I ricchi sono matti

images (3)Ancora non si è dissipata l’incredulità per la vicenda dell’Airbus, per il pilota che ha trascinato nei fantasmi mortali suo maelstrom interiore 150 persone. E cresce il malessere  di fronte a una domanda che inquieta: se e in che misura la compagnia aerea sapesse dei disturbi di Lubitz, se e in che misura se ne sia fregata. In realtà visto che vicende del genere non sono così rare come si tende a pensare (ufficialmente almeno una trentina), ci si potrebbe chiedere quale influenza avrebbe sul mercato dei piloti dover selezionare il personale di volo anche in base a un equilibrio psicologico particolarmente pronunciato e all’assenza di sintomi piuttosto comuni di disagio o di vulnerabilità allo stress cui sono sottoposti. Certamente questo peserebbe sui bilanci ed è perciò in qualche misura una questione di mercato e di equilibrio fra i costi presunti di un incidente e i costi per evitarlo nella misura del possibile: sembra strano , ma non bisogna dimenticare che una grande compagnia come la McDonnel Douglas sparì per il ritardo nel riprogettare il banalissimo sistema di chiusura di un portellone del vano bagagli che tendeva ad aprirsi in volo. Cosa che alla fine, dopo diversi incidenti miracolosamente senza vittime, fece 360 morti.

L’impressione che produce su tutti noi la tragica vicenda è dovuta anche al fatto che essa, sia pure in modo oscuro, contraddice la narrazione del mondo che abbiamo introiettato con i suoi topoi più in voga: la celebrazione del merito, la sua consacrazione attraverso il profitto, una radicata illusione nell’eticità del capitale che resistono nonostante si veda tutti i giorni che incompetenza, conformismo, assenza di moralità e rendita di posizione , risultino generalmente vincenti.  Poi salta fuori un pilota pazzo e ci balena da qualche parte l’idea che in fondo non è che l’estremizzazione tragica di qualcosa di comune: per esempio – tanto per dire una cosa drammaticamente curiosa – uno studio effettuato su un gran numero di dirigenti e senior manager britannici ha portato alla constatazione che alcuni loro indici  di psicopatia  superano quelli dei pazienti con diagnosi di disturbi di personalità psicopatiche del manicomio criminale Broadmoor (vedi qui).

Ma potremmo fare anche l’esempio di Carly Fiorina ex amministratore delegato di Hewlett Packard, la quale licenziò 30 mila dipendenti sacrificati in nome dell’efficienza aziendale, ma commise errori così clamorosi per la sua sostanziale incompetenza che portò l’azienda sull’orlo del fallimento. E’ rimasta nota alle cronache perché durante i consigli di amministrazione si alzava e cominciava a fischiettare parossisticamente senza riuscire a smettere. Alla fine fu cacciata con un liquidazione di 42 milioni di dollari. Ma non è scomparsa in una qualche villa sul mare: adesso è uno dei più quotati candidati repubblicani alla presidenza Usa, forte tra l’altro dello pseudo femminismo liberista e reazionario che va per la maggiore.

Ecco allora che il caso Lubitz si stempera dentro la follia contemporanea che in realtà fa un numero di vittime enormemente maggiore di quelle dell’Airbus e che costituisce il suicidio di modelli democratici e civili: le morti da crisi economica, le stragi conseguenti alla geopolitica e alla creazione di opposti terrorismi, quelle derivanti dalle “missioni di pace”: tutto si tiene, non è in contraddizione. Ed è di una speculare insensatezza.

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7 responses to “I ricchi sono matti

  • Anonimo

    post in massima parte condivisibile…

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  • Carlo Mancuso

    Articolo da condividere, semmai da ampliare considerando l’insensatezza dell’organizzazione umana sul pianeta terra. Pensiamo agli ultra ricchi e potenti che indirizzano le strategie mondiali, pensiamo agli straricchi sempre alla ricerca di altre ricchezze e potere , alla loro insensibilità verso gli altri esseri umani.. Al tipo di vita insensato imposto dall’occidente, faro di civiltà, che vede le nuove generazioni al pari di polli d’allevamento posti in batterie da tirar su ,sfruttandoli al massimo per poi gettarli al loro esaurimento. Mi spiace dover chiudere con un pensiero quasi evangelico : come se non fossimo su questa terra solo di passaggio ,ma loro ….si credono eterni !?

