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Terrazza con vista sul popolo bue

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Non vorrei essere nei panni dell’imprenditore Andrea Bartolozzi, cinquantanovenne imprenditore nel settore del vetro artistico e immobiliarista di Montelupo Fiorentino, il paese di Luca Lotti, ministro dello Sport e fedelissimo frequentatore della bocciofila Leopolda,  che a detta di quotidiani molto informati avrebbe affittato a un prezzo amichevole un prestigioso appartamento vista Ponte Vecchio e palazzo pitti a Matteo Renzi al quale lo lega un antico e collaudato sodalizio.

Non vorrei essere nei suoi panni: sarà anche vero come sospettano i maligni che la sua generosità nei confronti dell’augusto affittuario  sia frutto di uno scambio di favori, peraltro comprensibile visto il rapporto di fiducia e fraterna frequentazione tra i due. Sarà plausibile che a differenza di tanti ricercatori e assistenti universitari costretti a coabitazioni umilianti, l’ex premier possa finalmente permettersi una magione tanto pregevole malgrado possa contare solo sull’incarico di docente part time alla Stanford University e ai proventi del suo bestseller Avanti che ormai non lo sovvenziona più un altro compagno di merende, quel  Carrai che in passato aveva munificamente contribuito alle spese di casa della regale famigliola. E sarà così dimostrato che il problema della casa altro non è che una miserabile montatura  delle opposizioni per  conquistarsi il consenso populista di senza tetto e terremotati.

Ma non vorrei comunque  essere nei suoi panni quando  il locatario eccellente lascerà l’imponente dimora. Perché c’è da sospettare che la lasci sporca, trasandata, piena di pattume, svuotata di arredi, e schiacciata dal peso di gravosi abusi, sotto forma di verande e roof garden vista panorama urbano ai piedi dell’irriducibile reuccio.

Perché a lui, a questa élite miserabilmente provinciale piacciono i giardini pensili, le logge, i veroni, soprattutto in assenza di balconi dai quali arringare, a Firenze, dove l’ex sindaco difese con proterva determinazione una tracotante sopraelevazione  alberghiera su Piazza della Minerva, come a Venezia dove il sindaco e generoso pronubo del progetto delle Generali di costruire sopra le Procuratie vecchie – le abitazioni dei procuratori di San Marco che risalgono al Cinquecento – una nuova grande terrazza panoramica. Che segue di poco il precedente della terrazza del  centro commerciale svenduto ai Benetton e  realizzata   utilizzando una parte del tetto dell’antico manufatto dietro le merlature cinquecentesche del Fontego e corredata  di luci sfavillanti da balera e disposizione di selfie globali e definita giustamente da Settis  “una mega-nave piombata nel cuore di Venezia”.

È solo l’ultimo atto di un processo giustamente definito di  “colonizzazione” di Piazza San Marco da parte della potenza finanziaria delle Assicurazioni Generali che iniziata con la vicenda del “restauro” dei Giardini reali,  promosso in partnership con assicurazioni Generali, dalla Venice gardens foundation, organizzazione autoreferenziale che si arroga la competenza e la facoltà di occuparsi del restauro dei giardini, dal costo previsto di tre milioni e ottocentomila euro, in cambio della concessione a gestirli per diciannove anni, iniziativa munifica che aveva deliziato  l’allora sopraintendente Renata Codello che l’aveva definita «Quasi un regalo di Natale per la città» ma che malgrado il propagandato esborso da parte di Generali di una prima tranche di finanziamenti non è nemmeno agli esordi.. e fortunatamente viene da dire. D’altra parte l’occupazione militare delle Generali è stata ampiamente legittimata dalla non sorprendente chiusura del contenzioso tra comune  e compagnia assicurativa    con l’ancora meno imprevista  accettazione di tutte le pretese circa le destinazioni d‘uso delle Procuratie Vecchie – la costruzione di cui la società è proprietaria e che con i suoi centocinquantadue metri di lunghezza delimita l‘intero lato nord di Piazza San Marco – inclusa la possibilità di realizzarvi residenze e non meglio identificate foresterie.

Il fatto è che a tutti i livelli territoriali e amministrativi si è coronato quel disegno e perverso iniziato da Ronchey, perseguito, a anticipare la definitiva dissoluzione e alienazione bipartisan del nostro patrimonio artistico e culturale, che da qualche tempo viene indicato sbrigativamente come “turistico”,  da Paolucci, Urbani, Tremonti, Veltroni, quello di consegnare i beni comuni ai privati, confondendo artatamente le funzioni di gestione di servizi collaterali, con la tutela, la partecipazione finanziaria a restauri un tempo denominata mecenatismo, con la  salvaguardia e i suoi criteri e requisiti.

Si, piacciono le terrazze e i veroni e i roof garden,  a chi vuole conservarsi la prerogativa di guardarci dall’alto mentre ci affanniamo come formiche o come cavie che si affaccendano instancabili nelle loro gabbiette per pagare mutui e balzelli che dovrebbero essere destinati alla conservazione e al godimento delle nostre bellezze mentre invece tra un martini e un salatino vengono impiegate per il salvataggio di banche criminali, per l’assistenza a imprese delittuose, per realizzare megalomani costruzioni a beneficio di cordate corruttive.

