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Trumpeachment per la guerra: comincia il basso impero

resizeGoogle maps e le altre analoghe iniziative di mappatura territoriale, stanno diventanto un bel problema per i servizi americani: è difficile sbattere una foto taroccata dicendo che questo è un forno crematorio, quest’altra è una fossa comune anche avendo la certezza che i media maistream, dopo accuratissimi non controlli, giureranno su questa notizia, pertaltro asseverata da ong come Amnesty international che altro non sono se non prolugamento delle agenzie di informazione .  Così il Dipartimento di stato Usa, che in realtà, per precostituirsi un alibi, non aveva escluso la possibilità di un errore marchiano, ha dovuto fare marcia indietro e ammettere  che “nella prigione governativa di Saydnaya in Siria non c’è nessun forno crematorio. Una parte dell’edificio, ristrutturato nel 2013, risulta semplicemente più caldo”.

Naturalmente si vuol far credere che si sia trattato di un disgraziato errore di interpretazione, ma  a meno che gli Usa non dispongano di mezzi praticamente primitivi non è possibile scambiare una parte di tetto un po’ più calda con un forno crematorio dove vengono incenerite migliaia di persone: si è trattato dell’ennesimo lucido tentativo di criminalizzare Assad, di creare un mostro e attraverso di esso colpire la Russia non dissimile da molti altri, ma che assume un rilievo particolare se collegato alle notizie che giungono da Washington sulla preparazione di un impeachment contro Trump che sarebbe addirittura accusato di essere un agente di Putin o comunque di essere pagato da lui. Certo a ben pensarci se un miliardario americano accetta gli spiccioli di Putin gli Usa devono essere messi molto male. Tuttavia anche qui si naviga nell’equivoco perché la prova del complotto (come sono complottisti gli anticomplottisti quando fa loro comodo) si basa su voci e sui contatti di Trump stesso e dei suoi con l’ambasciata Russa durante la campagna elettorale, che sono molti, ma del tutto normali per un candidato alla presidenza che non gode di particolare esperienza in politica estera e vuole conoscere il deuteragonista con la quale se la deve vedere. La stessa Clinton che pure aveva una lunga esperienza da segretario di stato ha avuto diversi contatti dello stesso tipo con Mosca, ma udite udite Trump avrebbe rivelato al ministro degli esteri russo Lavrov informazioni segrete che avrebbero messo in pericolo la sicurezza nazionale. La sfacciataggine dello “stato profondo” Usa è tale che il suo giornale di riferimento la Washington Post non solo svela tali segreti mettendosi sullo stesso piano dell’accusato, ma rivela che in realtà questi misteri svelato consistono nell’allarme sulla possibilità che l’Isis compia attentati sugli aerei nascondendo bombe nei laptop. Un’informazione che semmai fosse vera sarebbe doveroso diffondere e che peraltro era stata diffusa prima della conversazione incriminata.

Il carattere farsesco di tutto questo viene sottolineato dall’ex deputato democratico Dennis Kucinich, uno dei rapprersentati più a sinistra del partito in un’intervista a Fox news:  “Qualcosa è fuori controllo.C’è un tentativo di stravolgere la relazione con la Russia. Sono in disaccordo con Trump su molte questioni ma su questa ci può essere solo un presidente e qualcuno nel mondo dei servizi segreti sta cercando di rovesciare questo presidente al fine di perseguire una linea politica che ci mette in conflitto con la Russia. Il punto è: perché? E chi? Abbiamo bisogno di scoprirlo”.

Una cosa è certa: stiamo assistendo alla mutazione definitiva della democrazia americana, al sorgere di uno stato oligarchico che non tollera ostacoli, nemmeno quando essi sono un obolo obbligato alle ritualità democratiche e che per giunta si afferma sul piano di un conflitto globale con la Russia. Del resto la vicenda siriana come gli sforzi fatti per la riconquista del Sud America, il golpe ucraino come i nuovi e inquietanti piani sui balcani per un uleriore punizione della Serbia in quanto legata alla Russia. E’ evidente che la parte dell’America che ha sfruttato a fondo il periodo dell’unipolarismo per  mettere assieme colossali ricchezze senza fare praticamente nulla se non inventarsi nuove scommesse, non tollera in nesun modo una multipolarità che significa la fine di un epoca e la rimessa in discussione dell’attuale elite con tutto il suo grossolano pensiero unico. Quindi è decisa a creare uno storico punto di svolta anche in merito alla forma democratica entrando di fatto nell’era del basso impero.

