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Fuochi condonati

downloadAnna Lombroso per il Simplicissimus

Il dizionario della politica ormai è nel segno del futurismo, del dinamismo dell’azione, l’importante è fare, smuovere, pestare l’acqua nel mortaio, nella rapida obsolescenza di idee, principi, regole. Si registrano consensi unanimi a Renzi, cui si attribuisce il pregio di agitare, da bravo apprendista sbruffone, di rimestare la merda, come dice un proverbio balcanico, incurante che gli arrivino gli schizzi e indifferente che coprano noi. Si è tornato il tempo del simultaneismo marinettiano, tanto che si possono fare due cose contemporaneamente e magari anche in contraddizione, che l’importante è mostrare di “agire”.

Ieri mentre Re Giorgio accoglieva commosso il popolo dolente della mamme delle Terre dei Fuochi che piangevano i figli malati o morti di cancro, vittime di malaffare, inadeguatezza e incompetenza, corruzione, speculazione, insomma, criminalità, la più infame, proprio nello stesso momento il Senato approvava il Ddl Falanga, ossia il disegno di legge “Disposizioni in materia di criteri di priorità per l’esecuzione di procedure di demolizioni di manufatti abusivi”, nel quale la priorità sarebbe proprio quella di mettere mano all’emergenza campana. E infatti si compiace Ciro Falanga, senatore di Forza Italia e ‘padre’ del provvedimento. “Esprimo grande soddisfazione, quale autore del provvedimento di legge e primo firmatario, per essere riuscito a sensibilizzare l’Aula del Senato su un tema così delicato per tantissime famiglie della regione Campania”.

In questo caso il termine “famiglie” calza a pennello: il provvedimento che riprende largamente una proposta a suo tempo presentata e sostenuta dal Pd, che naturalmente ha votato la proposta Falanga, altro non è che un condono, un regalo all’abusivismo che tramite piccoli oboli acquista legittimità, un prezzo inevitabile da pagare all’illegalità, proprio in quella logica perversa che vede nell’azione senza regole e senza obiettivi, nello sfruttamento senza limiti, la via della crescita, nella semplificazione arbitraria, la scorciatoia per aggirare ostacoli a beneficio di pochi interessi, privati, ai danni di tutti e del bene comune. Sospensione delle demolizioni, riapertura dei termini del condono, riduzione die tempi concessi ai Comuni per decidere, pena lo scioglimento dell’amministrazione, se accogliere o respingere le istanze di sanatoria non ancora esaminate che giacciono nei cassetti del Municipio, sono i cardini del provvedimento, un vera e propria pietra tombale sopra gli abbattimenti, votata con entusiasmo perfino da eroine della lotta mediatica alla camorra, come la Capacchione. E suona perfino ridicola la gerarchia che si dà alle cosiddette priorità, che prevede in sostanza che si abbattano prima i manufatti pericolanti, poi quelli ancora non ultimati, poi quelli nei quali si svolgono attività criminali, notoriamente svolte alla luce del sole e facilmente accertate, a seguire: quelli nelle disponibilità della criminalità organizzata.

I cosiddetti eco-mostri arrivano solo al quinto posto, subito prima delle case in possesso di soggetti in stato di indigenza, e viene subito alle labbra il nome simbolico di Armellini, ma anche di tanti festosi possessori o occupanti dei ridenti quartieri satellite sorti intorno alla Reggia di Caserta e a Pompei, appartenenti certamente a quelle “famiglie” cui si riferisce il primo firmatario. Per la politica del Fare con le demolizioni non si fa abbastanza, meglio favorire il cemento irregolare in previsione di remore sanatorie, meglio promuovere l’abusivismo che da sempre e sempre di più rappresenta il più profittevole commercio tra imprese poco cristalline e la politica, altrimenti che voto di scambio sarebbe, meglio perseguire la strada del “costruttivismo” invece di quella della riparazione, del risanamento, meglio coprire il territorio di opere inutili e illegali che ridargli equilibrio, armonia, salute. meglio appagare l’avidità che la ragione.

