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Ischia, perla dell’abuso

Casamicciola 1883

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Con sinistra efficacia il terremoto di modesta entità che ha fatto due morti a Ischia è stata la più tremenda, calzante e forse fruttuosa denuncia dell’abusivismo in Italia. Molto più persuasiva delle periodiche inchieste dei giornaloni che da capitale corrotta in poi scagliano invettive contro un non meglio identificato ceto dirigente, per poi finire in bellezza sul malcostume generalizzato, su familismi, clientelismi, indole alla festosa e creativa indifferenza per regole e leggi che parrebbe essere una costante della nostra autobiografia. Più credibile certamente delle tostissime esternazioni del ministro Delrio inamovibile e correo di tutte le riforme dal governo Renzi in poi che è stato recentemente folgorato dalla cruda rivelazione di questa piaga diffusa su tutto il territorio ma soprattutto al Sud (ne abbiamo scritto qui:  https://ilsimplicissimus2.com/2017/08/20/cemento-di-crimine-e-di-governo/) e che non a caso, dimentico di essere stato sindaco di Reggio Emilia, presidente dell’Associazione dei sindaci, Anci, Ministro degli Affari regionali e le autonomie, ne attribuisce regia e responsabilità a enti locali, amministratori, dimenticando di appartenere a un governo sorretto dai verdiniani dei quali fa parte il famigerato Falanga, autore del principio indiscriminato dello stato di necessità applicabile con una scriteriata disinvoltura a chi tira su quattro muri, ci va a stare e così viene legittimato a restarci, col sospetto di liberatoria erogata anche a villette a schiera di fronte alla Villa die Misteri e a ecomostri di piccole o grandi dimensioni. Governo fotocopia e continuatore delle più insensate riforme volte al sacco legalizzato del suolo e delle risorse, alla retrocessione dell’urbanistica a pratica di do ut des coi signori del cemento e la proprietà privata autorizzata a consolidare in ogni sede i propri interessi egemoni, indirizzate a smantellare la rete dei controlli (sovrintendenti, la categoria più odiata a detta dell’ex premier che li odiava più dei costituzionalisti, degli insegnanti, dei lavoratori in genere) e ad esautorare i cittadini delle prerogative di vigilanza e partecipazione alle scelte che riguardano il territorio e l’abitare.

Per carità in linea di principio non ha torto:  basta leggersi e dichiarazioni dell’ineffabile De Luca, in visita a Casamicciola che, difendendo i capisaldi della sua legge incolpata di ambiguità perfino dai suoi padrini politici, reclama la restituzione dell’ultima parola sulle demolizioni agli stessi comuni sospettati di opache collusioni con speculatori e criminalità, concludendo che il folle sistema di illegalità, fatto di costruzioni non autorizzate, della loro pressione sui sistemi fognari, dell’evasione di tributi e tasse che ne conseguono all’ambientalismo che ferma tutto da 25 anni.

E sarebbe sufficiente ricordare le reazioni scomposte e le sollevazioni dei sindaci della regione e delle incaute e inopportune “associazioni per la casa” che dal 2009 e proprio ad Ischia  manifestano con   cortei e comizi di piazza perché il terzo condono berlusconiano sia applicato anche all’isola, che si è aggiudicata un inglorioso  4° posto nella classifica dei monumenti all’abusivismo  di Legambiente. E si parla di un’isola nella quale sono 600 le abitazioni oggetto di ordinanze di demolizione  a fronte di quasi 28 mila domande di sanatoria e i cui sindaci deplorano l’orchestrata e infame polemica che mira a mettere in relazione gli effetti di un sisma di 4 gradi della scala Richter e i danni che ne sono derivati, tra morti, crolli e case pericolanti. E a un anno dal terremoto in Centro Italia non abbiamo dimenticato le risatacce oscene di dopo aver tratto profitto da criminali attività per la messa in sicurezza d scuole e case, dopo aver realizzato interventi con cemento volatile come cipria,  sghignazzava alla prospettiva di futuri guadagni, in combutta con amministratori e autorità tecniche di controllo.

Tutto vero. Ma è ancora peggio di così se stiamo ad ascoltare pensose personalità scientifiche di enti pubblici di rivcerca indicare come soluzione alla esposizione e fragilità sismica del paese, l’obbligo di contrarre un’assicurazione, se leggiamo il disappunto del ministro perché non sono state spese le risorse statali in applicazione del Piano Casa, dello Sblocca Italia,  o quelle per la stabilità delle scuole, attribuendo la responsabilità alle amministrazioni ma soprattutto al peso insostenibile della burocrazia che ostacola il dispiegarsi di efficienza, imprenditorialità, iniziativa che sarebbero invece garantire da soggetti più agili, più flessibili, insomma, in una parola, più “privati”.

