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La “giornata particolare” del Renzculpop

special001Ieri Hitler è venuto a Roma. Anzi no, ma l’atmosfera dell’indimenticabile film di Scola c’era tutta: la tracotanza cialtrona del fascismo, il giubilo fasullo dei media unificati e controllati dal Minculpop, i gagliardetti al vento, l’aria smargiassa  e i drammi silenziosi di tutti. No, Hitler non è venuto a Roma, ma i sindacati hanno firmato –  a scatola chiusa perché molti punti sono lasciati a un’ipotetica clemenza del governo –  l’ennesima rapina a mano armata sulle pensioni, si sono arresi alla truffa dell’anticipo pensionistico, il cosiddetto Ape. Ma come Mussolini faceva girare tre o quattro volte i carrarmatini di latta affinché il despota tedesco si convincesse della potenza italiana, così i media  hanno sparso a piene mani bugie e voluti errori di calcolo per nascondere i tagli selvaggi alle pensioni e magnificando l’aumento della quattordicesima (un provvedimento comunque temporaneo) che può arrivare nel caso delle minime da 500 euro al mese, sempre che non esista alcun altro reddito, nemmeno da fabbricato, a ben 40 centesimi al giorno. Qualcosa che se va in un amen, nell’aumento di un ticket. Se fai un elemosina così il mendicante ti sputa in faccia, ma per gli uomini dei media che vivono delle briciole del potere non avendo più nemmeno quelle della dignità, si tratta una cifra di tutto rispetto. Necessaria del resto ad attivare il megafono del consenso e nascondere il resto.

Un resto che fa parte di un gioco al massacro cinico e maligno che comincia come d’altronde è successo in Germania, con lo stabilire età pensionabili difficilmente raggiungibili per l’assoluta maggioranza delle persone o addirittura impossibili per molte attività. Ma poi con animo magnanimo si concede di poter anticipare la pensione facendo un prestito  per coprire gli anni mancanti. In pratica un mutuo obbligatorio da pagare per il resto dell’esistenza e direttamente attinto dalla busta mensile per poter accedere a un diritto del resto pagato per l’intero arco della vita lavorativa e molto spesso superiore in termini reali a ciò che si riceve in cambio ( questo è uno dei motivi per cui si teme tanto la poca inflazione perché tra l’altro non permette lauti guadagni ai gestori delle pensioni). Ma non facciamo le cose più brutte di quello che sono: in caso di ristrutturazione o crisi aziendale (cioè ormai in qualsiasi caso) e con la minaccia del licenziamento il lavoratore potrà andare in pensione appena dopo i 63 anni e l’anticipo verrà pagato per il 40% dall’impresa e per il 60% dallo stato. Disgraziatamente questo implicherà una decurtazione sempre maggiore per ogni anno di anticipo e sebbene la vaghezza e l’indeterminazione dell’accordo non permette di fare un calcolo preciso,  si tratta comunque di un taglio medio di 150 euro al mese su pensioni già ridotte al lumicino.

Per quelli invece che volessero anticipare volontariamente l’andata in pensione dopo i 63 anni perché proprio non ce la fanno più anche fisicamente, c’è la legge del taglione: da una parte avranno un decurtazione  fino al 20% dell’assegno , dall’altro dovranno restituire il prestito bancario per gli anni mancanti: se uno vuole risparmiarsi 3 e sette mesi di lavoro e ha diritto a una pensione media, si arriva alla cifra esorbitante di oltre 460 euro al mese per vent’anni; i cravattari fanno scuola. E così anche una buona pensione si trasforma in un trattamento da fame. Disgraziatamente quasi tutti  i media si sono dimenticati di questo piccolo particolare perché non puoi dire a un quadro che vota senza discutere lo status quo che verrà rapinato di oltre 800 euro al mese o a un operaio che gliene leveranno come minimo 400. Nel primo caso si tratta di una cifra 30 volte superiore alla regalia dei 40 centesimi. Bastano alcune migliaia di  Ape volontarie per ripagare tutta l’elemosina. Però ancor più di questa predazione di risorse e vita a favore degli organismi finanziari, si resta stupefatti dal servo encomio con cui l’accordo è stato presentato, nascondendo tutto il marcio e ripetendo i mantra dozzinali e ottusi nei quali  ha respirato una intera generazione di mediocri arroganti. Non mi stupisce certo che i sindacati abbiano firmato, ormai fanno da palo, ma l’atmosfera soffocante di consenso forzato al regime sta raggiungendo limiti grotteschi e insopportabili. I carrarmatini di latta delle menzogne – sempre le stesse -girano incessantemente per far vedere quanto è potente l’Italia renziana, ma in realtà testimoniano del regime e della democrazia in pericolo. Del degrado anche morale nel quale siamo caduti.

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