I liberi schiavi

imagesMi meraviglierebbe molto che questo Paese riuscisse ad evitare il declino e la rapina da parte dei potenti vicini attuata attraverso una serie di artifici istituzionali che mentre fanno riferimento al sovranazionalismo come espressione del globalismo neo liberista, si rivelano in realtà strumenti di saccheggio sia orientati in senso sociale che geografico. Difficile rovesciare il tavolo dei bari senza che vi siano culture di riferimento e tutto si rifugia in formule prive di senso, in correttezze o scorrettezze politiche, al ritualismo discorsivo. Per capirlo fino in fondo bisogna piuttosto badare ai lapsus freudiani, quelli che escono fuori quando l’attenzione si attenua e la concatenazione delle frasi fatte nella sintassi contemporanea prende il sopravvento.

L’altro giorno, per esempio, mi aggiravo nel maggiore sito italiano che riguarda la produzione cinematografica alla ricerca di qualcosa di decente da vedere quando incoccio in “Bangla”, opera prima, pressoché autobiografica  di tale  Phaim Bhuiyan, in realtà nato e vissuto a Torpignattara, che ovviamente affronta l’eterno problema   dell’incontro fra culture e diverse e leggo quanto si dice della trama: “Phaim è un giovane musulmano di origini bengalesi nato in Italia. Vive in famiglia a Torpignattara, lavora in un museo e suona in un gruppo. In occasione di un concerto incontra Asia. Tra i due scatta l’attrazione e Phaim dovrà cercare di capire come conciliare il suo amore con la prima regola dell’Islam: la castità prima del matrimonio”. Spero che anche scorrendo velocemente il testo abbiate avuto la sensazione di qualcosa che non funziona: la castità prima del matrimonio è qualcosa che non dovrebbe affatto costituire un problema di comprensione visto che anche la chiesa cattolica prescrive la medesima cosa e si può dire che per tutto il secolo scorso abbia combattuto la progressiva liberazione sessuale quasi quanto si sia adoperata per contrastare la liberazione sociale. Anzi proprio questa particolare restrizione della sessualità è un tratto caratteristico delle religioni così dette abramitiche. Dunque come è possibile che su questo vi sia contrasto? O piuttosto non è che il contrasto riguardi in realtà da una parte persone che in qualche modo si sentono ancora legate a un credo religioso e alle sue prescrizioni mentre altre sono completamente al di fuori da questa prospettiva ancorché fingano di dirsi cristiani? E anzi inscenino dei conflitti di civiltà senza conoscere né l’altro né se stessi, ma solo sulla base di automatismi emotivi.

Qui non mi interessa se siamo di fronte alla vacuità di un recensore o di una presentazione ufficiale, non voglio nemmeno sapere se si tratti di un film furbetto o che si muove sugli equivoci: voglio soltanto sottolineare che siamo allo scontro fra qualcosa e la mancanza di qualcosa nel senso che da una parte abbiamo un sistema di pensiero  per quanto possa sembraci arcaico, dall’altra un semplice adeguarsi al si fa e si dice dell’ambiente in cui si vive senza che su questo venga costruito un modo di vedere il mondo e se stessi, ma che costituisce solo un altro modo di essere desideranti. Dal momento che io sono vissuto in un periodo in cui la liberazione sessuale aveva un senso molto più ampio, come scardinamento dei rapporti di sottomissione ai modelli sociali, non posso fare a meno di notare che oggi la libertà sessuale naviga sulle acque di un banale edonismo che non scardina nulla, anche si incardina su un sistema che riconosce i diritti fondamentali solo su un piano puramente formale, quasi fosse una moneta di scambio. Il vecchio moralismo è quello che si insinua fra le trame di questo scambio e impedisce, tanto per fare un esempio attinente che in nessun film o serie o narrazione televisiva, da noi come nel resto del mondo occidentale, qualcuna interrompa la maternità, demonizzando come un peccato, peraltro senza ragione e coerenza, questa possibilità che prima faceva parte della liberazione.

C’è stata un’inversione di segno che sembra ricalcare antiche storie: man mano che i diritti sociali vengono meno, si allentano altri vincoli un po’ come accadeva per gli  schiavi liberi solo di fornicare e che oggi si concreta in nuove forme di schiavitù: ma questo avviene a tentoni senza  un visione del mondo  significativa, capace di andare al di là del semplice narcisismo personale. Si vive in un mondo di “non ” e di “post”, in un pensiero della mancanza. Non è un caso se i nuovi soggetti che dovrebbero essere i soggetti primari  di queste libertà, ossia le donne, gli omosessuali, i transessuali, i disabili,  gli “altri” e via dicendo non rivestono nessun ruolo chiave nell’attuale assetto sociale, rimanendo come oggetto ornamentale del nuovo ordine che ha rotto qualsiasi equilibrio tra capitale e lavoro. In due parole l’utopia dell’egoismo crea regole e norme dell’agire non inserite in alcun sistema coerente che consenta la riappropriazione di senso della propria stessa vita. Così, tanto per far riferimento ai Manoscritti economico-filosofici del 1844 di Marx non solo  il lavoro non è più una cosa nostra, ma nemmeno il piacere. Ed è da questa  prospettiva che poi nascono gli equivoci come quello di vedere differenze che non esistono o esistono solo come contrasto tra affermazione di qualcosa e semplice negazione. 

