Basta con le ambiguità e con gli equivoci. Basta con doppiezza e la “prudentia” curiale, con gli alibi, con il tentativo di salvare la capra della democrazia, del ritorno a politiche sociali e i cavoli stufati di un inedito internazionalismo a scala ridotta. La vicenda greca sta distruggendo l’eco sistema carsico in cui vivono le anguille e sta chiarendo i termini del problema, tanto più che proprio Tsipras era un fautore di quell’ “altra Europa” labile come i sogni che è l’esatto contrario di quella che ogni giorno di più si mostra.
La Ue sta ricattando come un volgare cravattaro Atene, sta cercando di portare il suo gioco all’estremo limite perché non può consentire che nemmeno un Paese per quanto piccolo e marginale, possa mettere in dubbio la filosofia dei massacri sociali e del pensiero unico banchista. Può farlo perché la Grecia, come del resto tutti gli altri Paesi della cosiddetta Unione, non ha più sovranità monetaria, dunque nessuna libertà di bilancio e di politica economica che viene invece diretta in primis dalla Bce. Punto.
Lo scopo finale è quello di abbattere Tsipras o di sterilizzarlo, anche a costo di vedere la Grecia retta dai neonazisti, cosa che evidentemente è ormai nelle corde di Bruxelles, visto ciò che è accaduto in Ucraina. D’altronde e proprio per le medesime ragioni nemmeno Tsipras può cedere. Forse il leader greco pensava a un’ Europa tutto sommato più ragionevole, ma si è trovato di fronte alla realtà del potere reale e si trova a dover giocare pienamente la sua partita sul fronte geopolitico, ossia all’esterno dell’Europa per tentare di modificare le cose. Ma alla fine le soluzioni non possono essere che due: o la Grecia si arrende al cappio di Bruxelles che viene confezionato anche dall’Italia nella sua qualità di valet de chambre a sua volta con la corda al collo, oppure esce dall’euro: come dice la Merkel le regole vanno rispettate e le regole sono quelle ideate per dar vita alla moneta unica.
Non si vede una terza strada: Atene non è in grado di pagare il proprio debito che grazie alle cure della troika è aumentato a dismisura mentre nella stessa dismisura è calato il Pil,: c’è un default e al tempo stesso un’emergenza umanitaria che non può essere aggravata. La Bce che detiene ormai la parte più importante del debito greco, mentre può stampare tonnellate di euro per le banche, non può farlo per gli stati: solo la minaccia di un riavvicinamento della Grecia alla Russia e alla Cina, quali sostenitrici finanziarie, con la conseguente reazione Usa può indurre a un compromesso efficace e spingere alla ricerca – nelle pieghe dei tanti istituti europei di ricatto – di un escamotage per consolidare, ovvero cancellare almeno metà del debito.
Non sarebbe difficile tanto più che ormai le banche continentali, specie quelle tedesche e francesi, non detengono più titoli di Atene, ma sarebbe invece impossibile contenere il contagio e dunque evitare la dissoluzione dell’area monetaria con il conseguente venir meno dell’arma principale nella lotta di classe al contrario, ovvero della moneta unica. Un ‘uscita della Grecia dall’euro, diciamo così, per demeriti eccezionali, sarebbe forse la strada d’uscita più facile: meglio una ferita grave, ma cauterizzabile che un’infezione diffusa: quanto meno si avrebbe il tempo mettere a punto nuovi strumenti di dissuasione per altri Paesi più pesanti. Ed è anche per questo, che il potere europeo è attraversato da dubbi amletici: aiutare davvero la Grecia come vorrebbe il buon senso e consiglierebbe la geopolitica, significherebbe anche ridare fiato alle battaglie sociali dovunque, Germania compresa: niente sarebbe più come prima. Lasciarla andare significherebbe però abbattere tutto il trompe l’oeil ideale, dietro cui si è annidata la politica reazionaria della finanza grazie al cane da guardia della moneta unica.
A nessuno può sfuggire che, fatte le debite proporzioni, la questione ci riguarda da vicino, non solo per le similitudini che esistono tra i due Paesi e che sono andate aumentando con la deindustrializzazione, ma con l’inevitabile scelta di campo che dovrà essere fatta da ognuno. Perché è evidente che la buona volontà, le buone intenzioni, le prospettive astratte sono impotenti a fermare il meccanismo, anzi il mostro che si è creato. Certamente a Tsipras la buona volontà non manca, forse esiste persino qualche volonteroso dentro i meccanismi europei e gli illusi sono una moltitudine: ma la direzione impressa nel passato e avvalorata, sostenuta, resa immobile dagli strumenti monetari, trascina ormai con sé tutti, che lo vogliano o meno. Che si riesca a sfondare la porta della sala comando per invertire la rotta, che si mettano in acqua le scialuppe per abbandonare la nave, che si voglia difendere lo statu quo, in ogni caso non si potrà più stare in cabina a rimuginare e attendere gli eventi: la Grecia ha acceso il falò degli alibi.


