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Rivoluzioni arancioni e ingegneria emotiva

caos_urbano_by_musicdorPossiamo prendere ad esempio la Francia macronizzata, ma forse è ancor meglio riferisi al Brasile, all’Argentina o al Venezuela dove governi diciamo di ispirazione popolare sono aggrediti o sono stati scalzati da reazionari liberisti i quali sono stati eletti sulla base di programmi che negavano in radice quelle cose la cui insoddisfacente realizzazione da parte dei governi aveva innescato le proteste. Come è possibile? Non c’è dubbio che l’arancionismo imperiale può far leva sui media e su un flusso praticamente inesauribile di soldi, su molte centrali di indottrinamento sia direttamente legate all’amministrazione e ai servizi di Washington, sia a cosiddette Ong (vedi qui), ma questo non spiega fino in fondo come alla fine una maggioranza di elettori sia indotta a votare contro i propri interessi e a frittata fatta sia costretto a scendere in piazza, peraltro con scarsissimi risultati questa volta, per contestare ciò che in precedenza era stato sperimentato e bocciato o per non affogare del tutto dentro principi il cui palese obiettivo è quella disuguaglianza che si voleva ridurre.

Certo una parte di responsabilità va a quei sistemi elettorali rivolti alla governabilità piuttosto che alla rappresentanza e che si risolvono nel bipartitismo o in analoghi meccanismi i quali in qualche contesto elidono le differenze, in altri le esaltano artificiosamente, ma che in ogni caso deviano, confondono e rendono molto più facile portare la battaglia su un piano semplicistico e grossolano dove la voce grossa della conunicazione ha più efficacia, la confisca elitaria del potere più agevole. Tuttavia ancora non basta a rendere conto delle sindromi patologiche della democrazia al tempo del neo liberismo. Occorre qualcosa d’altro, di più radicato nell’ antropologia contemporanea, un disorientamento di fondo che il potere ottiene grazie alle tecniche comportamentali e che alla fine separa la realtà dalla razionalità, grazie all’estensione elefantiaca del cuscinetto emotivo che si pone tra i due estremi. Un mutamento che ha trovato il suo profeta europeo dentro le istituzioni in Jacques Attali, il mastro geppetto di Macron.  Ed è straordinario come costui che predica il controllo totale sulla popolazione fino all’eugenetica, quello che ha detto “cosa credeva la plebaglia europea, che l’Euro fosse stato fatto per la sua felicità?”,  possa essere stato oggetto di una fervida attenzione da parte della sinistra italiana oltre che francese, dando di fatto una dimostrazione dell’efficacia dei metodi di dominio contemporaneo.

Ad ogni modo è evidente che quando si riesce a sostituire il sistema simbolico linguistico su cui si regge la realtà con un uno emotivo – percettivo è molto più facile prenderne il controllo, confondere le relazioni di causa ed effetto, ribaltare significati con la introduzione di una neo lingua, alterare la dimensione del tempo e per usare un termine attuale “piratare” gli individui. Non è un caso che oggi la percezione ha finito per soppiantare la realtà e se si riesce a inserire un “bug” fin dai primi anni, attraverso il mondo soverchiante della comunicazione, si potrà ragionevolmente ottenere un controllo a tutto campo. Pensate solo a quanti sono i disoccupati che negano la loro condizione o addirittura considerano “moderno” vivere di lavoretti miseri e precari, soffocando ogni brandello di loro stessi. Così la politica ha perso la sua funzione di ingegneria sociale, per divenire ingengneria percettiva. Naturalmente tutto questo, allo stesso modo di una droga, ha bisogno di una somministrazione continua e sempre più massiccia per poter mantenere le persone in questo stato di animazione politica e sociale sospesa: oltre ai controlli capillari e ossessivi necessari all’eventuale repressione, occorre anche una densa filiera che va da fondazioni, istituti e società che indentifichino i temi strategici ed emergenti, una rete di disinformatori, di leader di opinione (spesso e volentieri apparentemente in posizione critica), di influencer, di inziative di rete atte a individuare le persone e i punti di frizione oltre a funzionare da parafumine emotivo e naturalmente di operazioni sul campo necessarie  a creare il contesto percettivo voluto. I tradizionali canali di informazione, conquistati ormai da molti anni, per non parlare della comunicazione di ogni tipo, sono essenziali, ma non sufficienti per ricreare di continuo il miraggio.

