Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ieri uno degli argomenti a difesa della sceneggiata del padre dolente ma non contrito, uscito da un libro irrinunciabile delle edizioni Corbaccio, con il patriarca che illustra le speranze che i padri investono sui figli: «Vorrei realizzare per mio figlio ciò che ho mancato io. Voglio che abbia tutto! Voglio dargli una vita splendida!», in forma della stessa immunità e impunità cui ha pensato di aver diritto in veste di oligarca, consisteva nella fiera rivendicazioni di genitori integerrimi.

Alle loro figlie, sottolineano con l’abituale pretesa di innocenza che fa parte da sempre della autobiografia nazionale degli italiani brava gente,  non potrebbe mai capitare quello che è accaduto alla sfortunata quanto spericolata ragazza protagonista del fattaccio, che riempie la pagine dei giornali per via di una cospirazione ordita contro l’influente fondatore di un movimento politico da quelli che anche oggi sono suoi alleati nell’esecutivo.

Se il guitto di governo e opposizione si è dimenticato di aggiungere all’identikit della ragazza facile, le cui origini etniche denunciano una tendenza a costumi licenziosi, il repertorio accusatorio utilizzato anche per ridurre a miti consigli la militanza o la statura morale di oppositori, banchieri scrupolosi, cittadini che denunciano soprusi malavitosi, gli irriducibili agit prop grillini hanno sfoderato l’indecente equipaggiamento da scompartimento ferroviario a base di “se l’è andata a cercare”, o di “le sarà piaciuto”, oppure “chissà cosa sperava, e poi delusa si è vendicata”, fino all’immancabile: “avrà provocato”.

Frase quest’ultima che ricorda certi avvocati della commedia all’italiana che per dare qualche attenuante al rapinatore, accusavano la signora di aver dondolato la borsetta  e il commendatore di aver tirato fuori dalla tasca il portafogli con le banconote fruscianti.

Chissà che soddisfazione per la cerchia dei garantisti a intermittenza che i loro valori abbiano trovato un simile consenso inatteso, in difesa di quei poveri ragazzi messi in mezzo da una navigata sciacquetta nordica, dei loro passatempi ludici, della loro innocente sessualità a alta gradazione alcolica, del loro talento che ha trovato una applicazione creativa nella produzione di un film per youtube, di genitori che dimostrano in modo altrettanto spettacolare l’amore e la dedizione ai Lari, di figli che ricusano responsabilità personali e pubbliche, ancorchè adulti, che tanto ci pensa papà.

Chissà che compiacimento che quel populismo grezzo e ignorante, quello del “er più pulito c’ha la rogna”, della condanna aprioristica degli appartenenti all’establishment, sospettati tutti indistintamente di far parte della cleptocrazia, di guidare la macchina della corruzione, si sia convertito ai principi rigorosi in capo a una società civile e responsabile che coltiva gli ideali di giustizia dello stato di diritto a cominciare dalla presunzione di innocenza, che un tempo di pensava esistesse solo nella serie Law and Order, come l’appellarsi al quinto emendamento, istituto che verrebbe bene consigliare a Grillo insieme a raccomandabile e opportuno silenzio.

Probabilmente tutto rientra nelle nuove declinazioni del moderatismo ormai riconosciute virtù civica e qualità del politico, che sollecita alla prudenza fino a una ragionevole codardia, coerente con il dominio della paura che deve presiedere a ogni atto e comportamento.

I solleciti richiami al distanziamento sociale erano cominciati già da tempo, quando il contrasto al terrorismo che avrebbe potuto incendiare le nostre città, dove solitamente vigono ordine, sicurezza, coesione e armonia, ipotizzava la cauta sospensione della socialità, quando il verificarsi di stupri e violenze suggeriva non l’incremento di misure elementari di controllo del territorio combinato con l’ascolto e la tutela di donne che avevano denunciato persecuzioni e molestie, bensì il saggio ricoverarsi tra le mura di casa, combinato con un abbigliamento consono e poco appariscente, con costumi morigerati, con una sobria riservatezza, che, è bene ricordarlo, dovrebbe essere stesa anche alle relazioni virtuali.  

E adesso hanno ben altra rilevanza quando per evitare la morte si incoraggia a evitare la vita, non solo quella spericolata del Roxy Bar e di Steve McQueen, ma anche quella delle abitudini domestiche, delle gite fuori porta, delle chiacchiere sotto l’ombrellone, della merenda coi compagni di scuola, del pallone in cortile, della visita reale al museo o della recita  di fina anno.  

Non a caso tra i vari consigli per gli acquisti dei comportamenti ispirati alla tutela della salute, veniva esaltata l’estrema “profilassi”, quella dell’astensione dalle manifestazioni affettive ed erotiche fino a raggiungere i desiderabili standard di castità predicati in tempi non sospetti da amministratori e governatori che combinavano criteri dottrinari di fede con quelli di un’austera gestione della sanità pubblica.

E difatti le brave ragazze è meglio che seguano i dettami della saggezza popolare: la donna la piasa, la tasa e la staga a casa. Altrimenti si merita di essere nel migliore dei casi equivocata, nel peggiore punita per la sua provocazione e denigrata e delegittimata se si difende, avendo rinunciato a priori a ogni credibilità con il suo atteggiamento scostumato. Ai ragazzi invece, è permesso il libero esercizio della loro virile vitalità nelle sue ingenue manifestazioni di iniziazione sessuale, dedicandosi ai candidi e incolpevoli sollazzi che la carne esige, con alto contenuto alcolico o chimico, con una gioiosa condivisione come su Fb, con la necessaria visibilità non limitata a selfie.

Perché il tempo passa invano quando tutto concorre a ristabilire le gerarchie, le leggi e la morale del potere che chi sta in altro, chi possiede i mezzi, le tribune e i tribunali, esercita in condizioni di esclusivo privilegio. E quando perfino chi ne è vittima si compiace della finzione scenica allestita per aggiudicarsi consenso, mostrando la propria miseria umana a coprire l’istinto ferino alla sopraffazione,  rivelando debolezze  ed emozioni a orologeria, in modo da meritare quella compassione negata ai “qualunque”. Che non sono necessariamente e naturalmente “brava gente”, se sono sopraffatti dalla paura delle donne, degli altri anche con la schwa, dei diritti e della libertà.