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Vaccinazione Generale

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Draghi non è abbastanza onnipotente, checché ne dicano i giornali, da poter riesumare il Generale De Lorenzo,  in ausilio al  suo Piano Solo. Anche il nome si adatta bene, visto che il Presidente del Consiglio  dimostra di voler  navigare in solitario nel mare burrascoso, prendendo decisioni, nominando i suoi sottotenenti di vascello e assoldando gli scagnozzi con lo staffile per farci vogare con maggiore spirito di corpo.

E difatti dopo aver scelto come capo della Protezione Civile un ingegnere  – già testato e molto apprezzato da Bertolaso creativo inventore dell’uniforme del Dipartimento- che vanta però anche una esperienza giovanile nel Sisde oggi Aisi, agenzia informazioni e sicurezza interna, tornata sotto l’egida di Franco Gabrielli che ne fu il primo direttore, ha deciso la sostituzione di Domenico Arcuri nel ruolo  di commissario straordinario per l’emergenza Covid, con  Francesco Paolo Figliuolo, un alpino, Generale di Corpo d’Armata.  

Del Generale molto effigiato col suo un ricco medagliere,  sappiamo che è originario di Potenza, che ha conseguito tre lauree: in Scienze Politiche presso l’Università di Salerno, in Scienze Strategiche e relativo Master di 2° livello presso l’Università di Torino e in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Trieste,  che è Capo Ufficio Generale del Capo di Stato Maggiore della Difesa, e dal 7 novembre 2018 Comandante Logistico dell’Esercito. E che in  ambito internazionale è stato Comandante del Contingente nazionale in Afghanistan, nell’ambito dell’operazione Isaf e   Comandante delle Forze Nato in Kosovo.

Il primo commento del neo incaricato di gestire il piano per la campagna vaccinale per arrivare a almeno 600 mila dosi al giorno, come raccomandato dal Presidente del Consiglio nel suo discorso di insediamento  «Non dobbiamo limitare le vaccinazioni all’interno di luoghi specifici, spesso ancora non pronti: abbiamo il dovere di renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private», è stato  «Metterò tutto me stesso e tutto l’impegno possibile per fronteggiare questa pandemia. Lavorerò per la nostra Patria e i nostri connazionali».

Era ormai qualche mese che non sentivamo più echeggiare i richiami all’amor patrio dei primi tempi, o il Silenzio che aveva accompagnato virtualmente le immagini dell’operazione Fidelium  di un anno fa, quando 100 uomini e 50 veicoli vennero impiegati per aiutare la Prefettura di Bergamo nel trasporto dei  feretri, a bordo dei camion, nemmeno gli inni, gli squilli di tromba e quei toni marziali che avevano accompagnato l’arrivo sul sacro suolo dei primi convogli recanti la salvezza in fiale, da mantenere rigorosamente, si diceva allora, a temperature polari e cui sarebbero seguite, si diceva allora, altre dotazioni fino a garantire l’incolumità per tutti, compresi gli inutili.

Ci  ha pensato Draghi, il nostro uom fatale,  a restituire alla narrazione i toni epici che merita, trovando immediata risposta nel riconfermato Ministro Guerini e nel  nuovo capo di Stato Maggiore, Serino, che ha raccolto il testimone del suo predecessore dando il via alle vaccinazioni degli italiani a cura dell’Esercito:   a Milano, 1.300 persone al giorno, presso il Centro ospedaliero militare, e intenzionato a mettere a disposizione del Paese uomini e risorse, dai 900, tra medici e infermieri in divisa, già impegnati nell’emergenza sanitaria, ai 140 drive through (i punti di prelievo mobile) utilizzati in tutta Italia per effettuare i tamponi alla popolazione e che da ora potrebbero essere trasformati in centri per l’immunizzazione dal Covid.

Ma la guerra mica si può fare solo con le siringhe, proprio mentre Senato e Camera votavano la fiducia al Governo Draghi, il ministro riconfermato partecipava al Consiglio Nord Atlantico, che doveva votare l’ulteriore aumento della spesa militare da parte degli Alleati europei, che peraltro  l’avevano già accresciuta di 190 miliardi di dollari rispetto al 2014.