Questo è il guaio: la governance basata su questo tipo di ingegneria psicologica per essere efficace non può mollare mai e per questo non è nemmeno immaginabile portarla avanti senza uno stato di liquidità dove il caos politico e geopolitico si accompagnano a choc successivi: è questo il vero terreno con il quale raggiungere quello stato di infatilismo percettivo e di regressione da paura che è la condizione ottimale del dominio. Ciò che rimane a cui aggrapparsi è solo una vaga e indistinta immagine di modalità tradizionali a cui ci aggrappa in qualche modo restituendo tuttavia un’impressione di arretratezza. Per uno scherzo del destino tutto questo nelle sue forme concrete di discorso pubblico è stato riassunto dall’allora ministro della funzione pubblica Renaud Dutreil proprio sul numeto 645 di Charlie Hebdo, destinato molti anni più tardi ad essere protagonista di diretto de la “politique di choc”. La questione posta da Dutreil era: come raggiungere il cambiamento desiderato?  “Il problema in Francia è che la gente è contenta dei servizi pubblici: gli ospedali funzionano bene, la scuola funziona bene, la polizia funzione bene. allora bisogna dire che siamo a un passo da una grande crisi, creare panico tra le persone. E’ così che si può far desiderare un cambiamento tra ceti che nel complesso non ne sentono il bisogno: per esempio la distruzione dei servizi pubblici che funzionano bene, ma che non sono conquistabili dalla speculazione e dal mercato per sostituirli con servizi privati e direzione spculativa”. Insomma creare uno stato di crisi per far accettare i cambiamenti voluti dalle elites e dal momento che la maligna metamorfosi non può essere spiegata apertamente, alla comunicazione viene affidato il compito di attribuire al cambiamento in sé un valore, a prescindere dagli effetti.

Modalità e tecniche di azione che possono essere riassunte nel loro insieme sotto il capitolo di apprendistato sociale (Social Learning) che comincia dalla famigliola allargata davanti al desco televisivo per proseguire con la scuola e con la sua trasformazione da luogo di sapere rivolto alla crescita delle persone, a educazione al lavoro servile, come appunto prevede in Italia la buona scuola.

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19 responses to “Rivoluzioni arancioni e ingegneria emotiva

  • learco

    Il ministro del Tesoro Beniamino Andreatta giustificò questa sua bravata del divorzio di Banca d’Italia dicendo che voleva interrompere la politica dei soldi facili per abbassare il debito pubblico, ridurre l’inflazione e consentire all’Italia di entrare nei rigidi parametri dello SME (Sistema Monetario Europeo, ovvero l’anticamera dell’Unione Europea), ma l’effetto che provocò fu esattamente il contrario perchè poco dopo il divorzio fra Banca d’Italia e lo Stato il debito pubblico cominciò a crescere in modo galoppante, diventando in sostanza quell’enorme massa di debito che ci portiamo avanti fino ad oggi.

    https://www.ultimenotizie.we-news.com/politica/interna/6323-il-divorzio-di-banca-ditalia-e-linizio-della-fine-della-democrazia-italiana

