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Firenze è un groviera. E i topi ballano

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Mentre intere regioni del paese crollano, si disintegrano, sprofondano, amministratori di città già provate si industriano in forma bipartisan  per portarle a rovina certa nel rispetto della nuova interpretazione dell’Uguaglianza: tutti giù. Lo dimostrano due casi, le due più prestigiose e visitate città d’arte, Firenze e Venezia, sotto osservazione da parte dell’Unesco, organismo cui si attribuisce autorevolezza e credibilità a intermittenza, attendibile se offre riconoscimenti a pinoli, fagioli, lardi e pistacchi,  ideologizzato e sgradevolmente supercilioso, proprio come i saccenti soloni che pontificano di costituzione o i molesti sorveglianti che lamentano l’ esproprio delle competenze di vigilanza e controlli sul sacco del territorio, se denuncia la pervicace indole della classe dirigente italiana a mal amministrare, mal versare e maltrattare le sue bellezze, ancorché nutra lo sciocchezzaio retorico a proposito di giacimenti e petrolio nostrano.

Per ambedue (ne abbiamo scritto qui: https://ilsimplicissimus2.com/2016/07/10/unesco-boccia-firenze-da-patrimonio-dellumanita-a-mangiatoia-del-renzismo/ e qui https://ilsimplicissimus2.com/2016/07/11/attila-regna-a-venezia/ ) si lamenta lo stato di abbandono di siti e monumenti (tanto per dire, ci hanno messo più di 5 mesi per mettere una pezza sul Lungarno Torrigiani crollato nel maggio 2015 a causa di un acquazzone), la promozione dissennata di un turismo maleducato e poco redditizio, la cui pressione danneggia ambiente e patrimonio artistico, la cacciata dei cittadini grazie al continuo incremento di servizi e costo della vita, all’espulsione “fuori le mura” di uffici, scuole, ospedali e a una politica degli sfratti attuata per far posto a strutture alberghiere, residenze di prestigio e alle cattedrali del consumo di lusso, mentre piccoli commercianti e artigiani sono soffocati da fitti esosi, tasse, balzelli. Ma l’Unesco ha anche lamentato l’indole avvelenata a favorire potentati promuovendo interventi e eventi, opere e operette pesanti quanto inutili, anzi dannose per ambiente e per bilanci taccheggiati dal racket del pareggio di bilancio.

I due sindaci solo apparentemente su fronti differenti, in realtà uniti dalla stessa ideologia, quella dello sfruttamento sfrenato di paesaggio, arte, cultura, bellezza, utile solo se porta profitto, se si può offrire come location per sfilate, convention, feste paesane, se viene bene come logo per l’advertising di marche e griffe, se si presta a essere merce di scambio: investimenti di mecenati contro voti, propaganda, finanziamenti elettorali, manifestano il loro scontento per l’accanimento della puntigliosa e sprezzante agenzia dell’Onu.

Così quello di Firenze, che una statistica colloca tra i più amati dalle cittadinanze, confermando che o siamo un popolo affetto da masochismo o che, è più probabile, le rilevazioni dell’opinione sono drogate a monte, quello del quale, magistralmente, Montanari ha dato la seguente definizione:  “la sua idea di Firenze punta sul rincoglionimento retorico dei cittadini, e sul lusso come unico asset strategico di sviluppo economico”,  ha dato alcune eloquenti risposte con azioni e atti concreti nel segno della continuità tanto per non smentire la sua natura di gregario eterno n.2 appiattito sulla funesta personalità del predecessore, colpendo i veri responsabile delle ferite al prestigio della città, i clan degli spacciatori di kebab, concorrenti sleali degli inestimabili prodotti dell’Eataly di Farinetti, le organizzazioni malavitose dei bancarellari che stendono le loro merci sul prezioso selciato di Firenze, a contrasto con le grandi firme che hanno monopolizzato il centro storico, su quella pavimentazione che Renzi e lui hanno in animo di piastrellare secondo più innovativi criteri.