Quanto alla sostanza quella è già evaporata da un pezzo e non trovo parole migliori per definirla di quelle dette dal segretario di Stato Tillerson ai suoi funzionari con le quali si afferma che gli Stati Uniti non baserenno più le loro relazioni con gli altri Paesi adottando come criterio i valori americani, come per esempio i diritti umani perché a prevalere sarà ciò che l’Amministrazione riterrà essere l’interesse della sicurezza nazionale. Nessuno aveva dubbi che fosse così fin dal 1821, che i valori americani esistono soltanto a Hollywood, niente di veramente sotto il sole a parte la fine di un’ipocrisia che è al tempo stesso la frattura ufficiale e irrimediabile con lo spirito se non la lettera della Costituzione.  I creduloni del sogno americano hanno finalmente ciò che gli spetta sia da Trump che dallo stato profondo che vuole la guerra a tutti i costi.

 

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12 responses to “Trumpeachment per la guerra: comincia il basso impero

  • dani2005dani

    Nel 2008 il professor Di Fazio (fondatore di ASPO Italia e unico italiano presente nel 2002 a Upssala) scrisse un pre esame per economisti. Gli stessi la cui teoria economico finanziaria ci sta portando al tracollo planetario.
    O meglio all’estinzione in un tempo milioni di volte più rapido dei sauri.
    Noi specie umana siamo intelligenti ma per nulla saggi.
    Come mai non si riesce a far capire che che viviamo in un PIANETA FINITO CON RISORSE FINITE E NON RINNOVABILI IN TEMPI ADATTI ALLA SPECIE UMANA?
    Come disse Carlo M. Cipolla di infinito sulla Terra c’è solo la STUPIDITA’ UMANA? http://aspoitalia.blogspot.it/2008/06/non-si-pu-mangiare-la-torta-e-averla.html?m=1

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    • Anonimo

      Letto. Molto sgradevole il contenuto ma Peter König è un analista serio. Bello pagare le tasse e non sapere l’uso di questi danari e scoprire che probabilmente sarà per spararti addosso.
      Ma la Val di Susa insegna che si può anche vincere e adesso gli ulivi pugliesi ci stanno provando. Solitamente i poliziotti che si schierano contro non sono mai del posto.

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  • jorge

    Learco cita : Secondo uno studio dell’Institute of International Finance, negli Usa e in Europa il 97% dei fondi resi disponibili per le imprese dai corporate bond sarebbe usato per operazioni di “ingegneria finanziaria”

    E’ una palese distorsione, una scelta di vera “finanza creativa”. Decisioni fatte solo per migliorare le valutazioni di breve termine in borsa.

    Certo, ma non è esatto che si tratti di una scelta, è l’unico modo con cui il capitalismo può oggi funzionare, e quindi esso capitalismo deve essere superato se non si vuole andare sempre peggio. Il capitalismo odierno puo funzionare solo così a causa delle spese tecniche e propedeutiche alla produzione, esse oggi sono così enormi da non poter essere remunerate nei tempi del ciclo, prima che ciò avvenga i capitalisti già devono spendere di nuovo per stare dietro alla tecnica, pena rimanere fuori mercato. In queste condizioni i profitti sono impossibili, ed è in risposta a questa situazione che il capitalismo doveva assumere necessariamente l’assetto finanziario che abbiamo tutti sotto gli occhi. solo cosi gli arrivano ancora dei profitti ma su questa strada porterà l’umanità alla distruzione se non viene superato.con un sistema sociale superiore

    Un po di storia a suffragio di quanto dico : Nei primi anni 80 si e avuto il “Grande Buy Back, ovvero i grandi trusts produttivi hanno cominciato a ricomprare le proprie azioni a scala sempre maggiore dando il via alla finanziarizzazione .

    Per parte degli anni 70, tali trusts tenevano i profitti fermi nel cassetto senza reinvestirli, non è che preferissero la finanza alla produzione, li tenevano fermi e basta e per anni il che per dei capitalisti è una bestemmia. Segno che reinvestire nella produzione non era per essi remunerativo, non è che si facessero scelte diverse dalla produzione (tenevano i profitti fermi), era proprio che produrre non generava più profitti, una patologia del capitalismo produttivo stesso (suo esaurimento definitivo), non l’effetto di un fattore esterno o di una scelta scellerata.

    Tale fenomeno fu definito “sovrapproduzione di capitale”, ed ebbe termine quando nei primi anni 80 i trusts in questione usarono questi profitti per ricomprare le proprie azioni (fino ad allora i valori di borsa erano bassi). Ricomprando le proprie azioni, i trusts ne fecero lievitare il valore, altri soggetti si aggiunsero a richiederle ed i corsi borsistici aumentarono sempre più facendo arricchire in primis i trusts che avevano dato il via al processo

    Il grande buy back, fece alzare enormemente i valori delle borse dando il via alla finanziarizzazione, solo dopo di ciò divennero importanti Goldman Sachs e simili . Da allora l’intreccio tra finanza e produzione, per quanto deprecabile e foriero di guasti immani, non solo è inestricabile me è l’unico modo in cui il capitalismo può funzionare e fare profitti . A separare produzione e finanza, si riavrebbe la stessa incapacità di fare profitti verificata a fine anni 70 e la stessa crisi di allora, anzi peggiore perchè i costi tecnici non recuperabili nei tempi del ciclo oggi sono costi maggiori. Con ciò sto dicendo che il capitalismo va superato, non che vada bene così come e oggi

    Da ciò si evince che l’intreccio tra produzione e finanza indicato 100 anni fa fa Lenin con l’espressione “capitale finanziario”, ha oggi raggiunto un livello ed una pericolosità mai vista prima. Oggi tutti i trust produttivi hanno una loro divisione finanziaria e partecipano le banche da cui vengono a loro volta partecipati. Gli scambi azionari, così come la partita di giro tra stati e banche chiamato quantitative easing, muovono quello che correttamente andrebbe chiamato “capitale fittizio”. Un valore rappresentato sulla carta, ma al quale cui non potrà mai più corrispondere un valore prodotto realmente, appunto perché oggi i costi propedeutici alla produzione sono così enormi da non poter essere remunerati, prima che ciò avvenga i capitalisti già devono spendere di nuovo per la tecnica pena rimanere fuori mercato (quindi niente profitti)

    Il capitale fittizio può fare apparire in ordine i bilanci di banche e trust produttivi che appaiono enormemente capitalizzati, ma ad esso corrisponde solo disoccupazione e crolli periodici che i governi assumono su di sé e poi scaricano su di noi, cioè su noi contribuenti e lavoratori sottopagati, per poi sbeffeggiarci dicendo che avremmo vissuto sopra le nostre possibilità

    Questa situazione non è dovuta a scelte soggettive di agenti economici scellerati, ma è l’unica configurazione che ha consente al capitalismo di trascinarsi ancora oggi profittevolmente, come molteplici protesi consentono ad un malato grave di sopravvivere. Senza la protesi della finanziarizzazione e del capitale fittizio il capitalismo sarebbe già morto, ed anzi si può dire che esso non sia neppure più capitalismo, si è trasformato sotto i nostri occhi in un sistema decadente, in uno zombie che ci porterà tutti alla morte se non si riuscirà a passare ad un sistema sociale superiore.

    Da questo punto di vista, e solo illusione pensare di tornare al capitalismo produttivo dal volto umano, keynesiano e similia, invero ciò non è possibile perché la tecnica ha oggi un costo che non e remunerabile e nemmeno recuperabile nei tempi del ciclo, ancor prima la tecnica impone di spendere di nuovo per gli impianti ed i profitti diventano impossibili.