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  • Roberto Casiraghi

    Una piccola riflessione sull’indebitamento degli stati. Se l’anonimo, Jorge o io fossimo coloro che dirigono uno stato, non lo metteremmo mai in una situazione di crisi di indebitamento, così come, credo, nessuno di noi seguirebbe delle politiche favorevoli all’indebitamento quando si tratta della propria famiglia. Se gli stati si indebitano così mostruosamente è dunque perché non sono liberi, non sono autonomi, sono obbligati a indebitarsi perché così funziona il capitalismo, funziona indebitando gli stati e poi dopo molti anni chiedendo loro di rientrare dal debito. Dato che noi italiani proprio in questi anni ci troviamo esattamente all’interno di questa ferocissima e coattiva fase di rientro dal debito, nel nostro caso padrinizzata dall’Unione Europea, dovremmo ormai aver capito che non si tratta di fatalità, di caso o di colpa come quando si accusano le popolazioni di aver vissuto al di sopra dei propri mezzi o di essersi comportate da cicale anziché da formiche. I popoli, infatti, non hanno nulla a che fare con le decisioni di indebitamento fatte dai loro rappresentanti politici. Anche i leader storici di destra o di sinistra che hanno propiziato il debito sapevano benissimo cosa stavano facendo. Ho detto prima che non erano liberi ma questo fa un po’ ridere, non è che non fossero liberi, è che erano conniventi, una cosa ben diversa.
    Nel ricostruire le fasi storiche di un fenomeno così complesso a volte si perde di vista la logica interna di ciò che succede. La meccanica o il ritmo di come ci si è indebitati è suscettibile di storia ma la decisione di indebitarsi è tecnicamente un progetto la cui finalità vera non viene dichiarata apertamente (si tratta cioè di un complotto, ma si sa che la parola è ormai tabù!), un progetto che viene sempre preso sulla testa delle popolazioni tramite le élites nazionali conniventi mandate ad occupare i posti di comando e se non lo si tiene presente si fa la storia finta del debito di un paese attribuendo agli stati un’autonomia comportamentale che non esiste (se esistesse, un paese come l’Italia non avrebbe basi americane sul proprio territorio che ne ridicolizzano la pretesa di sovranità, non farebbe parte della NATO che la espone al rischio immediato di una guerra voluta da altri, non farebbe parte del WTO, non farebbe parte dell’Unione Europea eccetera eccetera) e si finge di non vedere, o non si vuole vedere, che i comportamenti degli stati sono guidati dall’esterno e non tramite pressioni o minacce ma semplicemente perché le persone che dirigono gli stati sono persone che fanno parte di un organigramma sovranazionale, organigramma di cui tutti noi possiamo facilmente conoscere i livelli più bassi, ma non quelli più alti (ma questo è un altro discorso!).
    Un paio di settimane fa leggevo sulla mia rivista romena di un grosso prestito contratto recentissimamente e in gran sordina dal governo di Grindeanu con il Fondo Monetario Internazionale. L’articolista si chiedeva che bisogno vi fosse di un prestito così ampio e stipulato a condizioni così onerose quando l’economia romena è in piena crescita. Beh, è il solito meccanismo. Ci si indebita senza alcun bisogno perché i nostri politici non sono affatto “nostri” ma sono “loro”, sempre, e fanno quello che vien detto loro di fare. E il risultato del prestito si vedrà probabilmente fra venti o trent’anni quando tutta la stampa accuserà concorde il popolo romeno di aver vissuto al di sopra dei propri mezzi!

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  • jorge

    Anonimo gesagt :

    Poco tempo fa Le dicevo Jorge, che il debito pubblico è aumentato da quando non esiste più una banca centrale controllata dalla politica e lo Stato deve chiedere prestiti ad interessi stabiliti dal “””””mercato””””, oligopoli bancari , fondi di investimento (ecc…) dalle tendenze speculative al massimo interesse in funzione del rischio vero o presunto… e l’itaGlia si presume che sia e fosse ad alto rischio !

    Gli interessi sul debito che l’italia paga ad investitori esteri che comprano titoli di stato italiani, è mediamente lo 1,8 del debito pubblico complessivo.
    Certo, meglio sarebbe spendere questi soldi per altri usi, ed in questo Le do ragione

    Ma non mi sembra che l’aumentare o il permanere del debito pubblico italiano possa attribuirsi a questa percentuale di interessi pagati all’estero
    ——————————–
    D’altra parte, se la banca d’italia fosse ancora controllata dal tesoro, noi avremmo che se l’asta dei titoli pubblici va in parte deserta dagli investitori italiani (che non necessariamente devono avere tanti risparmi da comprarsi tutto il debito pubblico italiano o scegliersi questo tipo di investimento), allora la banca centrale interverrebbe a comprare i titoli di stato invenduti, cosa che dopo il divorzio dal tesoro non fa più.

