6576cc09cc2c3b54a7f9e050089d07e3-kvyD-U10401941469750cfE-700x394@LaStampa.itAlle volte è il nemico a chiarire le cose quando gli amici sono in confusione e non riescono a trovare una direzione chiara. Soprattutto se il nemico sta vincendo e non ha più bisogno di troppe dissimulazioni, depistaggi, inganni: perciò è quasi un punto di svolta l’uscita del Sole 24 ore, giornale ufficiale di Confindustria, il quale in riferimento alla vicenda greca dice chiaro e tondo che “rispetto e stabilità delle democrazie si scontrano con rispetto e stabilità dell’eurozona”. Più chiaro di così si muore.

E infatti Syriza rischia di morire proprio perché ha la bussola che segna in qualsiasi direzione “altra Europa”, si è immobilizzata in una trappola senza uscita fra promesse dimostratesi irrealizzabili dentro questa governance continentale e premesse ribadite anche all’inizio del nuovo piano di 26 pagine presentato  pochi giorni fa a Bruxelles nel tentativo di strappare altri aiuti necessari entro il 9 aprile, quelle cioè di rappresentare la Grecia come “un membro orgoglioso e irrinunciabile dell’Unione europea e un membro irrevocabile della zona euro”. Amleto non avrebbe potuto fare di meglio Per ottenere la liquidità necessaria a pagare pensioni e stipendi il governo Tsipras dovrà fare molte concessioni sotto il peso di un rivoltante ricatto che del resto può ormai essere rinnovato con cadenza mensile: l’idea di poter riformare quel consesso ordoliberista con lobby annesse nel quale l’idea di Europa è annegata da tempo, si scontra con la volontà di piegare a tutti i costi Atene per non far passare il messaggio politico che uscire dalle logiche del potere finanziario e del suo talismano locale, ovvero l’euro, si può.

Nessuno dei due contendenti vuole arrivare ad una rottura, sebbene questa possa determinarsi anche per qualche evento imprevisto, portando così al caos più totale e non a un’uscita ordinata e contrattata dall’euro che avrebbe dovuto essere la soggettività responsabile delle sinistre già da anni. Ma la situazione è simile a quella dell’agnello che vuole redimere il leone dai suoi istinti e di un leone che è però ben convinto delle sue ragioni di predatore e che non può tollerare agnelli insubordinati. Per questo ormai sta cadendo la narrazione di un europeismo che è tutt’uno con la democrazia e sui giornali padronali si evidenzia l’incompatibilità delle due cose. Insomma Tsipras non può essere fedele ai suoi elettori e nel contempo all’Europa sperimentando una situazione diametralmente opposta a quella prefigurata dopo il congresso di Salonicco.

Ormai è abbastanza chiaro che non si può seriamente pensare, quanto meno dal punto di vista tattico, di opporsi alle riforme reazionarie accettando al contempo l’imperialismo monetario e politico di Bruxelles: non è certo una coincidenza se dopo le prime rese del governo greco i movimenti radicali, come ad esempio Podemos, hanno mostrato chiari segni di declino e di erosione di simpatie: se alla fine si deve alzare bandiera bianca, se si premette l’impossibilità di mettere in crisi i meccanismi europei, se l’obiettivo concreto è un qualche compromesso marginale si finisce per perdere di senso e ridare fiato ai quei partiti di regime che paradossalmente sono rappresentati al meglio proprio dalle ex formazioni socialdemocratiche che hanno dalla loro un forte meccanismo istituzionale, amministrativo, clientelare e mediatico.

Si concretizzano così i timori espressi da qualche intellettuale ed economista della sinistra che un cedimento di Syriza o la mancanza di un piano B, avrebbero avuto conseguenze letali per l’intera sinistra continentale: la parabola greca annuncia un disastro collettivo per le democrazie e le opposizioni della zona euro perché come finalmente spiega il Sole agli increduli , le prime sono incompatibili con la seconda. E sinceramente il tentativo di valorizzare i passettini e le briciole, per non prendere atto della realtà, denuncia la natura ornitologica residuale di molta parte  delle sinistre europee: una sintesi fra lo struzzo e il piccione.