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Fanno la festa alle bambine

csm_Balthus_Anna Lombroso per il Simplicissimus

A riconferma che le celebrazioni sotto forma di Giornate, perlopiù a forte contenuto commerciale – memoria, donne, mamme, nonni, babbi – come minimo portano sfiga e comunque pongono il sigillo commemorativo su stragi anche morali, fallimenti, decadenza di valori messi in liquidazione in cambio di bottiglie di cognac, mazzetti di mimose che puzzano di cimitero, scatole di cioccolatini e, peggio, una cena in pizzeria, licenza concessa  una tantum per tornare poi al miserabile trantran,  oggi l’Onu  per il settimo anno consecutivo, celebra la Giornata Mondiale delle Bambine. Per solennizzare la festa con qualche opportuna statistica,  qualche quotidiano   rende noti i numeri  sulla violenza sui minori elaborati per il Settimo Dossier della Indifesa di Terre des Hommes, anche quelli caratterizzati dalle differenza di genere.

In Italia, nel 2017, il 60% degli abusi su minori (quelli denunciati sarebbero 5.788   con un +8% rispetto al 2016 e un +43% rispetto a dieci anni fa, quando erano 4.061) sono ai danni di bambine e ragazze,    Le violenze sessuali, le cui vittime sono per l’84% femmine, sono aumentate del 18% rispetto al 2016. In forte crescita i minori vittime di reati legati alla pedopornografia: +57% per la detenzione di materiale pornografico, +10% per la loro produzione, che coinvolge per l’84% bambine e ragazze. Ma il reato con maggior numero di vittime rimane il maltrattamento in famiglia: 1.723 bambini in un solo anno (+6%). Sono alcuni dei dati Anche gli atti sessuali con minorenni sono cresciuti del 13% e le vittime sono ragazze nel 79% dei casi; la corruzione di minorenni (atti sessuali in presenza di bambini sotto i 14 anni) è aumentata del 24% e il 78% delle vittime sono bambine; la violenza sessuale aggravata (tra cui quella subita da persone di età inferiore ai 14 anni) è in aumento dell’8% (387 casi nel 2017 contro i 359 dell’anno precedente) e l’83% delle vittime sono ragazze o bambine.

E come è ormai d’obbligo, come per le guerre umanitarie e l’esportazione bellica di democrazia, non ci accontentiamo delle nostre imprese in patria e in famiglia:   dei  tre milioni di persone che ogni anno si mettono in viaggio per fare sesso con un minore, circa  80 mila hanno nazionalità italiana,  le loro mete sono   Brasile, Repubblica Dominicana, Colombia, oltre a Thailandia e Cambogia.

Sono passati 45 anni dalla pubblicazione di “Dalla parte delle bambine” quell’ indagine sull’identità sessuale femminile che denunciava come la differenziazione di “destino sociale” fra maschi e femmine  operata fin dalla prima infanzia, persino prima della nascita effettiva dell’individuo non si dovesse  a fattori ‘innati’, bensì ai ‘condizionamenti culturali’, consolidando la convinzione della “naturale” superiorità maschile contrapposta alla “naturale” inferiorità femminile. Allora, a pochi anni dalla Mistica Femminile della Friedan, dall’Eunuco femmina della Greer,  a qualcuno di più dal Secondo sesso di Simone de Beauvoir, liquidato come elegante prodotto letterario di una musa e moglie celebre, il libro fu accolto come una provocazione nostrana, oggi largamente superata. Beh, è proprio come quando si parla di diritti: tutto, informazione politica, scienza, ci vuole persuadere che le nostre sono le conquiste del progresso ormai inalienabili e che in quanto tali non vengono messe in discussione, tanto che ci si può occupare degli optional (ne ho scritto qui:  https://ilsimplicissimus2.com/2018/10/08/verona-il-pd-muore-con-la-vita/) .

Macchè superato, il libro è oggi più che mai attuale quando un Papa unanimemente osannato per la sua attenzione ai diseredati, ai sommersi, ai deboli, tuona contro una legge dello Stato che ospita il Vaticano e che ha avuto la qualità morale di liberare vittime dalla condizione di rischiosa clandestinità e di colpevolezza, dando loro la possibilità di operare una scelta amara e dolorosa senza sentirsi perciò delle assassine, con la stessa protervia con la quale permette ai suoi sacerdoti di sottrarsi a leggi e tribunali dello stesso Stato in attesa di altro, superiore giudizio.

