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Meglio grassi che cretini

 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Se le cicciottelle sono tre, i cretini sono tanti. Mi riferisco a quella specie pericolosa per l’intera cittadinanza, che aspira e desidera pervicacemente farsi prendere per i fondelli.

Riassumiamo brevemente i fatti: alle Olimpiadi che si tengono in un Paese oppresso e ricattato da un parlamento occupato dai corrotti che consegna la nazione alle lobby e ai potentati stranieri, e che  si dice sia così attento alla reputazione internazionale da aver rimosso grazie a non si sa bene quale inumana pulizia qualche bambino delle favelas perché attentava al decoro; favelas che resistono da decenni tanto da far parte del folklore molto visitato da turisti stranieri in cerca di emozioni, che come un fastoso e barbaro rito pagano, officiato nel bel mezzo della più tremenda recessione degli ultimi 80 anni, costeranno molto più dei 4,6 miliardi di dollari preventivati, in quattrini e in costi sociali, che ormai ogni 4 anni si ripetono per appagare appetiti del malaffare globale e megalomanie di premier, condannando a fiaschi vergognosi e a bagni di sangue finanziari nazioni vittime del delirio di onnipotenza governativi (quelle invernali di Sochi sono costate 20 miliardi di euro, quelle di roma che ci auguriamo non si tengano, ne costerebbero secondo un benevolo e non disinteressato calcolo del Comitato Roma 2024 affidato al pallottoliere rudimentale del Ceis di Tor Vergata, almeno 11, 5, credibile come i conti dell’Expo), insomma di questo evento – che ha anche un carattere politico, come sempre d’altra parte: criminalizzazione della Russia, diatribe serbo-kosovare, atleti che dimostrano per la libertà del loro paese e altri, poco pubblicizzati, che rifiutano di stringere la mano a tiranni, presenza ingombrante di marionette in gita all’estero – stampa e opinione pubblica sempre più privatizzata, disinformata, conformista e provinciale pare abbia colto solo l’oltraggio a bon ton politicamente corretto rappresentato dal titolo di un giornale, il Resto del Carlino, che dava delle “cicciottelle” a tre atlete italiane.

Lascio perdere la prima osservazione che mi viene alla mente: l’eufemismo è diventata da tempo un’arma nelle mani dei regimi, l’ipocrisia edulcora l’infamia, addomestica l’iniquità più ferina, tra esuberanze nel lavoro, non capienti, diversamente abili diversamente abbandonati al loro destino, extracomunitari al posto di disperati, inglesi compresi verrebbe da dire, irregolari invece di clandestini. Così resta alla destra detenere il primato non olimpionico della sfacciataggine libera, in barba a buona educazione e “civilizzazione”, con leader inchiavabili, altri “abbronzati”, bambole gonfiabili, ministre oranghi, tutte definizioni peraltro concesse e perfino autorizzate con incomprensibile tolleranza anche in Parlamento, se da altra parte per anni l’acceso confronto politico verteva su statura ministeriale, parrucchini, erezioni poco imperiose, culi flosci, labbra gonfiate, seni rigogliosi a rischio esplosione.

Ma siccome ormai ogni volta che si prende posizione occorre esibire anticipatamente  una pubblica dichiarazione di abiura di ogni tipo di fiancheggiamento: al terrorismo, alla mafia, alla corruzione, ai 5stelle, se si parla male del Pd, al machismo se si condannano le smorfiose di governo, al sessismo se si sospetta di9 certe carriere inspiegabili e via dicendo, anticipo le critiche dicendo che il titolo non mi piace, non l’avrei fatto così come non ho gradito le battute sulla diversa altezza di Brunetta, quelle sull’abilità della madia nel leccare il gelato, sui pregi reconditi della Gelmini, sul riporto del Cavaliere. E nemmeno quelle recenti, benché laudative, su certi lati B eloquenti, su tartarughe maschili atletiche e arrapanti, che, infine, tutto contribuisce a dare forma e credito a una somatica di regime che ci vuole aderenti a modelli e format ufficiali, con corpi belli, levigati, sani, possibilmente stupidi comunque predisposti a imprese sessuali, lavorative, sportive per l’onore e il prestigio della crescita, per l’affermazione del profitto, per la celebrazione del dio mercato. E chi non è così meglio che stia ai margini, che diventi invisibile per non compromettere decoro e armonia, siano grassi, malati, diversi, vecchi, poveri, perché si sa che certi difetti, certe magagne, certi vizi e certi malesseri, fisici o psicologici, diventano virtù, caratteristiche e “cifre” amabili quando a esibirle sono i ricchi, i privilegiati e i “vincenti”, che, c’è da sospettare, se il trio dell’arco avesse avuto la medaglia d’oro malgrado la presenza per porta sfiga istituzionale, avrebbe ricevuto un differente trattamento.

Al tempo stesso però non posso esimermi dall’osservare che la rimozione di un direttore di supplemento sportivo per la sua “scorrettezza” da parte di uno di quegli unti del signore per ragioni dinastiche, esponente di quelle famiglia che hanno occupato industria, mercato, informazione grazie a regimi assistenzialistici piegati ai loro voleri per ragioni elettorali, uno che, ambizioso di essere uomo orchestra: padrone, direttore, grafico, opinionista, cambia un titolo a mezzanotte per proclamare la necessità dell’introduzione della pena di morte, uno che altri direttori li ha licenziati perché colpevoli di  essere sgraditi al Gotha bancario, Mps in cima, uno che si è liberato del patrimonio di famiglia, produzioni, petrolio e lavoratori annessi, per trasformarlo in “finanza”, occupandosi solo dei suoi vizi: giornali e cavalli, beh quella rimozione dovrebbe suscitare deplorazione.

E ancora più riprovazione dovrebbero riscuotere  manifestazioni di discriminazione più inique: quelle che a parità di incarico penalizzano lavoro e salario femminile, i licenziamenti o le dimissioni imposte o scelte obtorto collo in famiglie dove ha il “diritto” di avere un posto un solo dei coniugi e necessariamente si sceglie quello che guadagna di più, l’obbligo di stare a casa per quelle donne che sostituiscono il welfare cancellato.

Oggi i talkshow della mattina interrogavano a proposito delle atlete offese, fior di sociologi e antropologi, guru indiscussi delle ragioni del rispetto, della dignità, dei diritti: la Comi che, sia pure a Bruxelles, ha a suo tempo difeso a oltranza il protettore della nipote di Mubarak, il Nardella, sindaco ombra di Firenze, che vuole riconquistare la fiducia dell’Unesco accanendosi contro gli spacciatori di kebab, colpevoli come il direttore del Quotidiano Sportivo, di danneggiare la reputazione degli italiani.

No so che titolo farei su di loro, ma per chi si indigna a intermittenza, quando è più comodo e costa meno, dove non si compromette la propria mediocrità e il proprio servilismo protettivo come una cuccia,  propongo un “vi meritate tutto quello che vi fanno”.

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