È dalla campagna elettorale per il referendum e pure da prima, che sentiamo ripetere la litania vergognosa che combina il primato neoliberista della “semplificazione”, anticamera di licenze, liberatorie, sdoganamenti a beneficio di sfruttatori, padronati e azionariati, cordate del cemento, studi di progettazione di maxi opere inutili e dannose, con il desiderato rafforzamento non dello stato, non del parlamento e de suo potere legislativo, ma dell’esecutivo accentratore e dispotico al servizio fedele dei patrimoni e delle rendite imperiali.

Si, è stata una efficace performance di comunicazione quella del terremoto a Ischia, ma a distanza di un anno da quello del Centro Italia, passato della vergogna, c’è da credere che non servano nemmeno le maniere forti della terra per restituire dignità ai morti inutili, per mettere in sicurezza il territorio in attesa di prevedibili inondazioni e frane autunnali, per affrontare un inverno che non potrà che essere del nostro scontento.

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Cemento di crimine e di governo

Anna Lombroso per il Simplicissimus

A prima vista potrebbe sembrare una bella notizia, quella di un improvviso ravvedimento del governo che nella persona del ministro Delrio ha manifestato il proposito  di impugnare tutte le   leggi  regionali che  tollerano o addirittura promuovono condoni e sanatorie edilizie a cominciare da quella campana, che di fatto ostacola le demolizioni degli abusi.

A prima vista rincuora la sua denuncia: «Chi vive in una casa abusiva deve sapere che ha molte più probabilità di morire per colpa della scarsa qualità del cemento, degli scempi che hanno alterato il suolo, di un piano rialzato costruito senza rispettare le norme …… Abbiamo pianto troppe vittime sepolte dalle macerie di una abitazione tirata su nell’illegalità. È ora di dire basta».

E basta sia, se perfino l’Istat nella sua fotografia del territorio nazionale registra che se nel 2008 era abusivo il 9,3% delle nuove costruzioni a uso residenziale,   nel 2014 la cifra è salita al 17,6% e  nel 2015, si sarebbe toccato il 20 per cento. E se, secondo il Cresme, Centro ricerche economiche e sociali del mercato dell’edilizia, tra nuovi fabbricati e interventi di ampliamento sull’esistente   l’abusivismo ha realizzato circa 20mila case ogni anno, con particolare incidenza in Molise, Campania, Calabria e Sicilia.

E basta sia, hanno proclamato tutti perfino il capobastone Alfano a suo tempo in visita pastorale al sindaco di  Licata Angelo Cambiano che, fedele al suo ruolo di rappresentanza dell’interesse della cittadinanza,  e più volte  minacciato ha osato combattere in prima persona l’illegalità del cemento. Peccato che poi il consiglio comunale mobilitato a difesa degli abusivisti, abbia sfiduciato l’eroe per caso condannandolo all’impotenza.

Eh si perché il governo centrale fa bene a dare addosso a amministratori e enti locali correi del sacco del territorio e del danno alle casse dell’erario come da anni denuncia la magistratura che ammette di avere le mani legate per via delle lungaggini processuali, dell’attivismo di studi legali “dedicati” a difendere gli speculatori spesso appartenenti alle organizzazioni criminali, particolarmente vocati a  reperire espedienti  e stratagemmi per evitare o rinviare all’infinito le demolizioni e che denuncia anche un clima sfavorevole, un sentiment popolare contrario al ripristino della legalità.

I casi di responsabilità diretta o indiretta o di complicità o di opaca tolleranza sono innumerevoli: da quello che riguarda il sindaco della ridente località in provincia di Latina che si dice abbia fatto pagare ai contribuenti la segnaletica stradale che indirizza al suo hotel abusivo. All’amministrazione di Pompei che pare impotente a contrastare l’edificazione di B&B e villette affacciate sulla Villa dei  Misteri. O che dire del Ponte Italia a Parma, progettato da un archistar di Forza Italia, una struttura lunga 180 metri, larga 33 e al 15, tre piani, quattro corsie e pista ciclopedonale,  cui si sarebbe aggiunta anche una torre  con uffici poi stralciata, ideata come “ponte abitabile per spazi espositivi e commerciali” ma senza abilitazione definitiva per fortuna –  in virtù della legge Galasso che proibisce  costruzioni con usi permanenti sull’alveo dei fiumi, del costo di 25 milioni buttati in acqua e per la quale il Pd per voce dei suoi deputati e parte dell’amministrazione cittadina auspica  un utilizzo stabile attraverso l’insediamento di attività di interesse collettivo sia su scala urbana che extraurbana, “anche in deroga alla pianificazione vigente”? o di Punta Scifo  a pochi metri   dal tempio di Hera Lacinia, il simbolo di Crotone, dove il soprintendente indagato con la cordata di promotori, ha autorizzato una mega lottizzazione abusiva mirata all’edificazione di un villaggio turistico  della quale restano a futura memoria un’ottantina di piattaforme di cemento?