Poco ci vuole per pensare  che, come è sempre avvenuto, la morale confessionale (di qualunque credo) promossa a etica pubblica e come è stato profetizzato dovesse accadere in presenza di una fondamentale perdita di credo dei valori di autodeterminazione e responsabilità personale e collettiva, quella che Sartre chiama “caduta nella libertà, ovvero nel nulla”, dia una mano al riaffiorare di inclinazioni arcaiche e irrazionalo, al recupero e alla trasmissione  di un irrinunciabile schema ideologico che fa risalire le sue norme e istituzioni a precetti a-storici, eterni, garantiti dalla volontà divina o da presunte leggi scientifiche o naturali, quelle appunto del patriarcato, e oggi alla esaltazione di ruoli di genere da rispettare in presenza di uno stato di necessità che ha comportato la perdita di beni, di un benessere che pareva intangibile e che avrebbe dovuto appagare istanze e aspettative, dare spazio legittimo a inclinazioni, permettere l’espressione di talenti.

La chiamano teocrazia di mercato, detta i suoi imperativi costruendo una realtà ad uso del  suo dominio regressivo grazie a nuovi miti che devono occupare il nostro immaginario: l’ossessione dell’identità,
l’edonismo individualista, l’ambizione e la competizione sfrenate promosse a virtù in cambio della fidelizzazione a uno stile di vita nel quale sei sfigato e immeritevole se non entri nella gara con l’intento di vincere perfino la bambolina del luna park. E figuriamoci se gli stessi che i diritti li hanno già acquisiti per privilegio, volontario assoggettamento,  censo, e che imputano all’islam l’incompatibilità con civiltà e democrazia per via di tradizioni che creano, alimentano e perpetuano disparità di genere, non accettano la rinuncia necessaria a diritti, prerogative e conquiste delle donne, in virtù delle loro cifre “naturali”, spirito di sacrificio, altruismo, una certa indole alla gregarietà e alla subordinazione, perfino al conservatorismo e al conformismo ubbidiente per tutelare famiglia, prole e ordinata sicurezza in quella casa, se ce l’ha, nella quale ha l’alto compito di trasmettere inossidabili e indiscutibili valori alle nuove generazioni fin dall’infanzia, combinando riproduzione della specie, con la riproduzione di un modello di società.

Vale la pena di rileggerlo Dalla parte della bambine, o di leggerlo come un documento da rivedere grazie alla diffusione fino alla banalizzazione del pensare intorno alla società dello spettacolo  dove le uniche notizie che fanno notizia, gli unici eventi politici di cui si parla sono quelli riducibili ad esibizione, dove  le persona stesse vengono prese in considerazione solo se si rinviene in loro un aspetto drammatizzato e se esse stesse hanno coscienza di esistere se sono “viste”, se ricevono followers e mi piace e se sgambettano in Tv o rovesciano le fodere della loro esistenza in pubblico, grazie alla  riduzione dell’uomo a merce, una merce di nessun valore in una società dove a contare non erano più i desideri e le aspirazioni dell’uomo, ciò che fa di un uomo un uomo,  ma le ragioni e il valore degli scambi di cose e prodotti animati e inanimati. Dove è possibile per tutti diventare icone di stile, da attaccare alla porta dei teenager insieme al Che, dove è augurabile diventare gadget, perfino “causa” con tanto di braccialettino umanitario e petizione online.

E vale la pena di ricordare oggi Giornata delle Bambine e in questi giorni nei quali qualcuno guarda a lui come a “un meno peggio” degli attuali, di quali crimini di sia macchiato il Cavaliere in quanto puttaniere, certo, ma soprattutto in quanto testimonial di quel modello di vita da Drive in, che ha sostituito la partecipazione con le campagne-acquisto, la tv alla realtà, Forum meglio dei tribunali, i talkshow meglio del Parlamento, la Ruota della Fortuna meglio delle Frattocchie,  coi risultati che conosciamo. Dobbiamo a lui e ai suoi successori entusiasti la annessione della morale al moralismo, della giustizia al giustizialismo, e a lui (prima ancora a quelli della Milano da Bere, e prima ancora ancora all’altro Cavaliere) la spregiudicatezza fino alla trasgressione, che permette di dare un prezzo e comprarsi tutto, deputati, consenso, voti, intelligenze un tanto al chilo, sicari e donnine, meglio se stanno zitte, meglio se la loro disponibilità a entrare nel novero delle olgettine è garantita da zelanti genitori, meglio se sono acerbe, quasi “bambine”.