E tanto per far capire che a lui dei moniti e delle accuse dell’Unesco gliene importa unapopodisega, ha reso noto con orgoglio che il  grande complesso religioso di Costa San Giorgio è destinato a diventare un grande resort per milionari, affidato alle cure dell’ineffabile coppia Lowenstein cui dobbiamo l’alienazione del castello mediceo di  Cafaggiolo, altro bene comune prodigalmente concesso, per usare la formula dei due imprenditori “innamorati di Firenze”, “al mercato dell’ospitalità…. per realizzare una proposta assolutamente originale, di carattere esperienziale, capace di trasmettere le suggestioni di luoghi secolari che fanno parte della storia di questa città”.

È il nuovo mecenatismo, benedetto da chi dovrebbe tutelare il patrimonio di tutti, che vanta i pregi di una speculazione immobiliare  accreditata come atto di illuminata protezione di una “eredità storica e culturale, che non si può mercanteggiare, si può solo custodire, preservare, conservare per i nostri figli e per i figli dei nostri figli”,  secondo la collaudata pratica di “valorizzazione” che consiste nell’espropriare, sfruttare, mercificare a beneficio di chi già ha in esclusiva e a danno di chi non ha più diritto nemmeno ai luoghi della memoria.

Ma ancora non basta. Negli stessi giorni a Roma il sodalizio infame Ministero dei Trasporti e enti locali ha confermato per intero lo sciagurato progetto del Passante dell’ Alta Velocità, la linea sotterranea di collegamento tra le tratte AV che, da nord e da sud, arrivano a Firenze,  composta da un doppio tunnel di circa sette km e una struttura interrata 25 metri sotto il livello del suolo, completamente scollegata dal restante trasporto ferroviario, definita “mini-stazione” di tre piani di 450×50 metri,  con tre livelli da oltre 20.000 metri quadri ciascuno. All’inizio dell’estate lo stesso sindaco aveva ammesso che era meglio accantonare l’incauto progetto   e che le FS, nelle mani di un altro renziano doc, avevano un più ragionevole progetto di potenziamento delle linee di superficie. Ma poi l’incalzare degli eventi, la necessità di consolidare in extremis le relazioni padronali con i vari trend dell’azienda Pd fiorentina ha persuaso dell’opportunità di conciliare le istanze e gli appetiti degli attori in campo.   E, per non scontentare nessuno, il piano di sviluppo della città prevede l’aeroporto, l’inceneritore, e pure il grande cantiere della Tav, aperto in gran furia nel 2009, senza i necessari permessi in modo da mettere i cittadini davanti al fatto compiuto. A conferma della tendenza generale che vuole disperatamente far fruttare i vincoli opachi con le cordate del cementi e degli scavi, se la Camera a poco più di una settimana della vittoria del No ha votato definitivamente la ratifica all’accordo tra i governi italiano e francese per l’avvio dei lavori del Treno ad Alta velocità tra Torino e Lione, tacitando le ragioni degli enti e delle comunità locali.

Anche in questo caso, come sempre quando si parla di Grandi Opere volute da piccoli ometti per piccoli interessi particolari, l’alternativa ci sarebbe eccome. Basterebbe concentrare i servizi distribuendoli attorno alla stazione di Santa Maria Novella, utilizzare  gli spazi ricavabili dal terrapieno ferroviario e dalle zone dismesse, promuovere il trasporto di superficie. Basterebbe tenere nel debito conto i rischi che comporta l’insensata “pensata” e che si riproducano, amplificati, fenomeni di crolli, dissesti, degrado idrogeologico generalizzato, già registratisi per la Tav nel Mugello.

Ma l’ordine è scavare, muovere terra, fare ammuina, come sanno fare le mafie e i regimi che si scambiano favori reciproci. Dovremmo imparare a scavare anche noi, per portare alla luce commerci scellerati, traffici,  corruzione, veleni, legami consumati sulla nostra pelle e a nostre spese, e scaraventare loro nelle tenebre.

 

 

 

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