A Parigi Tsipras va ad un incontro con Melenchon in cui si suona l’Internazionale, in Italia al Valle occupato la musica non c’è, soprattutto quella che potrebbe mettere in imbarazzo tutti gli ideatori, primi firmatari e candidati in pectore della lista con il suo nome che dopotutto hanno da difendere posti e posizioni nelle università, nell’editoria, nei giornali. Si dice lista dal basso, Tsipras, un po’ titubante ed elusivo, conferma, ma finora l’unico basso che si è visto è la ridicola esultanza ogni volta che un tizio con un nome un po’ noto sottoscrive il documento, siano pure il “riformista” renziano Curzio Maltese o Scanzi, insomma quelli che portano la bottiglia scadente alla festicciola dove però sono tanto ubriachi che lo prendono come vino d’annata.
Del resto Tsipras sembra un po’ un leader in leasing, la foto di copertina della crisi della sinistra incapace di trovare personaggi di spessore autoctoni, unità d’intenti e meno che mai di acquisire lo spirito di Syriza che ha avuto il coraggio di uscire dal Pasok ubbidiente al massacro greco. Da noi i piccoli erodi di varia foggia e genere sono andati esattamente dall’altra parte, timorosi di mettere in gioco se stessi, veri travet della politica politicante. E tuttavia la sensazione fortissima è che il “noleggio” di Tsipras per traghettare qualcuno a Bruxelles, magari qualche riformista, potrebbe avere un prezzo molto alto. Intanto la scarsa conoscenza di un personaggio, cresciuto dentro il movimento sinapsista una cui ex presidente, Maria Damanaki è oggi commissario europeo, non rende proprio chiarissime le dinamiche. E il secondo è proprio il successo di Tsipras che ne fa un probabilissimo premier di Atene e perciò stesso un improbabile leader di un movimento politico che ha bisogno di spazi ideali e di proposta più ampi, radicali ed efficaci.
Quei pochi che lo hanno ascoltato in streaming al Valle si saranno accorti che Tsipras parla da futuro primo ministro greco impegnato in un giro di conoscenze in Europa e infatti, nonostante che in Syriza siano prevalenti tesi assai differenti, egli ha voluto rassicurare sia i banchieri che i firmatari della lista italiana: nessuno si sognerà di mettere in questione l’euro. Certo basta con le politiche dell’austerità, con l’umiliazione del lavoro, con il trasferimento della ricchezza dai poveri ai ricchi, con la prevalenza dei banchieri, ma come ottenere questo cambiamento di rotta a meno di non prendere il 51% ? Come raggiungere l’obiettivo privandosi della sola vera arma efficace, ossia la possibilità di metter in gioco lo strumento attraverso il quale è stato possibile ottenere questa mutazione e deformazione della Ue ? Tsipras non ci fornisce lumi e ci fa sospettare che forse ci si aspetta una spontanea contrizione di centri finanziari, banchieri, multinazionali, burocrati brusselleschi.
Si può anche pensare che la perdita di valore di eventuali monete nazionali non valga la candela, senza accorgersi che questa perdita di valore avviene egualmente, ma si concentra nella diminuzione di salari, servizi, welfare a moneta invariata senza tuttavia dare ai sistemi economici quella competitività che almeno potrebbe evitare le enormi percentuali di povertà assoluta, di disoccupazione e di ricatto. E mi fermo qui perché il tema è gigantesco. Tuttavia anche avendo fede nell’immacolata concezione della moneta unica, è evidente che si tratta dell’unica leva efficace per tentare di cambiare qualcosa: se ce ne si libera prima ancora della battaglia le possibilità di successo, anche minimo, sono uguali a zero. E come bluffare a poker scoprendo le carte. Ovvio che per un futuro premier di un Paese al disastro, alle prese con un terzo default controllato per il quale occorre la benevolenza della Germania e della Francia, non sono dichiarazioni possibili e anzi occorre stimolare e insieme rassicurare il sistema finanziario. Infatti la sola proposta operativa, fatta stranamente en passant, sembra disegnata sulla condizione della Grecia: quella di un taglio del debito pubblico del 60% che guarda caso, è esattamente ciò che si dovrà scontare ad Atene nel corso di quest’anno.
Tuttavia il gigantesco taglio su dimensione europea, non è nemmeno ipotizzabile in presenza di una moneta unica non gestibile da banche centrali ed è attuabile semmai solo su piccola scala come quella greca e solo con lo scopo di nascondere all’opinione pubblica continentale il disastro e l’intenzione di proseguire sulla stessa strada. Di fatto però anche una misura di questo genere (già attuata in Grecia negli anni 30) non confuta, ma anzi ratifica la teoria della centralità del debito pubblico che è alla radice dello smantellamento dello stato sociale e non tocca gli strumenti come l’euro che sono una garanzia sicura di mantenere in piedi le precondizioni della situazione attuale.
Però temo che sia proprio questa “premierizzazione” di Tsipras che ne fa il candidato ideale in un Paese dove dietro analisi radicali, si rivelano tentazioni fin troppo governative e compromissorie nella gestione concreta della battaglia politica. Rese facili da una sindrome e una pratica elitaria chiarissima: basta aver ascoltato la eminentissima ac reverendissima Spinelli dalla Gruber la quale dopo aver detto che nella lista Tsipras in corso d’opera per le europee non ci saranno candidati “inficiati” con l’attuale politica, subito dopo si è lasciata scappare che ci saranno dei sindaci. I quali notoriamente sono al di fuori della politica. Ma quali e voluti da chi? Ci sono già i candidati designati oltre alla stessa Spinelli? Ma no, che mi fate dire, è una lista che nasce dal basso. Addirittura è stata aperta una mail dove si possono mandare suggerimenti per le candidature, ma solo fino al 19 febbraio. Poi chissà chi le leggerà, le valuterà e con quali criteri, ma sono sicuro che il tasto “delete” avrà gran parte in questo.
