La barbarie che si nasconde in noi e che spesso ha bisogno di un travestimento umano, conosce però l’ingiustizia, sa quando essa varca ogni limite. Nell’immagine di apertura, che riassume la nutrita e anzi ossessiva dell’appoggio che gli americani hanno dato alle loro guerre si vede bene come esse siano cominciate con un certo grado di consenso che è andato poi scemando nel corso degli anni. Sono innumerevoli le guerre inique e illegittime – per dire illegali dal punto di vista del diritto internazionale o di ciò che ne rimane – cominciate con qualche pretesto che non riusciva nemmeno ad essere credibile e tuttavia c’è un’eccezione per quando è troppo è troppo: il conflitto con l’Iran è l’unico finora che sia iniziato con un’opposizione dell’opinione pubblica e che abbia visto raddoppiare il dissenso, man mano che sono state chiare  due cose: che l’aggressione all’Iran è stata dovuta alle manovre e alla capacità delle lobby sioniste di orientare la politica di Washington e che la guerra è stata la più chiara sconfitta dell’America e il segno inequivocabile del suo declino.

Vedere Trump che cerca di sganciarsi da Netanyahu per evitare la continuazione del conflitto e la conseguente crisi economica mondiale, è uno spettacolo che di certo non può essere cancellato dalla tragicomica retorica della Casa Bianca: mancano dalle tre alle sei settimane all’esaurimento delle riserve globali e al conseguente collasso dei mercati. Il tempo stringe per Donald Trump: dovrà tenere a freno Israele, dovrà anche smettere di fare minacce e di vantarsi in modo arrogante dei successi statunitensi nei confronti dell’Iran perché questo potrebbe mettere a rischio il memorandum d’intesa appena firmato e dare inizio a un nuovo scambio di missili. Deve farlo immediatamente. Altrimenti, gli Stati Uniti e l’economia globale subiranno quella che lo stesso Trump ha definito una catastrofe.

Nel frattempo, l’Iran ha tutto il tempo necessario per migliorare la propria posizione a livello globale. Il presidente del parlamento si è recato in Oman per lavorare a una regolamentazione comune per lo Stretto di Hormuz. Il presidente iraniano è in visita in Pakistan. Il ministro degli Esteri è in viaggio verso la Cina. L’Iran sta preparando il terreno diplomatico per il suo nuovo ruolo dominante in Medio Oriente. Chiunque segua il conflitto ha riconosciuto che gli Stati Uniti hanno perso la guerra e i  tentativi di Trump di spacciarla per una vittoria, rasentano il patetico se non una svagata follia provocata dal narcìsismo contraddetto. Si sa che niente è più ingiusto di una guerra persa: basta vedere l’insieme dei sondaggi sul Vietnam e sull’Afghanistan per rendersene conto, figuriamoci perciò un conflitto sentito fin dall’inizio come irragionevole e assurdo. Purtroppo qui occorre ricordare le parole di Albert Camus ne la Peste :“quando scoppia una guerra la gente dice ‘Non durerà, è una cosa troppo stupida’. E non vi è dubbio che una guerra sia davvero una cosa troppo stupida, ma questo non le impedisce di durare”.