    Infatti, come tra le righe dice Learco, da un pò il capitalismo investe in impianti meno di quanto potrebbe, e perché dovrebbe farlo, per aggravare la dinamica della caduta tendenziale del suo profitto ? Esso ormai è in piena decadenza, questa però è questione complicata (in certi settori gli investimenti sono stratosferici), e gli investimenti oggi sono assunti spesso dagli stati che ne sollevano le imprese. Resta che i costi propedeutici alla produzione, che non sono solo le spese per impianti, sono così grandi ed irrecuperabili da fare del sistema capitalistico un morto che cammina e che può produrre solo disintegrazione sociale e guerra (anche mondiale)

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  • learco

    I quantitative easing hanno di fatto permesso alle banche centrali di acquistare una grande quantità di titoli di Stato spingendo nel contempo le banche e gli altri grandi investitori verso il mercato dei corporate bond. Ciò ovviamente è stato molto favorito dalla politica di interesse zero che ha reso i titoli di Stato poco appetibili.

    Secondo uno studio dell’Institute of International Finance, negli Usa e in Europa il 97% dei fondi resi disponibili per le imprese dai corporate bond sarebbe usato per operazioni di “ingegneria finanziaria” e soltanto un misero 3% verrebbe impiegato per l’acquisto di macchinari o per altri investimenti reali di lungo termine.

    Secondo uno studio dell’Institute of International Finance, negli Usa e in Europa il 97% dei fondi resi disponibili per le imprese dai corporate bond sarebbe usato per operazioni di “ingegneria finanziaria” e soltanto un misero 3% verrebbe impiegato per l’acquisto di macchinari o per altri investimenti reali di lungo termine.

    E’ una palese distorsione, una scelta di vera “finanza creativa” che ha comportato soprattutto operazioni di fusioni e acquisizioni, di riacquisto di quote azionarie e finanche di pagamento dei dividendi. Decisioni fatte solo per migliorare le valutazioni di breve termine in borsa.

    https://it.sputniknews.com/opinioni/201705184513791-bolla-debito-corporate-bond/

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  • jorge

    Lenin, imperialismo fase suprema del capitalismo : L’idea è che il capitalismo si evolve dalla produzione dinamica competitiva al dominio del capitale finanziario, mentre il capitale finanziario inevitabilmente porta alle guerre. Se governano i finanziari, la guerra diventa inevitabile, scrisse, poiché sono insaziabili.

    bisogna però capire che cosa intendeva lenin per capitale finanziario, assolutamente non la sfera finanziaria come diversa da quella produttiva.
    ——————————–
    Per capitale finanziario hilferding, e poi lenin da questi ispirato, intendevano la fusione del capitale industriale e del capitale bancario
    Essi osservavano il fenomeno per cui le industrie avevano raggiunto un alto livello di concentrazione, le poche che rimanevano in un dato settore chiedevano soldi alle banche in quantità sempre maggiori per gli investimenti tecnici crescenti

    ora le banche erano anch’esse concentrate, perchè nel capitalismo il pesce grande mangia quello piccolo, Una grande banca quindi,non aveva interesse a fare un grande prestito ad una industria ad es. elettrotecnica, ed anche alle altre 2 industrie elettrotecniche concorrenti. Nel tempo data la crescente concentrazione, una di queste industrie sarebbe fallita, provocando perdite alla banca prestatrice di denaro. Essa banca veniva a trovarsi nella condizione di prestare denaro ad una industria ed anche ad un’altra industria che avrebbe provocato il fallimento della prima.

    Per chi tifare? E’ come avere due figli sapendo che necessariamente uno morirà per mano dell’altro, dal punto di vista della banca una perdita netta in ogni caso.

