Anna Lombroso per il Simplicissimus
In visita pastorale lungo lo stivale per accreditare i suoi fidi di tutte le formazioni e di tutti gli schieramenti, il segretario del partito unico pare Montesquieu, sembra Goethe, assomiglia a Montaigne, imita Chateaubriand alle prese con il Grand Tour. Proprio come un viaggiatore del settecento ovunque vada, salvo a Bologna dove la beata apparizione è stata funestata dal brigantaggio locale, è in estasi, va in visibilio, si delizia per la bellezza di un Paese che pretende di governare senza conoscerlo, nemmeno, si direbbe, tramite gita scolastica o viaggio di nozze. Qualche giorno fa è toccato a Venezia: non siamo stati informati dalla schiera folta dei suoi fedeli se fosse la sua prima volta, se nell’album di famiglia che presto ci verrà recapitato per posta, come nella miglior tradizione governativa, o pubblicato da Chi, compaia la sua foto di bambino che dà il grano ai picconi in Piazza San Marco, o in coppia, con la luna e Agnese la crumira, in gondoleta.
Certo è che la città lo ha colpito: “Venezia toglie il fiato, fa venire le vertigini”, ha esclamato in preda alla sindrome di Stendahl. Che, adesso lo sappiamo per certo, aveva mietuto tante vittime tra amministratori, politici, controllori, talmente abbacinati dalla bellezza e particolarità della città lagunare da abbandonarsi a una dolce follia irresponsabile, da diventare succubi di corruttori e predatori, da perdere i sensi insomma, in particolare quello comune, preferendogli quello personale e privato.
E lui se ne intende di soggetti deboli, esposti a irreparabili entusiasmi e abbagliati dal suo inimitabile carisma. Infatti il pubblico della sua ispezione alle truppe era inebriato dal suo magnetismo come dalla sua tagliente e raffinata ironia: Venezia è la seconda città più bella del mondo, dopo Firenze.
Ma meno fortunata, lasciava intendere, almeno per quanto riguarda i suoi sindaci. Non ha peli sulla lingua il podestà d’Italia: qui il Pd ha fallito. Ma adesso è arrivato lui, pronto a far pulizia con la stessa candeggina e lo stesso Vetril della maggioranza silenziosa di Milano, dove passa la processione, cioè, davanti, perché dietro le quinte di un posto che “non può essere solamente una vetrina, un palcoscenico per attori e attrici” dobbiamo aspettarci che la recita che andrà in scena sarà sempre la stessa, quella di irresistibili fortune costruite sul fango, quella di malaffare legittimato da utili emergenze eternamente prorogate e perennemente favorite.
Il vento cambia, insomma, grazie alla felice coincidenza di due scadenze elettorali decisive per il rinnovamento. “Vi invidio, ha avuto l’ardire di dire, perché il Veneto è l’unica regione che cambia la regione e il capoluogo”. A sentire le voci dei veneziani, molti ci terrebbero a fargli sapere che la loro tentazione è quella di cambiare davvero regione e città, trasferendosi in luoghi dove resistano ancora democrazia e partecipazione, dove talenti e personalità vengono messi alla prova della competenza, della capacità e della trasparenza. Dove una dirigenza politica e amministrativa possieda la forza di dire no, no alla irrinunciabilità del mercato, sotto forma di grandi navi che vomitano turisti per caso, forzati delle crociere taglieggiati a bordo e restii alle spese a terra, tanto da preferire un selfie dall’alto del ponte del settimo piano al mescolarsi ai pochi indigeni, da guardare dall’alto come insetti impazziti. No a un rischio in sostituzione di un altro rischio, con un canale sovvertitore dell’equilibrio delicatissimo della laguna, del quale si tacciono gli effetti nefasti in modo da accreditarlo come innocuo accorgimento tecnico, come i costi cui contribuirebbero i soliti noti, le solite cordate private, il solito boss sotto forma di Consorzio, la cui vita felice e profittevole è garantita da partite di giro giocate coi nostri soldi, imposto grazie a acrobatici equilibrismi legali quanto illegittimi, comunque incongruo in un comune strangolato dal patto di stabilità e affetto da una voragine di bilancio più profonda di qualsiasi scavo.
Dovrebbe stare attento il candidato ufficializzato dalla benedizione papale. Perché l’indulgenza potrebbe non essere plenaria ed essere sospesa per punire una realtà locale colpevole di aver messo nei guai la ditta nazionale. Non basterebbe Casson, non basterebbero le pragmatiche alleanze strette per accattivarsi nomenclatura e un sistema “produttivo” che si nutre di quella fuffa “radicata nel territorio” e che si gonfia di quell’innovazione aerea che fa montare il soufflé della modernità immateriale.