E l’avidità si sa non è mai sazia: così annidata nel disegno di legge “Imu” – per l’esattezza nelle norme sui beni immobili pubblici – si cela l’ennesima misura pro – condoni edilizi, che permetterebbe all’Agenzia del demanio, previa autorizzazione dei ministeri dei Beni culturali, dell’Ambiente e del Ministero dell’economia e delle finanze e sentiti enti locali e associazioni, di vendere a trattativa privata immobili pubblici ad uso non prevalentemente abitativo, anche in blocco, consentendo di usufruire della possibilità di sanare irregolarità edilizie. Hanno in animo di divorare beni, risorse e territorio. Ma li hanno talmente intossicati che ormai sono condannati anche loro a morire di veleno.

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Porcellinum

porcellum 1ImageGalleryBigLa domenica appena trascorsa assegna ai media e presumibilmente a una notevole maggioranza di italiani un bel cappello d’asino in politologia, cultura generale e matematica statistica. Intanto pare che a un bel numero di commentatori sia sfuggito l’impatto simbolico  di Berlusconi che entra con la medesima auto del predellino nel quartier generale del Pd (vi giuro che stavo scrivendo Dc, ho dovuto cancellare e correggere)  per fare un accordo politico ,un accordo fondativo sulla stessa Costituzione. E’ una cosa molto diversa dal governare insieme per necessità, come dire, europee: stupirsi che a rimanerci male siano anche personaggi che governano assieme al Pdl  è un meschino gioco a non capire.

Ha poca importanza anche che una parte consistente del Pd e per conseguenza l’intero partito vivesse da anni una sostanziale consociazione di visione con l’avversario: il fatto che la convergenza venga ufficializzata e siglata in un patto di alleanza cambia radicalmente le carte in tavola anche se lo sforzo principale dell’informazione è proprio quello di mettere sotto il tavolo questa realtà ovvia dal punto di vista simbolico e psicologico oltre che ovviamente politico.

L’altra materia in cui vengono bocciati i media è la statistica: dentro una riforma elettorale ancora ampiamente inesplorata, saltano fuori però tre elementi che ne chiarificano le intenzioni e cioè mantenere praticamente inalterato il porcellum, cucinato questa volta in salsa spagnola. Intanto con le liste bloccate corte continueremo ad avere un parlamento di nominati e dunque in mano a pochissime persone. E’ vero che il premio di maggioranza scatterebbe solo dopo il raggiungimento di un quorum da stabilire, ma questo intanto manterrebbe un sistema già bocciato dalla Consulta, cercando nel contempo di polarizzare al massimo il voto e mantenere al potere tutta l’attuale elite politica e affaristica. Ma il cuore del niño sucio ovvero del porcellino iberico sono i piccoli distretti elettorali e lo sbarramento al 5%.

E’ intuitivo – senza stare a scomodare la varianza e la curva di Gauss – che più diminuisce l’area nella quale si deve raggiungere e superare lo sbarramento, più è difficile che i partiti minori possano avere una qualche rappresentanza: quando diciamo che un raggruppamento ha il 5% come media nazionale non pensiamo certo che abbia raggiunto quella percentuale in ogni singolo seggio, ma che in moltissimi di essi ha ottenuto risultati di poco o di molto inferiori e in pochi superiori. Su un’area vasta raggiungere una media del 5% è facile, su un’area ristretta molto più difficile. Questo naturalmente porta come conseguenza innanzitutto che sarà difficile diminuire i il numero dei parlamentari dovendo creare distretti elettorali molto piccoli e poi che le formazioni minori, anche quelle molto lontane dallo sbarramento, in questo quadro bipolare, non potranno fare altro e/o saranno in grado di imporre uno sfrenato clientelismo ancor prima delle elezioni. Clientelismo a priori invece che a posteriori, come del resto accade in Spagna sia pure in un contesto diverso. Il fatto è che più diminuiscono le possibilità effettive delle formazioni minori più aumenta il loro potere condizionale su quelle maggiori, secondo quanto prescrive l’indice di Banzhaf (vedi nota)*

Alla fine si tratta di un porcellum soltanto ripulito per quella mezz’ora che basta a presentarlo al pubblico e libero poi di grufolare per mantenere intatto lo statu quo ante. Una trovata che ,manco a dirlo, Napolitano si appresta proprio in queste ore a difendere a spada tratta in nome della stabilità, dell’Europa e mai in nome dei cittadini. Ammesso che si ricordi ancora cosa siano.

