Annunci

Sprotezione civile

amatrice_terremoto_crollato_Almeno adesso di una cosa possiamo esser certi: che la Protezione civile è qualcosa di scritto sui giubbotti, un ballon d’essai come si diceva una volta che è servito al berlusconismo per mettere in piedi una sorta di centrale d’appalto pronta a gestire catastrofi ed eventi al di fuori di ogni controllo, ma per il resto è un guscio vuoto, una sorta di coordinamento  dell’improvvisazione e della disorganizzazione la cui reale natura si nasconde dietro l’abnegazione dei volontari, la fatica dei vigili del fuoco, quel poco di organizzazione  delle forze dell’ordine, qualcosa che con le sue ombre lunghe di strumento in mano alla presidenza del consiglio ha finito per essere il maggiore promotore, sia pure indiretto, delle ricostruzioni opache e di quelle situazioni di incuria, noncuranza o di speculazione che poi sono all’origine delle tragedie che stiamo vivendo e sopportando.

Lo si può dire in questa occasione nella quale probabilmente non si sarebbe potuto fare molto di più: è vero che come dice il sindaco di Accumuli i primi soccorsi si sono visti dopo tre ore, è vero che pur essendo a Foligno il centro della protezione civile umbra, cioè a poche decine di chilometri dalle zone colpire dal sisma i mezzi per lo sgombero delle macerie sono dovuti partire da Roma, è vero che abbiamo visto la gente scavare per ore nelle macerie a mani nude, è vero che a Terni si è organizzata una colonna di soccorso solo alle 7 di mattina, ma il vero danno è stato fatto monte nelle costruzioni e ricostruzioni, nei controlli inesistenti, nei consolidamenti pagati e mai fatti (vedi l’ospedale di Amatrice per la sopravvivenza del quale, nella totale assenza di interventi di qualsiasi tipo,  c’è stata persino una lunga battaglia), nell’allegra aria di laissez faire dove volano gli avvoltoi, tutte cose che hanno segnato il diverso destino fra paesi distrutti e altri che hanno resistito come Norcia dove la ricostruzione dopo il terremoto del ’79 e poi quello del ’97 è stata fatta con criteri adeguati.

Sarebbe irriverenza verso le vittime non parlare di tutto questo e contribuire ad allungare la scia di morte attraverso un rispetto falso e peloso. E’ proprio questo il momento di scardinare le illusioni e il trompe l’oeil sulla nostra presunta protezione, sulla sedicente organizzazione e mostrare quello che è, vale a dire che la protezione civile non è che una sorta di accomodamento tra istituzioni che subisce l’inefficienza degli anelli deboli, invece di rafforzarli e pretendere il loro adeguamento alle possibili sfide. Invece di essere un quasi ministero capace di fare ricerca  e imporre controlli, di obbligare a lavori necessari per mettere rimedio alle situazioni più a rischio che siano i torrenti di Genova, gli innumerevoli movimenti franosi, i permessi per le costruzioni a bordo fiume o appunto gli interventi antisismici, insomma di avere “il compito di tutelare le persone, i beni e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e altri eventi calamitosi”, tra cui la speculazione e il corto circuito affari – politica,  si è trasformata in poco più di una sigla, tra l’altro spezzettata fra le regioni che oggi hanno l’ultima parola su tutto e che aggiungono ulteriori e grotteschi problemi organizzativi a quelli già esistenti. Invece di essere uno strumento efficace di controllo, è diventato un organismo efficace per evitare i controlli del dopo catastrofe.

E dire che c’era stato un tempo in cui pareva che qualcosa di serio potesse davvero realizzarsi: dopo i terremoti del Friuli e dell’Irpinia cominciò a farsi strada l’idea di un organismo di coordinamento nazionale e si arrivò nell’82 alla creazione di un Ministero per il coordinamento della Protezione civile con la contemporanea nascita di Dipartimento della Protezione Civile, nell’ambito della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Al posto di una struttura burocratica e di pari livello degli altri ministeri, si sceglie di creare un organismo snello, sovra-ministeriale, capace di coordinare tutte le forze di cui il Paese poteva disporre. Ed è stato forse questo il vero errore da cui poi si arriverà al precipizio di oggi. Evidentemente questi ministri (il primo fu Zamberletti) davano un po’ di fastidio cosicché col primo governo Berlusconi tutte le attribuzioni finirono in capo al presidente  del consiglio e lì rimasero a parte una breve parentesi durante il governo D’Alema. Berlusconi di gente che potesse mettere i bastoni fra le ruote non ne voleva di certo e la riforma del Titolo Quinto della Costituzione che attribuiva le competenze di protezione civile alle Regione secondo criteri autonomi o in qualche caso senza alcun criterio, segnò la fine di questo ministero sui generis e anche della protezione civile nazionale in quanto tale. Perché da quel momento rimase un semplice ufficio di Palazzo Chigi e con Bertolaso a fare il bello e cattivo tempo cominciò il lento sganciamento da quella base di volontariato che nel frattempo si era formata e la privatizzazione sempre più accentuata della struttura. I fondi cominciarono a disseccarsi,  le attrezzature a sparire, gli stessi vigili del fuoco e forze dell’ordine cominciarono ad essere investiti da pesanti tagli di risorse, fino a che non sono rimaste le mani per rovistare nelle macerie visto che un miserando escavatore non si è trovato nel raggio di 50 chilometri, niente è stato predisposto per poterlo fare entrare, nessun vero piano pare ci fosse a fronte di un’eventualità piuttosto probabile anche se non nella spaventosa misura in cui si è realizzata. In compenso la Protezione civile si pone in ogni occasione come il filtro tra i fatti e i media: essa comunica, annuncia, rende noto, appare come la fonte dell’informazione, al posto di chi effettivamente interviene e fa da filtro, acquisendo un’esistenza e una consistenza che non ha per nulla. Del resto le catastrofi sono anche denaro, meglio gestirle che evitarle e mettersi in urto il nugolo di affari e affarucci che sostanziano la real politik, una volta spirata la ideal politik.

Così nell’ultimo tragico frangente non ci si deve stupire che tutto sia stato organizzato per così dire via telefonino, fra amici e colleghi, come fosse un gioco a Pokemon. Ma per la verità sarà in ben altro modo che sarà organizzata la cosiddetta ricostruzione:in questo contesto si che ci si saprà organizzare per bene. E non è per deludere il sindaco di Amatrice, ma è lì che il premier, il quale sostiene che non è il momento di parlare, mentre sarebbe proprio quello ideale e doveroso, ci metterà davvero la faccia, non la maschera, ma quella vera a un metro da terra.

Annunci

Informazioni su ilsimplicissimus

Chi ha un perché per vivere, può sopportare tutti i come. Vedi tutti gli articoli di ilsimplicissimus

2 responses to “Sprotezione civile

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: