berlusconiIl Pdl è stato sconfitto alle elezioni politiche perdendo sei milioni di voti, ha subito una disfatta alle amministrative prendendo cappotto, ma chi comanda è sempre il Cavaliere. E’ lui che a seconda delle necessità giudiziarie o d’immagine o d’interessi, detta le condizioni come dimostra anche il “decreto del fare”, berlusconiano persino nel nome, dove le chincaglierie di facciata come l’impignorabilità della prima casa (fino a 50 mila euro e solo da Equitalia, una banca o qualsiasi altro creditore te la porta via anche per mille euro) o gli sberleffi sociali come la defiscalizzazione delle barche fino a 14 metri o ancora l’obbligatorietà della conciliazione (con le spese che comporta) prima di adire i tribunali, una palese alterazione della giustizia, sono evidenti demagogie o strizzate d’occhio allo zoccolo duro di Silvio per alleviare il probabile aumento dell’Iva e la stangata dell’Imu che egli comunque riuscirà ad addebitare ai “comunisti”. 

E’ vero, anche il Pd nella sua versione democristiana tambroniana ,si è concesso qualche robetta sulla cantierabilità di piccole opere per dar da mangiare a qualche amministrazione locale, qualcosina di pura facciata sull’Università e insomma un salatino in attesa delle elezioni tedesche, ma il problema non è tanto l’inutile e ancora una volta iniqua paccottiglia del decreto del fare, quanto il fatto desolante che qualunque sconfitta subisca, il Cavaliere rimane in sella e imponga nel limite del possibile il suo imprinting per una società sempre più diseguale. Qualche volta grazie a Napolitano qualche altra grazie alle pressioni esterne di un’Europa e di una Merkel terrorizzati da forze critiche nei confronti dei diktat europei,  Berlusconi che vinca o che perda è sempre lì a dimostrare che ormai ci troviamo di fronte a concrezioni di potere e di interessi che se ne fottono completamente del voto.

All’apparire di una qualunque possibilità di alternativa, vuoi quella di Fini che avrebbe reso il Pd più forte e affondato Silvio, vuoi quella del 5 stelle, subito si muovono il Qurinale in prima linea, Confindustria, gli apparati del Pd, i conservatori alla Renzi o alla Monti, il Vaticano, la Cei, Mediobanca, le lobby industriali, finanziarie e sanitarie, il mago di Arcella per evitare che venga messa in crisi la consociazione sotterranea o palese tra forze che non hanno più né la voglia di uscire dal modello che hanno costruito negli ultimi vent’anni. E infatti non appena si è fatta la vaga ipotesi di una possibile nuova maggioranza al Senato grazie ai fuoriusciti cinque stelle, subito il bollettino berlusconiano, cioè il Giornale, ha dato lo stop con tanto di falso sondaggio. E ha lanciato l’ultima proposta di legge di questi sedicenti liberali: quella di comminare il carcere a chi “turba” le manifestazioni.

Ma è proprio la persistenza di Berlusconi che mostra l’inconsistenza della nostra democrazia e la sua trasformazione in una oligarchia di fatto, tenuta insieme all’interno dai gruppi di potere e dall’esterno dal complesso di interessi nazionali e finanziari. In realtà proprio la rappresentazione teatrale di una contrapposizione destra-sinistra, capace di stimolare il senso di appartenenza, ma ormai del tutto astratta ha fatto da schermo all’abrasione di qualsiasi differenza etico-politica tra i due schieramenti. Così l’uomo delle cene eleganti, delle olgettine, dell’evasione fiscale, del disastro economico è salutato come uno statista e i giovani e freschi piddini tipo la Serracchiani  dicono che i cinque stelle sono inaffidabili, considerando a quanto pare affidabilissima, quella banda di barabba che ha votato la nipotanza di Ruby da Mubarak. Ma a questo punto forse ci crede anche Letta: del resto si è finto per anni di sinistra che è ancora più incredibile. Perché no?