* nota Questo indice detto anche indice di potere, propone dei metodi calcolo per comprendere il peso che hanno le forze politiche nelle coalizioni sia pre che post elettorali. Riporto qui una breve, ma chiara introduzione a cura del dipartimento di matematica della Bocconi . 

“Nell’ambito della Teoria dei Giochi cooperativi si studiano i problemi di coalizione ed in particolare gli indici di potere, che introduciamo ora brevemente. Consideriamo un Paese ove vi siano tre soli partiti politici, AB e C, con la seguente ripartizione di seggi: 40% ad A e 30% a B e C. E’ facile constatare che, se non vi sono particolari propensioni od avversioni per certe alleanze, tutti e tre sono sullo stesso piano agli effetti delle possibili coalizioni di maggioranza semplice. Possiamo quindi assegnare un “potere coalizionale” paritetico, cioè del 33,3% a ciascuno. La stessa situazione si presenterebbe se A e B avessero il 49% dei seggi ciascuno e C il 2%: quest’ultimo partito avrebbe infatti, pur con un potere nominale molto basso, un potere reale uguale a quello degli altri (è questo il caso nostro in una situazione pre elettorale con una legge renzusconiana n.dr.) Se invece A avesse da solo il 51% dei seggi, il suo potere sarebbe del 100% (cioè 1). Che dire se la ripartizione dei seggi è 50% per A, 30% per B e 20% per ? Qui Anon possiede da solo la maggioranza; d’ altra parte ciascuno degli altri due partiti ha bisogno di coalizzarsi con A, in quanto l’unione fra B e C non è maggioritaria. E’ intanto facile intuire che questi ultimi, pur avendo diverse quantità di seggi, sono in ugual posizione di potere; è anche presumibile che A abbia un potere maggiore, data la sua posizione prioritaria; ma quale ripartizione potremo prevedere? Una formula che aiuta a valutarla, chiamata “indice di Martin-Banzhaf-Coleman” (o più semplicemente “indice di Banzhaf”) si basa sul concetto di “crucialità”. Si dice che un giocatore è cruciale per una coalizione se essa è maggioritaria con lui e minoritaria senza di lui. Nel caso dell’ultimo esempio, A è cruciale per tre coalizioni (ABAC e ABC), mentre B è cruciale solo per una (AB), analogamente per C (cruciale per AC). Ripartendo il potere in proporzione di tali crucialità, si ottiene 3/5 per A e 1/5 per B e C.”


Genesi e storia del Renzusconismo

A84myp9CMAAplkfFinalmente le cose sono chiare e visibili anche attraverso le spesse fette di prosciutto serrano che molti hanno tentato di mettersi sugli occhi: la terza repubblica si chiama Renzusconi. Pieno accordo tra il sindaco di Firenze e il Condannato, piena continuità tra il ventennio del Cavaliere e quello del giovane padroncino, scomparsa della socialdemocrazia, tentativo attraverso la legge elettorale di mantenere il potere politico, ma anche economico nelle mani dell’attuale establishment, assalto finale alla Costituzione, che secondo il sublime pensiero di Renzi avrebbe dovuto essere cambiata 70 anni fa, cioè prima ancora di essere formulata. Remolo e Romolo al potere.

Per buona pace di chi ha combattuto Berlusconi per anni inghiottendo ogni rospo del veltronismo pur di cacciare il tycoon e che se lo ritrova al centro dell’azione politica, per la consolazione di chi ha finto di combattere Berlusconi in cambio di una immeritata credibilità, per la serenità dell’Italia di corrotti, corruttori e affaristi, per la gioia di clientes e nuovisti d’accatto il berlusconismo ha vinto e continuerà attraverso il delfino che già da oggi è il nuovo premier di fatto. Per questo non possiamo che elevare un Te Deum al facilitatore di tutto questo cioè all’insigne vegliardo del Colle.