Potrebbe non bastare la redenzione portata in laguna da un’accoppiata che si propone come fresca di giornata, nuova e apocalittica, malgrado lunghe carriere, alte protezioni, influenti padrini, annoiati e difficili come Hoffmansthal, ma convertibili da un qualche Don Verzè, potrebbero non essere sufficienti a persuadere il boss delle torte confezionate a Bruxelles a prodigarsi, a negoziare, a difendere un miracolo urbano retrocesso a santino da riporre nel messale dei ricordi di un passato di gloria. È uso del teppista di Palazzo Chigi l’intimidazione, è proprio della sua comunicazione l’avvertimento trasversale, è sistema di governo il ricatto, trasmessi nelle sedi più inappropriate ma nonostante ciò efficaci, in vista della definitiva obsolescenza dei luoghi della rappresentanza e della decisione collettiva. Venezia è già un laboratorio sperimentale dell’oltraggio, un test per verificare fino a dove si può spingere l’esigenza di corrispondere all’ideologia del nuovo imperialismo, che obbliga all’alienazione dei beni comuni, al primato dello “sviluppismo” e della privatizzazione come diventato legge con lo Sblocca Italia. E la bonomia del premier, la messa sotto apparente tutela del candidato, quella che lui stesso ha definito la sfida di Casson, altro non esprimono se non la pretesa di scambiare autonomia e potere locale, di abiurare alle prerogative pubbliche, di favorire l’espropriazione di beni collettivi e quindi di cittadinanza, strangolata dai debiti e dall’autoritarismo di chi chiede fiducia in bianco con il revolver, come fa il picciotto messo a dettar legge dal racket, a chiedere il pizzo dell’assoggettamento, in cambio della sua protezione e dei suoi buoni uffici presso la cupola, presso i padrini e i padroni che – è dimostrato – odiano storia, memoria, cultura, bellezza, preferendo loro baracconi, luna park, teatri di cartapesta, grandi opere dietro ai quali nascondere corruzione e ignoranza, avidità di potere e di profitti. E non abbiamo più una Giustina Renier Michiel, né a Venezia né a Roma, che alla vigilia della caduta della Serenissima chiami alla mobilitazione: che se non si può salvare la Repubblica, si salvi almeno la città. Non abbiamo saputo difendere la democrazia, sapremo difendere Venezia?


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volendo un po estremizzare, e magari rivolgendomi alle donne italiane, con frequenza egoiste e viziate o chiagnone se non proprio narcise, a proposito di cambiamenti si potrebbe dire, per citazione:
La rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia, la rivoluzione è un atto di violenza.
Ci aggiungerei che la rivoluzione, il cambiamento reale, non si può fare con l’egoismo, il narcisismo pontificando bene ma, nella sostanza, razzolando male, non si può fare con il “chiagni e fotti” ed il tengo famiglia tipico di gran parte del popolo italiano, non si può fare dalla tastiera di un computer, ne, sostanzialmente, si può aver la velleità di farlo, penso io.
Se ad esempio non si è ancora realizzato che in un paese colonizzato come l’Italia si è progressivamente proceduto a ridurre il peso del voto ( e della rappresentatività democratica reale del voto…), sino a portarlo attualmente a livello zero, e si spera di combattere l’autoritarismo con pseudo mezzi democratici, allora da qui a 20 anni Lei ed altri bloggher potranno scrivere velleitari ed infiniti auspici o litanie per il cambiamento, che rimarranno tali .
Un’esempio dei problemi italiani:
https://www.youtube.com/watch?v=aYgmhO9QJFc
Di reali iniziative politiche quali ad esempio referendum, per le strade se ne vedono pochi…si il referendum è un’arma spuntata, ma servirebbe ad evidenziare contro ogni ipocrisia, cosa se ne fa, della volontà popolare la pessima classe dirigente e politicante italiana… qui si potrebbe ad esempio nel modo più idoneo abrogare o proporre l’eliminazione dei privilegi fiscali per la chiesa cattolica ed altre religioni, martellare la classe politicante e dirigente dell’Italia sull’uscita dall’euro, l’attuale UE, anche dalla Nato…
o forse sarà meglio ritirarsi nel proprio personale e piccolo mondo antico, sperando velleitariamente che, in una società pervasa da cinismo, discriminazione e violenza, nei confronti di molti italiani , in primis, il cittadino italiano, magari delle classi subalterne, in buona fede, con tutte le difficoltà immaginabili, possa concentrarsi sulla singolo “problema provinciale”, distaccandosi dai propri insormotabili e pesanti problemi personali.
