Anna Lombroso per il Simplicissimus

« Chi si astiene dalla lotta
è un gran figlio di mignotta ».

No, non è il presidente del Consiglio a parlare contro i gufi e i disfattisti. È invece Benito Fornaciari,  presidente del Borgorosso Football Club che chiama al dovere giocatori e tifosi  per la grandezza della squadra ereditata dal su’ babbo.

Per mesi commentatori e opinionisti hanno decantato la vocazione a comunicare dell’attempato zerbinotto che ha “ereditato” anche lui proprietà e incarico, con all’attivo la vittoria della partita europea che peraltro non legittima l’indirizzo poli­tico di governo e non ha nulla a che fare con la mag­gio­ranza par­la­men­tare e con la legi­sla­zione ita­liana, ma che ha accreditato un’indole  da statista e una capacità indiscussa di attrarre e coagulare consenso intorno a slogan e annunci pubblicitari.

Ieri invece la svolta: il consumato banditore all’asta dei nostri beni, il venditore dei tesori di famiglia, il collaudato spacciatore di bugie e di smentite nel tempo di un tweet si è convertito al ruolo  a un tempo di coach, di presidente, di allenatore, di guardalinee per galvanizzare uno stadio stanco e debilitato al grido di “ritmo,ritmo”, che visti i tempi, andrebbe meglio un ridimensionato  “panda, panda”. Non è una novità: ha sempre parlato ai cittadini e non con i cittadini, mediante proclami e promesse, minacce e ricatti, condannandoli ad essere “massa” al posto di popolo,  plebe da piegare alla necessità con una pedagogia adatta a ragazzini mal cresciuti come lui, viziati e ora straniti dalla perdita di benessere, quindi soggetti ad ubbidire, a rinunciare, a conformarsi a regole severe e punitive, senza nemmeno il diritto ad indignarsi – solo a lui è concesso lo schifo,  a criticare – lo fanno solo i gufi , a opporsi – si comincia così e si finisce terroristi, secondo il grande nonno che a ogni occasione ne riconferma l’indispensabilità.

Dopo essersi messo nei nostri panni, secondo il metodo Stanislavskij, fossimo pensionati, insegnanti, operai, mamme, rappresentanti dell’Onu, comandanti di traghetti, se ne disfa per mutarsi in allenatore, tecnico della nazionale per ricordarci appunto che lui è il partito della Nazione, che in suo nome è giusto, anzi doveroso “tifare”, abiurare a diritti, principi costituzionali, garanzie, libere elezioni, rappresentanza. Che in suo nome ha regolato i conti con il partito, con il Parlamento, liquidandone una componente, con l’opposizione, facendola bacchettare da presidi dentro e fuori dall’Italia, con il sindacato, sbeffeggiato come avanzo arcaico e passatista, con i lavoratori, espropriati di ogni certezza salvo quella della fatica. Che è in attesa di questo che il grande novatore riconferma la sua funzione di continuatore della “vecchia Italia”,  fondata   su una immoralità costituitiva e irrimediabile, che avvelena lo spirito pubblico, annienta l’interesse generale, applicando la strategia ispirata dai poteri finanziari internazionali, distrugge il nostro tessuto industriale, riduce competenze e autonomia delle amministrazioni comunali, fa dilagare disoccupazione e povertà, immiserisce Università e ricerca, interessato unicamente alla conservazione del suo personale potere, secondo il sistema delle falsificazioni crescenti.

Tanto a Renzi non interessa aver ragione, ma che gli sia dia ragione e quindi consenso, che gli sia dovuto il tifo sportivo, a dispetto del “maturo” astensionismo, grazie a leggi elettorali che officiano una stanca liturgia notarile. Al presidente del Borgorosso, come a lui,  non piace la democrazia, proprio perché necessariamente include il dissenso come sua condizione, perché il suo fondamento è il rispetto della volontà, dell’opinione, dei diritti, delle inclinazioni e delle garanzie  del cittadino singolo, non della massa, gufi compresi.

Ma è ingiusto dare addosso solo al “mister”. Si può definire democratica una repubblica nella quale la suprema istituzione é eletta da un’assemblea scelta con una legge dichiarata incostituzionale e costituita da persone “comandate” da personalità non elette o addirittura condannate per reati comuni? E non sarà ora di prendersela con i tifosi che preferiscono credere alla promessa di uno scudetto che non arriverà mai?