RSS - Articoli


Seguendo sul sito online ethnos.gr le evoluzioni della situazione greca, vedo foto e contenuti relativi agli incontri che Tsipras sta avendo in Europa e colgo facilmente la totale assenza di malumori e risentimenti tra Tsipras e i leader che incontra, che si tratti della Merkel, di Hollande, di Renzi o di chiunque altro. Il “body language” delle foto, ovvero lo studio delle espressioni dei personaggi in questione, rivela gioia di essere assieme, serenità e consonanza un po’ come le foto dell’incontro di qualche tempo fa tra Obama e papa Francesco tradivano un’evidente consuetudine, quasi da amici stretti o familiari, tra i due leader globali. Nel caso di Tsipras i toni delle dichiarazioni sono poi assolutamente amichevoli e concilianti anche quando si accenna a divergenze politiche. Eppure, per come è stata trattata la Grecia, nessuno avrebbe potuto rimproverare a Tsipras eventuali eccessi di malumore, durezza di toni o chiaro risentimento. Né un politico che si sentisse davvero ferito da una situazione che ha oggettivamente umiliato e continua ad umiliare il suo popolo avrebbe potuto nascondere segni di insofferenza e disagio nello stare a contatto diretto con gli artefici del genocidio economico della nazione ellenica.
Il tutto per me indica che Tsipras non è lo strenuo oppositore che qualcuno vuol farci credere ma, anzi, il figlioccio beneamato di questa Europa, un giovane uomo che riscuote simpatie ovunque vada non solo perché è simpatico e giovane ma perché tutti i leader politici che incontra sanno chi è, da chi è stato “allevato” e dove sta andando con il consenso di tutti loro. La cosa è confermata in modo indiretto dal fatto che il “cattivo” cui spetta il ruolo di duro e che si becca con i potenti del gotha europeo è invece il ministro dell’economia Varoufakis. Peraltro nel primo scontro che ci poteva essere, quello sull’estensione delle sanzioni anti-Russia, in cui sembrava in un primo momento che la Grecia volesse fare la voce grossa e dissociarsi (e sarebbe stato una monumentale prima incrinatura dell’unità europea e un segno che i greci facevano sul serio), c’è stato un successivo ripensamento che ha riportato i greci all’interno dell’ottica consueta di soggezione al teatro dell’assurdo europeo.
Un altro aspetto che induce a dubitare di Tsipras è che le soluzioni che propone sono contenute in un documento altamente tecnico, al limite dell’incomprensibilità, e che l’impressione che se ne deriva è che l’unico asso nella manica del leader greco sia “la lotta all’evasione fiscale”! Il che vuol farci credere che un popolo già piagato da una fiscalità onerosissima e obbligato a pagare le tasse diverse volte all’anno attraverso la bolletta della luce affinché nessuno possa sfuggire sia un popolo in cui vi sia ancora da recuperare ulteriore gettito dall’evasione fiscale!
Quanto a Juncker e soci la reazione è stata più o meno di questo tipo, “Beh, se il problema è solo quello di dare un altro nome al nostro accordo o di sostituire il controllo della Troika con il controllo di qualche altra entità, c’è sicuramente spazio per raggiungere un compromesso.”
PS Le parole non sono testuali, se qualcuno dei lettori di questo blog vuole le parole esatte posso andarle a cercare.
” La cosa è confermata in modo indiretto dal fatto che il “cattivo” cui spetta il ruolo di duro e che si becca con i potenti del gotha europeo è invece il ministro dell’economia Varoufakis. Peraltro nel primo scontro che ci poteva essere, quello sull’estensione delle sanzioni anti-Russia, in cui sembrava in un primo momento che la Grecia volesse fare la voce grossa e dissociarsi (e sarebbe stato una monumentale prima incrinatura dell’unità europea e un segno che i greci facevano sul serio), c’è stato un successivo ripensamento che ha riportato i greci all’interno dell’ottica consueta di soggezione al teatro dell’assurdo europeo.”