Non occorreva nemmeno la riconferma dell’atto di fede nell’Europa e del patto di sangue con gli Usa tornati più forti e belligeranti grazia a Biden, per bocca di Draghi al vertice dei capi di Stato e di governo, che subito Guerini ha voluto esagerare  garantendo l’impegno dell’Italia ad aumentare gli “investimenti” per la pace da 26 a 36 miliardi di euro annui, aggiungendo agli stanziamenti della Difesa quelli destinati a fini militari dal Ministero dello sviluppo economico: 30 miliardi più 25 richiesti dal Recovery Fund e destinando  almeno il 20% della spesa militare all’acquisto di nuovi armamenti. Impegno subito sancito nei giorni successivi con la firma di un nuovo accordo stipulato tra 13 paesi Nato più la Finlandia, lo  Air Battle Decisive Munition,  che prescrive l’acquisizione  per i partner di una dotazione di “missili, razzi e bombe”,  decisiva per il successo in  combattimenti aerei.

D’altra parte il messaggio è che la lotta alla peste è una battaglia per la sicurezza che ha già impegnato durante i momenti cruciali 70.000 agenti delle varie forze di polizia schierati sul territorio per controllare il rispetto delle norme emanate dai DPCM la cui inadempienza bolla  gli italiani e le italiane come potenziali criminale, e per il ripristino della legalità, sicché il sospettato che resta a praticare l’affarismo opaco a norma di legge nell’ente statale, viene sospeso dalle mansioni di faccendiere dell’emergenza delegate a un militare, in veste di braccio armato dell’ordine economico.

E difatti in nome della crociata, santa e sanitaria abbiamo permesso l’instaurazione di uno stato di guerra con tanto di leggi marziali, presidio dei confini anche interni, coprifuoco, esigendo anche l’obbligatorietà delle cure, tra Tso per i dissidenti e vaccinazione obbligatoria, e la deportazione quotidiana su mezzi a rischio di contagio di lavoratori e operai obbligati dal bisogno a recarsi ugualmente ai lavori forzati per produrre e bombe a mano o biscotti senza olio di palma da recare nelle case dove altri connazionali erano sequestrati in nome della salute, dopo che era già stato avviato l’olocausto degli anziani e dei vulnerabili e si metteva mano al sacrificio dei malati del “prima” cui negare assistenza e cure.

E tanto per completare il quadro, l’informazione ai cittadini veniva erogata grazie a bollettini dal fronte, messaggi a reti unificate e giornali unici, per propagandare i valori della paura e della sottomissione promosse a virtù civile.

Si vede che ha cominciato a farsi strada anche nei ceti superiori il timore che non bastasse il culto della scienza combinato con la persuasione morale in favore del senso di responsabilità, l’adesione al vaccino come dimostrazione di coesione sociale e senso di appartenenza in contrasto con l’ignoranza populista, forse a causa dell’annessione alla compagine governativa  dei pericolosi beceri dei quali nobili padri della patria tornano a riconoscere i meriti civici, come quando dichiaravano di trattarsi di costole della sinistra.

Serviva qualcosa di più muscolare per prevenire prevedibili e inesorabili moti di piazza e assalti ai forni, che potrebbero ostacolare il grande reset, quel dopo disuguale ma digitale e dunque  sanificato e asettico, che non vuole le smargiassate di Bava Beccaris e non ha bisogno di Tambroni che tanto ogni forma di dissenso è stata integrata, corrotta, comprata o zittita.

E dire che il Covid era stato definito un nemico invisibile altrimenti con tutte questo affannarsi finivano per contrastarlo con un’atomica, indifferenti come sono a eventuali effetti collaterali, che, come sempre succede nelle guerre, sono fatali e incontrastabili, e a volte anche profittevoli in forma di soluzione finale che fa piazza pulita di improduttivi, parassiti, marginali,  che non intendono collaborare alla distruzione creativa pensata per il nostro domani.

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Il filo spinato del potere

E’ passato più di un mese dal giorno dell’insediamento di Biden protetto da 26 mila agenti in assetto di guerra, ma il filo spinato che da allora circonda il Campidoglio e altri palazzi del potere è ancora lì e ci resterà fino al prossimo autunno o addirittura per sempre secondo quanto vorrebbe il capo ad interim del corpo di polizia che sovrintende al quadrilatero del governo statunitense. E questo dà un’ immagine plastica di cosa sia diventata oggi la democrazia, ma anche della paura che hanno ormai le elite nonostante la loro capacità di dominio e di egemonia culturale: nonostante siano riuscite negli ultimi  trent’anni a svuotare completamente politica, istituzioni, corpi intermedi e a strappare per via mediatica una sorta di confuso consenso o comunque di dissenso passivo e paralizzato. Il potere assedia il popolo con le sue visioni distopiche che si sono completamente dispiegate con la pandemia, ma il popolo in un certo senso assedia il potere e sembra di trovarsi in una situazione magmatica ben descritta già cinque secoli fa da  Étienne de La Boétie nel suo Discorso sulla servitù volontaria: “Gli stessi abitanti consentono, o meglio, determinano la propria sottomissione, poiché cessando di sottomettersi porrebbero fine alla loro servitù.” Ecco siamo in un momento in cui tutto questo viene rimesso in gioco, può essere rimesso in gioco, deve essere rimesso in gioco.

