Annunci

Archivi tag: Bce

Il momento dei pagliacci

26922936All’inizio di settembre la AB Bernstein una delle più grandi società di gestione patrimoniale del mondo ha stimato che il debito reale degli Usa, ossia quello che comprende i debiti federali, statali , locali, finanziari e quelli di diritto ovvero comprendente gli stanziamenti futuri per il welfare pubblico, sia di 400 trilioni di dollari,  qualcosa come 20 volte e passa il pil annuale del Paese. Naturalmente questa analisi viene prodotta per suggerire di tagliare gli aiuti sociali e sanitari, ma viene da ridere pensando che noi siamo inchiodati e crocefissi per il fatto di avere un debito pubblico che sfora solo del 30% il pil annuale, che altri Paesi di ciò che si chiama Ue, come ad esempio la Germania sono nella stessa condizione, ma la nascondono mettendo sotto il tappeto i debiti dei Länder e di consistenti parti del welfare e che infine se si facesse la somma algebrica dei debiti pubblici e privati con la quantità di risparmio  l’Italia sarebbe uno dei Paesi più virtuosi del continente e del mondo. Per questo facciamo gola.

Eppure come degli allocchi e gli arlecchini non solo subiamo per paura , ma abbiamo un ceto politico talmente subalterno che non vede l’ora di mettersi al servizio chiedendo perdono se per qualche momento ha osato mettere in dubbio i sacri testi dell’economia berlinese, visto che questo conviene egualmente- quantomeno meno in questa fase – sia alle elite globaliste che ai padroncini locali. Così non appena andati a Canossa per qualche piccolo e innocuo mugugno sullo stato delle cose, adesso ci attende la punizione: Jens Weidmann (che la Lagarde ha in grande stima) si scaglia contro l’ultima tentativo  di Draghi in uscita dalla Bce, di cercare rimedio alla stagnazione accentuando  l’acquisto dei titoli di stato e aumentando i tassi negativi dei depositi presso la banca centrale: “la decisione di acquistare ancora più titoli di Stato renderà sempre più difficile per la Bce uscire da questa politica. E più a lungo dura, più aumentano gli effetti collaterali e i rischi per la stabilità finanziaria”. Bisogna avere proprio la faccia come il culo visto che proprio la politica di Draghi con i tassi zero e il quantitative easing hanno permesso a Berlino e ad Amsterdam di finanziare a costo zero il proprio debito pubblico.

Ma c’è una ragione dietro questo atteggiamento: se infatti le politiche di Draghi davano qualche vantaggio agli stati non erano favorevoli alle banche private i cui depositi presso la Bce non rendevano nulla o addirittura rappresentavano una piccola perdita: la cosa non era affatto gradita agli istituti tedeschi e olandesi, dove si nasconde il debito pubblico occulto e dove ci sono istituti come Deutsche e Commerz Bank gravate da enormi quantità di titoli tossici. Dunque ora si tratta di aiutare questi colossi pieni di carta straccia, rivoltando la politica di Draghi e cercando di sfruttare il risparmio degli altri Paesi e in particolare quello dell’Italia per metterci delle pezze. E non basta: si vogliono aiutare anche direttamente le aziende tedesche in forte affanno comprando direttamente le loro azioni: così si prendono due piccioni con una fava, succhiando soldi da una parte e colpendo i bilanci pubblici dall’altra, tenendo così Paesi come il nostro sotto il tallone dell’austerità e dei diktat. Siamo sempre dentro l’ottuso tentativo di risolvere i problemi dell’economia attraverso i meri strumenti monetari, che non è solo un’ingenuità, bendì l’approdo logico delle contraddizioni del neo liberismo perché è inutile offrire stimoli alle aziende se non si stimola la domanda che è poi il punto centrale del keynesismo. Ma le nuove e più punitive prospettive evidenziano come meglio non si potrebbe che dietro l’Unione si nasconde un conflitto tra realtà economiche molto lontane tra loro e unite a forza, dove si sono sviluppati processi egemonici che stanno dividendo in maniera violenta e irreparabile il continente.

Sono curioso di vedere come verrà presentato questo nuovo corso, ancora più umiliante per l’Italia e per i suoi cittadini: prima si facevano acrobazie verbali sotto il tendone del circo, ora è il momento dei pagliacci.