    Gli italiani sarebbero comunque tassati, o ci sarebbero tagli, per consentire al tesoro di pagare gli interessi (se non l’intero capitale) alla banca d’italia sottoscrittrice dei titoli di stato che poi in qualche misura tratterrebbe l’ammontare nelle sue riserve. L’alternativa sarebbe una non meno spiacevole inflazione per il troppo circolante (soprattutto data la natura crescente del debito pubblico e del correlato acquisto di bond da parte della banca d’italia)

    Con questo voglio dire che immaginare una banca d’italia controllata dal tesoro che stampa denaro e risolve cosi’ il problema del debito pubblico, è un ragionamento sbagliato che fanno taluni sovranisti ed è una cosa che in questi termini non è mai esistita (quindi inutile rimpiangerla). Lo stampaggio di denaro puro e semplice genera inflazione e non risolve nulla, va bene solo quando ad esso corrisponde la produzione di nuovo valore da parte del sistema economico. O meglio,va bene solo quando la moneta diventa capitale, ovvero viene usata per investimenti suscettibili aumentino il valore prodotto dal sistema

    Ma siamo sicuri che questo può davvero accadere? Ci sono ottime ragioni per pensare di no, e riguardano le difficoltà profonde dalla accomulazione capitalistica che non ripeto ma sono quì :

    https://ilsimplicissimus2.com/2017/05/19/trumpeachment-per-la-guerra-comincia-il-basso-impero/

    Comunque, non è realistico pensare che il debito pubblico italiano dipenda dagli interessi pagati su di esso agli investitori esteri, la parte pagata agli italiani non è una diseconomia ed al limite aumenta la domanda interna.Se mai, è da osservare che il debito pubblico italiano aumenta perchè il Pil non cresce ed in conseguenza delle citate difficoltà profonde del capitalismo
    —————————–

    Storicamente poi, bisogna dire che quando nei paesi europei si è avuto boom del dopoguerra, essi tutti hanno aumentato la tassazione sulle imprese per realizzare lo stato sociale correlato allo sviluppo industriale moderno.

    L’italia no, mantenne una tassazione sulle imprese irrisoria a causa della mentalità democristiana incompatibile con il mondo moderno (tranne alcune personalità), e con la necessità di questo partito di coalizzare tutte le forze retrive ed antimoderne per ottenere una diga contro il pci (non esclusa la mafia, ex e neo fascisti stragisti, golpisti , bottegai e sessuofobi di ogni tipo)

    Ma con le lotte operaie dei decenni successivi uno stato sociale discrezionale corporativo e democristiano dovettero pure crearlo (universalistico solo a fine anni 70), e queste spese non coperte dalla tassazione sulle imprese sono una importantissima spiegazione del debito pubblico italiano

    infatti una tassazione del genere inizio solo a fine anno 80, dopo che si vinsero le ultime resistenze di Craxi, ma ormai il deficit pubblico italiano stava già esplodendo. Nonostante la continua propaganda, in italia le imprese pagano meno tasse che altrove, e quando hanno cominciato a pagarle minimamente è stato solo sulla carta
    Sia perchè a ciò corrispondevano i salari tra i più bassi d’europa, sia perchè le leggi sono appositamente fatte per favorire ogni elusione fiscale, Al punto che anche la mercedes per il figlio diciottenne del piccolo imprenditore, o i tour in tailandia che molte imprese organizzano per i propri dipendenti, non solo sono detraibili dalle tasse come spese in capitale fisso (produttività) ma addirittura possono essere parzialmente finanziati dallo stato puttaniere.
    Come si sà, in italia le tasse sono pagate solo dai i lavoratori dipendenti, o da quei davvero piccolissimi imprenditori (non possono eludere con la mercedes), assimilabili più a dei proletari che a dei veri imprenditori.

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    • Anonimo

      allora, una volta i debito pubblico erra in mano in gran parte agli italiani, risparmiatorie ecc, la banca d’italia controllata dal tesoro comprava i titoli di stato, non acquistati dai risparmiatori richiedendo bassi interessi.
      Il Giappone ha un rapporto debito/pil che è non del 130% come in italia, ma del 200% ca., ma il debito è in gran parte nelle mani dei giapponesi ed hanno una banca centrale acquirente di ultima istanza (!), sono presi male come gran parte del modo, non malissimo dal punto di vista dei conti pubblici…il capitalismo non riesce dettare loro i provvedimenti economici di governo, sono dal punto di vista economico più SOVRANI DI NOI !!

      [“”L’inflazione una volta creatasi ( serve per dare slancio alla ripresa economica, per trovare liquidità per finanziare vari investimenti , qui in italia il rilancio del trasporto pubblico locale spesso malandato ad esempio…), si potrà contrastare rialzando i tassi di interesse in modo oculato dopo che la ripresa avrà fatto aumentare il pil.