La discussione su ciò che è davvero successo il 6 gennaio con l’ assalto al Capidoglio, è ancora in corso ed è del tutto aperta: i democratici sostengono che ci sia stato un tentativo di colpo di stato pianificato da politici repubblicani e funzionari di Capitol Hill per reinstallare Trump per un secondo mandato e c’è invece sul fronte opposto chi afferma che sia sia trattato di qualcosa di organizzato dai provocatori di Antifa per diffamare Trump e i suoi sostenitori. Quale che sia la verità, ammesso che ce ne sia una, che entrambe le tesi non esprimano un pezzo di realtà,  c’è un filmato della vicenda ripreso dal giornalista freelance Marcus DiPaola  che mostra  la polizia del Campidoglio rimuovere volontariamente le barricate per consentire ai rivoltosi di entrare all’interno del complesso edilizio, circostanza che ha dato origine alle due precedenti ipotesi, ma anche a una terza proposta da PolitiFact ovvero che molti agenti hanno dovuto abbandonare i loro posti e le barricate perché erano di gran lunga in inferiorità numerica e sarebbero stati facilmente sopraffatti,  una spiegazione degli eventi che è la stessa di DiPaola e dell’ ex capo della polizia del Campidoglio  Terrance Gainer: i poliziotti non potevano competere con l’immensità della folla trumpiana, e sono in pratica scappati temendo per la propria incolumità. Insomma il potere non è affatto indenne dalla paura e questo spiega i 26 mila agenti in assetto da guerra all’insediamento di Biden e il filo spinato che difende il Campidoglio. Per molti deputati tutto questo è stato traumatico e hanno reso drammatica la presa di coscienza dell’assenza di una consonanza di interessi tra i potenti e i loro governati, innescando una paura che essi non avevano mai avuto e con la quale adesso devono fare i conti.

Per anni tramite gli utili idioti dei media, gli autorevoli commentatori, i poltronisti televisivi ci hanno fatto credere che le piazze non servono, che non significano nulla, che le piazze possono essere infiltrate dai violenti, che le piazze non sono la soluzione: ma in realtà è che la politica elitaria teme la piazza, anche quando non rumoreggia o tenta l’assalto, anche quando è composta e civile: basta il numero a far prendere coscienza che non si è soli e impotenti. Ed è per questo che adesso il sistema di potere occidentale sta facendo di tutto per evitare l’aggregazione delle persone per un lungo periodo grazie a una pandemia narrata che vogliono portare avanti all’infinito per stroncare le resistenze al nuovo modello sociale che si prepara dopo il fallimento del neoliberismo che coincide – e non si tratta di una boutade – con il suo successo  visto che la ricchezza dei pochi viene di fatto strappata ai molti e non è affatto, come si è cercato di fare intendere per decenni, fin dai tempi di Reagan, un fattore di benessere generale. Il filo spinato attorno ai palazzi dell’impero è la migliore dimostrazione che non sono onnipotenti, che il non ci si può fare niente non è altro che lo spirito della servitù volontaria.

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Racconti di carta igienica

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Mi ero sbagliata, non si tratta di un re Taumaturgo capace di curare la scrofola con la semplice imposizione delle mani. In  fondo quelli erano soltanto “uomini”, per quanto nobili, al di sopra dei “semplici” in quanto toccati dalla Grazia divina. Mentre evidentemente siamo al cospetto di un Grande Demiurgo, un dio che nel momento stesso in cui si è assiso nell’alto scranno ci ha restituito reputazione, rispetto e dignità, cifre della sua superiorità che gli fa arruolare banditi di strada, lebbrosi, per guidarli verso un cammino di salvezza e redenzione.