Finche esisteranno pesanti problemi di equità sociale e di democrazia in Italia, data la scadente,comoda, ipocrita,ciarlatana, parassitaria, cinica e predona classe dirigente politicante italiana…tutti gli altri problemi seguiranno e si ingrosseranno a catena.
Finche sarà diffuso il “chiagni e fotti” della classe dirigente e politicante italiana e dei suoi accoliti-clientes, mai si potranno affrontare i reali problemi dell’Italia, l’equità, la democrazia, la redistribuzione del reddito, l’autonomia reale delle decisioni politiche dell’Italia rispetto alla potenza imperiale che la “occupa”.
Si considerino: arrivismi, familismi e clientelismi vari in un sistema ormai sostanzialmente oligarchico, e l’ItaGlia sembra essere spacciata.
A livello personale, anche velleitario, ovviamente si spera di no, anche laddove si fosse convinti di si.
Provi, Lombroso a capire come è messo realmente il sindacato, a livelllo di tutela dei diritti del lavoro, per le classi subalterne di modesta estrazione sociale…inizierà a comprendere la disinlusione, la delusione ,lapatia, il nichilismo in fine, quello magari evidente, e meno dissimulato dalla pessima classe dirigente politicante itaGliana.
Comunque in ItaGlia non c’è senso del bene comune nazionale, e da lì tutto il resto…da qui a poco è facile che gli unici “diritti” per i quali si combatterà, saranno quelli per tutelare le consuetudini, le tradizioni ed i costumi dell’islam più retrogrado, dato che i mussulmani un sentire comune , in tal senso ancora ce l’anno…
Al giorno d’oggi l’ItaGlia come diceva il Metternich se non sbaglio, altro non è che una espressione geografica, ma è realmente così, visti i livelli di nichilismo,ipocrisia,narcisismo, cinismo e corruzione dilaganti a vario livello, ma soprattutto fra la classe dirigente e politicante di questo paese.
Per come la vedo io non ne usciremo, ognuno qui in ItaGlia da almeno 20 anni, è, nella sostanza, concentrato esclusivamente sul proprio ombelico o su quello della cerchia dei propri compari, magari dispensando prediche e preci a destra e a manca… e guardandosi intorno spesso altro non riesce a vedere che la propria immagine riflessa.
Questo sostanziale “narcisimo-autismo-cinismo-corruzione”, non è per nulla scusabile specialmente per la classe dirigente e politicante italiana.
Mi viene in mente ad esempio, il prof. Bagnai, persona che, di primo acchito sembra rispettabile… ma poi uno si chiede…
Mah, se lui con scienza e coscienza era al corrente che l’euro in Italia avrebbe comportato una sequela di danni alla nazione….com’è che sin dal 1992, ad esempio, non è andato a sbandierare il proprio sapere a tutto il popolo italiano, nel modo più assiduo e martellante possibile di modo da evitare alla nazione un errore così pernicioso ??
Com’è che ha iniziato a chiudere (platelamente…) la stalla quando, sostanzialmente i buoi erano già scappati, solo dopo evidenti segni di criticità ??
Quale calcolo di bassa bottega, egoismo, personalismo, particulare gli ha impedito di parlare all’Italia in modo tempestivo, sulle pesanti criticità dell’euro ?
Dico così perche, dopo essere arrivato in ritardo, per cercare una coscienza critica a livello nazionale sulle pesanti criticità dell’euro, da l’impressione che, a volte, vada pure in giro a vantarsi.
“Mi piacerebbe che blog e post fossero davvero indicatori di uno scontento che potrebbe virare in vera opposizione, ma temo sia una candida illusione…”
Senza offesa alcuna, ma se il ruolo della classe dirigente e politica (o politicante…) di opposizione , in ItaGlia è quello di recitare litanie e dispensare prediche…beh, per queste “politiche di opposizione”, esiste storicamente in Italia un organo politico ideologico più qualificato e presente in modo pervasivo nel territorio italiano:
la religione cattolica e le sue chiese… lo scontento c’è e al pari di altisonanti o meno bloggher, viene espresso in commenti vari…chi commenta ha meno mezzi in generale di chi si apre un blog … e se chi ha relativamente più mezzi si limita a dispensare “perle di saggezza”, sicuramente in sostanza NON è motore del cambiamento ma della chiacchera, magari a volte anche altezzosa o supponente…così non si andrà da nessuna parte, purtroppo … che le prediche, uno , ci credesse, le potrebbe sentire in chiesa con godimento,e le chiacchere le potrebbe fare anche in osteria … che una volta le chiacchere in osteria erano più proficue di attività politica che non i blog e la anche comoda scrivania da bloggher pontificatori.