..tant’è che per non incorrere in alcun rischio sono stati costretti a ricorrere al G7:
http://www.huffingtonpost.it/2015/02/13/ucraina-g7-mosca_n_6680534.html
http://www.pandoratv.it/?p=2835
leggete:
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=14655
E’ difficile farsi un’idea di cosa veramente sta succedendo. C’è che dice che la Grecia (o chi per essa), vuole a tutti i costi ritenere la moneta unica. Altri dicono che le citazioni in omaggio all’Europa (Merkel etc.) sono una tattica diplomatica per ottenere piu’ benefici, sconti, dilazioni di pagamento etc.
Da ignorante di economia, ho un dubbio irrisolto, nonostante tutto quanto ho letto.
Una frase ripetuta a iosa, è che “i Greci hanno speso al di là delle loro possibilità”. Argomento che, in genere, viene anche applicato all’Italia, Spagna, Portogallo etc. Da semplice ignorante, vorrei sapere dove sono quei Greci, Italiani etc. che hanno speso piu’ di quanto potessero spendere. E’ da un po’ che non visito la Grecia, ma nessuno dei miei amici italiani si è messo a condurre vita da nababbo. La situazione del lavoro è quella che sappiamo. Quindi chi sono gli sperperatori che “spendono al di sopra delle loro possibilità”?
A meno che, in qualche modo, il non dichiarato ideale politico-sociale del XXI secolo sia la democrazia greca d’antan. La quale, a detta di Socrate, se ben ricordo, può esistere soltanto se ci sono gli schiavi. In tal caso, giustamente, ogni schiavo che spenda (o costi) piu’ del minimo necessario per restare in vita, “spende al di sopra delle sue possibilità”
Detto cosi’, il ragionamento sembra una boutade, ma l’ho messo per iscritto, a seguito di una notizia che ho letto proprio oggi. Un prolungato studio condotto da una think-tank degli us of a, ha concluso che, dal 1980 (dai tempi di Reagan, ndr) in poi, le prigioni americane sono diventate essenzialmente degli enormi magazzini dove sistemare i poveri. 12 milioni di persone vengono arrestate ogni anno, la “base” di gente in galera e’ di 2.5 milioni. E piu’ e piu’ le carceri diventano “profit centers”, dato che i detenuti sono rimunerati a 12 centesimi (di $) all’ora per lavoro svolto per vari “contractors”. E i 12 centesimi orari vengono peraltro utilizzati per alleviare i costi del mantenimento (in vita) in prigione. Curiosamente, sempre piu’ gente va in carcere, per esempio, per non poter pagare una multa. Una resurrezione delle “debtor prisons” di Dickens.
Ha ragione la Casa Bianca quando dice che tutti gli altri popoli della terra “invidiano le nostre libertà e la nostra democrazia.” Perchè solo con un adeguato numero di schiavi (vedi sopra), la democrazia e’ possibile.
Quindi, pur volendo credere alle buone intenzioni di Syriza & C., estote parati. Anche perchè molti ricorderanno che il XXI secolo sarà (è), il “secolo americano.”
“la Grecia ha acceso il falò degli alibi”
..e quello del “mercato” è ampiamente sconfessato!
Si sta facendo terrorismo psicologico sul fatto della Grecia. Tutti a dire i mali in cui incorrerebbe la Grecia qualora uscisse dal cappio di questa Unione Europea simile ad un usuraio che pretende solo i soldi. E’ come se la Merkel dicesse: “ti tengo in vita se farai quello che ti dico, altrimenti per me puoi morire”.Ricatti su ricatti, bugie su bugie. Pur di ottenere ciò che vuole, la zarina soffia sul fuoco mostrando possibili esposizioni finanziarie per l’economia italiana, grazie a prestiti che non ritornerebbero più indietro. Ad analizzare bene i fatti salta agli occhi una cosa. Nel fondo salva stati ognuno ha dovuto depositare una propria somma. Somma non reale, poichè trattasi di soldi virtuali. Ovviamente la zarina si curerà di distribuire i soldi a seconda dell’esigenza dei vari paesi, per cui all’Italia e ad altri paesi membri non ritornerebbe un bel niente. Ciò che la Merkel pretende sono gli interessi per una cifra che lei dice anticiperà e che deve ritornargli stornandola dalle manovre di bilancio che i Paesi membri devono attuare. Ancora una volta si tratta di un bluff. Ed è inutile che si agiti il discorso della classe media in Grecia, perchè quella è stata fatta fuori, come fuori sarà quella italiana con i licenziamenti della P.A. la zarina lo ripete da più tempo. Per far quadrare i bilanci si prendano le cesoie e si agisca senza pietà