    Per risolvere questo dilemma, la grande banca finiva per prestare sì denaro a due o più industrie elettrotecniche, ma a condizione di compartecipare la proprietà di esse tutte.Le avrebbe cos’ guidate nel percorso successivo in modo da farle collaborare, spingendo per attuare economie di scala nella collaborazione tra di esse. La grande banca in causa non solo avrebbe evitato perdite, ma anche visto crescere la remunerazione, ed il valore delle industrie ormai compartecipate

    Ma questo processo portava alla formazione di una congerie unica tra industria e banca, appunto la fusione del capitale industriale e di quello bancario nel cosiddetto capitale finanziario. Preciso queste cose perchè altrimenti il simplicissimus, e chi come lui, troverebbe un infondato sostegno alla erronea distinzione tra capitalismo produttivo buono e quello finanziario cattivo, fatta con l’evidente scopo di salvaguardare il capitalismo dalle critiche inappellabili che invece merita
    ————————————-
    Hilferding, (scrisse appunto “Il capitale finanziario” ), era un socialdemocratico centrista seguace di Kautsky, pensava che quando il processo del capitale finanziario avesse unificato tutto il capitale industriale con quello bancario, di fatto avrebbe visto luce una completa socializzazione dell’economia, la socialdemocrazia avrebbe dovuto solo prenderne atto e mutare i rapporti di proprietà da privati a pubblici (economicismo della seconda internazionale)

    Lenin invece, capi che il capitale finanziario , avrebbe unificato l’economia nazionale in un unico trusts o quasi, ma questo si sarebbe potuto espandere ancora solo fuori dai confini nazionali creando le condizioni per uno scontro tra stati imperialisti, cosa che in effetti si ebbe con la prima guerra mondiale

    E’ anche interessante osservare che data la caduta tendenziale del saggio di profitto (ne parla smith, marx lo ha solo collegato allo sfruttamento), i capitali produttivi recuperano sulla massa dei profitti, cioè devono produrre di più perfino per mantenere lo stesso livello di profitto, non ne parliamo per aumentare ( lenin aveva ragione a prevedere l’espansione fuori dagli spazi nazionali e il pericolo di scontro e guerra). Ma per mantenere/accrescere i profitti ci vogliono crediti per investimenti crescenti, ovvero si diviene partecipati dalle banche arrivando al capitale finanziario, ciò e il risultato inevitabile della caduta tendenziale del saggio di profitto.

    Negli stati uniti invece, le industrie per finanziarsi cominciarono a mettere le proprie azioni sul mercato (piu che in europa), negli usa il ruolo che ebbero in europa le banche lo svolsero gli azionisti privati poi evolutisi con i fondi di investimento, Mai risultati finali, la unificazione di produzione e credito nel capitale finanziario e le sue conseguenze, non sono stati diversi (anche se sweezy e baran hanno dimostrato in un secondo momento che le banche controllano la produzione più degli azionisti privati fondi etc..

    Qua invece è la Lombroso a sbagliare, ed a credere erroneamente che la crisi dipenda dagli azionisti privati cattivi che vogliono profitti subito impedendo le politiche industriali di lungo respiro. In questo c’e una piccola quota di vero (ma la crisi dipende dalla non remunerabilità dei costi preliminari nei tempi del ciclo), gli azionisti privati o i fondi che partecipano le industrie sono un fenomeno inevitabile figlio della necessità di investimenti sempre più grandi, così come in europa è stato inevitabile il capitale finanziario come fusione di quello industriale e di quello bancario.

    queste analisi sono comunque centenarie, restano vere ma sono da aggiornare, dagli anni 70 industrie e banche si compartecipano reciprocamente ed anzi l trust produttivi hanno dato il via alla espansione recente della finanza ricomprando le proprie azioni (buy beck) e alzandone i corsi in un vortice che ha poi tutti contagiato

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  • dani2005dani

    Il complesso militare e della sicurezza USA si assicura ogni anno 1000 miliardi di dollari statali provenienti dalle tasse pagate dai contribuenti. Minacciando di normalizzare le relazioni con il nemico russo, creato appositamente per giustificare questo vasto bilancio, Trump rappresenta la principale minaccia per il potere e il profitto dello Stato USA di sicurezza nazionale. Questo è il motivo per cui Trump sarà ucciso e/o rimosso come Presidente degli Stati Uniti.

