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Gli scafisti delle crociere

Costa Fascinosa

Costa Fascinosa

Anna Lombroso per il Simplicissimus

The show must go home. Lo spettacolo delle vacanze da sogno, come dipinte magistralmente nello spot trasmesso proprio oggi con paradossale tempestività, deve andare avantri, così in fretta e furia, adunati i forzati delle crociere scampati alla strage e che hanno risposto all’appello dei secondini del mare, meno 13 forse di più, ricoverati nei nosocomi e periti nell’attentato, la Costa Fascinosa ha mollato gli ormeggi ed è ripartita per proseguire l’itinerario nelle indimenticabili mete del Mediterraneo promesse alla clientela invernale, quella che sborsa di meno, fashion victim, di nome e di fatto, della lusinga di vivere alla grande per una settimana, come i riccastri dei cine panettoni, con piscine, intrattenitori, cena col comandante, tavole sempre imbandite, da scontare con una visita doverosa e frettolosa nel museo,  per poi correre al suk a comprare qualche souvenir.

Un po’ di più che a Venezia, dove i turisti fotografa e fuggi evitano lo scalo, preferendo immortalare  la città ai loro piedi, piccola e fragile, esposta e vulnerabile, con un selfie, appoggiati alla ringhiera del ponte, optando per la voluttà di guardarla dall’alto come una miniatura, come uno sfondo di Las Vegas a conferma di una temporanea onnipotenza e superiorità.

Un po’ meglio che al Giglio, che non è bastato a dissuadere dal consegnarsi a imprese turistiche che erogano una imitazione del lusso, una simulazione della  ricchezza indifferente e spietata anche se la si vive per tre giorni, una settimana tutto compreso, strippati di salmone ben steso su un letto di crescione sui cigni di ghiaccio, irreggimentati come profughi per accedere ai banchetti perennemente sontuosamente apparecchiate,  agli spettacoli, al tennis, ai giochi, alle scialuppe, quelle allestite per le visite a terra, le stesse che non erano pronte per mettersi in salvo in quella notte, nella confusione criminale di addetti inadeguati, capitani vigliacchi, personale che non parlava italiano, esercitazioni eluse.

Cosicché i vacanzieri sono esposti a rischi che assomigliano con le dovute proporzioni a quelle dei disperati che scappano da fame, catastrofi, guerre, nelle mani di compagnie che hanno lo stesso grado di incompetente noncuranza imperturbabile per le vite degli altri, pari solo alla loro delittuosa avidità. Rivelata proprio ieri dalle dichiarazioni infastidite del personale della fascinosa carrettona del mare,  ignari di tutto, sprovvisti delle liste dei passeggeri, quelli irrintracciabili ma anche gli altri,  interessati per volontà propria o su incarico a riprendere alla svelta il mare,  a far dimenticare l’increscioso incidente agli scampati con un happy hour sotto il cleo stellato e pacifico del Mediterraneo.

Il fatto è che non bisogna farsi vendere  sogni dagli sconosciuti e meno che mai da quelli troppo noti. Siano promesse di benessere grazie alla rinuncia di dignità e diritti, siano lusinghe di una crescita condizionata a una precarietà indefinita, siano i dolci veleni delle distrazioni di massa, dei prodotti   che assicurano un temporaneo effimero benessere, siano le blandizie dell’emulazione di comportamenti di chi sta più in alto, nella persuasione che l’imitazione produca gli stessi effetti, la stessa immunità, la stessa impunità, gli stessi privilegi, siano la parodia della ricchezza  simulata per un fine settimana per poi ripiombare nell’abituale povertà. Ed è meglio non farsi spacciare nemmeno gli incubi, quelli che ci fanno chiudere nella gabbia della diffidenza, della paura, del razzismo, dell’egoismo. Perfino quelli è meglio se ce li sogniamo noi, senza suggeritori.

 


Grazie strage, firmato Renzi

tunisi-attacco-museo-del-bardo-defaultSono quasi 24 ore che prosegue a reti e cervelli unificati la cronaca dell’assalto di Tunisi: milioni di parole che hanno opportunamente messo in secondo piano l’affaire Incalza – Lupi e la manifestazione di Francorforte contro l’ austerità, senza che però si sia potuto nemmeno accertare il numero di vittime italiane. Decine di inviati last minute che non conoscono una parola di arabo e forse due o tre di francese, informazioni sempre e rigorosamente di terza mano, unità di crisi e ambasciate stentoreamente balbettanti e impegnate a trasformare la disinformazione in riserbo, denunciano lo stato di un Paese che da un decennio guarda con ansia spesso pretestuosa al di là del mare, ma che non fa nulla per informarsi davvero su realtà così vicine ed è sempre al traino altrui in qualsiasi iniziativa.

Non a caso assieme alla confusione è venuta fuori la povertà delle chiavi interpretative che alla fine si risolvono in una banale, ma anche sconcertante attribuzione d’ufficio  all’Isis perché alcuni siti vicini al Califfato (sempre per sentito dire) hanno inneggiato all’attacco o parlato a lungo dell’evento. Insomma si è preso il primo mostro disponibile in prima pagina per simulare una comprensione delle cose che invece manca e fabbricare una verità di comodo per un’opinione pubblica di bocca buona e ben disposta verso le tesi più elementari. Tanto una più, una meno cambia poco.

Per dirla tutta sono dominato dalla sensazione che i media main stream e il mondo politico riassunto nel governicchio degli annunci,  abbiano tirato un sospiro di sollievo di fronte alle vittime italiane ancorché non ancora quantificate: finalmente si concretano in qualche modo e non navigano più nel nulla gli allarmi che da più di un decennio vengono lanciati ora per ragioni elettorali, ora per distrazione politica, sempre più spesso per stimolare reazioni “nato correct” verso la creazione di caos fatta da altri e che tra i suoi effetti ha anche quello di escluderci da una autonoma politica mediterranea. Vittime che ancorché assai lontane come numero rispetto a quelle autoctone e futili della Costa Concordia, rendono molto più facile da giustificare un’eventuale avventura sul campo e le enormi spese che comportano, oltre che naturalmente spostare l’attenzione dalle vicende interne verso il “nero periglio che vien da lo mare”. Peccato che proprio qualche giorno fa Obama in un’intervista abbia detto che “L’Isis è una emanazione diretta di Al Qaida in Iraq che è stata generata dalla nostra invasione. È un esempio di conseguenza indesiderata, ed è per questo che dovremmo in generale prendere bene la mira prima di sparare”.

Si tratta del ben noto coccodrillismo di cui si pascono Washington e Hollywood e che serve a fornire piedistalli di cartapesta alla “eccezionalità” americana. Piccole verità a posteriori impraticabili alla periferia, nel quinto quarto dell’impero, con la straordinaria conseguenza di renderci più realisti del re. E sempre più irrealisti.


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