Davvero si può ricostruire la sinistra con una presa in giro?


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..oggi Tsipras (come dire…oggi trippa, ma senza darne ai gatti) è quello che passa il convento.E come unico riposizionamento pseudo politichese non sono tanto convinto se sia bene restarsene a casa piuttosto che andare a votare. Non è che ci sia tanta scelta, come al solito insomma, ne tra in-consapevolezze locali, così come non s’intravedono immaginarie aspettative…eufemisticamente e vagamente più rosee, lasciando così andare le cose. Analizzare tutto, bene, aiuta spesso; ma quando si può, in alternativa, poter scegliere qualcosa, piuttosto che il collasso certo e individuale…destinato gioco forza a divenire globale. L’uomo lavora per se, per il suo Paese, a me sta anche bene, è comunque un tentativo, il suo, nel cercare di ribaltare o di rimettere in gioco quel poco di quel contesto messo a tacere economicamente.. ma non del tutto cancellato o spazzato via dalla faccia della terra. I panni sporchi di casa nostra li conosciamo a memoria, degli altri un pochino più di prima. Si scelga pure un binario, anche questo nel nome e nella persona di Tsipras… fra i tanti rivelatisi nati “morti”. Forse è l’ultimo stadio, di quella parvenza di percorso da sinistra ormai condannata a non rialzarsi proprio più, o chi lo sa cos’altro ancora. O forse, un vero atto di fratellanza nella convinzione di poter essere almeno una volta utili nel risollevare o mettere in discussione almeno il diritto ad esistere, per quel Paese. Doniamoci per primi almeno una volta. Oltretutto, chissà che non possa magari tornarci un poco utile anche a noi!
Credo che non esista e non sia mai esistita una teoria della centralità del debito pubblico. Non può esistere perché il capitalismo ha bisogno di creare debito come l’uomo ha bisogno di bere acqua.
Il denaro stesso è debito, è un prestito che le banche centrali fanno al cittadino. I soldi che portiamo in banca sono debito, sono un nostro prestito alle banche. Le azioni e le obbligazioni sono debito: sono un nostro prestito alle aziende.
Senza il debito e il colossale movimento di denaro che esso genera, il capitalismo non esisterebbe affatto. Ecco perché avremmo dovuto capire all’istante che chi si mette improvvisamente a dire che il debito degli stati è “male” è una persona disinformata o, se fa parte della confraternita degli economisti e dei politici, è probabilmente in malafede.
Perché il debito è essenziale al capitalismo? Perché consente di realizzare in modo legale l’appropriazione della ricchezza altrui e, con questa ricchezza “sottratta”, fare tutte le belle cose che poi ci fanno ammirare il capitalismo, senza pensare che se quei soldi li avessero dati a noi, anche noi avremmo potuto fare un mucchio di belle cose e, probabilmente, anche più belle.
Nel mondo pre-bancario, l’idea di dare dei soldi a un estraneo sarebbe sembrata pura follia. Chi ebbe l’idea di inventare le banche partì da questo spinoso problema: come faccio, io che non ho soldi o che non voglio rischiare i miei soldi, a diventare immensamente ricco? Semplice, mi faccio dare i soldi che non ho dalla gente raccontando loro delle belle favole. La gente ama le favole e così nacquero le banche. Successivamente, visto che il meccanismo aveva avuto successo una prima volta, le imprese squattrinate si dissero: ma non possiamo anche noi farci dare i soldi che non abbiamo da quella stessa gente che crede nelle favole? Dai, inventiamoci le azioni, vedrai che ci cascano! E così puntualmente accadde.
Pensandoci un attimo, risulta evidente che tutti i poteri degni di questo nome si basano sempre sullo sfruttamento dei soldi altrui, mai dei propri. Ossia il potere è la capacità di autosupportarsi e incidere sulla realtà senza avere nulla di proprio, prendendo tutto dall’esterno. A parte banche, assicurazioni e grandi aziende, anche i partiti ricevono soldi dai cittadini in modo automatico. Anche i sindacati, grazie alle trattenute obbligatorie in busta paga. E anche la chiesa, che si fa pagare gli stipendi del proprio “personale” dallo Stato italiano, ossia dal contribuente.
Visto da una prospettiva estrema, sembrerebbe tutto un gioco di parassitismo al quadrato. E probabilmente lo è, ma ormai ci siamo abituati ai vantaggi che questo gioco comporta. Le sue vittime non siamo abituati a vederle, anche quando si tratta di intere nazioni. Forse solo oggi, in un momento in cui stiamo per passare dal ruolo di beneficiari a quelli di vittime, qualche ingranaggio del nostro apparato ideologico magari cambierà. Ma, come dicono gli inglesi, sarà ormai “too little, too late”.
…..quella stessa sera, alla tv greca comparve…vendola di $€£…
non era più economico andare in cina a prendere un comunista?
sopra ogni valutazione ideale, politica, ecc… stà il fatto che dopo le elezioni europee chi avrà votato la lista Tsipras scoprirà di aver buttato il proprio voto in un minuscolo contenitore del tutto inutile, … come già mille altre volte