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  • learco

    “L’Occidente, per come lo conosciamo, è governato da oltre 70 anni dall’élite atlantica, anglofona e mondialista che, partendo dal Regno Unito e dagli Stati Uniti, ha inglobato l’intera Europa.
    Quest’élite non cederà mai il potere dopo un’elezione, non consentirà mai che un presidente degli Stati Uniti si riconcili con la Russia, non tollererà mai che i partiti populisti smantellino l’architettura UE/NATO con cui controlla il Vecchio Continente.
    L’élite deve prima essere eliminata: con un collasso economico, una rivoluzione violenta od una disfatta militare.
    Tutto il resto, compreso “la democrazia”, è noia: la triste parabola del “populista” Donald Trump contribuisce perlomeno ad abbattere i vecchi e consunti idoli del XX secolo.”

    http://federicodezzani.altervista.org/lesperienza-di-trump-ci-libera-dal-falso-idolo-della-democrazia/

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  • dani2005dani

    Eccellente, eccellente, eccellente. Sintesi perfetta e impietosa dell’egemone mondiale che dovrà scegliere tra il comprendere che non è più egemone e serve mutare verso un mondo finalmente multipolare e tra lo scatenare una terza guerra mondiale, stavolta definitiva.
    I patriarchi egemoni statunitensi, tutti ultranovantenni, dopo oltre 70 anni di dominio geopolitico, dove il caos e il dolore e la sofferenza sono aumentati vertiginosamente per miliardi di persone a causa delle loro scelte di cui non hanno mai pagato le responsabilità, riusciranno a comprendere qualcosa che sia oltre la loro psicopatologica mania di grandezza e prevaricazione?

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  • learco

    “Esattamente cento anni fa, nel 1917, Vladimir Lenin scoprì che il sistema produceva necessariamente guerre mondiali. Non è una questione di buoni o cattivi: è il sistema, sciocchi!
    Sull’argomento, scrisse un libro conciso chiamato: “Imperialismo, il massimo stadio del capitalismo”, aggiornando radicalmente Marx.
    L’idea è che il capitalismo si evolve dalla produzione dinamica competitiva al dominio del capitale finanziario, mentre il capitale finanziario inevitabilmente porta alle guerre.
    Se governano i finanziari, la guerra diventa inevitabile, scrisse, poiché sono insaziabili.
    Gli industriali, i costruttori e gli agricoltori si fermano ai limiti del loro territorio, ma non i finanzieri: questi vogliono sempre di più e non esistono limiti naturali alla loro espansione.
    Vogliono sempre colonizzare altre terre, sottomettere altre nazioni e succhiarne il midollo.”

    https://comedonchisciotte.org/vladimir-ilyich-trump/

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    • jorge

      Lenin, imperialismo fase suprema del capitalismo : L’idea è che il capitalismo si evolve dalla produzione dinamica competitiva al dominio del capitale finanziario, mentre il capitale finanziario inevitabilmente porta alle guerre.
      Se governano i finanziari, la guerra diventa inevitabile, scrisse, poiché sono insaziabili.

      bisogna però capire che cosa intendeva lenin per capitale finanziario, assolutamente non la sfera finanziaria come diversa da quella produttiva.
      ——————————–
      Per capitale finanziario hilferding, e poi lenin da questi ispirato, intendevano la fusione del capitale industriale e del capitale bancario

      Essi osservavano il fenomeno per cui le industrie avevano raggiunto un alto livello di concentrazione, le poche che rimanevano in un dato settore chiedevano soldi alle banche in quantità sempre maggiori per gli investimenti tecnici crescenti

      ora le banche erano anch’esse concentrate, perchè nel capitalismo il pesce grande mangia quello piccolo, Una grande banca quindi,non aveva interesse a fare un grande prestito ad una industria ad es. elettrotecnica, ed anche alle altre 2 industrie elettrotecniche concorrenti. Nel tempo data la crescente concentrazione, una di queste industrie sarebbe fallita, provocando perdite alla banca prestatrice di denaro. Essa banca veniva a trovarsi nella condizione di prestare denaro ad una industria ed anche ad un’altra industria che avrebbe provocato il fallimento della prima.

