambio della corsa per Roma, di togliersi dalle scatole  della pattuglia parlamentare del Pd, dove rappresentava la parte dei diritti civili, ovvero proprio quella che avrebbe potuto rendere più difficoltoso l’abbraccio con la base berlusconiana. Poi è stato travolto prima dalla sua stessa incapacità di mettere mano ai problemi in una capitale saccheggiata da decenni, poi è stato travolto dagli scandali, non suoi certo, ma a cui non ha saputo dare risposte convincenti.

Marino è un ostaggio del famelico appetito del pd locale delle sue alleanze segrete, ma non sa reagire, non intende tentare di cambiare la politica romana, né può seguirla, è una sorta di totem di un improbabile governo degli onesti costruito sopra il termitaio dei poteri capitale e che proprio per questo commette errori su errori: non vorrebbe fare ciò che fa, non vuole fare ciò che potrebbe. Alla fine tutto si riduce a una battaglia per la poltrona, mentre la città è commissariata e lui cerca di districarsi tentando di apparire come l’interlocutore privilegiato del papa, con il risultato di apparire come un intruso. Dietro le quinte del teatrino si sentono già i rumori dei nodosi randelli che si preparano per cozzare contro la sua schiena.

Ma naturalmente sono gli spettatori a farne le spese: servizi pubblici sempre meno funzionati, 50 linee tagliate, metro a singhiozzo che un giorno si allaga, il giorno dopo prende fuoco e se va bene crolla, ideologismo dilettante nell’unica pedonalizzazione che ha finito per creare più problemi che vantaggi, riasfaltatura di strade solo al centro, una geniale idea del suo esperto di importazione Esposito, che così può produrre due appalti per una sola cosa e tutti sanno che du è meglio che uan. Se Marino volesse… ma non vuole perché sa che sarebbe la fine della carriera politica, anche se porterebbe con sé parecchi filistei. Sta al gioco senza saper giocare. Così viaggia di continuo, è assente e sta immobile come gli insetti quando si sentono preda. Fa appunto il Marino.