La piazza che spiazza

Finalmente si vede una reazione, finalmente le persone cominciano a protestare contro i coprifuochi e le aberrazioni di una narrazione assolutamente grottesca e falsificata della pandemia. Finalmente perché se i poveri ottusi della stampa padronale, incatenati per contratto alla realtà diminuita delle frasi fatte e dei pensieri fissi, vi vedono solo oscure trame ora della camorra, ora della mafia o dell’estrema destra o cercano di intestarle a personaggi risibili come Pappalardo, insomma rovistando solo ciò che fa comodo alle tesi primitive che esprimono, dall’altra esse sono anche il segnale di un riscatto cognitivo delle vittime designate che stanno ricominciando a riappropriarsi del mondo e della realtà del tutto eclissate in questi folli mesi. Stanno cominciando a capire che il virus da temere non è certo il corona, anche ammesso che sia realmente patogeno, ma sono le dinamiche che hanno permesso di trasformare un’influenza in una peste bubbonica per scopi di profitto e anche di trasformazione sociale, in un’occasione per sfoltire le piccole attività per darle in pasto alle grandi organizzazioni, multi, sovra e a nazionali.

Le piazze che abbiamo visto, i resistenti dentro i rari ristoranti che hanno sfidato il coprifuoco, la reazione di chi ha visto inaridirsi le proprie fonti di reddito o coartare anche le più elementari libertà costituzionali è non più disposto a farsi soverchiare in maniera incondizionata dalla paura non è soltanto un infrangere il falso tabù della protesta e dell’assembramento visto come un delitto e incoscienza, è anche un infrangere il tabù del falso quotidiano con cui viene asserita un’epidemia grazie all’uso di strumenti inadatti a farlo e per di più usati in maniera del tutto fraudolenta contando sulla connivenza, l’omertà e la complicità di un ambiente buro sanitario sanitario che viene lautamente ricompensato per farlo e insieme un j’accuse all’ipocrisia di chi finora non ha subito contraccolpi e a cui credere non costa nulla. In una parola chi protesta sta uscendo dall’incantesimo della narrazione e si sta rimpadronendo della propria realtà. Per decenni il sistema neoliberista ha fatto di tutto per confinare e degradare la consapevolezza, facendo annegare lo spirito critico dentro un mare di prescrizioni standard, di elenchi di politicamente corretto e scorretto, dentro una dimensione puramente addestrativa della scuola, dentro una fitta e densa narrazione di media comprati e ubbidienti. Tutto quello che disturba la regia deve essere eliminato e marginalizzato, oppure colpevolizzato, ridicolizzato o criminalizzato.

E’ talmente evidente il fastidio che stanno dando queste manifestazioni al tabù cognitivo della pandemia che persino il presidente Mattarella di cui qualche terrapiattista dice che è realmente vivo e non un ologramma, è intervenuto per dare il suo consiglio e il suo parere sempre così attesi e ficcanti: egli dice, almeno nelle parole del riportate dal Corriere, che molta della confusione deriva da un eccesso di comunicazione. In pratica ci vuole dire che non bisognerebbe discutere di nulla, che occorre soffocare qualsiasi tesi che contrasti con la versione ufficiale dei fatti, anche quando questa appare clamorosamente basata su falsi scientifici o quando propone misure che non stanno né in cielo né in terra, quando rovina per nulla interi ceti sociali, butta alle ortiche un’intero patto sociale e mette a rischio la stessa forma repubblicana . Persino lo stato ansiogeno in cui ci tengono non è dovuta all’informazione di regime e ai suoi riti mortuari, ma – parrebbe dire il presidente sempre così lucido e conseguente – è addebitabile a chi non se ne sta zitto mettendo delle pulci nell’orecchio alla popolazione.

Purtroppo non posso dire cosa ne penso di tutto questo perché capite che sarei tradotto nelle patrie galere e perché comunque anche la più raffinata scatologia non ha parole adeguate. Ma insomma alle volte basta annusare per capire di cosa si tratta perché dopo tutto l’olfatto è la parte più antica e primitiva del nostro cervello e basta e avanza per gli attuali livelli della politica. Le manifestazioni dunque non sono soltanto proteste, sono una presa di coscienza, la rivendicazione consapevole di cittadini che non vogliono più essere ammaestrati e tenuti buoni con iniezioni di paura, che vogliono discutere e cercano un’informazione di qualità che può essere garantita solo dal dibattito e dalla controversia, non certo dalla propaganda da quattro soldi dei media e dei virologi d’accatto. Ma certo c’è chi si accontenta, chi si vuole accontentare e dunque è liberissimo di demonizzare, ma l’importante è che in piazza o a casa o sul lavoro si ricominci a pensare.

 

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