      Gli interessi sul debito che l’italia paga ad investitori esteri che comprano titoli di stato italiani, è mediamente lo 1,8 del debito pubblico complessivo.””]

      Questo sarà, eventualmente l’interesse che si paga quest’anno, o negli ultimi anni, in periodo di piena stagflazione/deflazione…
      PROVI A VEDERE UN GRAFICO CHE RAPPRESENTI IL COSTO PER LO STATO ITALIANO PER PAGARE NEGLI ULTIMI 30 ANNI AD ESEMPIO, GLI INTERESSI SUL DEBITO, VEDRÀ LA DIFFERENZA CHE C’ERA DA PRIMA A DOPO CHE LO STATO ITALIANO HA INIZIATO A FINANZIARE IL DEBITO PUBBLICO RIVOLGENDOSI “AGLI OPERATORI DI MERCATO, LE CORPORATION FINANZIARIE PRIVATE CAPITALISTICHE .

      Se il debito pubblico fosse in mano a risparmiatori italiani e ad una banca centrale prestatrice di ultima istanza controllata dal tesoro, IL TASSO DI INTERESSE OTTIMALE PER FINANZIARE IL DEBITO PUBBLICO ANCHE IN DEFICIT SPENDING ( NON IN DEIFICIT SPRECHI E RUBERIE POLITICANTI COME SPESSO SUCCEDE IN ITAGLIA…), SAREBBE STABILITO DAI ( SPERANDO BUONI, E QUI STA IL PROBLEMA DI MANCANZA DI DEMOCRAZIA E DI RAPPRESENTATIVITÀ!!) GOVERNATI.

      Il debito pubblico attualmente è in buona parte fuori dal controllo sovrano…affidato ai diktat del capitalismo.

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  • Anonimo

    “Modalità e tecniche di azione che possono essere riassunte nel loro insieme sotto il capitolo di apprendistato sociale (Social Learning) che comincia dalla famigliola allargata davanti al desco televisivo per proseguire con la scuola e con la sua trasformazione da luogo di sapere rivolto alla crescita delle persone, a educazione al lavoro servile, come appunto prevede in Italia la buona scuola.”

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  • Anonimo

    “dove il caos politico e geopolitico si accompagnano a choc successivi: è questo il vero terreno con il quale raggiungere quello stato di infatilismo percettivo e di regressione da paura che è la condizione ottimale del dominio.”

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  • learco

    Uno strumento sofisticato di controllo “soft” dei gusti e delle tendenze della popolazione e di interferenza nei processi democratici a disposizione delle elite è l’eleborazione e la gestione degli algoritmi:

    “Il potere esercitato dagli algoritmi su individui e società è stato affrontato criticamente da una molteplicità di contributi teorici. Ad esempio, Richard Rogers parla di “algorithmic authority” riferendosi a motori di ricerca come Google e Bing, intesi come “macchine socio-epistemologiche” che, sulla base di definizioni arbitrarie e commercialmente guidate di popolarità e rilevanza, determinano la visibilità (o non visibilità) di notizie, argomenti e fonti di informazione.

    Lo spettro è quello dell’inconscio tecnologico evocato da David Beer: la produzione automatizzata della vita quotidiana da parte di tecnologie potenti e al contempo inconoscibili. Beer affronta anche la questione del controllo, concludendo che il potere degli algoritmi online sugli individui non sia solo epistemologico ma ontologico: essi non solo “mediano” il nostro sapere, ma vanno a costituire la realtà stessa – in particolare con l’assottigliarsi del confine tra “virtuale” e “reale”, tra vita “online” e “offline”.

    La pratica del potere algoritmico è insita nella sua opacità. Un’opacità che riguarda sia l’incessante lavoro computazionale di raccolta ed elaborazione di dati personali, totalmente invisibile all’utente, sia la formulazione matematica della maggior parte degli algoritmi online – tenuta gelosamente segreta dalle aziende proprietarie e soggetta a continui cambiamenti nel tempo.”

    https://www.che-fare.com/potere-algoritmi-societa/

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  • mondodioz

    E’ tant0 ben scrltt0 quant0 spavent0s0 !

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