Difatti, ci informa il Corriere della Sera, perfino un prestigioso giornalista inglese, tal Tobias  Jones, sposato con un’italiana, e che, sfuggendo alla Brexit,  vive dal 1999 a Parma, racconta sul Guardian con toni tra il lirico e l’epico che la pandemia ci ha cambiati, confermando la leggenda sempre citata a ogni alluvione, ogni terremoto, ogni catastrofe, ogni bomba mafiosa o fascista, che gli italiani nelle emergenze ritrovano spirito di corpo, amor patrio, coesione sociale e solidarismo. E difatti dopo la «cupa dignità» dell’inizio, «simile, scrive, a quella che c’è durante un funerale a cui si partecipa con grande dolore», si è capito che stava succedendo «qualcosa di straordinario».

Cosa? Presto detto: abbiamo imparato “a stare in fila”, e poi “nessuno, cito, si accaparrava la carta igienica”, segni evidenti di una maturità e civiltà che contraddicono, cito ancora, la nomea di gente che “piega le regole per il proprio tornaconto personale” – e  si vede che la Gazzetta di Parma non l’ha informato delle peripezie del gran commissario.

E se purtroppo il progredire dell’epidemia, insieme alle difficoltà crescentidi coloro che lavorano nei settori più colpiti dagli effetti dell’emergenza sanitaria,  i fallimenti, i divorzi, la violenza domestica crescente, la disoccupazione femminile alle stelle, la spietatezza della criminalità organizzatache si infila nelle crepe della crisi economica, hanno determinato una “stanchezza che ci fa sembrare talvolta troppo pesanti gli sforzi ancora necessari”, adesso possiamo contare sul riscatto e sulla redenzione grazie a “una politica all’altezza della situazione senza precedenti che stiamo vivendo”, dimostrando di essere “un posto sobrio e serio”, aggettivi, esulta il Jones “che si potrebbero usare anche per descrivere il nuovo premier, Mario Draghi”.

Ora non so se faccia peggio al nostro Paese la copertina di Der Spiegel con la pistola accomodata sul piatto di spaghetti o il nuovo stereotipo, ancora più infame della condanna alla pizza e al mandolino, di un popolo indolente e cialtrone che grazie alla pandemia ha acquisito consapevolezza dei suoi vizi e si redime, osservando le convenzioni sociali che garantiscono l’appartenenza al consorzio civile e  consegnandosi  a un supercommissario, curatore della liquidazione di quel che resta della democrazia. 

Non so se sia peggio quell’altra con Bella Ciao e il cavaliere come Alberto Sordi vestito da gondoliere circondato da succinte sirene, o la narrazione di un Paesello debole, debosciato, inefficiente e degenerato che per essere accettato dal  mondo progredito rialzandosi dalla palude, abdica a identità e indipendenza in modo da essere annesso sia pure in condizione di inferiorità a un dominio sovranazionale, proprio come raccomanda il nuovo signorotto, “cedendo sovranità propria al fine di per acquistare sovranità condivisa”.

E difatti che sollucchero quando Biden manda un salutino con la mano alla remota provincia, che gli serve come base, poligono di tiro, laboratorio diffuso per testare le armi che potrebbero compromettere il suo suolo patrio, che orgoglio quando  Ursula ci dà qualche scappellotto, promettendoci la carota condizionata, che fierezza quando emiri e sceicchi accolgono i nostri decisori in carica ed ex  che vanno col cappello in mano pieno di tratti di costa, quartieri urbani, palazzi storici da convertire in resort, squadre di calcio e piste da sci. Come succede da quando ci si compra così l’ammissione a un contesto cosmopolita, sperando che ci assolva per le nostre tare antropologiche, grazie all’Erasmus, alla libera circolazione dei capitali e del low cost, delle realtà parallele di Facebook e Netflix a buon titolo nel “paniere”, dell’onnipotenza che ci fa dialogare da un continente all’altro e l’impotenza che non ci consente di interagire con la Asl e l’Inps.

Gli  scricchiolii della compagine carolingia dell’Unione Europea, la velleitaria riscossa imperialistica di Biden che spingono verso un rafforzamento virtuale del dominio occidentale, proprio adesso che è così in crisi da sognare di coprire con cannoni e bombe le campane a morte e gli squilli di tromba che segnano l’arrivo  dei nuovi protagonisti sullo scenario mondiale, dovrebbe far capire che si sta scommettendo sui numeri sbagliati della roulette globale. E sconcerterebbe l’affidavit e l’atto di fede ai soliti padroni, in cambio di cambiali da scontare a caro prezzo, se non fosse esplicita la funzione subalterna di esecutore testamentario data al notaio e ai suoi cari, con la copertura di una ridicola masnada di gaglioffi chiamati a fare da becchini e scavafosse.