In italia da blogger presunti o veri oppositori, c’è insomma, nella sostanza l’atteggiamento dell’armiamoci e partite o dell’armiamoci, ma andate avanti voi, atteggiamento tipico della classe dirigente itaGliana, quella che, ad esempio gestì Badoglio compreso, la disfatta di Caporetto…che poi come di frequente succede in ItaGlia, i soldati morirono in numeri spropositati per farsi sconfiggere, e, ad esempio, Badoglio ottenne il titolo ed onorificenza di “Maresciallo d’Italia”, anche per il capolavoro compiuto a Caporetto , si può dire.
Se la ribellione va organizzata, per essere efficace, si attendono organizzatori, non solo pontificatori, che quelli per un verso o per l’altro
sicuramente non mancano.
Questa è una mia personale constatazione, seppur critica , basata su mie esperienze personali, spesso per nulla positive…constatazione critica dicevo, ma critica della realtà dei fatti non solamente delle persone.
@ anna lombroso (6 maggio 2015 at 10:45)
“… temo sia una candida illusione..”
No, è quello che registro nella vasta cerchia di amici, conoscenti e familiari che votano Pd da anni. L’avvento di Renzi gli ha aperto gli occhi d’improvviso al punto da dichiarare che non voteranno né Renzi né il Pd. Una cosa mai vista negli ultimi 20 anni.
Del resto, il 62,33% che non va a votare in una regione come l’Emilia Romagna è un segnale inequivocabile.
Detto questo, sul fatto che il dopo Renzi sarà anche peggio non ci piove. In fondo Renzi è stato messo lì proprio per preparare l’avvento di forze realmente reazionarie.
temo che l’ultimo commentatore soffra di eccesso di ottimismo: i risultati elettorali sono diventati superflui grazie a una riforme elettorale che attribuisce al voto la funzione di convalida notarile di candidature imposte dal partito unico. Forse bisognerebbe integrare proiezioni e previsioni con i dati e numeri della diversamente opposizione o
diversamente maggioranza di esplicito centro destra. Mi piacerebbe che blog e post fossero davvero indicatori di uno scontento che potrebbe virare in vera opposizione, ma temo sia una candida illusione..
Renzi si sopravvaluta parecchio.
In Emilia Romagna, ad esempio, alle primarie per le regionali del settembre 2014 Bonaccini vinse con il 60,93%, ma gli elettori furono appena 58.119. Pochi se si considera che in quella regione gli iscritti al Pd sono 75mila e alle primarie nazionali avevano votato circa 400mila persone.
Alle regionali su 3.477.732 aventi diritto ha votato il 37.67%, ossia 1.310.061 persone. Il candidato del Pd, Bonaccini, ha preso 615.725 voti, pari al 49.05%, che si riduce al 17.7% se raffrontato al totale degli aventi diritto. Quindi in calo rispetto al 22,6% (sempre raffrontato al totale degli aventi diritto) delle europee. Si noti che nel 2010 Vasco Errani aveva preso 1.197.789 voti, il che significa che il candidato di Renzi ha perso 582.064 voti. Rispetto al 2010 il Pd scende da 857.613 a 535.109 voti, perdendone quindi 322.504, circa il 37.5%.
Per farla breve, in un anno, nel periodo che coincide con la gestione Renzi, il Pd ha perso voti e ha perso una quota considerevole di iscritti. Lui dice che non se ne preoccupa e che l’importante è vincere, sottintendendo che con lui alla guida il Pd è imbattibile, ma a giudicare dai numeri succitati e dalle feroci critiche a Renzi e al Pd che imperversano sui quotidiani on line e su parecchi blog, si ha l’impressione opposta.
Inoltre i risultati del suo governo sono parecchio deludenti, a partire dalle “nuove assunzioni” che sono state smentite per la seconda volta nell’arco di poche settimane e lo “story telling” renziano, diciamolo, lascia il tempo che trova.
leggete:
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=83513
L’ha ribloggato su PROFUMO DI DEMOCRAZIA E LIBERTA'.
La stretta di mano che suggellò gli impegni presi agli ordini ricevuti!