Possiamo immaginare come lascerebbero i loro appartamenti a fine locazione: basta guardare come hanno ridotto due Camere, come hanno conciato un paese, come si presenterà ai nostri occhi quando e se un giorno staremo a sferruzzare in una piazza della ritrovata concordia davanti allo spettacolo della loro detronizzazione, perché, sostituiti da altri servi più zelanti e ancora più compiacenti, anche loro sono in pericolo di sfratti. Ma questo non ci consoli e non ci esima dal ribellarci.

 

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10 responses to “Terrazza con vista sul popolo bue

  • Terrazza con vista sul popolo bue | infosannio

    […] (Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Non vorrei essere nei panni dell’imprenditore Andrea Bartolozzi, cinquantanovenne imprenditore nel settore del vetro artistico e immobiliarista di Montelupo Fiorentino, il paese di Luca Lotti, ministro dello Sport e fedelissimo frequentatore della bocciofila Leopolda,  che a detta di quotidiani molto informati avrebbe affittato a un prezzo amichevole un prestigioso appartamento vista Ponte Vecchio e palazzo pitti a Matteo Renzi al quale lo lega un antico e collaudato sodalizio. […]

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  • Anonimo

    in itaGlia , esiste una legalità giusta ?

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  • Anonimo

    @Jorge
    “Un ripresa di lotta di classe dal basso”

    Come si dovrebbe attuare, UNA RIPRESA DELLA LOTTA DI CLASSE DAL BASSO, E COME SI DOVREBBE COORDINARE ?

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    • Anonimo

      tipo il seguente commento:

      Cataldo

      Aspetto il dibattito al Senato per esprimere un pensiero si spera articolato, al momento si conferma inesorabile la spinta autoritaria del governo.

      Un qualcosa di cosi enorme che sfugge anche a chi da sempre cerca di vedere sia gli alberi che la foresta, per orientarsi, Bertani giustamente è sgomento, deve elaborare ancora la faccenda, aiutiamoci, io ci metto dentro un qualcosa che non deve mai essere considerato implicito, ovvero l’aspetto sempre più autoritario e violento della deriva anticostituzionale di questo parlamento e dei poteri mediatici che lo sostengono, va sempre rimarcato perchè è il fulcro della situazione attuale..

      I signori del governo, il Pd-Berlusconi, hanno realizzato uno scempio di proporzioni immani !! sempre aiutati dai media, anzi, imposto per via mediatica, compreso l’utilizzo del pupazzo Salvini, che da anni campa a nostre spese, come assorbimento di reali opposizioni possibili, tipo prima parla il governo poi Salvini 🙂 un teatrino di pupi che genera orma un pavloviano rigetto fisiologico.

      L’intento è quello di chiudere in modo totale alla possibile espressione democratica e costituzionale del dissenso alle loro politiche genocide, sono certi cosi di aprire la strada ai mille rivoli di un dissenso espresso in forma che sarà ormai “illegale”, da reprimere duramente e senza remore di alcun tipo.
      Non sembra in effetti che tutti i partecipanti siano consapevoli, d’altra parte sono anni che diciamo che la cooptazione ha generato solo marionette, l’esito cercato è lo scontro diretto, non fidiamoci dell’aspetto bonario delle marionette che vediamo all’opera, sarebbe un gravissimo errore abboccare alle esche immaginifiche della propaganda, le mani dentro le marionette hanno il pugno di ferro, si sono dotate di tutti gli strumenti possibili per schiacciare il dissenso.
      Questa operazione non va vista sotto il profilo istituzionale del momento, ma va inquadrata nella prospettiva di cosa accadrà dopo, cosa faranno dopo ? Cosa ci aspetta ?

      In troppi sono ormai mitridatizzati agli scempi costituzionali, ma cosi perdiamo di vista quelle che sono le domande principali e le risposte non si inizia nemmeno ad elaborarle.

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    • Anonimo

      altro commento al link:

      di: –<>– –<>–

      Il sistema proporzionale è l’unico che è espressione della volontà popolare.
      Tutti gli altri sistemi servono a lobby, clan e quant’altro, e sono da annoverare al di fuori della democrazia.

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    • Anonimo

      altro commento:

      di: johnny rotten

      Concordo con Bertani, il gioco è truccato e per di più sono dei bari a riscrivere le regole, come meglio gli aggrada, bisogna partire dal punto centrale di tutta la questione, quelli che chiamiamo politici, più per abitudine che per il vero significato del termine, sono in realtà semplici mediatori di affari per conto delle oligarchie, che in questa fase storica sono i veri padroni del casinò, casinò è ciò in cui si è evoluta la componente economica e politica dell’intero occidente, dove dirottare i flussi finanziari, quanto percentualmente possa rimanere in tasca dei nostri mediatori d’affari nazionali, questo è ciò che conta per loro, insieme ad un futuro impiego in qualcuna delle note banke d’affari a cui stanno devolvendo il governo dell’intero occidente, il popolo che sulla carta dovrebbe essere l’unico titolare della sovranità non conta un kazzo, non ci entra nemmeno di striscio in questa questione, come disse un noto figlio d’androcchia, il popolo deve imparare la durezza del vivere, e chi potrebbe farcelo imparare meglio che i mediatori d’affari noti come politici?

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