Per quello è venuta bene l’emergenza sanitaria, il laboratorio dove si potevano testare  gli effetti nefasti della globalizzazione, inquinamento e circolazione incontrollata di virus, privatizzazioni che hanno minato lo stato sociale, mentre è stata sperimentata la potenza della manipolazione e imposta la necessità dello stato di eccezione, il fantasma che il Novecento ha lasciato in eredità al presente, e che permette alla “politica” di rendere obbligatorio quello che in democrazia non era concesso e consentito,  creando un discrimine morale e culturale tra mentalità disposte alla semplificazione volontaristica di chi accetta tutto in nome del superiore diritto alla salute e alla sopravvivenza, fino alla rimessa totale a autorità incontrovertibili e mentalità inclini alla complessità raziocinante, e perciò oggetto di ostracismo da parte di un “regime” che ha superato il compromesso per realizzare la contraddizione accettabile.

Parlo di un regime che lavora per farci riconoscere lo stato di protettorato con la cooperazione demenziale di chi chiedeva porti aperti e di chi li chiudeva, di chi esigeva la cancellazione della prescrizione e dell’avvocato del cavaliere e degli zii putativi di Ruby, degli apostoli della questione meridionale insieme alla scrematura dei più anacronistici polentoni in grazia dell’autonomia regionale, di quelli che citavano Brecht sulla criminalità bancaria e di quelli che davano l’immunità ai babbi, di quelli che le banche è meglio rapinarle con quelli che rapinano attraverso le banche, e poi sindacati e i confindustriali come d’altra parte è già successo con il Jobs Act e il Primo Maggio in piazza.

È che grande è la confusione sotto il cielo, ma stavolta la situazione non è eccellente.


Assalto a Russia e Cina, a colpi di balle

Molti si meravigliano del fatto che tutti i governi o quasi – delle autorità sanitarie è inutile discutere perché  sono letteralmente al soldo dell’industria farmaceutica e remare contro significa stroncare la propria carriera o i propri introiti –  si siano piegati alle insondabili e contradditorie verità pandemiche e anzi prendono proprio questo fatto come dimostrazione della realtà della narrazione che stiamo subendo. Ma la menzogna è sempre stata l’arma principe del potere e da quando esistono i mezzi di comunicazioni di massa tale menzogna si è via via mutata in mistificazione vista la capacità di costruire interamente la realtà. Per esempio in questi giorni un gruppo che si definisce Anonymous è riuscito a penetrare nelle difese governative britanniche e a rendere pubblici documenti che rivelano come il Foreign Commonwealth and Development Office (FCDO) abbia finanziato una vasta campagna denigratoria pagando media e influencer anti-Cremlino di lingua russa per “indebolire lo stato russo”. I documenti rivelano che molti media “indipendenti”, giornalisti, blogger e “influencer” dei social media  ricevono segretamente finanziamenti, sostegno e indicazioni da Londra per produrre contenuti critici nei confronti della Russia. Tuttavia, il Regno Unito sponsorizza anche una varietà di contenuti destinati a un pubblico più generale  inclusi diverse miniserie Tv, dove senza parere si fornisce una chiave di lettura deformata della realtà. Nulla di strano visto che i cittadini, anzi ormai sudditi, occidentali subiscono questo lavaggio del cervello da ormai trent’anni, ma neanche di inedito visto che in un vertice dell’Unione europea nel novembre 2017, l’allora primo ministro britannico Theresa May annunciò l’ intenzione di designare la Russia uno stato “ostile” e si è impegno a spendere oltre 100 milioni di sterline nei successivi cinque anni per affrontare la presunta minaccia disinformativa del Cremlino.

Dunque anche l’Europa è stata complice di questo piano che adesso, grazie ad Anonyimous conosciamo nei particolari: addirittura alcuni documenti discutono i piani per finanziare e dirigere segretamente tornei a quiz, eventi culturali, competizioni cittadine o nazionali e giochi online, che servono a minare segretamente Mosca in un modo o nell’altro, mentre un imprenditore ha persino sostenuto lo sfruttamento dei bambini di lingua russa negli stati baltici come “agenti di cambiamento” al fine di influenzare i loro genitori e nonni a una posizione filo-occidentale. Il bracci secolari, per così dire, di questa operazione sono inquietanti: la Thomson Reuters Foundation della nota agenzia di informazione globale, la Albany società coinvolta nella guerra di propaganda di Londra in Siria e Media Action, branca della Bbc. Ma c’è anche la Zinc Network, prima conosciuta come  Breakthrough Media che da un decennio compie operazioni disinformazione all’interno e all’estero per conto del governo inglese tanto che le sue attività sono ufficialmente coperte dall’Official Secrets Act. La Zinc ha creato anche Ong ed enti di beneficienza in appoggio alla campagna siriana del governo e persino piattaforme social, ma è anche a capo di un’organizzazione chiamata Open Information Partnership finanziato interamente dal Foreign Office insieme  al controverso sito web di indagini Bellingcat e al laboratorio di propaganda Nato dell’Atlantic Council Digital Forensic Lab e al Media Diversity Institute.