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7 responses to “I liberi schiavi

  • jorge

    Scrive Simplicissimus : Mi meraviglierebbe molto che questo Paese riuscisse ad evitare il declino e la rapina da parte dei potenti vicini attuata attraverso una serie di artifici istituzionali che mentre fanno riferimento al sovranazionalismo come espressione del globalismo neo liberista, si rivelano in realtà strumenti di saccheggio sia orientati in senso sociale che geografico.

    Il 30 % più ricco tra gi italiani ha avocato a sè, negli ultimi decenni, la stragrande maggioranza de la ricchezza prodotta in italia nello stesso periodo di tempo. Sono tantissimi gli studi e le misurazioni econometriche in merito, fece scalpore quella di Oxfarm, che riferiva questa stuazione alla stragrande maggiorana dee nazioni

    Il terzo ricco degli italiani, così come gli omologhi degli altri paesi importantisi, si sono aggiuntivamente a ciò,appriopriati dei proventi imperialistici cresciuti anch’essi nella stessa fase storica

    Il nemico è in casa, il terzo dei nostri connazionali espropriatori degli altri italiani e delle masse dei paesi sotto la crescente sferza imperialistica. Tale terzo degli italiani non permetterà di riequilibrare i danni che può aver subito l’italia per il vantaggio della borghesia tedesca, poichè tale riequilibrio significherebbe la fine del liberismo. Cioè della pratica che ha portato immensi vantaggi al citato terzo degli italiani ai danneggiando noi altri 2 terzi della popolazione del bel paese e dei paesi schiacciati dall’imperialismo.

    Il tezo ricco degli italiani è in sintonia con ogni iperialismo, quello italiano ma non meno con quello americano o tedesco, delea economia di tali nazioni estere il terzo ricco degli italiani compra quote azionarie, quote di fondi speculativi, tutte cose che non appaiono d’acchito ma che il simplicissimus fa di tutto per oscurare

    D’altra parte, lo stato nazionale borghese, non quello moderno tipo re sole, è nato quando la borghesia ha visto in un proprio stato nazionale il miglior strumento di arricchimento, la stessa borghesia può limitare l’importanza di tale stato nazionale se esso diventa ostacolo alla crescita delle sue ricchezze

    Parlare quindi di italia come un blocco unico significa non volere ci si stacchi dal nemico in casa, il citato terzo degli italiani, questo marcia allo nostra testa e noi restanti due terzi lo seguiamo perpetuando il sacco che esso effettua ai nostri danni, legarci a tale terzo di nostri comnnazionali è il ruolo di salvini, del partito democratico, ormai di tutti i partiti, ed anche del Simplicissimus

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    • jorge

      il terzo ricco italiano, cos’ come gli omologhi di altre nazioni, godono ed operan in i un unico spazio di espropriazione sociale ed imperialistica, ma non sono una classe apolide, mantengono radice nel proprio stato nazionale perchè , come dei briganti associati, sanno che potrebbero anche litigare ed entrare in guerra quando ciò fosse conveniente, ed allora lo stato nazionale sarebbe per ciascuno la propria casamatta. La visione del simplicissimus, che non riconosce la divisione della società in classi, consente al terzo ricco degli italian di marciare alla nostra testa, e di usarci come carne da macello in caso di guerra

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  • nello

    Bangla è invece un gradevole e non superficiale spaccato sul vissuto di un bangla 18enne nato a Roma e che parla come i romani di Torpignattara, ma che subisce tutte le pressioni sociali/morali/religiose della famiglia, e la loro comunità, di immigrati di prima generazione. Incontra una ragazza italiana, si piacciono e lei vorrebbe fare l’amore, ma per lui è troppo difficile andare contro tutto quello che gli hanno insegnato.
    Il bello del film è prima la delicata tolleranza e comprensione che lei dimostra rispetto alla cultura del ragazzo (trovano un compromesso nelle “coccole”) e poi, col tempo, la ribellione di lui, che non matura solo dal desiderio del sesso, ma ha “un senso molto più ampio, come scardinamento dei rapporti di sottomissione ai modelli sociali”, proprio come noi 40-50 anni fa. Infatti rifiuta l’ordine del padre di seguire la famiglia a Londra, destando non poco scandalo.
    Un bel film davvero, a prescindere dalla recensione.

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    • Anonimo

      non appiccico o deduco dal tuo pensiero considerazioni che invece sono solo mie, ma leggendi il simplicissimus e poi te, è plausibile pensare che nel tempo il nostro blogger in odio all’ individualismo ed all’edonismo inconcludente dei paesi occidentali, prima o poi riscoprirà il patriarcato ed il tribalismo, così come contro la globalizzazione ha riscoperto salvini ed il nazionalismo ( anche se fa sempre la premessa “nessuno disistima salvini più di me”, savo poi accettarne le mistificazioni)

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      • nello

        Non vedo il nesso fra quello che ho scritto e le tue divagazioni, né tra queste ultime e le elucubrazioni, sempre colte e logiche anche se non sempre condivisibili, del nostro ottimo simplicissimus.
        Il cui unico fallo, in questo caso (e non è bello!), e di avere parlato di un film senza averlo visto.

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