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  • marco

    Mi piacerebbe conoscere il nome dell’autore dell’opera utilizzata come copertina di questo articolo. Che peraltro condivido in pieno.
    Qualcuno mi può aiutare?

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  • Roberto Casiraghi

    Non sono destinato ad essere sempre d’accordo con Mr. Simplicissimus. Se ci si pensa bene, questo incidente, ma soprattutto l’ingigantimento mediatico senza precedenti che ne è stato fatto, del tutto sproporzionato anche qualora fosse vera la tesi del suicidio, serve indirettamente a fare accettare al popolo l’idea che l’aereo più sicuro sia quello di tipo dronico, ossia quello non guidato da umani che possono impazzire, e già questo è un risultato fantastico per l’industria dei droni visto che, a questo punto, è già vinta in partenza la battaglia per convincere le nazioni a sostituire con droni a prova di follia tutti gli aerei “impazzibili” delle flotte mondiali garantendo con ciò all’industria aereospaziale un business stupefacente per anni e anni a venire. Certo, nessuno l’ha ancora proposto – ogni cosa a suo tempo – ma, connettendo i puntini, ossia tenendo conto di tutto il contesto e dei flussi lobbistici in atto specie nel settore delle nuove tecnologie, la mia considerazione assume quasi un carattere di ovvietà.
    Il disaccordo non verte però su questo. Verte sull’idea che il mondo debba – ancora una volta ! – essere visto come diviso metafisicamente in buoni e cattivi, normali e handicappati, straight e gay, normali e psicopatici. Siamo ancora all’idea del peccato originale, a Caino e Abele, alla divisione degli esseri umani in categorie elette e categorie reiette e, naturalmente, noi facciamo sempre parte degli eletti, impossibile immaginare, neanche per un secondo, che gli eventi della vita ci possano far scivolare dall’altra parte della barricata! Eppure l”idea trainante dal ’68 in poi fu che il fatalismo dovesse essere abbandonato nella valutazione dei comportamenti umani e che tutto si dovesse spiegare risalendo al vissuto personale, ai traumi infantili, alle carenze affettive, alla povertà o crudezza dell’ambiente in cui si era cresciuti, al totalitarismo delle istituzioni che esigono dall’individuo comportamenti robotici e antiumani (per esempio in ambito militare o lavorativo, vedi mobbing), allo stress generato dalla mancanza del lavoro o dal lavoro prestato in condizioni ambientali inadeguate o con salari ai limiti della fame, dal pregiudizio sociale che in India obbliga le ragazze violentate al suicidio e che da noi fino a pochi anni fa rendeva dura la vita alle persone non eterosessuali. In altre parole, non è necessario essere degli psicopatici per compiere qualcosa di folle e le decisioni più folli, da sempre, sono quelle prese da persone del tutto normali come quei politici che ci fanno entrare in guerre micidiali o che decidono a tavolino l’impoverimento di una nazione o ne cancellano progressivamente la sovranità. Consiglio a Mr. Simplicissimus la visione di una straordinaria serie televisiva israeliana “Betipul” che ho visto in ebraico con sottotitoli inglesi, e che racconta, tra l’altro, il profondo trauma di un pilota israeliano susseguente all’aver bombardato un campo profughi palestinese. L’attore, purtroppo scomparso l’anno scorso, è lo straordinario Assi Dayan (figlio del generale Moshe Dayan!) e benché l’idea della serie sia poi stata rivenduta a diverse nazioni, tra cui l’Italia, non è possibile superare il senso di autenticità dell’originale. Chi fosse interessato lo può trovare, con sottotitoli inglesi, qui: http://www.amazon.co.uk/Treatment-Betipul-Israeli-English-Subtitles/dp/B004INXCY6

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  • quarchedundepegi

    Avremo un presidente degli Stati Uniti psicopatico?
    Quarc

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