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Grazie strage, firmato Renzi

tunisi-attacco-museo-del-bardo-defaultSono quasi 24 ore che prosegue a reti e cervelli unificati la cronaca dell’assalto di Tunisi: milioni di parole che hanno opportunamente messo in secondo piano l’affaire Incalza – Lupi e la manifestazione di Francorforte contro l’ austerità, senza che però si sia potuto nemmeno accertare il numero di vittime italiane. Decine di inviati last minute che non conoscono una parola di arabo e forse due o tre di francese, informazioni sempre e rigorosamente di terza mano, unità di crisi e ambasciate stentoreamente balbettanti e impegnate a trasformare la disinformazione in riserbo, denunciano lo stato di un Paese che da un decennio guarda con ansia spesso pretestuosa al di là del mare, ma che non fa nulla per informarsi davvero su realtà così vicine ed è sempre al traino altrui in qualsiasi iniziativa.

Non a caso assieme alla confusione è venuta fuori la povertà delle chiavi interpretative che alla fine si risolvono in una banale, ma anche sconcertante attribuzione d’ufficio  all’Isis perché alcuni siti vicini al Califfato (sempre per sentito dire) hanno inneggiato all’attacco o parlato a lungo dell’evento. Insomma si è preso il primo mostro disponibile in prima pagina per simulare una comprensione delle cose che invece manca e fabbricare una verità di comodo per un’opinione pubblica di bocca buona e ben disposta verso le tesi più elementari. Tanto una più, una meno cambia poco.

Per dirla tutta sono dominato dalla sensazione che i media main stream e il mondo politico riassunto nel governicchio degli annunci,  abbiano tirato un sospiro di sollievo di fronte alle vittime italiane ancorché non ancora quantificate: finalmente si concretano in qualche modo e non navigano più nel nulla gli allarmi che da più di un decennio vengono lanciati ora per ragioni elettorali, ora per distrazione politica, sempre più spesso per stimolare reazioni “nato correct” verso la creazione di caos fatta da altri e che tra i suoi effetti ha anche quello di escluderci da una autonoma politica mediterranea. Vittime che ancorché assai lontane come numero rispetto a quelle autoctone e futili della Costa Concordia, rendono molto più facile da giustificare un’eventuale avventura sul campo e le enormi spese che comportano, oltre che naturalmente spostare l’attenzione dalle vicende interne verso il “nero periglio che vien da lo mare”. Peccato che proprio qualche giorno fa Obama in un’intervista abbia detto che “L’Isis è una emanazione diretta di Al Qaida in Iraq che è stata generata dalla nostra invasione. È un esempio di conseguenza indesiderata, ed è per questo che dovremmo in generale prendere bene la mira prima di sparare”.

Si tratta del ben noto coccodrillismo di cui si pascono Washington e Hollywood e che serve a fornire piedistalli di cartapesta alla “eccezionalità” americana. Piccole verità a posteriori impraticabili alla periferia, nel quinto quarto dell’impero, con la straordinaria conseguenza di renderci più realisti del re. E sempre più irrealisti.

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