È che proprio come per la finanza, attività legale che sconfina indisturbata e con le più alte protezioni nelle geografie criminali, anche quella edilizia e costruttiva è spesso autorizzata e approvata da leggi e da una tendenza generale che ha fatto della programmazione degli interventi sul territorio una pratica negoziale disuguale tra soggetti pubblici e privati che va in favore  di questi ultimi, quindi sostanzialmente illegittima per non dire delittuosa andando  contro l’interesse generale, la tutela dell’ambiente e delle risorse, il bene comune.

E siccome siamo ormai sospettosi temiamo fortemente che la generosa mobilitazione governativa  contro l’abusivismo promosso o ammesso con indulgenza, non annoveri tra le azioni illegali e criminose forme evidenti di speculazione. Come accade con la sanatoria che la Regione Lazio ha concesso  per le mansarde o in quella autorizzata dalla  Regione Abruzzo:  ambedue prevedono il cambio della destinazione d’uso e ambedue vengono spacciate per una lungimirante misura indirizzata al «Contenimento del consumo del suolo attraverso il recupero dei vani e locali del patrimonio edilizio esistente».   O con la iniziativa della Giunta Bianco: una colata di migliaia di metri quadri di parcheggi e 165mila metri cubi di cemento grazie a una scriteriata  variante al Piano Regolatore presentata dal Consorzio Centro Direzionale Cibali per 66 mila metri quadri di strutture private, ventimila di alberghi e residence, duemila di area commerciale, seimila di area residenziale. O quei misfatti in grande: l’obbrobrio del piano casa della Sardegna e le  modifiche proposte alla disciplina paesaggistica del litorale, con tanto di lottizzazioni selvagge suggerite dai rappresentanti italiani  degli interessi del Qatar che raccomandano più cemento e più cubature fronte mare,  meglio ancora nella fascia dei trecento metri dalla battigia vincolata dal piano paesaggistico, finora risparmiato perfino  dall’amministrazione regionale  di Cappellacci.

C’è poco da fidarsi che il governo impugni la legge urbanistica emiliana licenziata dalla Giunta Bonaccini che esautora i cittadini dal diritto di partecipare alle scelte sul governo del territorio, come denuncia da mesi un folto gruppo di urbanisti e studiosi.

Non diranno adesso basta nemmeno al ddl Falanga – il cui promotore senatore verdiniano ha interpretato una gustosa sceneggiata minacciando le sue dimissioni, benchè il sito del Senato lo annoveri ancora tra i suoi appassionati eletti, perché ne venga accelerato l’iter dopo l’approvazione a Palazzo Madama – che stabilisce l’intangibilità degli abusi commessi in stato di necessità. Come a dire: tira  su subito quattro muri, preferibilmente fronte mare e mettici dentro qualcuno, magari un insospettabile sceicco  e nessuno ti disturberà.

Non diranno adesso basta perché a fare giustizia sarebbero gli stessi  che, con lo Sblocca Italia, hanno condonato a priori e dunque autorizzato in nome della crescita ogni abuso, ogni deroga, ogni infrazione alle regole della pianificazione del territorio, che hanno smantellato e  svuotato di potere le “burocrazie”, i parrucconi molesti, gli odiati sovrintendenti preposti a controlli e vigilanza in nome della semplificazione, sono sempre la stessa banda del cemento che si rinnova al servizio delle mani sulle città e sul paesaggio.


Mastercolosseo

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ci lamentiamo sempre, ma stavolta bisogna ammettere che il mecenate scarparo  pudicamente si è trattenuto.

L’immagine che ritrae l’anfiteatro Flavio una sera di qualche giorno fa, allestito per la magnata dei divini mondani, può sembrare la pubblicità per una ditta di tovagliati, come un tempo quelle che propagandava tende da sole. Ma almeno ci ha risparmiato  colonnati di cartapesta a forma di mocassino, gigantesche orme sulla sabbia, calpestata un tempo da gladiatori e martiri, con su il molto contraffatto marchio, omaggio alla memoria del decantato   Made in Italy, evaporato da tempio insieme al ruolo nazionale di potenza industriale e commerciale, ma presente nello stupidario di regime insieme a “la cultura è il nostro petrolio” e a quella indicibile paccottiglia sul tema che ci somministrano quotidianamente:   il patrimonio culturale è «una carta formidabile per la competitività italiana in tutti i campi», i monumenti, bene comune, devono diventare «grandi attrattori turistici» perché favoriscono si una crescita culturale, ma anche «una crescita economica».