Annunci

La Ue non è un unione per poveri

povert_in_una_foto_simbolo-550-340-482977Si potrebbe dire che così va il mondo, se non fosse che è così che lo lasciamo andare. Sembra davvero straordinario che in realtà molto diverse tra loro troviamo gli stessi falsi sillogismi, le stesse proterve ragioni della diseguaglianza che sono l’unica cosa davvero globale. A gennaio Bernie Sanders, il famoso socialista d’America che la Clinton era riuscita a vincere nelle primarie con trucchi ignobili, aveva presentato un disegno di legge per portare il salario minino da 7,5 a 15 dollari l’ora con un processo graduale da terminare nel 2024. Ma adesso gli stessi democratici fanno marcia indietro con l’argomento che questa sontuosa cifra che si riduce a 9 dollari netti cui poi bisogna sottrarre l’assicurazione sanitaria e altri balzelli locali, non può essere attuata dovunque perché in alcuni stati ricchi come la California andrebbe bene, ma in altri come l’Alabama sarebbe troppo. E’ il medesimo inconsistente argomento che viene usato in Italia contro analoghi progetti ma che è totalmente privo di senso perché queste misure servono appunto a raggiungere un riequilibrio che poi fa bene a tutti come qualsiasi esperienza e statistica economica dimostra: non fosse altro perché se il valore marginale di un minimo salariale è più ampio in alcune aree e meno in altre più sviluppate, è ovvio che queste ultime finiranno per intercettare parte di quel surplus.

Si tratta solo di far naufragare qualcosa che dà fastidio ai poveri ricchi, perché alla fine “molte aziende ne risentirebbero negativamente” come dice il documento anti Sanders, solo che non si vuole mai mettere in primo piano la ragione vera del rifiuto di questi provvedimenti e si cazzeggia con assolute idiozie che a una lettura distratta possono apparire plausibili, ma solo a pensarci un attimo si rivelano delle assolute castronerie. Il fatto è che il ruolo dell’informazione è proprio quello di impedire il ragionamento.

Altro scenario, altra farsa che in questo caso ci riguarda da vicino. Questa volta ripassiamo l’Atlantico e torniamo nell’Europa dei tormenti. La Bce dal 2015 ha creato oltre 2600 miliardi di moneta, andata esclusivamente alle banche, un vero buco nero, che poi si sono guardate bene di riversarla nell’economia reale. Sarebbe stato molto meglio dare quel denaro agli stati per dare impulso ai lavori pubblici, alle infrastrutture, al recupero del territorio, al welfare o al limite trovare un sistema per darlo alle aziende in funzione della produzione e dell’innovazione del prodotto. Ma questo è vietato dallo statuto della Bce e dai trattati di Lisbona per cui una enorme massa di denaro va ad esclusivo beneficio dei padroni della finanza. Se non vivessimo in questo mondo si potrebbe persino pensare che quei 2600 miliardi avrebbero potuto trovare impiego nella riduzione della povertà la cui area si è estesa in maniera enorme nell’ultimo decennio, ma anche questo non è possibile – secondo la dottrina ufficiale perché potrebbe creare inflazione e addirittura come nelle parole dell’economista belga De Grauwe “creerebbe il rischio che la Bce fosse caricata  di troppe responsabilità sociali che non può gestire correttamente”.  Questa frase è davvero sorprendente e sconcertante perché la Bce gestisce la moneta unica cui sono strettamente legati e intrecciati tutti i trattati europei ed è come dire che la Ue stessa non può correttamente gestire responsabilità sociali.

In mezzo a tutto il chiacchiericcio emerge almeno questa verità programmatica, ovvero che l’Europa  non è in grado di gestire responsabilità sociali: ce ne eravamo accorti in mille occasioni a parte la Grecia dove questa visione ha raggiunto il suo apice, ma almeno adesso lo sappiamo con certezza e in un certo senso in maniera ufficiale. La Ue è una costruzione per ricchi.


