Alle volte è imbarazzante avere ragione, soprattutto quando si è quasi da soli ad averla. Quando venne eletto Trump la cosa mi fece un enorme piacere, non tanto per lo schiaffo dato alla Clinton e ai poteri globalisti di Wall Street perché immaginavo che comunque il presidente ne sarebbe stato impigliato, ma perché nella sua rozzezza nativa avrebbe finito per mostrare cosa era davvero l’America, cosa era diventata e cosa non era mai stata.  Confidavo che questo tycoon avrebbe strappato il sipario di buone intenzioni, moralismo fasullo e pretesa di democrazia modello che sta dietro l’eccezionalità  per mostrare di che lagrime grondi e di che sangue il progetto imperiale. In questo senso si pone come una delle figure più importanti della storia americana moderna e dunque anche occidentale: ha smascherato la favola secondo cui gli Usa sarebbero una democrazia sana e funzionante che può e deve fare da modello a tutte le altre. Trump ha mostrato agli americani, senza volerlo, che le istituzioni democratiche, già portatrici di un germe elitario, si sono pervertire rispetto a quelle di origine. Proprio il fatto che egli sia stato eletto contro il consueto aggregato di potere ha creato le tensioni che poi hanno strappato il sipario e fatto comparire in maniera quello che ci sta dietro.

Molte cose appaiono deformate a cominciare dal Congresso che nel suo complesso non ha mai accettato Trump come presidente, ha per anni rincorso narrazioni assurde e fasulle come il Russiagate, ben sapendo, a differenza del pubblico, che si trattava di pure bufale senza  fondamento, un parlamento che di fatto viene governato dalle lobby tanto che esiste una porta girevole tra lobbismo ed eletti ed è dunque di fatto uno strumento direttamente in mano al potere economico. Dopo l’incursione al Campidoglio finge di essere una versione americana della nobiltà di Versailles facendo credere di aver rischiato la testa dopo l’assalto che giurano fosse un tentativo di rovesciare il governo della nazione più potente della terra da parte di un esercito disordinato di fanatici di Trump armati di estintori, cartelli di protesta e cappellini da baseball Maga. Dal canto suo la più potente istituzione dell’esecutivo, ovvero l’Fbi, nato per proteggere il Paese dal crimine organizzato è diventato solo strumento e braccio armato di una fazione politica e del suo punto di vista, dunque qualcosa di simile a ciò che era nato per combattere. E del resto a pura immagine di decadenza,  il bureau è passato dall’essere famoso per i criminali catturati ad essere famigerato per i criminali che non è riuscita a prendere, avendo una percentuale di casi tra le più basse al mondo. L’informazione che dovrebbe tendere a dare notizie nel modo più neutrale possibile, o per meglio dire, più onesta possibile è ora diventata, con poche eccezioni, uno strumento politico delle concrezione di potere grigio a cui appartengono gli editori che sono anche i mega miliardari padroni del vapore:  nasconde storie e ne esalta altre oppure talvolta le inventa di sana pianta: i media come veri mezzi di informazione stanno morendo assieme alla democrazia e le notizie sono sostituite da sitcom a tema e a comando. Il sistema elettorale stesso e soprattutto la sua gestione sono ormai in questione e il 50% per cento degli americani pensa che le ultime presidenziali siano state fraudolente: si è scritto così tanto su irregolarità nelle votazioni per corrispondenza, modifiche incostituzionali alla procedura di voto, furto di voti informatici che sarebbe impossibile riportare anche una sintesi di questo tsunami. E’  sufficiente dire che qualsiasi tentativo di avviare un’indagine è stato e continua ad essere  bloccato dai vincitori in maniera sospetta perché sarebbe tutto loro interesse dimostrare che la vittoria del presidente Biden è stata legittima.

Insomma l”imprevedibile, incostante, amato e odiato outsider, Donald Trump, grazie a se stesso e ai suoi avversari ha mostrato a tutti in che condizioni disperate sia la democrazia americana e anche quelle che la vorrebbero imitare pur essendo nate in contesti culturali e storici diversi, come quelle europee: una forma mimetica e strisciante di fascismo che tra l’altro, grazie alla sua potenza militare , molte volte superiore a quella che le sarebbe necessaria, costituisce la più grande minaccia di tutti tempi alla pace, ma anche ormai a quelle libertà individuali che si proponeva di difendere e che costituivano, il suo stile di vita. Quando formulai l’ipotesi che Trump proprio grazie ai suoi umori del tutto impolitici avrebbe mostrato l’America, senza più veli mi illudevo che un Paese colonia come il nostro, occupato non solo militarmente, ma anche politicamente e mediaticamente da un fortissimo partito “amerikano” e con un milieu intellettuale convertito quai interamente al neoliberismo avrebbe potuto prendere le distanze da quell’adorazione rituale dell’american way of life che è una delle più patetiche dimostrazioni di provincialismo. Ma così non è: il discorso politico è precipitato così in basso che la parte destra considera gli oligarchi neoliberisti come dei comunisti, tanto per non fa mancare un tocco di sapida ottusità, il crunch dell’ignoranza, mentre a sinistra si fa finta di non accorgersi di nulla e ci si illude che Trump sia stato una semplice parentesi. Ma i fondali nei quali si aggirano sono ormai ( quasi letteralmente) creati dalla Disney.