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L’economia del “Male”

nardiCredo che i giornali satirici abbiano fatto il loro tempo perché per quanta inventiva, ironia e sarcasmo  possano mostrare, non possono reggere il confronto con le pagine economiche e con tutta l’informazione che su quella scia si pregia di rivelarci cose che non sa e non capisce.  Basta semplicemente liberarsi da quel senso di sacra deferenza nei confronti del denaro, di chi ne dispone e di chi ne filosofeggia chiamandosi economista per godersi il tentativo delle classi dirigenti di dare una veste di razionalità e di inevitabilità a ciò che invece è un disegno di potere: si fa presto a vedere che la trama è disordinata e risibile, contraddittoria  e incoerente, confusa e tracotante insieme.

Basta cominciare dalle vicende più vicine a noi, dal tentativo del governicchio Gentiloni  di mettersi una medaglia pre elettorale sul petto sostenendo che la crescita prevista allo 0,8 per cento è in realtà raddoppiata e dunque “non siamo più il fanalino di coda della Ue”. Fatta la tara di tutte le possibili manipolazioni statistiche questa circostanza è in realtà smentita dal commissario europeo Katainen che mostrando di prendere seriamente il sinistro suono del suo cognome dice che non è affatto vero, che la situazione non migliora, i conti pubblici sono peggio di prima e che altri a cominciare dalla Germania fanno molto meglio. Non deve essere un personaggio con molto sale in zucca visto che rivela apertis verbis l’intenzione di Bruxelles di bastonare duramente l’Italia non appena chiuse le urne delle elezioni politiche, cosa sulla quale invece bisognava tacere per favorire alle elezioni i soliti noti.

Ma davvero l’Europa è in così robusta ripresa, tanto da attingere aumenti del Pil che sono la metà di quelli del Vietnam? Non parrebbe proprio visto che lo stesso Fmi preconizza un considerevole raffreddamento nel prossimo anno, cosa che non potrebbe essere possibile se la crescita fosse radicata nella realtà e non sulla carta, frutto di manipolazioni statistiche, aumento spese militari che questi signori considerano così strategiche da far pil e comunque legata a doppia corda con il quantitative esasing di Draghi. Ma poi queste magnifiche prestazioni del continente e della Germania in particolare come si conciliano con la crescita esponenziale dei mini job a 400 euro o per esempio con la crisi di uno dei gruppi industriali più potenti del Paese come la Siemens che si appresta a tagliare quasi 7000 posti di lavoro nonostante profitti per 6, 2 miliardi in crescita dell’ 11 per cento? O l’economia è solo uno scherzo da prete oppure l’impoverimento delle popolazioni è l’obiettivo principale.

Ma sapete ci stanno raccontando un sacco e una sporta di palle oppure quelle che le raccontano fingono una scienza che non hanno: come è possibile che l’Europa cresca mediamente dell’ 1,8 per cento quando la banca centrale europea, in un documento del 26 ottobre (qui) , sostiene di aver aumentato la massa di denaro circolante del 9% all’anno e gli strumenti con alto grado di liquidità potenziale ( secondo la definizione della Bce quote o partecipazioni nei fondi comuni monetari,  operazioni pronti contro termine e obbligazioni bancarie con scadenza fino a due anni) del 5% ? Dove è finito tutto questo denaro che avrebbe dovuto favorire una crescita di almeno il 6 per cento? Non è per caso che nel concreto ci troviamo di fronte ad un arretramento di oltre il 3%  come sostiene l’economista francese Charles Sannat e che in realtà tutti i soldi riversati non sfiorano nemmeno il cittadino medio ma finiscono regolarmente a gonfiare borse, banche e potentati finanziari che devono compensare i titoli spazzatura da essi stessi ideati e lanciati?  Ma anche, su un piano più esteso come si concilia la bolla autoprodotta della borsa americana ( vedi Attenti al lupo ) con la crisi finanziaria di uno dei suoi gruppi chiave, la General Electric e con la notizia ufficiale che la Cina ha stracciato gli Usa nel campo dei supercalcolatori, sia come potenza singola che complessiva (vedi qui) cosa che dovrebbe dare più di qualche pensiero all’economia di carta e moschetto più grande del mondo?

Di fronte a tutto questo lo spaesamento che si prova è drammatico, anche se viene da ridere di fronte al concertino acefalo che viene suonato a tutte le ore perché non ci si accorga che ci stanno portando al macello. E’ chiaro che di fronte a questa situazione l’unica risposta possibile è quella di una rottura netta, inequivocabile e definitiva con lo status quo, con gli strumenti, euro ed Europa, che lo determinano, con la politica e l’ideologia della disuguaglianza. Basta tentennamenti e diplomazie, altroeuropeismo e internazionalismo dello sfruttamento sui quali ha puntato una grossa posta il disegno neo liberista, illibertario e repressivo che si sta condensando.

 

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