Usa, la notte dei generali

19358772_ecui6Ne abbiamo visti a decine, se non a centinaia, di film in cui a qualche personaggio, presidente, generale, scienziato o semplice cittadino tremavano le  vene e i polsi di fronte alla prospettiva di un conflitto atomico o anche a quella di sganciare un solo ordigno nucleare: Hollywood aveva in qualche modo incassato la lezione del maccartismo, peraltro mai morto, puntando non più sul patriottismo palese e armato, ma su quello di una sorta di superiorità morale nei confronti dell’ipotetico nemico, feroce e così cinico da non avere problemi a sganciare la bomba su città inermi e fare strage di innocenti. Certo la cosa potrebbe ricordare molto da vicino Hiroshima e Nagasaki, ma come si sa quegli ordigni vennero sganciati per salvare vite e dunque furono a tutti gli effetti un intervento umanitario.

Questo atteggiamento da beghine della religione Usa continua imperterrito nei nuovi scenari, dove alla bomba si è sostituito per un ventennio il terrorista o l’alieno e da qualche tempo di nuovo la Russia o comunque un potente e oscuro nemico senza scrupoli, dimostrando la teoria freudiana in cui il giudizio sull’altro è più che altro un giudizio su se stessi. Eppure anche in questo clima da Hollyvood ogni tanto saltava fuori qualcosa di godibile e di parzialmente estraneo al messale americano dell’intrattenimento: così Il dottor Stranamore di Kubrick prendeva in giro i generali che non vedevano l’ora di dare inizio alla carneficina e quelli decisi a provocarla comunque con iniziative belliche proprie. Certo la satira era  possibile perché si mostrava tutto un mondo che per fortuna era imbrigliato e tenuto a bada dalla politica e dopotutto nessuno poteva credere che il maistream potesse essere quello. Oggi invece le cose stanno molto diversamente e molto peggio di quanto  Kubrick potesse ipotizzare: i generali guerrafondai non hanno più bisogno della situazione eccezionale di Stranamore e del bunker di comando per rivelarsi, lo fanno tranquillamente in pubblico, evidentemente certi che dall’amministrazione non verrà alcuna conseguenza per le loro dichiarazioni. Così il Capo di Stato Maggiore dell’esercito  Mark Milley, alla conferenza annuale dell’Associazione dell’Esercito degli Stati Uniti ha tranquillamente avvertito che gli Usa sono pronti a distruggere i nemici, ovvero Russia, Cina e Iran. Si tratta di un pronunciamento agghiacciante che ormai vola sulla testa della politica, non solo del povero e inconcludente Obama,  e che già da sola testimonia dello spirito del governo ombra statunitense a cui si devono peraltro gli “errori” a ripetizione nella battaglia siriana. Certo per questi uomini coltivati a steroidi, gonfi, ma privi di virilità, c’è la rabbia per essere stati fermati, loro onnipotenti, in Siria assieme ai terroristi di riferimento, c’è la necessità di fare la voce grossa per spaventare gli altri, di dire che non vogliono mollare l’osso,  ben sapendo che così ci si avvicina pericolosamente al punto di non ritorno. Ma non esiste che un generale possa fare una dichiarazione di guerra in proprio anche solo per un fatto formale. Visto che a 5 giorni dal discorso non è stato ancora destituito vuol dire che ha espresso la volontà complessiva di Washington e non si aspetta che il nuovo presidente – qualunque esso sia sarà ostaggio del complesso militar industriale o della propria incompetenza, dunque un burattino – per dare inizio alle danze.

L’ambascia morale per l’uso delle armi di distruzione di massa degli anni ’60 e ’70 ha lasciato posto al suo contrario, ossia a quella per il loro non uso, per cui se ci fosse Kubrick non potrebbe che realizzare un Dottor Strangewar, dove la situazione del bunker è quella normale e la posizione ridicola quella di chi non vuole scatenare un attacco. Cosa ha provocato questa inversione e la situazione di pre conflitto di oggi? Il fatto che la politica sia ormai subalterna ad altri poteri e non sia più in grado esprimere concretamente e non solo per via retorica una qualunque volontà generale, ma solo quella di una ristrettissima elite la quale ha preso perfetta coscienza del vicolo cieco in cui il mondo è stato portato da globalizzazione e liberismo selvaggio e dal relativo timore  che la crisi endemica e l’impoverimento generale, ancorché statisticamente camuffato, possano attentare allo status quo, all’ideologia integralista del mercato, al pensiero unico e rilanciare l’idea di stato ma con esso quella di diritti sociali e della democrazia reale. Insomma mettre sotto accusa tutto il sistema che regge le oligarchie globali. La tentazione della guerra come unica igiene del pensiero unico diventa quindi concreta e nel caso specifico viene saldata da valanghe di stagnini ideologici al corpo mistico dell’eccezionalità americana e del suo buon diritto.   Che diventa il buon diritto e l’alibi dei generali.

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