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Ilva, “diritto” di strage

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ieri due notizie avevano, almeno apparentemente, un collegamento solo geografico.

Sono stati prescritti 23 dei 25 reati contestati all’ex senatore Pd Alberto Tedesco, assessore alla Sanità nella giunta Vendola. Il processo proseguirà per gli unici due rimasti in piedi: l’associazione per delinquere e la concussione.  Secondo l’accusa Tedesco avrebbe avuto parte attiva nella “cupola” che fra il 2005 e il 2009 avrebbe “illecitamente pilotato” forniture e gare d’appalto nel settore sanitario.

E intanto la Regione Puglia, dopo la pubblicazione del dossier sulla correlazione tra le emissioni dell’Ilva e i fenomeni di malattia e morte a Taranto, ha deciso di impugnare  dinanzi alla Corte Costituzionale l’ultimo decreto legge Ilva «per lesione del principio di leale collaborazione che dovrebbe ispirare l’operato del legislatore». L’indagine, che ha preso in considerazione un campione di 321.356 persone residenti, tra il 1 gennaio 1998 ed il 31 dicembre 2010, nei comuni di Taranto, Massafra e Statte, seguendoli fino al 31 dicembre 2014, ovvero fino alla data di morte o di emigrazione, conferma i risultati degli studi precedenti e «depone a favore dell’esistenza di una relazione di causa-effetto tra emissioni industriali e danno sanitario nell’area». La latenza temporale tra esposizione ed esiti sanitari appare breve, a indicare «la possibilità di un guadagno sanitario immediato a seguito di interventi di prevenzione ambientale».

La relazione tra le due notizie non è soltanto quella “territoriale”. Parla invece di impunità, di una immunità che, tramite un’applicazione ristretta della legge, come fosse un’operazione aritmetica, esonera la politica dalle responsabilità civili, sociali, politiche, morali, sia che delinquano, che perseguano ambizioni o interessi personali,  sia che esercitino le loro funzioni al servizio di ceti padronali, industriali che finiscono per sconfinare nell’attività criminale,  o le tre cose insieme.

Favoriti da lungaggini e inefficienze, tutelati dalle   connivenze e  dalle coperture colpevoli di cui i potenti godono, autorizzati a proseguire comportamenti illeciti e delittuosi fino alla strage, grazie a leggi fortemente volute da un susseguirsi di esecutivi che hanno scelto di agire in nome e per conto di profitto, speculazione, rendite parassitarie, incuranti dei morti che hanno lasciato per strada.

Quella frase contenuta nel rapporto la dice lunga sui delitti e sulle pene e perfino sulle malattie e sulla morte, terribilmente disuguali:  poteva esserci – e potrebbe esserci – un effetto positivo nel limitare l’incidenza di patologie legate all’inquinamento dell’Ilva, se si fossero messi in atto, o si metteranno in atto,  interventi di prevenzione e riparazione ambientale. Mentre, invece, da Monti a Renzi, i governi in carica hanno permesso al siderurgico tarantino di rimandare continuamente la copertura dei famigerati parchi  minerali dell’impianto, la misura più idonea per garantire una drastica riduzione dei veleni.

Non c’ nemmeno bisogno di prescrizione: in piena estate e in gran corsa il Parlamento ha licenziato l’ultimo decreto, il decimo in ordine di tempo,  quello contestato dalla Regione, dal nome eloquente di Salva Ilva, perché la finalità è quella appunto di “salvare” l’azienda dai costi e dalle conseguenze anche penali dell’opera di risanamento che dovrebbe essere avviata grazie all’attuazione di un piano già prorogato e la cui scadenza potrebbe essere dilazionata al 2019. Di esonerare dalla obbligatorietà dell’azione penale il Commissario, concedendo una oscena “deroga”, addirittura un “diritto” al disastro e alla strage.

E in ministro “competente” – si dice così, a prescindere – quello dell’Ambiente, rivendica la correità, ha rivendicato l’operato  dell’esecutivo, irridendo la denuncia della Regione, i contenuti del dossier e le parole del Presidente Emiliano, che, risponde, “fanno riferimento a un periodo necessariamente antecedente all’abbassamento della produzione all’Ilva e dunque anche di quelle attività più impattanti sull’ambiente” , aggiungendo che “loro”  preferiscono “all’allarmismo le risposte quotidiane”,

Vada a raccontarle ai genitori dei bambini ( i più esposti), morti o malati, le loro risposte, agli infartuati (mica si muore solo di cancro vicino all’Ilva), le vada a raccontare agli operai che rischiano malattie e incidenti sul lavoro, messi di fronte all’impossibile ricatto,  all’infame alternativa tra posto e salute.  Venga a raccontare a tutti noi che ci ribelliamo a una così criminale intimidazione che imporrebbe di preferire il salario ai diritti, l’unica certezza della fatica  alla certezza della fame, la qualità delle loro misure, le stesse che aveva proposto sfrontatamente Fabio Riva, rifilate come strategiche alla commissione ministeriale e finite nell’inchiesta “Ambiente svenduto”: la erezione di una barriera antivento e la progressiva riduzione del cumulo che ogni giorno sparge in giro i suoi veleni. Venga a raccontarci perché ha dato la sua approvazione all’immancabile decreto Milleproroghe che contiene  l’ultima di una lunga serie di rinvii per adeguarsi ai limiti per le emissioni inquinanti imposti dal Codice dell’Ambiente per i “grandi impianti” costruiti prima del 2006, cioè quasi tutti.

Quando invece le soluzioni ci sono, costose, certo, ma meno di un Ponte, meno di una Tav, perfino meno dei morti di cancro e  del loro “prezzo” economico, sociale, morale. È il processo di decarbonizzazione delle produzioni, introducendo il gas al posto del carbone nei cicli di lavorazione e riducendo drasticamente le emissioni.   Il processo, come sostiene da anni Giorgio Nebbia, uno dei pochi medici credibili e  autorevoli  inforno al capezzale della fabbrica, consentirebbe di liberare Taranto dalla schiavitù del carbone, comporterebbe un minore consumo di energia per tonnellata di acciaio prodotto e un minore inquinamento e sarebbe certamente molto più “verde” ed ecologicamente accettabile di quello attuale, anche se nessun processo è esente da polveri e fumi e scorie.

Certo, richiede una radicale trasformazione dell’acciaieria, forse la localizzazione in un’altra zona vicina, la soluzione di molti problemi tecnico-scientifici. E incontra l’ostilità, oltre che dei signori dell’acciaio, che non intendono investire della conversione, malgrado nel mondo già circa 75 milioni di tonnellate di acciaio siano prodotti ogni anno con ferro preridotto,  anche delle potenti organizzazioni dell’estrazione, del commercio e del trasporto del carbone:  circa 1000 milioni di tonnellate di carbone ogni anno sono assorbite dalla siderurgia mondiale.

A loro risponde la “maggioranza”, sono i loro profitti criminali e i loro gruzzoli delittuosi che difende. Ma a inspirarli è anche un’ideologia che legittima e promuove l’inimicizia e il conflitto: occupati contro disoccupati, lavoratori contro cittadini, occupazione contro salute, giovani precari contro vecchi neo provvisori e instabili, mariti in fabbrica contro mogli in piazza,  sindacalisti contro medici. È ora di fare pace tra noi contro la loro guerra.

 

 

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