Il Draghi di comodo

9-6-san-giorgioEd ecco che il Palazzo assediato si muove, ma non avendo più né idee, né fantasia non fa che ripetere le stesse manovre, copiandole nel dettaglio. Così se 9 anni fa Napolitano fece senatore a vita Monti per consentire la sua ascesa a Palazzo Chigi e sostituire Berlusconi con un Badoglio della finanza, ora il suo epigono in grigio tenta la stessa mossa e pare abbia intenzione di fare la medesima cosa con Draghi. Lo racconta Luigi Bisignani che non ha bisogno di presentazioni perché la sua storia giudiziaria parla chiaro, ma proprio per questo è persona bene informata su fatti e soprattutto fattacci del milieu politico: dunque c’è da credergli anche perché  di un Draghi presidente del consiglio e salvatore della Patria che ha contribuito ad affossare, se ne sussurra già dai tempi di Letta e di Renzi, c’era solo da aspettare che finisse il suo mandato alla Bce.

Nel frattempo però sono cambiate molte cose e molti umori: pochi sono disposti ad affidarsi alle sue fauci di banchiere eurista e a considerarlo come una zattera di salvataggio visto che incarna tutto ciò contro cui la gente è incazzata, specie dopo la delusione di Monti, il celebrato professore dei massacri. Ma soprattutto è mutato completamente il quadro politico: con chi eventualmente si potrebbe presentare Draghi e avere una speranza di vittoria che lo mettesse sulla via di Palazzo Chigi? Certamente non con un Pd in disfacimento, non certo con Berlusconi che sopravvive solo grazie a Salvini e a qualche mummificatore, né con le destre: le uniche forze con le quali potrebbe avere una speranza sono proprio quelle che non lo vogliono. E allora ecco il possibile scenario: Draghi senatore a vita, poi comme d’abitude crisi dello spread, situazione di emergenza ed ecco il senatore a vita, mai eletto da nessuno se non da compare Sergio, prendere possesso della presidenza del consiglio.

E’ molto probabile che nelle menti aliene del Palazzo il disegno sia più o meno questo, ma prima ancora di vedere come sventare questo colpo di mano qualcosa andrebbe detto sull’uso improprio e malefico dell’istituzione del senatorato a vita che fu voluto dai costituenti per immettere nel Parlamento persone che avessero “illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario” . Ora come si potrebbe collocare Draghi in questo contesto? Certamente in nessuno, ma di certo ha illustrato la patria in molti modi visto che la sua carriera è in qualche modo esemplare di una certa italianità  a cui rinunceremmo volentieri: a cominciare dalla laurea con relatore Federico Caffé, il grande economista misteriosamente scomparso, ottenuta con una tesi che dimostrava l’impossibilità di una moneta unica europea. Ma il suo vero exploit di coerenza e di affarismo è venuto come commesso svenditore dell’industria pubblica italiana, attuata in maniera frettolosa e incosciente proprio per rientrare nei parametri richiesti dall’ingresso della moneta unica: è ben noto come Draghi abbia regalato a Goldman Sachs, in cambio della vice presidenza, tutto l’immenso patrimonio immobiliare dell’Eni a un terzo del suo valore di mercato ( vedi qui). ci deve qualcosa come un miliardo e mezzo di euro a voler stare bassi.

Poi come governatore della Banca d’Italia, ha rinunciato all’assenso preventivo e vincolante dell’istituto  per le acquisizioni bancarie, permettendo così ogni tipo di fusione e probabilmente di irregolarità com’è ormai d’uso nel mondo neo liberista: di certo chiuse gli occhi di fronte alle quelle riscontrare nei conti del Monte dei Paschi consentendo alla banca di nascondere le perdite per due anni, prima che l’istituto venisse costretto ad ammettere le magagne. Ma intanto il nostro era già alla Bce, intoccabile faraone dell’euro, forse in virtù di tutte le prolusioni anti sociali di cui si era fatto fine dicitore quando era in via XX settembre. Anche qui non sono mancate le polemiche che sono sfociate, tedeschi a parte, in un’inchiesta dell  Ombudsman della Ue, in base a denunce di mala amministrazione, irregolarità, discriminazioni, abuso di potere, mancata trasparenza. Soprattutto è stata messa in questione la sua  partecipazione al cosiddetto “Gruppo dei trenta”, una lobby composta dai banchieri dei maggiori istituti finanziari globali e che include anche alcuni dei massimi dirigenti delle banche commerciali vigilate proprio dalla Bce.

Come si potrebbe illustrare meglio l’Italia di loro signori? Fa bene Mattarella a volerlo senatore a vita per spianarli la strada di premier: Draghi è una sicurezza per una razza padrona che combatte con tutti i mezzi per rimanere a galla. E certo di draghi di comodo ne ha bisogno per difendere i tesori accumulati.