Ma un’altra cosa va compresa: tutto questo non è accaduto per caso. Se i particolari della vicenda che hanno portato al governo Renzi – Berlusconi sono stati ovviamente influenzati da eventi non controllabili, la sua linea di sviluppo lungo un percorso che dalla democrazia porta all’oligarchia, ha invece uno svolgimento logico, comprensibile e registrato. Tutto comincia quando l’Europa dei banchieri e della Germania vive la sua sindrome greca, ovvero la paura che l’uscita del piccolo paese mediterraneo dall’euro faccia perdere miliardi agli istituti di credito tedeschi e francesi che avevano follemente speculato sui titoli di Atene. Ai poteri continentali della Grecia non importa nulla, ma l’uscita di una tessera dal puzzle può innescare un effetto domino che potrebbe in breve mettere in crisi l’ideologia dominante e i suoi strumenti effettivi. L’Italia è in prima linea, il suo premier Berlusconi è ridicolo e inaffidabile, la sua persistenza potrebbe portare anche – orrore – ad un’ affermazione degli avversari e quindi a una minore disponibilità a piegarsi all’austerità e ai trattati di ferro con cui si intende imporla.

Così per prima cosa si fanno pressioni per evitare elezioni, mettere al potere un “amico” tecnico, ovvero il buon Monti  sotto il ricatto dello spread e intanto una classe dirigente inquieta e timorosa per le sue rendite di posizione, cerca un sostituto del Cavaliere, qualcuno difficile da pescare nel mondo di nani e ballerine del Pdl. C’è invece un giovane ambizioso, cattolico, conservatore dentro e nuovista fuori, legato al mondo berlusconiano per via dell’azienda di famiglia, che contesta da destra gli apparati del Pd. E’ un personaggino, ma buca lo schermo, è adatto alla politica fattasi media, è l’uomo giusto per l’Italia mediocre e fatua creata da vent’anni di berlusconismo. Così a fine maggio del 2012 in occasione di un convegno appositamente organizzato dalla J.P. Morgan a Firenze, calano su Palazzo Vecchio Tony Blair e la ministra tedesca del lavoro, braccio destro della Merkel , Ursula von der Leyen, i quali mettono in piedi una pantomima di pranzi e dichiarazioni che lanciano Renzi come principale personaggio delle primarie del Pd. Dopo un tete a tete a pranzo (probabilmente pagato da noi) fra Renzi e Blair all’hotel  St. Regis di piazza Ognissanti, l’ex svenditore inglese del Labour dice che si è parlato di primarie e di aver chiesto delucidazioni in merito alla partecipazione del sindaco. In pratica un endorsement che fa capire come a Renzi non sarebbero mancati né gli appoggi, né le risorse.

Un mese dopo questi fatti, cioè a fine giugno arriva una nuova stazione della via crucis. L’Espresso pubblica un documento riservato di 8 cartelle, titolato “La rosa tricolore” che è all’esame di Berlusconi e dei notabili del Pdl e che ha come sottotitolo “Un Progetto per Vincere le elezioni politiche 2013”. A confezionarlo con la supervisione di Verdini e di Dell’Utri è Diego Volpe Pasini, romano, imprenditore in Friuli, assessore comunale di Udine, collaboratore stretto di Vittorio Sgarbi, già noto alle cronache politiche per aver creato nel 2001 il “Partito liberal popolare in Europa con Haider”, inneggiante al defunto politico austriaco di simpatie neonazi, e alla cronaca nera per essere stato arrestato (nel 2008) per violazione degli obblighi dell’assistenza familiare nei riguardi della ex moglie. E qui basta leggere:

“Un piano in tre mosse. Primo, azzerare l’attuale Pdl, considerato in blocco «non riformabile» insieme a tutti i suoi dirigenti (con un singolare eccezione: Denis Verdini). 
Secondo, costruire un network di liste di genere (donne, giovani, imprenditori) tutte precedute dal logo “Forza”. 
E, infine, l’idea più clamorosa: candidare un premier a sorpresa, pescato come nel calcio mercato dalla squadra avversaria: non Luca Cordero di Montezemolo né Corrado Passera né tantomeno il povero Angelino Alfano. Ma il giovane sindaco di Firenze Matteo Renzi, oggi candidato in pectore alle primarie del Pd”. 

