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Il kaiser dell’ Austroungheria

283.111Da due giorni, anche se l’amorosa e attenta informazione mainstream non si è degnata di farlo sapere agli italiani, né il governo ha detto bau, il Brennero è di nuovo blindato contro l’immigrazione. Naturalmente si tratta di una misura del tutto inutile, diciamo pure figurativa dal momento che dal Brennero ne passano ben pochi di migranti, che quei pochi non ci pensano nemmeno a fermarsi in Austria e che storicamente l’immigrazione nel Paese arriva da est, ma questa sceneggiata dai contorni ambigui è necessaria ai partiti di governo che domenica dovranno essere giudicati dalle urne e si  sentono incalzati da un’opinione pubblica contraria al 70% all’immigrazione come emerge dagli immancabili sondaggi.

Il fatto è che il tradizionale patto di governo tra centristi ( ÖVP) e socialdemocratici (SPÖ) si era già abbondantemente logorato tcostringendo ad elezioni anticipate di un anno, ma è diventato impossibile dopo che i socialdemocratici hanno tentato di diffamare il leader avversario, Sebastian Kurz, già chiamato Kaiser Kurz, con due pagine su Facebook. A quanto pare questo finirà per accentuare  le dinamiche già in essere portando ad aumento dei centristi conservatori che potrebbero guadagnare anche 7 punti, a una flessione sia pure contenuta dei socialdemocratici, mentre gli unici a perdere pesantemente a causa di clamorosi pasticci interni saranno i Verdi. Così non si potrà rieditare la grose koalition tra conservatori e socialdemocratici, nè questi ultimi potranno tentare di  fare un governo con i Verdi e qualche partito minore: l’unica soluzione che si profila è un governo dell’Övp con la terza forza politica del Paese, anch’essa in ascesa, ossia la Fpö  ( per la cronaca la O con la dieresi o umlaut in tedesco sta per Österreich) ovvero un partito di destra che si definisce liberale ma che è definito polpulista, con forti tendenze xenofobe, lo stesso di cui fu leader Jörg Haider.

Ora il problema non è tanto la xenofobia che viene esercitata in buona misura anche dai conservatori e come si vede dalla Maginot prelettorale al Brennero, anche dai socialdemocratici, ma è invece l’ostilità della Fpö all’unione europea e indirettamente alla moneta unica: se davvero si arrivasse a un governo di questo tipo ci sarebbero conseguenze di rilievo nell’europa centrale e nell’Unione in generale. Proprio questo fa sorgere la domanda: come mai un anno fa quando si trattò di eleggere un presidente si scatenò in Europa un vero e proprio psicodramma con tanto di minacce finanziarie, campagne mediatiche e persino brogli elettorali sui voti via posta alla sola prospettiva che venisse eletto il candidato xenofobo della Fpö, mentre adesso a mala pena si sa che ci sono elezioni politiche in Austria e con probabili esiti molto più inquietanti? Forse al futuro governo Merkel quale che esso sia, farà comodo ripararsi dietro un’ombrello austriaco che respinga migranti che hanno la Germania come meta finale?

Ma con l’Europa come la mettiamo? Forse siamo di fronte a una sorta di marcia indietro per cui con l’obiettivo di non mettere in forse da una parte il processo di conquista neo liberista e oligarchica con i suoi massacri sociali e la sostituzione della democrazia con strutture tecnocratiche e dall’altra l’egemonia tedesca si butta a mare l’accoglienza e l’importazione di eserciti di riserva.  Non è anche che stiamo assistendo a una sorta di riorganizzazione per aree che rimane ancora invisibile e sottopelle? Di certo un governo di centro destra in Austria sarebbe molto vicino a quello di Orban in Ungheria, anche senza le tensioni autoritarie di quest’ultimo e sotto i nostri occhi potrebbe ricreasi un centro decisionale austroungarico in grado di rimettere in gioco certe scelte. Per esempio l’Austria si è mostrata assolutamente contraria alle torsioni esercitate dagli Usa sugli oleodotti e gasdotti dalla Russia, mentre pochi giorni fa Budapest ha denunciato l’accordo tra Ucraina e Ue sul problema delle minoranze linguistiche di fatto perseguitate dal governo nazi americano di Kiev, cosa che sembrerebbe prefigurare una sorta di sganciamento del centro continentale da questa avventura per isolare Mosca, anche se partendo da situazioni marginali.

Insomma in questa vicenda elettorale si affacciano temi densi, inquiedtudini, ma anche speranze  di ogni tipo sulla geopolitica e la post democrazia, con sguardi su un futuro nel quale si intravede il punto di rottura delle dottrine neo liberiste (paradossalmente concepite nella loro sostanza in Austria da livorosi cortigiani  spodestati del loro ruolo) non più in grado di soddisfare i bisogni che esse stesse hanno suscitato e sottoposte al rischio di vedere rinascere il popolo, sia pure ancora sotto forme di aggregazione negativa e non propositiva

 

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