Dopo un mese che un drone era stato avvistato all’aeroporto di Lipsia, dove, all’insaputa della popolazione e dei viaggiatori, si trovano alcuni velivoli da trasporto ucraini, la faccenda, grottesca e incredibile nel racconto che ne è stato fatto, ha assunto un rilievo internazionale con le proteste ufficiali della Germania nei confronti della Russia. Ci si chiede perché la protesta ufficiale non sia stata immediata. Passi che si sia voluto far credere che un drone russo abbia sorvolato per ore l’aeroporto, senza colpire alcunché e che sia stato scoperto dall’autista di un autobus il quale ha fermato il mezzo ed è coraggiosamente intervenuto abbattendo l’ordigno che non è esploso a causa di un guasto e probabilmente dell’esplosivo vetusto dell’era sovietica. Nemmeno Stanlio e Ollio avrebbero potuto immaginare di meglio.  Il livello di queste cretinate è allarmante, anzi disarmante,  perché significa che una vasta fascia di popolazione è disposta a credere a qualunque cosa e che in ogni caso è così timorosa e passiva che fa finta di crederci. Ad ogni modo quando scoppiò il caso, intorno ai primi di agosto, pensavo che la faccenda sarebbe  ben presto finita nel dimenticatoio vista l’assurda e ridicola dinamica dei fatti. Ma mi sbagliavo, qualcosa stava covando sotto la cenere: non avevo fatto mente locale e non avevo collegato questa narrazione al fatto che domani si va al voto in Sassonia – Anhalt con sondaggi che danno l’Afd  al 42 per cento dei consensi. Lipsia è una città confinante con questo Land, è anzi la città di riferimento per buona parte di esso dove non ci sono grandi centri urbani e dunque la vicenda  poteva cadere come il cacio sui maccheroni per i partiti di governo. Vabbè, diciamo la senape dolce sui würstel, anche se nella cucina locale vanno piuttosto i würstchen che sono scuri e molto affumicati.

Infatti , proprio a ridosso del voto, a sorpresa la faccenda è stata ripresa con grande clamore e persino sviluppi diplomatici, nella speranza che essa influenzi in qualche modo le urne, cercando di evocare il mostro e concretizzando le fantasiose narrazioni  sull’ “invasione” russa. Ovviamente non esiste una ragione al mondo per cui Germania, Gran Bretagna e Francia debbano lanciare i loro ordigni contro la Russia, ritenendo tutto questo giustificato e pretendendo impunità per il loro terrorismo in conto terzi, mentre gridano all’aggressione quando subiscono le conseguenze dei loro atti. Ma in ogni caso possono stare tranquilli: il giorno in cui Mosca deciderà di agire contro chi si nasconde dietro l’Ucraina, non lo farà con un drone giocattolo, ma con intere salve  di ordigni ben più potenti. E a quel punto temo che Merz non avrà nemmeno il tempo di fingere di indignarsi: questo lo capisce chiunque abbia un quoziente di intelligenza appena superiore alla temperatura ambiente. Ma sapete ci vuole stomaco a leggere le analisi dei soliti noti i quali ora lanciano l’allarme per una possibile vittoria di Alternative für Deutschland che potrebbe andare a discapito dell’economia della regione. Per farlo tuttavia citano i dati negativi in fatto di occupazione e produzione che si sono evidenziati negli ultimi anni, come se il Land non fosse stato governato praticamente da sempre dalla Cdu, ovvero dal partito del cancelliere. La crisi è dovuta proprio dalle ricette che vengono spacciate come salvifiche come se in questi anni avesse governato l’Afd.

D’altra parte quando le cose vanno male sul piano interno si cerca sempre di scaricare all’esterno tensioni e colpe: lo dimostra il caudillo con sega a motore dell’Argentina: Milei che sta raccogliendo i frutti bacati del suo capitalismo anarchico non ha trovato di meglio che rispolverare la questione delle Malvine dopo 44 anni. E spera di farcela, laddove fallì la giunta militare perché ce ne sono tutti i presupposti: il presidente argentino è un pupillo di Trump che infatti non vuole appoggiare un’eventuale azione britannica in difesa di questa remota colonia, mentre la stessa flotta di sua Maestà è messa molto peggio rispetto al 1982 e di solito svolge le sue azioni in cantiere. Ma anche Merz dovrebbe comprendere che la Bundeswehr non è la Wehrmacht e che a stuzzicare troppo l’avversario, scaricando sulla Russia i problemi di un governo che si sta dimostrando fallimentare, è la strada sicura verso il disastro.