RenziBrutte notizie per Matteo Renzi e per il sistema politico italiano. Oltre a scontare una crisi che precipita sempre di più, vedono tramontare  le speranze in qualche strizzata d’occhio di Bruxelles, la possibile offerta di paglia per tenere acceso il falò delle vanità politiche. Non è soltanto la nuova struttura e la nuova composizione della commissione Ue a decretarlo: le elezioni regionali appena svoltesi in Turingia e Brandeburgo non lasciano scampo perché il successo strepitoso del partito antieuro in entrambi i Lander rendono difficile per la Merkel gestire eventuali deroghe ai trattati o lasciar passare operazioni non convenzionali di Draghi.

E’ vero che la Cdu della cancelliera ha fatto il pieno, ma il 32-33% di consensi grazie alla scomparsa dei liberali, ma non può compensare un quadro politico in grande fermento. Intanto il calo o il crollo per quanto riguarda la Turingia dei socialdemocratici, il fatto che solo in minima parte la flessione sia stata intercettata dalla Linke, primo partito in Brandeburgo, finendo invece per essere assorbita dagli antieuro. L’ostinazione ridicola con cui l’illuminata stampa italiana parla dell’ Afd, ossia Alternativa per la Germania, come di un partito populista (in realtà la formazione nasce essenzialmente all’interno di  ambienti accademici, tanto che il fondatore è docente di macroeconomia ad Amburgo) si scontra con una realtà e cioè che i voti gli arrivano da tutte le parti, con prevalenza della sinistra, che esiste un coagulo di visioni e umori che gli altri partiti e persino la sinistra radicale non riescono a cogliere appieno, a intercettare, a elaborare.

Eppure è assolutamente chiaro che i tagli al welfare e la legislazione che favorisce i mini jobs sono nati, esattamente come altrove, con il pretesto dell’euro, sia pure visto da una prospettiva diversa. E nonostante questo dopo l’esplosione della crisi e del disastro greco la Merkel e il suo establishment politico e mediatico, con la complicità della Spd, non hanno fatto altro che colpevolizzare i Piigs accusati di voler far pagare agli altri la loro essenza di cicale e tutto questo per evitare che una messa in comune anche solo indiretta e parziale del debito non solo mettesse in difficoltà le banche, ma facesse naufragare il modello ordoliberiale tedesco. Adesso si raccolgono i frutti di questa strategia di potere: si è creata un’opinione fortemente ostile all’Europa solidale nonostante i grandi vantaggi lucrati fino ad ora dalla Germania. Ma si tratta di vantaggi andati tutti al profitto, agli azionisti e alle banche non certo ai cittadini nel loro complesso. Non certo ai 2 milioni di giovani che devono accontentarsi di 400 euro al mese o agli altri 3 milioni che arrivano a mala pena agli 800.

Così non c’è da stupirsi che un 12 per cento cominci a rivolgersi all’Afd , il quale in realtà parte da un discorso non dissimile da quello di molta sinistra mediterranea: i problemi della moneta unica non possono essere risolti se non nell’ambito di una reale, quanto improbabile e lontana unificazione europea, divenuta più difficile grazie alla sempre maggiore distanza tra centro e periferia del continente creata appunto all’euro.Ma questo significherebbe per la Germania un salasso di 200 miliardi all’anno che finirebbe per stroncarne l’economia e la pace sociale. Così  l’unica strada effettivamente percorribile che si presenta è rinunciare in qualche forma alla moneta unica in maniera che i vari Paesi dell’area possano ritrovare il loro equilibrio e che il sistema tedesco sopravviva  senza essere travolto o dall’impoverimento eccessivo dei vicini, letale per l’export o dalle tensioni che l’uso di una moneta sottostimata finirebbe certamente per creare, nazi ha già creato.

A me pare un discorso assolutamente razionale anche se, certo, tutto dentro una visione conservatrice di stampo renano, in parte ostile al liberismo finanziario, ma che non prevede nessuna visione alternativa o più solidale della società e dei rapporti economici. Comunque sia è chiaro che ora la Merkel e la Cdu dovranno tenere conto di questa opinione in crescita e fare meno concessioni possibili sulla strada della flessibilità cercando anche di stringere le briglie al collo di Draghi, anche ammesso che possa fare qualcosa. Così i proclami del guappo dal balcone fatale di twitter suonano ancora più vuoti, come rulli di tamburo in pelle d’asino.