Insomma il piano del governo britannico ha due facce: disinformazione all’esterno e disinformazione all’interno, recidendo la possibilità che l’opinione pubblica  ragioni in termini di realtà e non in quello della scenario appositamente costruito. Ma la stessa cosa vale anche per la Cina: come è noto sleeping Biden  e il suo segretario di Stato Anthony Blinken hanno entrambi appoggiato l’accusa di “genocidio demografico ” lanciata dell’ex segretario di Stato Mike Pompeo,  all’ultimo minuto  del suo incarico, contro la popolazione uigura musulmana della provincia cinese dello Xinjiang.  Ma un’indagine sul lavoro pubblicato dal ricercatore su cui Pompeo si è basato per confermare  la sua accusa  proviene da un’unica una fonte: un articolo del giugno 2020 di Adrian Zenz , un ricercatore tedesco di estrema destra affiliato alla Memorial Foundation for the Victims of Communism e alla Neoconservative Jamestown Foundation di Washington, uno che dice di essere e “guidato da Dio” contro il governo cinese, un omofobo che ha insegnato esclusivamente nelle istituzioni teologiche evangeliche.

Lyle Goldstein, un professore di ricerca presso il Dipartimento di ricerca strategica e operativa del Naval War College, ha detto a The Grayzone che definire l’approccio della Cina agli uiguri un genocidio demografico '' è ridicolo al punto da essere un insulto per coloro che hanno perso cari nell’Olocausto ‘. Goldstein ha detto che l’approccio cinese allo Xinjiang “è un atteggiamento più repressivo di quanto vorremmo, ma certamente non è un genocidio”. Inoltre, un attento esame della ricerca di Zenz mostra che la sua affermazione di genocidio è contraddetta da palese abuso di dati, affermazioni fraudolente, smistamento selettivo delle fonti e false dichiarazioni propagandistiche, la cui natura è facilmente smascherata dal fatto che lo stesso autore fornisce dati contradditori. Per esempio i numeri che riporta  mostrano un aumento della popolazione uigura da 10,1 milioni a 11,8 milioni nel  periodo 2010 e 2018, poco distante dai dati del governo cinese che  mostrano un aumento da 10,1 a 12,7 milioni, ma anche prendendo per buone le cifre di Zenz si vede che la popolazione uigura dello Xinjiang è aumentata del 20%, una cifra sbalorditiva, altro che genicidio demografico. Nella realtà, quella vera, gli Uiguri hanno goduto di una discriminazione positiva visto che non sono stati soggetti alla politica del figlio unico, ma la volontà di demonizzare non si ferma certo a questi particolari e cade spesso nel grottesco: secondo le statistiche del governo cinese, i tassi di mortalità materna e infantile nello Xinjiang sono stati ridotti di quasi la metà entro il 2018, mentre l’aspettativa di vita media è aumentata grazie a maggiori investimenti nella salute pubblica. Uno studio del 2019 di Lancet ha descritto il miglioramento della salute materna e la riduzione della mortalità infantile in Cina come un “ risultato notevole ”, ma In tutto il suo articolo, Zenz ha presentato l’espansione dei servizi sanitari pubblici nello Xinjiang come prova di un genocidio in corso. Ad esempio, ha mostrato una fotografia di residenti uiguri delle zone rurali dello Xinjiang che ricevevano consulto medico in una clinica gratuita come parte di uno “sforzo per imporre la piena attuazione di sforzi di controllo delle nascite sempre più intrusivi”. Tuttavia, la foto mostrava una coppia di anziani che era troppo vecchia per avere figli . Come potremmo chiamare un individuo genere oltre che  bugiardo? Credo che idiota e stronzo non bastino, ma ecco marcio è forse l’aggettivo migliore.

Mi chiedo per quanto ancora ci arrenderemo a questi scenari di cartapesta fatti balenare dal potere? Perché se è vero che Russia e Cina sono nel mirino, in realtà le vere vittime della disinformazione siamo noi.


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