      Per chi tifare? E’ come avere due figli sapendo che necessariamente uno morirà per mano dell’altro, dal punto di vista della banca una perdita netta in ogni caso.

      Per risolvere questo dilemma, la grande banca finiva per prestare sì denaro a due o più industrie elettrotecniche, ma a condizione di compartecipare la proprietà di esse tutte.Le avrebbe cos’ guidate nel percorso successivo in modo da farle collaborare, spingendo per attuare economie di scala nella collaborazione tra di esse. La grande banca in causa non solo avrebbe evitato perdite, ma anche visto cresecere la remunerazione, ed il valore delle industrie ormai compartecipate

      Ma questo processo portava alla formazione di una congerie unica tra industria e banca, appunto la fusione del capitale industriale e di quello bancario nel cosiddetto capitale finanziario. Preciso queste cose perchè altrimenti il simplicissimus, e chi come lui, troverebbe un infondato sostegno alla erronea distinzione tra capitalismo produttivo buono e quello finanziario cattivo, fatta con l’evidente scopo di salvaguardare il capitalismo dalle critiche inappellabili che invece merita
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      Hilferding, (scrisse appunto “Il capitale finanziario” ), era un socialdemocratico centrista seguace di Kautsky, pensava che quando il processo del capitale finanziario avesse unificato tutto il capitale industriale con quello bancario, di fatto avrebbe visto luce una completa socializzazione dell’economia, la socialdemocrazia avrebbe dovuto solo prenderne atto e mutare i rapporti di proprietà da privati a pubblici (economicismo della seconda internazionale)

      Lenin invece, capi che il capitale finanziario , avrebbe unificato l’economia nazionale in un unico trusts o quasi, ma questo si sarebbe potuto espandere ancora solo fuori dai confini nazionali creando le condizioni per uno scontro tra stati imperialisti, cosa che in effetti si ebbe con la prima guerra mondiale

      E’ anche interessante osservare che data la caduta tendenziale del saggio di profitto (ne parla smith, marx lo ha solo collegato allo sfruttamento), i capitali produttivi recuperano sulla massa dei profitti, cioè devono produrre di più perfino per mantenere lo stesso livello di profitto, non ne parliamo per aumentare ( lenin aveva ragione a prevedere l’espansione fuori dagli spazi nazionali e il pericolo di scontro e guerra). Ma per mantenere/accrescere i profitti ci vogliono crediti per investimenti crescenti, ovvero si diviene partecipati dalle banche arrivando al capitale finanziario, ciò e il risultato inevitabile della caduta tendenziale del saggio di profitto.

      Negli stati uniti invece, le industrie per finanziarsi cominciarono a mettere le proprie azioni sul mercato (piu che in europa), negli usa il ruolo che ebbero in europa le banche lo svolsero gli azionisti privati poi evolutisi con i fondi di investimento, Mai risultati finali, la unificazione di produzione e credito nel capitale finanziario e le sue conseguenze, non sono stati diversi (anche se sweezy e baran hanno dimostrato in un secondo momento che le banche controllano la produzione più degli azionisti privati fondi etc..

      Qua invece è la Lombroso a sbagliare, ed a credere erroneamente che la crisi dipenda dagli azionisti privati cattivi che vogliono profitti subito impedendo le politiche industriali di lungo respiro. In questo c’e una piccola quota di vero (ma la crisi dipende dalla non remunerabilità dei costi preliminari nei tempi del ciclo), gli azionisti privati o i fondi che partecipano le industrie sono un fenomeno inevitabile figlio della necessità di investimenti sempre più grandi, così come in europa è stato inevitabile il capitale finanziario come fusione di quello industriale e di quello bancario.

      queste analisi sono comunque centenarie, restano vere ma sono da aggiornare, dagli anni 70 industrie e banche si compartecipano reciprocamente ed anzi l trust produttivi hanno dato il via alla espansione recente della finanza ricomprando le proprie azioni (buy beck) e alzandone i corsi in un vortice che ha poi tutti contagiato

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