 

 

 

 

 

 

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Chiesa: denunciato il peccato, assolti i peccatori

Constantinos-Polychronopo-010L’altro giorno ho visto su TV 2000, l’emittente della conferenza episcopale italiana, un servizio sulla Grecia che sarebbe impossibile trovare altrove, nell’informazione paludata, europeista e atlantista:  si vede il degrado delle città, si vedono le mense a cielo aperto per dare un mezzo piatto di minestra a torme di impoveriti e anche di migranti, operai di piccole fabbriche abbandonate dai padroni che provano a continuare in proprio la produzione per sopravvivere, il tentativo di supportare malati che non si possono più permettere le cure. Insomma viene presentato il drammatico impoverimento del Paese e al tempo stesso tutto un mondo di solidarietà tra poveri che è visivamente un atto di accusa alla Ue e ai suoi padroni. Ma ciò che manca in questo servizio è proprio l’accusa circostanziata e precisa: si esalta lo spirito caritatevole, la fratellanza, il sostegno reciproco, senza mai però fare l’anamnesi del male, dire esplicitamente che quelle situazioni non sono frutto di una catastrofe naturale, ma di quella catastrofe di civiltà che si chiama capitalismo finanziario sulla carta d’identità ideologica ed Europa per gli amici.

Analogamente la chiesa cattolica nella figura dello stesso Pontefice  si batte per l’accoglimento incondizionato dei profughi dal medioriente, senza mai menzionare le cause e i mandanti di questa catastrofe la cui radice consiste nel tentativo occidentale di sloggiare il legittimo governo siriano per impadronirsi del Paese: le hanno tentate di tutte, dall’importazione in massa di guerriglieri terroristi alle infami sanzioni contro Damasco per l’uso di gas che invece hanno usato proprio i terroristi arruolati dall’occidente. E’ moralmente vergognoso, ma il dito del Papa non punta sulle cause, ma solo sugli effetti, chiede rimedio per il peccato, ma tace il peccatore che continua imperterrito nella sua opera e perpetua così il dramma. Come si vede la Chiesa non rinuncia alla sua secolare ipocrisia: lo stesso atteggiamento moralmente contraddittorio di compassione e negazione delle cause che tiene campo nel dramma dei profughi  il parlare di poveri, povertà e disuguaglianza rimane sospeso nel nulla, mancante della parte attiva, ossia la denuncia dei meccanismi , delle idee e dei sistemi che sono alla radice dell’impoverimento.

Salvo qualche episodico rimbrotto riguardo all’avidità eccessiva del potere economico sembra che la Chiesa consideri la povertà come un fatto naturale, decretato da Dio al pari del potere o della ricchezza e che non senta per nulla il bisogno di riflettere sulle sue cause, continuando in quel pauperismo di ritorno, in quel cieco spirito caritatevole inaugurato con il concilio di Trento e che è al tempo stesso spia e causa del ritardo fra l’Europa meridionale e quella del Nord protestante dove sotto la spinta delle gilde il problema della povertà cominciò ad essere affrontato in termini di legislazione e non di buona volontà dei singoli. Ciò che davvero sorprende è come a distanza di secoli si possa ancora affermare che il lavoro non deve essere una merce e tuttavia sostenere proprio quelle dottrine, quei potentati, quelle concezioni sociali, quegli stili di vita che ne fanno esplicitamente una merce. Forse perché sono  proprio queste ideologie che hanno bisogno di una qualche religione per un miglior controllo sociale?  O forse perché un organismo monocratico come la chiesa cattolica è così soggetta ad atrofizzazione che qualunque cambiamento la frantumerebbe come  una reliquia? Forse perché Dio è un ottimo viatico per la doppia morale, per la buona parola rivolta da attici milionari?  Probabilmente tutto questo insieme.

Ma le cose stanno cambiando rapidamente: il numero di persone in povertà sta raggiungendo in occidente, quello della pre rivoluzione industriale e il sistema stesso, teso nello sforzo di smantellare gli ultimi due secoli di conquiste, sta costruendo una sua mitologia destinata ad occupare gli spazi individuali e sociali, a riempire di cartongesso gli spazi che danno sul nulla, nella quale l’apparire viene declinato come mito del corpo e della cura di un sé sempre più povero e autoreferente. Oltretutto si tratta di una narrazione che non ha bisogno di intermediari, che galleggia sul mercato e si ciba di esso. Dunque il tentativo della Chiesa di cambiare registro solo nell’immagine, ma senza andare a fondo può raccogliere un consenso momentaneo, ma alla lunga è destinato ad arenarsi.


I gattini sul Papa che scotta

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ma non sarà semplicemente che il Papa è andato su Facebook e si è imbattuto in una qualche ostensione di  micetti, tartarughine, orsetti lavatori, interrotta da altrettanto numerose invettive contro l’invasione di   stranieri, tutti di età adulta, robusti quanto indolenti,  che ci portano via il lavoro, delinquono, stuprano, rubano, approfittano della nostra assistenza e istruzione?