Rubare è il diritto primario della Ue

1513074879072.jpg--il_governatore_della_bundesbank___germania_piu_ricca_grazie_alla_bce_e_a_draghi_Le banche dettano legge. E questa di certo non è una novità e ancor più da quando sono diventate i templi dove si consumano i riti neoliberisti e brucia il futile incenso dei media. Ma l’espressione è ormai uscita fuori dalla metafora per diventare letterale: le banche si ritengono al di là della legge, soggetti di fatto insindacabili e dunque non punibili, anzi aspirano ad essere loro stesse i supremi legislatori. E’ successo in Slovenia dove la Bce è riuscita, grazie ai buoni uffici della Commissione, a trascinare il Paese  davanti alla Corte di giustizia europea, perché la polizia aveva sequestrato alcuni documenti della banca centrale che a quanto pare sono intangibili e al di sopra della legge.

La storia è a suo modo esemplare: nel 2013 nel 2013  Boštjan Jazbec, capo della banca nazionale slovena e in tale qualità anche membro del Consiglio direttivo della Banca centrale europea, impose il salvataggio di tre istituti di credito, entrate in crisi a causa dei loro pasticci sul mercato, a totale carico dei contribuenti nonché di coloro che avevano investito su queste banche. Ma l’operazione fu talmente costellata da tali opacità e da tali ruberie che la magistratura fu costretta quasi a furor di popolo ad aprire un inchiesta su Jazbec che si è tradotto successivamente in un’imputazione per abusi d’atti d’ufficio. Vennero sequestrati i computer del banchiere attivate delle intercettazioni telefoniche dalle quali non soltanto si sono appresi alcuni particolari, ma si è sentito Jazbec minacciare gli altri membri della Bce con la classica formula: “se cado io vi trascino con me”. Così Draghi che verso queste genere di cosa deve avere una sensibilità particolare ha chiesto a Juncker, capo della commissione, di fare tutte le pressioni possibili per fermare l’inchiesta che già aveva accertato la presenza di numerosi e gravi reati. E forse avrebbe avuto facile gioco se non fosse per il fatto che l’associazione degli investitori ha pubblicamente denunciato le manovre in atto. rendendo quanto meno inopportuno uno scontro pubblico e a ogni buon conto Jazbec è stato detronizzato dalla banca centrale slovena, perciò anche dal direttivo della Bce e spostato nell’ufficio che si occupa dei salvataggi bancari che non fa parte ufficiale della Bce. Il classico amoveatur ut  salveatur. 

Ma qui viene il bello, in cui si concentra ovvero il succo del discorso: Draghi infatti scrive al procuratore capo della Slovenia mettendo in campo un nuovo argomento “legale”: i documenti informatici sequestrati conterrebbero informazioni della BCE e tali informazioni “sono protette dal diritto primario dell’UE direttamente applicabile“. Dunque il diritto primario europeo consente  il segreto su tutti gli atti della Bce , la loro insindacabilità e dunque ‘impunibilità dei banchieri centrali anche nel caso siano stati accertati gravi reati. Una tesi asseverata dalla commissione che ha appunto deferito la Slovenia davanti alla corte europea dando così corpo a tutto il peggio che si può pensare della Ue e dei suoi strumenti. Evidentemente gli atti compiuti da questi personaggi che peraltro tengono per le palle i loro servetti politici, sono così gravi che si è preferito squadernare la vera natura della Ue piuttosto che rischiare lo scandalo finanziario.

Tanto finché l’informazione mainstream tace o appapocchia qualche miserabile menzogna, pochi si accorgeranno che la Ue considera un diritto primario l’intoccabilità dei banchieri cosa che è degna di una dittatura guatemalteca, non di quella unione venduta come salvifica oltre che democratica all’uomo della strada e all’uomo di salotto. Di fatto siamo in mano a una cosca internazionale dove si passa con estrema facilità dal pubblico al privato, dalle banche centrali ai grandi centri di investimento come Blackrock o Morgan,  operando sempre nella medesima logica di spoliazione e in un contesto simile a quello delle famose agenzie di rating. Questa in definitiva è la legge primaria dell’Unione che bisogna onorare di mattina e di sera inchinandosi verso Bruxelles come garante della democrazia e della libertà. Lasciamolo fare a chi ancora crede a queste fesserie o a chi ci lucra.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: