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Dopo il no ai giochi scattano le bugie olimpiche dei pescecani

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La promessa di un quartiere è rimasta in cartolina, dietro di essa c’è solo terra brulla

Trema la bilancia commerciale delle bugie: quelle italiane, benché di imitazione, sono di così scarsa qualità che possono essere usate  solo per il mercato interno. Ora invece i bugiardi e gli speculatori nostrani si preparano all’importazione massiccia delle bugie di lusso di Cameron sulle Olimpiadi, per dimostrare come la Raggi abbia fatto una cazzata a dire no ai giochi romani. Dico di Cameron perché le olimpiadi di Londra del 2012 sono quelle che hanno fatto meno buchi nei bilanci pubblici e sono dunque quelle a cui il milieu politico affaristico della capitale comincia a fare riferimento. Certo fossi un palazzinaro mi convincerei che anche i giochi di Atene che hanno rovinato la Grecia siano una cosa buona e giusta,  ma le cose non stanno così, il bilancio positivo presentato un anno dopo dall’ex premier britannico, è una menzogna colossale che si serve di nascondimenti e di ragionamenti paradossali per asserire il successo di bilancio della manifestazione.

Vediamo, cifre alla mano come non faranno quelli che ora parlano di primavera londinese per appoggiare le loro rivendicazioni, compreso il Coni  degli scandali  che arriva alla sfacciataggine di chiedere 20 milioni di danno erariale a fronte di spese che esso stesso quantifica in 150 mila euro:  nel 2013 Cameron per placare le polemiche se uscì con un bilancio dadaista per dimostrare che i giochi erano stati un successo:  le Olimpiadi disse erano costatei 8 miliardi e 700 milioni, (cinque volte più del preventivato e comunque meno dei 9 miliardi e 200 milioni che risultano oggi nei conti ufficiali),  ma  avevano fruttato 9 miliardi e 800 milioni, dunque oltre un miliardo di guadagno. Disgraziatamente egli omise le gigantesche spese per la cosiddetta sicurezza (praticamente furono richiamati oltre 30 mila uomini dell’esercito) e per tutti gli interventi di trasporto e servizi collaterali ai giochi le quali, secondo alcuni analisti della City, portano la cifra effettiva in un range tra i 20 e i 25 miliardi.  E poi il gioco di prestigio: il premier mise in bilancio più 1 miliardo e mezzo di appalti vinti da aziende britanniche per partecipare all’organizzazione di altri giochi, quelli invernali di Soci, in Russia, nel 2014, e quelli estivi di Rio de Janeiro, in Brasile, di quest’anno, qualcosa di pretestuoso e indimostrabile visto che tra l’altro molti di quei contratti erano già stati siglati prima dell’Olimpiade a Londra. Un trucco demenziale che gli valse una severa reprimenda da parte del Financial Times.

Però è proprio in virtù delle spese nascoste e non dichiarate che successivamente il governo si è trovato costretto, anzi vista la sua composizione, felicemente necessitato a dare una vigorosa sforbiciata al welfare. E per mettere una ciliegina sopra la torta di menzogne c’è anche il dato di una flessione del turismo dovuto proprio al timore dei disagi derivanti dai giochi, una cosa che si è verificata anche a Rio e che dunque possiamo ormai considerare strutturale visto che olimpiadi si seguono molto più agevolmente e comodamente in tv. Gli affittacamere sono avvisati. Dunque i soldi pubblici e derivanti dall’indotto sono finiti in poche mani a detrimento dei molti che si sono visti tagliare sussidi, salari e diritti.

Ma, naturalmente, i giochi hanno l’aspetto positivo delle strutture che servono anche per il dopo: è un argomento che mi fa rabbrividire perché non si capisce il motivo per cui certe cose non possono essere realizzate per il benessere dei cittadini, ma solo sotto la spinta del grande evento e delle sue speculazioni.  Però anche qui regolarmente è un disastro e l’esempio londinese non fa eccezione, anzi forse è tra gli esempi peggiori, nonostante sia stato  accompagnato dai canti aedici dei media. Il 6 agosto scorso  il Daily Mail che non è certo un quotidiano di opposizione, ha fatto il punto della situazione a ormai quattro anni dalle Olimpiadi londinesi (l’originale lo trovate qui) : bene cominciamo dal fatto che il numero di inglesi che fa sport è diminuito dello 0,5% e andiamo al sito olimpico che marcisce senza che si sia fatto nulla, senza che vi sia nemmeno l’ombra delle 6800 case promesse alla gente espulsa dalle proprie abitazioni  per fare spazio ai giochi. I “rifugiati olimpici” vivono tuttora nei orribili loculi di cemento a disposizione degli atleti. Il “parco olimpico ” che secondo le promesse avrebbe dovuto portare negozi, palestre,  ristoranti e bar aprendo migliaia di posti di lavoro, non esiste a meno che non si voglia chiamare tale un ammasso di sterpaglie e carcasse vuote, unico resto di due settimane di gloria.

In più lo stadio olimpico è stato dato al West Ham United per 99 anni in maniera assai controversa. I proprietari della squadra – nonché tycoon dell’industria del sesso – David Gild e David Sullivan hanno pagato solo 15 milioni di sterline lasciando ai cittadini un conto di 255 milioni . Con questa cifra si sarebbero potute restaurare, librerie, musei, sale da concerti in tutta Londra o forse lo stadio stesso che già cade a pezzi ed è circondato di gru per i restauri. L’area olimpica a est di Londra  ha perso 300 aziende e 14000 posti di lavoro che provenivano da fattorie, piccole industrie e artigianato che non sono mai stati recuperati. Si diceva anche  che la Orbit Tower disegnata da Anish Kapur avrebbe attratto 350 mila turisti e avrebbe fatturato 1,2 milioni di sterline fin dal primo anno. E’ stata visitata fino ad oggi da 123 mila persone e ha perso 520.000 sterline, tanto che adesso c’è in parlamento la proposta di abbatterla. Certo ci sono piani di lottizzazione, ma guarda caso riguardano quasi esclusivamente appartamenti di lusso che la stragrande maggioranza dei londinesi non si può permettersi ed è proprio in questo che si è svelata la speculazione selvaggia esercitatasi prima, durante e dopo i giochi.

E si tratta di Londra, dove un comitato olimpico non attraversato da verifiche e scandali selvaggi come il nostro, ha fatto quanto era possibile per rendere meno degradante la situazione. Figuriamoci a Roma dove già ci si era accomodati a tavola col tovagliolone da amatriciana per non sporcarsi e fare una bella mangiata in vista dei giochi: che ci fossero o meno, bastava  solo l’annuncio della partecipazione alla gara per dare il via alla grande partita di speculazione e magna magna. Quindi si capisce bene la delusione, la rabbia e la bugia che l’accompagnano di fronte alla notizia della chiusura del ristorante.

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One response to “Dopo il no ai giochi scattano le bugie olimpiche dei pescecani

  • Anonimo

    Grazie per la perfetta contabilità. Per un momento mi ha ricordato Paperon de Paperoni. Resta l’importanza morale delle Olimpiadi.

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