Perché lo ammetto da laica, atea, agnostica, anticlericale, anche io, che non milito in una  religione che si ispira a amore, fratellanza, carità, solidarietà, limitandomi a guardare a quei valori come a delle stelle polari che mi sanno indicano un cammino, quello che deve percorrere chi vuole battersi contro ingiustizie, sfruttamento, iniquità, mi interrogo sulla natura di una comunanza a intermittenza, quella di chi preferisce le bestie agli uomini, perché più innocenti, comprensive, affettuose, talmente compreso della superiorità del mondo animale da volerlo imitare in istinti ferini, in irrazionalità, magari anche nel subire le leggi della giungla ormai molto di moda, se orientano giurisprudenze degli uomini e azioni di governo.

Da sempre lamento le ingerenze delle gerarchie ecclesiastiche nelle nostre vite, da sempre guardo con sospetto e riprovazione a quanto quell’invadenza condizioni scelte e imponga come etica pubblica una morale religiosa e di parte, da sempre ancor più condanno chi si riferisce a quegli imperativi per determinare scelte, politiche e regole comuni, mettendo fuori legge inclinazioni, comportamenti, attitudini non convenzionali, non conformiste, non assoggettate. Da sempre denuncio che carattere comune alle chiese, consista nel predicare bene e razzolare male, nel fare professione di carità da sontuosi palazzi, nell’esprimere deplorazione per trasgressioni, tollerate e protette quando si consumano al loro interno, nel reclamare il diritto a sottrarsi ai tribunali degli uomini in attesa, in più tardi possibile, di quello di un dio, nell’imporre precetti che allontanano il sacerdozio ma anche la comunità dei fedeli dalla realtà, dai desideri, dalla quotidianità della gente comune, ripetendo lo stesso distacco castale che contraddistingue i poteri forti, suscitando e praticando discriminazione:

Credo di essere esente dall’applicazione personale del noto proverbio: co la carne se frusta l’anima se giusta, dubito con l’avanzar di anni, afflizioni e frustrazioni della carne, di  seguire l’esempio di Bertinotti, trasmigrato da Bakunin a Don Giussani, nemmeno quello di Parlato che un giorno ammise di essere persuaso che era meglio dare l’8 per mille alla chiesa, convinta come sono di preferire la solidarietà alla carità e incazzata come sono di dover pagare imposte e balzelli dai quali il Vaticano e le sue declinazioni territoriali sono dispensati.

Però credo di essere così liberamente laica da riconoscere a un’autorità religiosa, il dovere oltre che il diritto di esprimersi sui temi della responsabilità morale, della misericordia, dell’aiuto. Anche se mi duole che possa esercitarli con la forza e il prestigio derivante dall’occupazione di uno spazio morale lasciato libero da altri soggetti, lo Stato e le sue istituzioni, gli intellettuali, specie zittita dalle campagne di acquisto in grande stile lanciate dal mercato, la scuola, ormai privatizzata e soggetta anche quando è pubblica, la cultura, che nemmeno saprei più definire, decretata l’eclissi dei suoi “operatori” trasformati in organizzatori di eventi.

Si, mi duole che a Lesbo, per esprimere, cito, “vicinanza e solidarietà sia ai profughi sia ai cittadini di Lesbo e a tutto il popolo greco, tanto generoso nell’accoglienza” ci sia andato un pontefice, che ha gettato una corona di fiori nelle acque del mare che ha inghiottito tante vittime,  riempiendo la falla civile, umana e politica aperta da un’Europa assente nella coesione, nell’accoglienza, nella generosità, quando è presente con la sopraffazione, l’istinto coloniale, la subalternità all’impero finanziario, mostrando così una volta per tutte il suo volto, quello di una entità artificiale e aerea che si materializza nel promuovere guerre, che favorisce il business della tratta dei nuovi schiavi, incaricando la Turchia di  organizzare la più grande deportazione di massa dalla fine della seconda guerra mondiale, che grazie all’austerità ha diffuso come un contagio miseria, sospetto, ingiustizia, che ha eroso la sovranità di stati e popoli per sradicare democrazia e libertà.

Dovremmo far nostra una frase di Tolstoj, quando dice che il suo cuore ha tante stanze e può contenere tanti amori. Ma se proprio preferite le bestie e le piazzate sui vostri profili nei social network, date la preferenza ai lupi, almeno loro sanno stare in branco.

 

 


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