Si, siamo stati risparmiati, ma per poco: la celebrazione della Tod’s, con annessa chiusura al pubblico “legittima” al confronto con quella illegale di un anno fa per un’assemblea sindacale,  è il soffice e felpato annuncio di quel che sarà e segna la continuità con tanti, grandi e piccoli oltraggi. Di quelli che fanno affibbiare a chi si scandalizza il titolo di misoneista, passatista, disfattista, proprio come succede a chi difende la democrazia, di quelli promossi e permessi da sindaci e “organizzatori culturali” che per mettere a frutto il petrolio non si limitano alle trivelle, ma organizzano sfilate di intimo in Gipsoteca, concedono festosamente prestigiose rovine per cene e sponsali, dischiudono le porte di cattedrali a convention, respingendo turisti e fedeli, o invece chiudono Ponte Vecchio per consentire un party.

Gli esempi sono ormai innumerevoli e anche  le dichiarazioni di intenti che si ergono minacciose sul pericolante Palatino pronto per bar e superbar, dopo la concessione per festeggiamenti delle curve Sud e maxi concertoni, sulla Reggia di Caserta: il direttore molto sponsorizzato dal ministro ci vuol far gareggiare la Pellegrini, e in attesa di gare di lancio dalla Torre di Pisa,  del completamento di giardini pensili già avviati e orti cittadini già allestiti sul tetto di qualche Certosa. E ovviamente di circenses al Colosseo, coi pensionati nei panni dei gladiatori e Renzi che li condanna col pollice verso momentaneamente distolto dal cellulare.

Perché le premesse ci sono e anche i programmi, per realizzare i quali ai pochi quattrini dispensati per i restauri dall’esoso mecenate, si è aggiunto lo stanziamento  di quasi il 25% dei fondi  2015-2016 del cosiddetto Piano Strategico Grandi Progetti Beni Culturali  e che prevedono l’ardita “ricostruzione” dell’arena, secondo i principi di Viollet Le Duc, ma anche dell’ex sindaco di Firenze che per far più bella che pria la città del Giglio e più appetitosa per i consumatori di turismo d’arte ha speso soldi e risorse cercando un Leonardo, disposto magari a pittarselo da solo.

Lo spericolato intervento, cui allora si potrebbero aggiungere anche rutilanti gradinate con le lucette dentro, un velarium a elevato valore aggiunto tecnologico e magari clipei bronzei, consigliando ai francesi di imitarci attaccando la testa alla Nike e le braccia alla Venere di Milo, sarebbe stato accolto con pensoso ma incondizionato entusiasmo da studiosi corifei del ministro Franceschini, di quelli che Renzi apprezza – qualcuno ha perfino aderito alla campagna del Si, perché non appartengono alla cerchia maledetta dei “presunti scienziati”, condizionati da pregiudizi ideologici che impediscono loro di raccogliere la sfida di una moderna valorizzazione del nostro patrimonio. Che si materializza con i percorsi didattici sul Rinascimento del norcino reale tra gli scaffali dei suoi supermercati, con i viaggi sconsiderati per celebrarne i menu di qualche guglia del Duomo, con i tour avventati di un qualche Bernini, in pellegrinaggio laudativo di una sagra gastronomica.

Dovremmo proprio denunciare per abuso di cultura chi ha prodotto quel vilipendio che si chiama Sblocca Italia con l’istituto del silenzio assenso, chi ha deciso lo stolto accorpamento di centinaia di realtà radicate sul territorio e nella tradizione in venti supermusei raccogliticci, mettendone a capo manager cultori del dio mercato, chi ha “pensato” la Legge Madia, che esautora il potere tecnico-scientifico delle soprintendenze, sottomettendole a quello dell’esecutivo, chi sceglie di sostenere e finanziare interventi spot, icone pronte per diventare merchandising, e convoglia risorse su “eccellenze” controllate direttamente e autoritariamente dal centro, condannando alla morte neppure tanto lenta il 90% per cento della nostra bellezza, che è parte integrante del nostro passato e della nostra speranza di futuro.

Se va avanti così, finirà che verrà anche a noi la tentazione di imbracciare il mitra quando li  sentiamo parlare di cultura.


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