Il presupposto del piano è lo sfascio del Pdl  che «appare non riformabile mentre i suoi dirigenti hanno un tale attaccamento al proprio posto di privilegio da considerare come fondamentale la sopravvivenza solo di se stessi. Miracolati irriconoscenti appiccicati sulle spalle di Berlusconi». Per questo, oltre ad una serie di contromisure di vario genere si passa all’idea  che come abbiamo visto piace anche in Europa, anche se certo non è scritta nei bollettini di Strasburgo, cambiare cavallo, ma solo in apparenza:

«Fermo restando che nessuno potrebbe svolgere questo compito meglio di Berlusconi, questo vale solo se lui sente il grande fuoco dentro di sempre». Se invece il fuoco del Cavaliere fosse intiepidito, sarebbe meglio pensare a un nome nuovo. Alfano? «Non crea trascinamento e emozioni». Montezemolo? «Troppo elitario e tentennante». Passera? «Privo di carisma e di capacità decisionali forti. La permanenza nel governo Monti non lo aiuta». 

E allora la sola cosa da fare, «folle, geniale», è schierare il campione del campo avverso: «Il solo giovane uomo che ci fa vincere: Matteo Renzi». Il sindaco di Firenze? Ma non è del Pd? Certo. Ma chi ha scritto il documento ricorda con lucidità che il rottamatore è inviso ai dirigenti del partito e alla Cgil, mentre è apprezzato dagli elettori del centrodestra. «Se Berlusconi glielo chiedesse pubblicamente non accetterebbe. Sarebbe un errore fare una richiesta pubblica da parte del leader», che pure conosce e stima Renzi, annota il testo, ricordando gli incontri di Arcore tra il sindaco e il Cavaliere. «Bisogna che Renzi si candidi da solo con la sua lista Renzi e che apra a tutti coloro che condivideranno il suo programma (ovviamente preventivamente concordato). A quel punto la nuova coalizione di centrodestra si confronterà con lui e deciderà di sostenerlo per unità di vedute e di programmi»

Quando il disvelamento del piano Rosa Tricolore appare sull’Espresso Renzi si scaglia immediatamente contro il settimanale e su Facebook dichiara “E allora voglio svelare il mistero: il piano esiste. L’hanno firmato non solo Verdini e Dell’Utri, ma anche Luciano Moggi, Licio Gelli, jack lo Squartatore e Capitan Uncino.” Disgraziatamente Vittorio Sgarbi, amico molto stretto di Volpe Pasini, estensore del piano, intervistato a caldo in merito alla vicenda si lascia scappare il fatto che il sindaco di Firenze era a conoscenza del piano: “Diciamo che gli ho accennato l’idea un mese e mezzo fa in occasione del programma condotto dalla Gruber. Gli ho detto che piaceva tanto a Verdini e ai vertici del Pdl”. Renzi si mostra infastidito et pour cause, visto che doveva ancora essere “incoronato” da Blair e l’uscita di un simile documento avrebbe potuto danneggiare tutto. La vittoria di Bersani alle primarie, nonostante i tre milioni di euro spuntati fuori da luoghi in gran parte inesplorati spesi da Renzi, costituisce solo una battuta d’arresto che ha tuttavia i suoi nefandi effetti costringendo la dirigenza piddina a continui atti di ossequio e ubbidienza all’Europa del fiscal compact, così come ai finanzieri di Wall Street ricavandone elogi e patenti di buona condotta.

La cosa che comunque colpisce è straordinaria concordanza tra il piano formulato più di un anno e mezzo fa e la realtà che si è palesata ieri con l’accordo Matteo – Silvio, senza dimenticare un passaggio importante, l’endorsement che la Merkel ha fatto a fine settembre del 2013 dopo la sua rielezione: la Cancelliera fece sapere al Quirinale che per mettere fine alla falsa stabilità sarebbe opportuno che l’Italia tornasse presto alle urne con un Pd guidato da Renzi, vista la probabile decadenza e incandidabilità di Berlusconi.

Le cose sono andate anche meglio: Berlusconi è di nuovo al centro della politica, Renzi è il padrone di un Pd di poltronari a vita incapaci di qualsiasi autonomia e il piano di riduzione della democrazia prosegue senza intoppi. Renzusconi regna sovrano.


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